Garlasco in Tv, De Rensis: "Stasi massacrato per uno sguardo, ora si minimizza tutto". La nuova intercettazione di Sempio sul sangue a casa Poggi
Ore 14 Sera ha parlato interamente del caso Garlasco giovedì 7 maggio 2026, analizzando quanto emerso su Andrea Sempio, ora che le indagini sono ufficialmente chiuse

Conclusa la stagione almeno per quanto riguarda le puntate pomeridiane, "Ore 14 Sera" è regolarmente in onda giovedì 7 maggio 2026, in una giornata cruciale per il caso Garlasco. La Procura di Pavia ha infatti dichiarato ufficialmente chiuse le indagini ai danni di Andrea Sempio, all’indomani dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto (si è avvalso della facoltà di non rispondere) e di quello di Marco Poggi, suo amico. Ora il 38enne deve rispondere dell’accusa di omicidio volontario pluriaggravato.
Garlasco, Ore 14 Sera puntata 7 maggio 2026: indagini chiuse, la posizione di Andrea Sempio
Milo Infante parte subito facendo riferimento a cosa sta accadendo: "Le indagini sono chiuse, tra poco nelle redazioni arriverà la famosa Discovery, quello che la Procura di Pavia ha raccolto in questo anno e mezzo di indagini da quando Andrea Sempio è stato indagato, anche se è un percorso che viene da lontano, da un’informativa dei carabinieri del 2020, quando hanno iniziato a mettere in dubbio la certezza che Alberto Stasi fosse l’unico colpevole. Ma c’erano tante cose che non quadravano, anche per una logica elementare, al punto tale che qualcuno di noi (e sottolinea qualcuno, ndr) si è chiesto: ‘Ma come abbiamo fatto a credere a tutto incondizionatamente?’. Nelle carte si accende la speranza di Alberto Stasi, non solo di uscire prima della scadenza della pena, ma anche a dire a testa alta da poter dire: ‘Sono, ero e sono innocente, non sono stato io a uccidere Chiara Poggi’.
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Entra nel canale WhatsAppSi passa a quello che sta emergendo dalle prime indiscrezioni: "Si stanno anticipando alcuni capisaldi di questa indagine. Un audio in macchina, con Andrea Sempio che fa anche la voce in falsetto per imitare Chiara, dove dice di avere visto i video di lei e del fidanzato Alberto, che erano contenuti in una pen drive, ma in una fase in cui nessuno aveva parlato della famosa chiavetta". Il 38enne, che allora aveva 19 anni, avrebbe inoltre tentato un approccio sessuale con Chiara Poggi mentre lei era sola in casa. "Io con te non ci parlo", le avrebbe risposto lei, mentre lui, frustrato dal rifiuto, l’avrebbe uccisa. A suo carico ci sarebbe anche una scena del crimine diversa rispetto a quanto ipotizzato all’epoca e lo slittamento in avanti dell’orario della morte. L’alibi, rappresentato dallo scontrino di un parcheggio a Vigevano, sarebbe definitivamente caduto con la testimonianza di un vigile del fuoco amico della mamma. A questo si aggiunge un’intercettazione inedita, in cui il papà accuserebbe la moglie di averlo conservato. Ci sono poi migliaia di pagine di diari in cui la personalità di Sempio viene analizzata dai carabinieri del RACIS, tra pochi giorni arriverà per lui la richiesta di rinvio a giudizio. Il Procuratore Fabio Napoleone ha nel frattempo concluso la sua informativa scritta da inviare alla Procura Generale di Milano per valutare se chiedere la revisione per Alberto Stasi".
