Garlasco in Tv, il giudice Vitelli categorico: "Una linea retta tra Chiara e Stasi". Bocellari sbotta per le prove manipolate

La puntata di Ore 14 Sera di giovedì 29 gennaio 2026 è stata ampiamente dedicata al delitto di Garlasco, importanti le testimonianze di Vitelli e del legale di Stasi

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Ultimo appuntamento per "Ore 14 Sera" giovedì 29 gennaio 2026 prima della pausa che il programma osserverà per lasciare spazio alle Olimpiadi di Milano-Cortina, non poteva quindi mancare un approfondimento sul delitto di Garlasco, con attenzione allo stato attuale delle indagini, che vedono ora indagato Andrea Sempio. La presenza dell’avvocato Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, in carcere da dieci anni, e del giudice Vitelli, che lo aveva assolto, può invece consentire di avere una visione più chiara della vicenda giudiziaria.

Garlasco, Ore 14 Sera puntata 29 gennaio 2026: la testimonianza del giudice Vitelli

Milo Infante questa sera può contare su un ospite di alto livello, il giudice Stefano Vitelli, che aveva assolto in primo grado Alberto Stasi, accusato di avere ucciso la fidanzata Chiara Poggi. Ora l’uomo ha scritto un libro sul tema, "Il ragionevole dubbio su Garlasco", titolo che il giornalista ritiene azzeccato: "Rappresenta lo stato d’animo ancora oggi di molti", riferendosi alle tante persone che ancora oggi ritengono ingiusta la condanna poi arrivata in Cassazione nei confronti di Stasi.

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"Per me Garlasco era ed è un caso paradigmatico di ragionevole dubbio – dice Vitelli -. Alla luce di una serie di verifiche è rimasta a mio avviso una situazione di obiettiva incertezza. Ragionevole dubbio non è solo l’esito di un giudizio o di un percorso, il dubbio deve alimentare la ricerca nel corso del processo, provare a verificare ogni singolo indizio, non fermarsi alla prima impressione o limitarsi alla propria intuizione. Si devono mettere in discussione tutti gli elementi e gli indizi, ma anche se stesso. Mettere in discussione se stesso è la cosa più difficile".

Infante chiede a Vitelli se possa avere pensato di avere sbagliato quando Stasi è stato condannato. "Io rispetto gli altri nella forma e nella sostanza, ma la condanna non mi ha convinto, ho sempre pensato che il caso di Garlasco fosse un esempio di ragionevole dubbio da manuale. Penso ancora questo leggendo la sentenza di condanna, sia quella di appello bis sia quella in Cassazione. Anzi, in quest’ultimo caso il Procuratore Generale aveva chiesto l’annullamento della condanna, il contrasto tra i giudicati dimostra quanto fosse difficile e incerto. La telefonata al 118 non è un indizio per me, al massimo è un sospetto, noi non siamo dentro l’animo di Stasi quando fa la telefonata. Mi ha dato un’idea di freddezza, l’ho fatta sentire a un amico del liceo con grande intelligenza emotiva ma che non leggeva i giornali, per lui trasmetteva ansia e paura. Era giusto indagare su di lui, anche per quella telefonata, ma se avessimo scoperto prima l’alibi informatico avremmo compensato il sospetto iniziale"-

Il conduttore chiede poi un parere sul movente, che i consulenti dei Poggi ora ritengono legato all’ormai nota cartella "Militare" che Chiara avrebbe visto la sera prima del delitto. "Non entro nell’attualità, la sera prima dell’omicidio è però emersa una complicità di coppia senza apparenti segnali di frizione. C’è un dato che conferma quanto detto in primo grado, Chiara si mette a guardare immagini di cuccioli, lei sembra abbia letto la tesi di Alberto, al rientro di Alberto lui si mette a lavorare alla tesi. La vede la linea retta? Lui lavora alla tesi, quindi quando c’è stato il litigio? La mattina è critica, ci sono solo 23 minuti, è ragionevole attendersi che il litigio sia montato la sera per poi arrivare a una violenta e rapida esplosione la mattina, non c’era tempo per iniziare o riprenderlo in maniera prolungata. C’è una linea retta nella coppia, senza interruzioni o sobbalzi. Non ci sono state chiamate o messaggi durante la notte. Il movente deve essere trovato in maniera solida dall’accusa, ma noi non abbiamo trovato frizioni o una linea retta che si spezza. L’indizio più importante a carico di Stasi era il DNA di natura discutibile sui pedali, io mi aspetto che la testimonianza si incastri, che la Bermani mi descriva una bicicletta coerente con quella che lui usava, se le due cose non si incastrano mi devo fermare, lo vede il problema del ragionevole dubbio come si ripete in questo processo?".

Garlasco, Giada Bocellari e i pedali della bicicletta di Stasi

Giada Bocellari, avvocato di Alberto Stasi, chiede a Vitelli come mai lui all’epoca avesse deciso di non sequestrare la bicicletta di Alberto. Lui risponde: "Quella non corrispondeva a quella descritta dalla Bermani, è l’Umberto Dei quella dove veniva contestato il DNA della vittima ed era quella che lui usava di solito, pensare a un altro modello senza il dato scientifico significava avere qualcosa di ancora più vago e generico. Il DNA sul pedale dell’Umberto Dei era l’indizio principale, cambiare bicicletta significava toglierlo". Infante ribatte: "Allora sono stati cambiati i pedali? Se non hanno cambiato la bicicletta hanno cambiato i pedali".

