Garlasco in Tv, Milo Infante: "Il quadro di Sempio che emerge fa paura". Il nuovo dettaglio sulle scarpe può incastrarlo

A indagine ormai chiusa per il delitto di Garlasco appare evidente come la posizione di Andrea Sempio, unico indagato si stia complicando, anche a causa dell'impronta di scarpa

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

L’appuntamento con "Ore 14 Sera" si rinnova anche questa sera, venerdì 8 maggio 2026, all’indomani della tradizionale puntata del venerdì, con uno speciale del tutto dedicato a Garlasco, ora che è stata diffusa la Discovery dell’inchiesta, che vede come unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi Andrea Sempio. A lui vengono contestate anche le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti.

Milo Infante punta ad analizzare le carte dell’inchiesta, cercando di far venire alla luce quanto scoperto dagli inquirenti in un’indagine durata poco più di un anno.

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Garlasco, Ore 14 Sera puntata 8 maggio 2026: cosa emerge dalle carte contro Andrea Sempio

L’informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano (oltre 300 pagine) ha letteralmente riscritto la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi e le responsabilità grazie alle consulenze Berti per il DNA e Cattaneo per l’autopsia e non solo. Responsabile è considerato Andrea Sempio, che era già stato indagato in passato, ma ora con un ruolo diverso e decisivo.

A carico dell’indagato non c’è solo l’intercettazione ambientale in auto, in cui lui ammetterebbe di avere visto i video intimi di Chiara e Alberto Stasi transitati nella chiavetta, ma ce n’è anche una in cui ripete da solo le risposte che avrebbe avuto al telefono dalla ragazza, che ha rifiutato un suo approccio. "E’ stata una bella str…", si sente dire. Se ne aggiunge anche una dello scorso maggio: "Quando sono andato io il sangue c’era", detto in riferimento a cosa fatto e dove si trovava la mattina del 13 agosto 2007, oltre all’alibi dello scontrino, smontato dal vigile del fuoco amico della mamma e dallo stesso marito della donna. Il papà di Sempio, intercettato, tenta infatti di consolare la consorte, disperata per avere dato lo scontrino al figlio, convinta in questo modo di avergli rovinato la vita. Non si può ovviamente dimenticare l’impronta 33, identificata già all’epoca come l’impronta del killer, che era fresca e bagnata. Cambiano inoltre orario e dinamica, l’assassinio sarebbe avvenuto in più fasi, dopo il delitto Sempio si sarebbe rifugiato a casa della nonna, poco distante, per lavarsi e cambiarsi.

Nell’informativa c’è poi un capitolo dedicato alla corruzione, su cui sta lavorando la Procura di Brescia. Circa 60 mila euro sarebbero stati usati dai Sempio per ottenere una richiesta di archiviazione nel 2017, poi effettivamente arrivata. Si parla inoltre di punti incomprensibili e paradossali per gli investigatori, arrivando a sostenere che il caso sia stato letto attraverso una suggestione nata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni.

Infante sottolinea un aspetto: "Carabinieri e Procura notano un’ostilità da parte della famiglia Poggi, che ha ora attaccato palesemente attraverso i suoi legali Procura e investigatori. Si parla di ‘indagini su Andrea Sempio gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici'".

Il conduttore vuole ovviamente sapere un parere da parte di Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, sull’informativa: "Ho visto dichiarazioni del 12 marzo 2025 che non mi sarei aspettato di leggere, poi cambiate un paio di mesi dopo. Ho visto elementi che se fossero stati analizzati nel 2007 avrebbero fatto concludere il processo di Alberto in modo diverso, come l’impronta 33".

Il giornalista Piero Colaprico, da sempre convinto della colpevolezza di Stas resta però scettico: "La nuova trama non mi convince, la bicicletta nera, era un elemento cruciale nell’indagine di Stasi, si dissolve nell’aria. Stasi nega di avere usato questa bicicletta nera, che invece aveva e con cui secondo l’accusa e la condanna è andato a casa Poggi, ora non c’è". Infante lo blocca: "Non c’è più Stasi". Il giornalista va avanti per la sua strada: "La bicicletta c’è, l’ha vista la testimone". Infante fa notare un aspetto: "La professoressa Cattaneo pensa che Sempio abbia un piede tra il 42 e il 43, come l’impronta sul tappetino, non lo reputi un elemento di novità?".

Il conduttore sottolinea inoltre la presenza di una descrizione ampia di Sempio nel documento, "molto molto lontano dal bravo ragazzo che negli ultimi mesi ha fatto il giro di quasi tutti i salotti Tv, raccontandosi in maniera simpatica. Ci sono comunque anche intercettazioni particolari, su nonne, savana, camicie strappate, il popolo bue, le mogli che ingrassano, qui c’è un Andrea Sempio che fa paura, per quello che pensa, scrive e a volte per quello che fa. Penso che raccontare tutto quanto letto non sia giusto, ma penso anche ai due pesi e due misure, Alberto Stasi dal primo giorno è stato sospettato per pornografia, pedopornografia, occhi di ghiaccio, il killer silenzioso, perché dovremmo agire diversamente ora?". Rita Cavallaro fa un’evidenza: "Nel caso di Stasi erano racconti tossici, non veri. Qui ci sono indicazioni che lascia lui, gli scritti che parla di omicidi, cannibali, satanismo, sogni di accontentare qualcuno, è chiaro che…Nessuno gliel’ha addossato o portato dentro l’inchiesta per incriminarlo".

