Garlasco in Tv, l'interrogatorio di Cassese e i tanti "Non ricordo". Perché c'è un elemento trascurato nella testimonianza di Sempio
Quarta Repubblica lunedì 29 giugno 2026 ha trasmesso parte dell'interrogatorio di Cassese, che si era occupato all'epoca delle indagini su Garlasco, sono tante le lacune emerse

"Quarta Repubblica" ha chiuso la stagione con la puntata andata in onda lunedì 29 giugno 2026, non poteva mancare uno spazio dedicato al caso Garlasco, con un’attenzione particolare ad alcuni errori che sono stati fatti nella vecchia indagini. Sbagli e omissioni sono ormai quasi una certezza, proprio per questo la Procura di Pavia sta cercando di non trascurare alcun dettaglio così da avere davvero la certezza su chi sia il colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007.
Garlasco, Quarta Repubblica puntata 29 giugno 2026: cosa è successo
In apertura dello spazio dedicato a Garlasco all’interno di "Quarta Repubblica" è stato mandato in onda un documento inedito, soprattutto per quanto riguarda le immagini, destinato a fare discutere. Si tratta dell’interrogatorio a opera del procuratore aggiunto Civardi a cui è stato sottoposto qualche tempo fa Gennaro Cassese, comandante della stazione di Vigevano nel 2007. All’epoca lui aveva coordinato le indagini, oltre ad avere interrogato i testimoni, compreso Andrea Sempio, senza però attenzionarlo come sta facendo ora la Procura di Pavia.
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Entra nel canale WhatsApp"C’è un primo problema – dice Civardi -, il verbale di Sempio inizia alle 10.30 e finisce alle 14.40, ma è come se lei avesse il dono dell’ubiquità, perchè lo stesso giorno alle 11.25 inizia il verbale di Biasibetti Alessandro, quindi ci sono due verbali lo stesso giorno, in sovrapposizione oraria", il pm vuole quindi sapere da lui cosa ricordi. Questa la replica di Cassese: "Io continuo a non avere una visione come come ricordo del famoso bigliettino del parcheggio, però vedendo perché già l’altra volta stavo cercando di ricordarmi dell’orario, questo verbale ha un lasso di tempo tra apertura e chiusura molto ampio, solitamente sono più veloce, non ci metto quattro ore per fare un verbale del genere. Io non mi ricordo, ma con questo verbale non posso escludere che effettivamente abbiamo atteso questo biglietto, non lo escludo, ma non riesco a ricordare. Un verbale di quattro ore così".
Civardi obietta: "Lei normalmente quando fa un verbale dà atto di quello che succede in sua presenza". Cassese risponde: "Sì, io dò atto negli altri verbali che faccio, dò atto quando sospendo o non sospendo, ma qui non mi ricordo. Probabilmente ha detto: ‘Ho il biglietto, me lo faccio portare’, nel frattempo invece di dare atto che veniva sospeso questo verbale siamo passati all’altra stanza e abbiamo iniziato a fare questo". La giustificazione ovviamente non convince il procuratore: "Lei non mi deve dare una risposta in base agli atti che le faccio vedere, mi deve dare una risposta rispetto alla sua memoria, altrimenti il processo me lo faccio io, no? Non le sto chiedendo di valutare una possibile spiegazione, le sto chiedendo di ricordare quello che è successo, avendo lei comunque l’obbligo di riferire quello che sa, questo verbale è del 2008, il falso in atto pubblico non è evidentemente perseguibile nel 2025, quindi io non interrompo il verbale, ma le dichiarazioni che ha reso il 4 aprile 2025 sono di un mese e mezzo fa, oggi ce ne sono altre".