Infante prosegue nel racconto: "Le prove della Procura di Pavia sembrano essere solide, si parte da un principio importante, Andrea Sempio si introduce di nascosto nella casa di Chiara Poggi, si ribalta la narrazione fino a quel momento cristallizzata. Non è più Alberto Stasi che suona e si presenta a casa della fidanzata, che ovviamente lo fa entrare, alle 9.12, ma è lei che si alza, toglie l’allarme, fa uscire i gatti e fa colazione. L’ingresso dell’assassino sarebbe avvenuto almeno secondo la dottoressa Cattaneo mezz’ora dopo, quindi dalle 9.45, quando Andrea Sempio, secondo il papà, sarebbe a casa. Dalle 9.45 alle 11.20 lui sarebbe entrato, uccide Chiara, va in bagno, si guarda allo specchio, ma non si lava le mani, va in cucina, si lava le mani nel lavello dove mai nessuno ha fatto esami per vedere se ci fosse una goccia di sangue, poi esce di casa. Da lì sarebbe andato a casa di sua nonna a ripulirsi, percorso di circa 10 minuti, passando da zone dove non ci sono case. Più il tempo passa, più il nostro pensiero va alla mamma e al papà che non c’è più di Alberto Stasi, se la Procura di Pavia ha ragione abbiamo mandato in carcere un innocente. C’è anche un altro appunto del padre di Sempio che dice che quella mattina il figlio sarebbe uscito a piedi, ma non era in macchina a Vigevano? Non solo, le celle telefoniche lo agganciano sempre a Garlasco".
Le analisi non fatte e imprecise nel 2007
Ora la scena del crimine e la dinamica sono state riscritte, l’aggressione sarebbe iniziata a mani nude sul divano, le gocce trovate lì vicino sarebbero le prime che la vittima avrebbe perso, per poi proseguire nel resto della casa. Il conduttore vuole sapere il parere di Luciano Garofano, che si era occupato dell’inchiesta da capo dei RIS all’epoca: "Non ci sono evidenze che possano giustificare i colpi che Chiara avrebbe preso lungo le scale, la ricostruzione è più o meno simile alla nostra. Oggi ho letto che l’aggressione sarebbe iniziata in cucina, ho letto che noi lì non avremmo usato il luminol per verificare la presenza di sangue sul tappetino", Infante però lo interrompe, "forse uno degli errori più grandi". Il generale spiega: "Quando hanno fatto il luminol io non c’ero, ma non significa io voglia prendere le distanze. Mi sembra strano che quel pavimento e in quella stanza, dove facciamo il luminol sulla tovaglia, troviamo la traccia 61, non troviamo tracce di sangue nel lavabo, noi lo abbiamo controllato". Il conduttore non ci sta: "Se avete controllato il lavabo come è possibile che i cucchiaini fossero ancora all’interno?". Questa la replica: "Quando vedi che due reperti sono intrisi di acqua e non noti altro, guardi, li esamini icto opuli (a occhio, ndr)". Infante non ci sta ancora: "Ci sono le spugne dentro, come fate a dirlo?". Questa la spiegazione di Garofano: "Una prima valutazione si fa sulla base dell’esperienza, con gli occhi, il sangue è appariscente per chi lo conosce". Il giornalista non è convinto: "Vedi due cucchiaini, pensi che uno possa essere di Chiara e uno dell’assassino, magari non li reperti, ma li togli dal lavandino. Spruzzi il luminol anche su quelli? Allora non è stato passato". Garofano continua: "Non abbiamo passato il luminol, non c’era bisogno, non c’erano tracce di sangue".
Il generale va avanti imperterrito: "Le critiche le fa chi non è mai stato su una scena del crimine. Sembra già che il processo ad Andrea Sempio sia stato fatto e sia concluso, mi sembra un salto in avanti". A riguardo interviene Dario Redaelli, criminalista consulente della famiglia Poggi: "Il problema c’è stato perché i RIS sono arrivati a tre giorni dal delitto, su una scena del crimine compromessa dalla banale asportazione degli oggetti pertinenti il reato. Hanno portato via, ad esempio, le ciabattine di Chiara, il portavasi con il piedistallo, il computer repertato il giorno successivo, la chiavetta. Noi posizioniamo l’inizio dell’azione delittuosa in cucina dopo il rinvenimento sul battente della porta di tracce documentate da un operatore del RIS, ma che non risultano saggiate, con un aspetto che lascia pensare sia un gocciolamento. Se ci fossero state le ciabatte di Chiara ai piedi della porta avrebbe eseguito un combur test. la casa è stata rivisitata tutta, in alcuni punti abbiamo fatto test dove meritavano di essere fatti".