Il conduttore ricorda un dettaglio: "L’avvocato Taccia ci ha detto di non fare riferimento a tutti i messaggi sul Forum della seduzione C’ è inoltre un messaggio di una collega, che lo descrive come buono e sensibile, mentre nell’informativa sarebbe una persona che ha contrattato con una parente la compravendita di foto intime. Ci sono numerose visite a siti pornografici, tra cui le categorie Incesto e stupro, un filmato realizzato nel negozio in cui lavora, dove l’indagato di nascosto ha guardato sotto la gonna di una collega. L’indagato accede inoltre abusivamente al Whatsapp della parente e si impossessa illecitamente delle sue foto e video intime, cosa fatta anche con un’altra ragazza". De Rensis tuona: Altro che foto di piedi, coprirsi gli occhi e dire: ‘Non voglio vedere un seno'".

C’è poi il dettaglio che non torna sulle scarpe, come evidenziato da Infante: "Lui ha sempre detto di portare la 44, ma secondo la dottoressa Cattaneo è compatibile con 42-43".

Umberto Brindani dice la sua sulla documentazione: "Mi hanno colpito due cose, la solidità dell’impianto accusatorio, c’è una quantità di lavoro che viene sintetizzato, ma vengono smontati uno per uno gli indizi che hanno portato alla condanna di Stasi. Mi colpisce come alcune persone non ci facciano una bella figura. Mi riferisco alla dottoressa Barbaini, tirata in ballo senza pietà, ad alcuni colleghi che hanno imbeccato l’indagato per fargli dire una cosa piuttosto che un’altra o che si sono lasciati andare a considerazioni sui carabinieri. Ricordo il can can fatto sul nostro collega scomparso Giangavino Sulas, accusato di avere dato il materiale secretato alla difesa di Sempio o alla parte civile, poi finito a Garofano, c’è un capitolo su questo, si capisce che sia arrivato direttamente da Milano, ma soprattutto non da Sulas".

La posizione della famiglia Poggi

C’è una conversazione tra la dottoressa Barbaini e i Poggi, interessati a sapere come fermare le indagini, in cui lei gli consiglia di fare un esposto alla Procura Generale di Milano.
Rita Cavallaro ricorda un dettaglio: "Nell’indagine del 2016 la Barbaini si era mossa inviando una nota al Procuratore Venditti, dove diceva che il colpevole fosse Stasi, per questo non c’era motivo di indagare su Andrea Sempio. Lei smonta le tre telefonate, oltre a mettere in evidenza lo scontrino, che a suo dire dimostrava la sua innocenza. Lei credeva fortemente nell’alibi dello scontrino".

La centralità dell’impronta 33

Spazio all‘impronta 33, già all’epoca ritenuta attribuibile all’assassino, anche se oggi c’è chi la ritiene quasi irrilevante o non attribuibile. Su questo non può che parlare il generale Luciano Garofano, che se ne era occupato all’epoca in qualità di capo dei RIS, ma che è convinto non sia possibile stabilire di chi sia.
Inizia così uno scambio di battute acceso con l’avvocato Bocellari.
Bocellari: "Io ho due domande per lei, la prima se lei quell’impronta l’ha vista e quando l’ha vista, in casa Poggi. Quando l’ha vista, quando è entrato?"
Garofano: "Non ricordo, ma la prego di non farmi domande come fosse un interrogatorio, è un po’ fuori luogo"
Bocellari: "Se permette, se questa impronta, bagnata, aveva un valore significativo, perchè non avete escluso Alberto Stasi? Bastava una sola minuzia, non per attribuire"
Garofano: "Ma che c’entra Stasi?"
Bocellari: "Era l’indagato!"
Garofano: "Dottor Infante, io rimango solo se ho la possibilità di rispondere e non vengo interrotto anche con modi inaccettabili"
Bocellari: "Il generale parla sempre di attribuzione, io parlo di esclusione, l’indagato era Stasi"
Garofano: "Ma non era da escludere"
Bocellari: "Eh sì, chi se ne frega di Stasi… questo è inaccettabile"
Infante vuole sapere a riguardo il parere di Brindani, ma lui è ancora più critico, al punto tale da scatenare l’ira del generale.
Brindani: "Ve lo ricordate Fonzie di Happy Days? Non riusciva mai a dire ‘ho sbagliato’ diceva sempre ‘ho sba…’ ecco da oggi chiamerò il generale Fonzie"
Garofano non la prende bene: "Il suo livello di bassezza la qualifica per quello che è, un maleducato. Non la chiamo nemmeno Dottore, è talmente viscido e stupido che non merita risposta. Fonzie lo dirà ai suoi parenti"
Brindani: "Generale si contenga"
Garofano: "Ma si contenga lei che fa queste uscite così basse"
Brindani: "Sono arrivato a 100 errori"
Garofano: "Conti, conti, magari li gioca al lotto"
Brindani: "Una cosa gliela dico seriamente ed educatamente: lei non è capace di riconoscere un solo, singolo errore fatto da lei, dal Ris o da chi altri. Lei ha parlato di falsi errori. Ma chi glielo fa fare"
Garofano: "La mia professionalità che voi non avete, lei, la Cavallaro. Ilnostro lavoro è stato ispirato alla professionalità e alle conoscenze che avevamo, non mi sembra che l’informativa dei carabinieri lo abbia sbagliato, che sia chiaro. Sicuramente Alberto Stasi non è stato condannato per i nostri molteplici errori, questo lo voglio sottolineare".