A questo risponde il generale Garofano: "È emerso in Corte d’Appello Bis che i pedali non erano quelli originali". Di fronte a questa osservazione il legale non può stare in silenzio: "Sta dicendo una cosa fuorviante, c’è una consulenza tecnica su questo che lo ha escluso, la signora che aveva regalato la bicicletta alla famiglia Stasi ne aveva una identica con gli stessi pedali. Continuare a dire che Stasi ha scambiato i pedali contrasta con l’unica consulenza in atti della Procura. Lei così manipola i dati". Lui continua però imperterrito: "L’unica cosa corretta che possiamo fare è riferirci alle sentenze, sono il risultato di un dibattimento per cui si è arrivati a una verità. I miei collaboratori hanno trovato del DNA con forte verosimiglianza sulla parte ematica, quindi era probabilmente sangue". Alla lettura di parte della sentenza da parte dell’ex capo dei RIS ribatte Infante: "Dove è scritto che Stasi ha cambiato i pedali?". Garofano prosegue: "Non risulta che abbia cambiato materialmente i pedali dell’Umberto Dei, ma sono stati sostituiti". Bocellari prosegue: "Il dibattimento ha provato lo scambio dei pedali? C’è un atto che lo conferma?". Arriva la replica di Garofano: "Questa sera siamo andati su una valutazione importante, la non corrispondenza DNA-bicicletta, se è facile sostituire i pedali la logica ci porta a una sola conclusione".

Giada Bocellari, avvocato di Sempio
Giada Bocellari, avvocato di Sempio

Vitelli dice la sua anche sulla teoria secondo cui l’assassino si sarebbe lavato in bagno, lasciando capelli ma senza la presenza di tracce di sangue: "Avevo nominato un perito, un genetista forense scelto perché mi avrebbe risposto al quesito senza farsi influenzare da altro. Secondo lui era dubbio che l’assassino si sia lavato, il lavandino non aveva sangue ed era sporco. Per lui non era un problema la macchia di sangue sul tappetino".

La criminologa Anna Vagli fa leva su una serie di dubbi che continuano a esserci sulla telefonata fatta al 118, ma su questo Vitelli non transige: "Avere dei sospetti può essere legittimo, ma poi va costruita una base solida per mettere in galera le persone. Tra la telefonata considerata fredda e il lavoro al computer qual è la situazione più oggettiva? Si risponde da sola. Non ci servono tonalità di voce ed espressione, sui sassi costruisci le condanne, non su ruscelli d’acqua".

Non manca una presa di posizione del giornalista Piero Colaprico, da sempre convinto che la condanna sia corretta. Proprio per questo critica Vitelli sottolineando non sia stato in grado di mettere insieme i vari indizi, la replica è magistrale "Questo caso di Garlasco dimostra, dal mio punto di vista sia chiaro, quanto sia pericoloso sommare indizi tutti deboli per rafforzare la propria intuizione. Gli indizi devono essere prima forti presi singolarmente e poi messi insieme. E solo l’indizio forte che ti porta verso la strada giusta. La telefonata al 118, lo scambio di pedali non sono nulla così come l’impronta di Stasi sul dispenser in bagno. E’ un indizio gravemente non grave. Una persona che frequentava casa Poggi. Se ci fossero state le mie impronte sarebbe stato grave, non Alberto"

Il dubbio sulla colpevolezza di Alberto Stasi

Vitelli chiude con un’affermazione rilevante: "Io non sono convinto che Stasi sia innocente, il mio è un libro sul dubbio, sulla messa in discussione degli elementi, non fermarsi all’apparenza e dire che quello che sembra può non essere. Il suo processo è da fare studiare nelle scuole come esempio di ragionevole dubbio". Su questo Infante concorda: "Quando si mettono in fila le singole prove si deve arrivare a una colpevolezza". Arriva poi un altro dettaglio del giudice: "Sei colpevole fino a prova contraria nei processi mediatici, ribaltando le regole, al punto tale che in una pausa di udienza Stasi mi chiede: ‘Aiutami a usufruire della toilette della Camera di Consiglio, altrimenti se vado in quella del cortile vengo assalito dai giornalisti. Questo dimostra la pressione a cui era sottoposto".

Non manca uno spazio dedicato all’indagine in corso, visto che in giornata la GIP ha respinto e dichiarato inammissibile la richiesta di eseguire l’incidente probatorio sul PC di Stasi avanzata dalla difesa di Andrea Sempio. Su questo Bocellari precisa: "L’incidente probatorio è un istituto eccezionale, anticipa l’assunzione della prova in una fase non naturale. Non deve essere chiesto per ogni cosa che si vuole assumere, la richiesta era esplorativa sul computer di Chiara Poggi, ma si deve spiegare perché sarebbe rilevante ai fini del dibattimento. Nel caso del PC di Stasi si è pensato di farlo perché c’è indagine in concorso si voleva appurare il suo movente, quindi si parte da un’interpretazione dando per scontato che quello sia il movente, se il tuo è esclusivo allora togliamo Sempio. Io ho sorriso, allora se emergesse un movente a carico di Sempio la difesa di Stasi potrebbe portarlo finalmente come prova a discarico in un’eventuale revisione. Dal punto di vista giuridico il ragionamento è inconsistente. Il caso è mediatico, ma conta quello che succede nelle aule. La Procura aveva già nominato un consulente informatico per analizzare il computer di Chiara, non c’è stato alcun suggerimento ascoltato arrivato dal team di Sempio".

Chiara Poggi - Garlasco
Chiara Poggi – Garlasco

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