A questo punto Infante chiede a Redaelli se sia ancora convinto della colpevolezza di Stasi: "Ho sempre pensato che le convinzioni siano il carcere delle idee. Io ho valutato la scena del crimine, lì non ho mai trovato tracce che potessero far pensare alla presenza di più persone, oltre a vittima e aggressore, lo ribadisco. Abbiamo considerato che l’aggressore fosse entrato di nascosto nell’udienza del 2014 dalla difesa Giarda, le ipotesi erano quelle attuali, con scopi dalla violenza sessuale, non riscontrata, un movente sessuale".
Nonostante la chiusura delle indagini, ci sono ancora diversi aspetti da chiarire, come precisa il conduttore: "C’è la questione della bicicletta nera, sappiamo se Sempio ne avesse una in famiglia?". Risponde la giornalista Ilenia Petracalvina: "Lui dice di averne tre, non nera, lo dice il 4 ottobre 2008". Interviene la collega Rita Cavallaro: "E’ il verbale dove non c’è l’arrivo dell’ambulanza, lui che entra ed esce. Se uno consegna uno scontrino dopo 14 mesi non possiamo fare fede sui colori delle sue biciclette". Infante precisa: "La bicicletta nera non è sparita, non sappiamo come l’abbia superata la Procura, vale anche per altri punti fermi, come l’impronta di piedi, ferma a 42 marca Frau. Noi abbiamo detto con il produttore che il numero potesse essere più ampio". De Rensis sottolinea: "Dalle misurazioni che la professoressa Cattaneo ha fatto a Sempio emergerebbe una misura incompatibile con quanto dichiarato, credo che i centimetri nelle misure valgano più delle parole".
Infante ricorda l’intercettazione di Sempio nel 2017, quando è riconoscente ai suoi avvocati che gli hanno suggerito di non consegnare le scarpe. "Quando i carabinieri vanno a casa di Alberto Stasi non gli sequestrano le scarpe, davanti a una scarpiera gli dicono di portarle, lui lo fa subito. Invece Sempio dice: ‘Menomale, abbiamo fatto una cosa buona a non darle. Se dici di avere la 44 e l’assassino ha la 42". Garofano non ha però dubbi: "La misura è stata identificata in Corte d’Assise d’Appello. Eì stato fatto un accertamento mirato che ha consentito di arrivare alla 42", ma De Rensis precisa: "Lì non l’hanno misurata, la dottoressa lo ha fatto spogliare e ha misurato da capo a piedi". Infante quindi chiede: "Ma nel 2017 (prima indagine ai danni di Sempio, ndr) perché non hanno verificato questo particolare, invece di chiedere che scarpe portasse? Potevano fare un approfondimento".
I messaggi pubblicati da Sempio sul Forum per la Seduzione
Negli ultimi giorni si è parlato inoltre di diversi messaggi pubblicati da Sempio in un Forum per la seduzione, dove manifesta teorie decisamente surreali sulle donne, oltre a ritenere lo stupro una prova di forza del maschio, che hanno sdegnato praticamente tutti. Garofano minimizza però i messaggi pubblicati da Sempio sul forum online: "Sono cose che scrivevano tutti i ragazzi a quell’età (e ovviamente tutto lo studio dissente, ndr). Se noi estrapoliamo parole ci facciamo delle idee sbagliate". Infante ci tiene però a precisare: "Noi non le estrapoliamo, sono messaggi, pensieri".
De Rensis non può stare in silenzio: "Avete parlato 15 anni della telefonata al 118, chi l’ha visitato? Hanno massacrato Stasi per uno sguardo perché aveva gli occhi chiari, ma nessuno lo ha mai visitato. Adesso si minimizza tutto. Stasi continua a fare un percorso carcerario che passa anche attraverso la sua analisi da parte di persone competenti".
A fare discutere è inoltre un’intercettazione di Andrea Sempio emersa nelle ultime ore, dove lui sembra parlare di un approccio avuto con Chiara, giustificato da lui come un modo per scimmiottare un podcast. Infante si pone una domanda: "Se non c’è è finita?". A sorpresa, però, Rita Cavallaro parla di un’altra intercettazione, finora non nota: "Lui parla di una parte dove commenta la storia della difesa, ovvero quando Stasi scopre il cadavere di Chiara, a un certo punto dice: ‘Stasi ha camminato sulla destra perché il sangue era sulla sinistra’, lui aggiungerebbe: ‘Lì c’era sangue quando me ne sono andato". Infante prova comunque a essere cauto: "Non c’è la Discovery, sono indiscrezioni, le accogliamo con il beneficio di inventario, ognuno risponde di quello che dice".