Cassese prosegue: "Io faccio sempre mente locale su quello che è successo, le dico che io non ricordo esattamente la problematica di questa ricevuta del parcheggio, non lo riesco a ricordare. Se posso illustrare una mia, come dire, una mia ipotesi". Civardi lo incalza: "Lei può fare tutte le ipotesi che vuole, ma io non ho interesse a raccogliere le sue ipotesi, non siamo in un talk show. Lei va in televisione, rilascia delle dichiarazioni e fa delle valutazioni, questo invece è un procedimento penale. Le ricordo che lei non solo ha l’obbligo di dire la verità, ma anche di non essere reticente davanti al pubblico ministero. Si ricorda che altro è successo quel giorno?". Questa la risposta di Cassese: "No. Ogni giorno avevamo a che fare con tanti testi, non riesco a collocare quel giorno con questi qua". Civardi chiede ancora: "Le è mai capitato che qualcuno si sentisse male durante la verbalizzazione?". Cassese: "Non lo escludo, però non ricordo, non ho una visione chiara di qualcuno di qualcuno che si è sentito male e che è stato richiesto l’intervento di autoambulanze". Anche in questo caso la risposta non convince il procuratore: "Scusi, lei ha qualche malattia? Qualcosa che dia una ragione di un deficit patologico di memoria?". Cassese nega: "No, ma chiedo scusa, se lei mi fa una domanda se ho carenze di memoria e vogliamo parlare di questa famosa autoambulanza che ho sentito, ma chiamate. Non so se ci sono dopo 18 anni, basta vedere sul registro nostro della centrale se c’è stata l’autoambulanza, io non me lo ricordo". La collega del Procuratore replica: "L’ambulanza c’è stata". Civardi prosegue: "Non so che esperienza lei abbia dei processi, forse qualcuno le ha detto che basta dire ‘Non ricordo’ e siamo a posto, non è così. Esistono le dichiarazioni false ed esistono le dichiarazioni reticenti". Cassese: "Ho imparato qualcosa, ho fatto dieci anni in Procura a Napoli, allora io devo ricordare cose che non ricordo. Dopo 18 anni non mi ricordo di questa storia, ricordo tantissimo, mi ricordo minuzie, del particolari di alcune cose dell’omicidio di Chiara Poggi, che mi hanno colpito particolarmente, questa non me la ricordo". Civardi conclude: "Io direi che possiamo interrompere il verbale, il Pubblico Ministero ricorda che il Codice Penale all’articolo 371 bis punisce le dichiarazioni non solo false, ma anche reticenti, e interrompe il verbale".
La giornalista Rita Cavallaro mette in evidenza come la deposizione di Cassese sia determinante, anche ai fini dell’attuale indagine, in virtù dell’interrogatorio che lui all’epoca aveva fatto a Sempio: "Civardi sottolinea a Cassese che quello sarebbe stato un verbale falso, e che il falso in atto pubblico ora è soggetto a prescrizione, ma sottolinea che le dichiarazioni false e mendaci ancora no. La cosa importante è che la questione dell’ambulanza non è mai stata detta all’inizio di questa storia, è venuta fuori dopo quando la Procura lo scopre nell’interrogatorio, nessuno lo aveva detto". Ma perché questo rende più grave la posizione di Sempio? La giornalista spiega: "Nel verbale c’è scritto ‘Lo scontrino che vi consegno’, la questione dello scontrino è fondamentale, all’epoca è stato sempre ritenuto un alibi, nel 2008 la morte di Chiara era stata fissata tra le 10.30 e mezzogiorno. Una cosa è dire ‘lo scontrino, che vi consegno’, un’altra è se i carabinieri lo invitano ad andarlo a prendere, è un nodo importante" .
Armando Palmegiani, consulente di Sempio, è invece di parere opposto: "Se Cassese non ricorda l’arrivo dell’autoambulanza o altri elementi certamente per la Procura non risulta importante se abbia chiesto o meno lo scontrino, cade una narrazione dei fatti. A mio avviso non mi sembra una situazione gravissima, il dottor Civardi quando interrompe il verbale lo fa per sua garanzia, si inizia, c’è un elemento che potrebbe essere contestato in futuro, si blocca perché se continua serve un avvocato".
Cavallaro mette poi in evidenza un altro aspetto non irrilevante, che dimostrerebbe un’incuria nelle indagini passate: "A tutti gli amici è stato chiesto cosa facessero la mattina dell’omicidio, lo hanno chiesto a tutti, tranne a Sempio, che è colui che ha fatto le tre telefonate a casa. Attenzione, il giorno dopo il pm Muscio chiede il rinvio a giudizio per Stasi, il giorno prima della chiusura del 415 bis viene chiamato Sempio per sanare quella problematica che c’era nel verbale, ovvero chiedere dove fosse il 13 agosto".