La nuova BPA cambia tutto

I RIS di Cagliari, in linea con la consulenza Cattaneo, riscrivono la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi. Alle 9.12 Chiara toglie l’allarme per fare uscire i gatti e va a fare colazione nel salottino, l’assassino entra nell’abitazione, vicino alla porta nascono le prime discussioni e la colluttazione, lo dimostrano il portavaso a terra e le pantofole della ragazza in disordine. La 26enne viene colpita a mani nude davanti al divano, lei prova a scappare verso la porta, ma viene raggiunta e colpita ancora.
A quel punto Chiara cade a terra vicino alle scale che portano al piano superiore, qui l’assassino lascia una sua traccia, una mao sinistra aperta e insanguinata, che non può essere di Chiara. L’omicida l’avrebbe poi afferrata con i piedi e trascinata verso il mobiletto del telefono, colpendola ancora quando lei ha provato a rialzarsi almeno tre volte. Si è arrivati così vicino alla porta che dà accesso alla taverna, l’assassino la apre e fa scivolare il corpo, finché il capo non arriva tra il terzo e il quarto gradito. Ci sono sei segni di sangue sulle pareti fa pensare a un’altra aggressione, lui prende di nuovo il martello per accanirsi più volte sulla vittima, Nell’atto di ritrarsi secondo la Procura lascia una traccia sulla parete sinistra, la 97F, che sarebbe quella di una mano sinistra.
All’aggressore, che fino a quel momento ha mantenuto la suola delle scarpe piuttosto pulite, scivolano gocce di sangue dall’arma, le scarpe vengono sporcate però di nuovo passando dal disimpegno che porta alla cucina, in salotto e in bagno. Si dirige poi verso le scale per osservare il corpo senza vita di Chiara, in quel momento genera la traccia 33 sulla parete destra e la N1, che sarebbe una traccia di un tacco della scarpa, secondo gli investigatori va letta abbinata alla 33. L’assassino si sarebbe fermato in quel punto per osservare la scena, in equilibrio precario si sarebbe appoggiato al muro. Non avrebbe però usato il lavandino del bagno per lavarsi, ma il lavabo della cucina, mai esaminato, così come non è stato mai analizzato il tappetino trovato dagli investigatori arrotolato, pur avendo notato la presenza della traccia numero 61 sull’anta del mobile della cucina.
Bocellari sottolinea: "Il luminol per trovare il sangue non è stato fatto dappertutto, in cucina no, dove non è stato analizzato il lavandino". Garofano replica: "La BPA è un’interpretazione, nella sostanza la dinamica non cambia, a eccezione dei colpi che avrebbe ricevuto lungo le scale (noi ne ipotizzammo uno, il resto è uguale. E’ stata fatta una suggestione terribile sul telefono che sarebbe stato staccato, e invece anche in questo caso la BPA conferma che le macchie sotto provenissero dai colpi ricevuti. In cucina io non ero presente, non so cosa abbiano fatto sul tappetino, ma se è stato arrotolato significa che il pavimento è stato nebulizzato". Infante rileva: "Se ci fossero state impronte sul tappetino e lo arrotoli…".
Bocellari ci tiene a dire un concetto che ritiene importante: "Continuate a dire che Sempio non è sulla scena del crimine, ma è Stasi che non c’è, lui sì. Per trovare la verità ci vuole onestà intellettuale, bisogna essere capaci di ammettere gli errori, ricredersi, ripartire da capo, anche diecimila volte. Ma questo per Chiara Poggi prima di tutto, poi per Alberto Stasi".
Non manca uno spazio dedicato a chiarire la spiegazione che Sempio ha dato di una delle sue intercettazioni, quella in cui fa una voce femminile, sembra per prendere in giro Chiara. Lui ha però riferito che stesse scimmiottando un podcast del giornalista Gianluca Zanella.
Il diretto interessato però lo smentisce: "Un esercizio di arrampicata sugli specchi clamoroso. Io ho fatto un contributo sulla pen drive di Chiara Poggi ma il 30 aprile 2025, quindici giorni dopo il soliloquio. Non si faceva comunque menzione di video nella chiavetta, si parlava solo per la prima volta dei suoi contenuti, ma ho saputo della presenza dei video intimi in una puntata di ‘Quarto Grado’ dove c’erano i periti Porta e Occhetti e io un mese fa. Andrea Sempio farebbe meglio a trovare altre scuse, piuttosto che arrampicarsi in questo modo".

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