Garofano dice la sua: "Tutti noi abbiamo bisogno di vedere gli atti, l’avvocato Cataliotti ieri diceva di avere visto un brogliaccio, anche se viene ritenuta confessione, c’erano molti non comprensibile. Attenzione, l’interpretazione di audio di cattiva qualità può portare a errori incredibili. Mi sembra strano che a Sempio non sia stata fatta sentire".
Il botta e risposta De Rensis-Colaprico
Non mancano, come accade praticamente a ogni puntata di "Ore 14 Sera" dedicata a Garlasco i confronti tra De Rensis e il giornalista Piero Colaprico, che continua a credere nella colpevolezza di Stasi.
L’avvocato difende strenuamente la posizione del suo assistito: "Alberto Stasi si è sottoposto sempre a tutto, dall’inizio al carcere! Sentire la normalizzazione di certi concetti e il cianciare di altri mi fa perdere la pazienza specie quando chi parla dimostra di essere preconcetto. C’è qualcuno che non cambierà mai idea! Difendono se stessi!". Colaprico ribatte: "Sta dicendo cose gravissime. Io sto dalla parte della mamma di Chiara Poggi, finché lei non cambia idea, non la cambio nemmeno io". De Rensis non lo accetta: "Ma che ragionamento è?.
Anche Infante prova a fare ragionare il collega: "Ma dai Piero, se cambia idea la mamma di Chiara cambi idea anche tu? La cambi perché ti convinci". Colaprico va avanti per la sua strada: "Glielo ripeto la milionesima volta, lei evidentemente ha una difficoltà a comprendere quello che dico…". A quel punto l’avvocato scoppia a ridere con gusto per arrivare alla sua battuta finale: "Oggi le comiche trasmette Colaprico, io ho difficoltà a comprendere lei? Lei è un grande comico, che meraviglia"
La presa di posizione di Marco Poggi
Redaelli precisa: "L’intercettazione sarebbe stata fatta sentire solo a Marco Poggi, ma lui non è rimasto colpito. A lui hanno propinato la situazione sulle unghie della vittima e sull’impronta 33, ottenendo da lui la stessa risposta che gli hanno fornito i suoi consulenti, che per loro non sarebbero decisivi. Per noi l’impronta 33 non è utilizzabile per un confronto dattiloscopico, pensiamo che queste tracce sulle unghie siano miste, incomplete, ben consolidate, come sappiamo".
Queste parole sembrano incomprensibili per la psicoterapeuta Sarah Viola: "Marco Poggi è il fratello di Chiara, perché in una situazione in cui gli viene descritto questo per amore della sorella non ha bisogno di capire cosa sia accaduto invece di dire che siano cose ininfluenti? Sembra più l’avvocato di Sempio, che il fratello di Chiara. A me questo sembra strano". Redaelli replica: "E’ una sua considerazione, si parte da un presupposto, la famiglia sin dall’inizio ha vissuto questa indagine come un tentativo di togliere da una situazione di disagio giudiziario quello che loro hanno sempre ritenuto il colpevole, perché è l’indicazione che ha dato loro lo Stato italiano". La dottoressa ribatte: "Io ho un quasi genero che è in galera da dieci anni, forse non è stato lui a uccidere mia figlia, io spero che sia così, è come se mi restituissero un pezzetto di mia figlia, mi aggrappo a questo con tutta me stessa. Non vado ad accusare un altro, non ne ho bisogno, ma il solo fatto che mi dicano che un ragazzo che ha frequentato la mia casa e mia figlia non l’abbia uccisa per me madre è un sollievo. Parlo di reazioni emotive".
De Rensis dice la sua precisando di farlo dalla versione Stasi: "Dottor Redaelli, lei ha collaborato con la Procuratrice Barbaini, faccio riferimento alla sua onestà. Se la procuratrice avesse avuto dalla voce di Stasi quella cosa l’avrebbe attenzionata o l’avrebbe cestinata?". Lui risponde: "L’avrebbe attenzionata, ci mancherebbe altro". De Rensis risponde: "La ringrazio, ha dimostrato ancora di più la sua onestà".
