Garlasco in Tv, ipotesi revenge porn come movente. De Rensis: "Chiara era scomoda negli ultimi tempi"
Nella puntata di Ore 14 Sera di giovedì 8 gennaio 2026 è stato dedicato ampio spazio al delitto di Garlasco, con attenzione a un nuovo possibile movente allo studio

L’arrivo del nuovo anno ha segnato il ritorno di "Ore 14 Sera", in onda per la prima volta giovedì 8 gennaio 2026, con uno spazio ad hoc dedicato come di consueto al delitto di Garlasco e all’andamento della nuova indagine. Gli inquirenti sembrano essere vicini a una nuova ipotesi sul movente, diversa da quanto ipotizzato in passato, proprio per questo hanno approfittato delle scorse settimane per ascoltare diversi compagni di scuola di Andrea Sempio, indagato per concorso in omicidio.
Si punta così a cercare di ricostruire la personalità del 37enne all’epoca, così da capire se nel suo cerchio di conoscenze possano esserci testimonianze utili per capire davvero cosa sia accaduto il 13 agosto 2007, giorno in cui è stata uccisa Chiara Poggi.
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Entra nel canale WhatsAppGarlasco, Ore 14 Sera puntata 8 gennaio 2026: cosa è successo
Milo Infante parte subito con un titolo che può essere indicativo della prima parte del dibattito in studio, "L’ombra del revenge porn", riguardo a quello che potrebbe essere uno dei motivi che potrebbe avere portato alla morte di Chiara Poggi. Il riferimento è alla presenza di alcuni video intimi che erano presenti nel computer della 26enne, messi da lei stessa in sicurezza con un livello di password poco prima della sua scomparsa (a maggio), come se volesse appunto cercare di tutelarsi ed evitare che fossero visti da occhi indiscreti.
Si tratta di un’azione fatta perché lei si era resa conto che effettivamente qualcuno li aveva visti di nascosto da lei? Ma era ormai tardi? Sempio usava spesso quel PC insieme all’amico Marco Poggi, potrebbe averli visti scaricati su un suo dispositivo per usarli per fini personali?
Non è escluso che Chiara possa avere iniziato ad avere il sospetto che la sua intimità fosse stata violata, magari proprio da parte di alcuni amici del fratello, che poteva essere però all’oscuro di tutto. A ottobre 2008 a sommarie informazioni è lo stesso Marco Poggi a raccontare agli inquirenti di avere visto per caso sul PC una chat tra lei e il fidanzato dove veniva documentato lo scambio di video tra i due. Effettivamente un sistema di messaggistica istantanea documenta un tentativo di scambio tra i due fidanzati di un filmino intitolato "Parte 2", che non risulterà però tra il materiale in possesso di Chiara quando i periti esamineranno il suo computer. È naturale chiedersi che fine abbia fatto quel filmato, non a caso questo è stato uno dei temi toccati durante l’interrogatorio a cui era stato sottoposto Stasi in primavera.
Milo Infante ritiene anomalo che Chiara possa avere deciso di avere dei suoi video intimi in un computer che usava non solo lei, ma anche il fratello e i suoi amici. Non può che essere importante l’opinione di Luciano Garofano, che era il comandante dei RIS che hanno seguito il caso all’epoca, oltre a essere stato consulente di Andrea Sempio, incarico che ha però lasciato da tempo. "Io non mi sono occupato della parte informatica, da quanto mi risulta a settembre 2006 Stasi dovrebbe avere fatto un tentativo di invio di una parte di questi video, solo la terza parte sarebbe arrivata dopo diversi tentativi. Solo a maggio Chiara ha fatto la cartella apposita, ma nei mesi precedenti sembra che nessuno abbia visto quei filmati. Non so se altri abbiano visto questi file da maggio ad agosto, tendo a escluderlo perché i periti che se ne sono occupati non lo hanno messo in evidenza. Nemmeno gli esperti informatici di Stasi hanno rivelato qualcosa di interessante, almeno per quello che potevamo sapere con gli strumenti di allora".
Il conduttore fa leva su questo tasto: "Perché uno dovrebbe alzarsi alle 9 di mattina di un sabato (il 5 maggio, giorno della creazione della cartella, ndr) e mettersi subito a criptare il materiale?". Garofano ritiene che questo sia accaduto perché "sono arrivate le parti mancanti, forse più compromettenti".
Su questo viene interpellato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi: "Nella sentenza di condanna si cerca disperatamente un movente, per questo si dice ‘se anche non avesse visto le immagini porno la sera prima potrebbe averle viste nei giorni precedenti’. Tutto è ipotetico, senza riscontri. Io sono convinto che il movente sia maturato negli ultimi tempi. Credo che Chiara possa essere diventata scomoda o un problema per qualcuno, ma solo negli ultimi tempi. Nelle prime 24 ore tutti si concentrano sul computer, in genere si cerca di osservare la scena del crimine, come mai c’è questo interesse visto che nessuno poteva sapere di foto e filmini?".
Non si può però dimenticare l’ormai noto video di Sempio, ripreso pochi mesi prima del delitto di Garlasco intento a creare disordine in una scuola insieme ad alcuni amici. Quel filmato si trova infatti nel PC di Chiara ed è una delle ultime cose che lei ha visto il 10 agosto, dopo quella data il computer non è più stato acceso. Questo è certamente un contatto indiretto tra l’allora 26enne e l’amico del fratello, cosa che con la precedente indagine era stata negata.
L’opinione di Garofano sugli errori e le insinuazioni
Pur evidenziando le criticità emerse recentemente rispetto alla vecchia indagine, Garofano non ha però cambiato idea: "Penso ancora che Stasi c’entri. A mio avviso il profilo trovato sul muro e sulle unghie non era idoneo per trovare una compatibilità. Chiara potrebbe avere strisciato per terra e preso il materiale, non abbiamo trovato nemmeno quello dei genitori. Per me l’impronta 33 non appartiene a nessuno perché non ha le minuzie che consentono di individuarla. Ho rinunciato all’incarico perché volevo che entrasse nell’incidente probatorio per discuterne, hanno deciso i legali, ma io non condivido".
L’ex capo dei RIS approfitta però dell’occasione per chiarire un aspetto di cui si è parlato negli ultimi giorni, una telefonata ricevuta dai suoi uomini in merito alla presenza di abbondante DNA sui pedali (il riferimento è all’intervento di Alessandro De Giuseppe de ‘Le Iene’ a "Zona Bianca", pur senza dirlo, ndr). "Si dice che qualcuno abbia telefonato a noi affinché mettessimo tanto sangue, derivato dai 2,5 grammi di DNA trovati da noi. Non so da dove abbiano trovato questi dati, la relazione parla di 2,78 nanogrammi/microlitro, quindi altro che DNA puro e in quantità elevata! Mi preoccupa che la televisione sia il mezzo attraverso cui si diffondono notizie che fuorviano l’opinione pubblica. Ora stanno uscendo troppe suggestioni, questo è gravissimo. È grave sostenere che sia arrivata a noi una telefonata dal pubblico ministero per avere una prova per mettere in galera Stasi, per questo noi avremmo messo del sangue sui pedali".
