Garlasco, parla il consulente Ricci: "Raccapricciante paragonare gli elementi contro Stasi a quelli emersi su Sempio"

Tra nuove analisi genetiche, vecchie perizie contestate e una riapertura che continua a sollevare interrogativi sul lavoro investigativo originario.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nel complesso caso del delitto di Garlasco, tornano al centro dell’attenzione con nuove dichiarazioni il genetista Ugo Ricci, figura chiave nella fase di riapertura dell’inchiesta insieme al collega Lutz Roewer. Le sue dichiarazioni, rilasciate all’AGI, riportano nuove riflessioni sull’indagine, tra letture divergenti e nuove interpretazioni, soprattutto alla luce delle più recenti rivelazioni su Andrea Sempio.

Ugo Ricci: dal ruolo dell’analisi DNA sulle unghie di Chiara alle prove contro Sempio

Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio la natura del materiale genetico analizzato. Ricci sottolinea come il DNA rinvenuto sia parziale e quindi non sufficiente, da solo, a sostenere conclusioni definitive. Si tratterebbe di un elemento utile ma non risolutivo, soprattutto se non accompagnato da ulteriori riscontri. La tesi del genetista è che il DNA debba essere interpretato come parte di un mosaico investigativo più ampio, e non come prova unica e determinante. Poi la novità con le ultime indagini scientifiche: "Ora con la Discovery e la conoscenza di tutte le carte vediamo un quadro investigativo molto ampio e anche inquietante in cui le prove tecniche hanno un ruolo rafforzativo".

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Garlasco: le rivelazioni del genetista Ricci sul consulente tedesco

Un passaggio significativo riguarda anche il contributo del collega Lutz Roewer, rimasto finora lontano dai riflettori mediatici. Ricci lo descrive come un esperto di altissimo livello nel campo della genetica del cromosoma Y, coinvolto inizialmente senza alcun riferimento esplicito al caso giudiziario: "Lui è un luminare in pensione, massimo esperto di ‘cromosoma y’ nel mondo. L’ho contattato in modo anonimo, senza fare nessun riferimento al caso di Garlasco e non ho indicato i nomi di Alberto Stasi e Andrea Sempio qualificandoli solo come ‘soggetto a’ e ‘soggetto b’. Lui voleva mandarmi il report molto dettagliato gratuitamente, poi gli è stato pagato 600 euro. Il fatto che non gli avessi accennato nulla sul caso dà ancora più forza alle sue conclusioni. Ora lo sa? Non lo so, si sta godendo serenamente la sua pensione".

I due elementi chiave e le critiche alle indagini

Ricci individua nel DNA e nella cosiddetta impronta 33 due elementi fondamentali per la riapertura del caso, definendoli addirittura:"I due grimaldelli per riaprire la vicenda". Tuttavia, secondo il genetista, la complessità del materiale investigativo sarebbe stata inizialmente sottovalutata o non completamente disponibile ai consulenti. Egli afferma infatti: "Della ricostruzione dell’accusa e delle indagini svolte contenute in ben 79 faldoni noi non sapevamo proprio nulla e credo che ancora non sappiamo tutto, verra’ fuori altro". Secondo Ricci, le indagini iniziali avrebbero subito un’impostazione condizionata da errori tecnici e interpretativi, che avrebbero influenzato l’intero percorso investigativo successivo. In particolare, richiama un passaggio cruciale della vicenda: "Fu quando il gip annullò il fermo di Stasi per la presunta presenza di tracce di dna della vittima sui pedali della bicicletta ricondotta a Stasi. I Ris sbagliarono, ovviamente in modo colposo, e non fecero una bella figura. Da quel momento a livello psicologico e, forse in modo inconsapevole, hanno continuato a indagare su Stasi, andando in un’unica direzione. Ci sono voluti 11 anni per ribaltare la perizia De Stefano sul Dna nell’appello-bis". Per Ricci: "I pm non si sono mossi per mere evidenze scientifiche ma adesso il Dna e l’analisi sulle impronte in un quadro generale assumeranno una valenza molto forte". Secondo Ricci quanto emerso recentemente "E’ inquietante" ed "E’ raccapricciante paragonare l’esiguità degli elementi coi quali si è arrivati alla condanna di Stasi a quelli emersi ora per Sempio".


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