Garlasco in Tv, De Rensis svela l'errore gigantesco su Stasi: "Una voragine incolmabile". Poi sbotta: “Siamo oggetto di ossessioni”

Prima puntata stagionale per Ore 14 Sera giovedì 24 settembre 2026 con Salvo Sottile al timone, focus sul caso Garlasco, con attenzione a errori fatti e omissioni

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Prima puntata stagionale per "Ore 14 Sera", in onda giovedì 24 settembre 2026, questa volta con Salvo Sottile a fare da padrone di casa, ma con un format che è rimasto inalterato rispetto a quello che è stato portato al successo da Milo Infante. Non poteva quindi mancare uno spazio dedicato al caso di Garlasco, a pochi giorni dalla conclusione delle indagini, momento che ci permetterà di capire se Andrea Sempio sarà rinviato a giudizio, ma con un occhio anche agli errori che sono stati commessi in passato.

Garlasco, Ore 14 Sera puntata 24 settembre 2026: l’alibi cancellato e lo sfogo di De Rensis

Salvo Sottile ricorda un anniversario che non può che fare sensazione in considerazione di quanto emerso recentemente, il 24 settembre 2007 intorno alle 22 veniva portato in carcere Alberto Stasi con l’accusa di avere ucciso la sua fidanzata Chiara Poggi poco più di un mese prima, il 13 agosto. Il giovane era stato fermato perché si credeva ci fosse sangue della vittima sui pedali della sua bicicletta, teoria poi smentita, al punto tale da farlo tornare in libertà dopo pochi giorni. Gli errori commessi all’epoca sono stati tanti, a partire dall’alibi che il ragazzo aveva da subito grazie al PC che aveva utilizzato per realizzare la sua tesi, manomesso fino a cancellarlo ed emerso solo due anni dopo con il primo processo grazie a una perizia predisposta dal giudice Vitelli. Lui aveva infatti lavorato al testo dalle 9.30 alle 12.30, aspetto fondamentale, visto che secondo il medico legale Ballardini la vittima sarebbe morta in un lasso di tempo che va dalle 11 alle 11.30.

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Inevitabile chiedere ad Antonio De Rensis, legale di quello che è a oggi l’unico condannato del caso di Garlasco, se a suo dire le cose sarebbero potute andare diversamente con un alibi certo dall’inizio:

"Sono convinto con ragionevole certezza che la dottoressa Muscio (l’allora pm, ndr) oggi possa avere detto tra sé e sé: ‘Se mi avessero detto subito che Stasi aveva un alibi forse avrei potuto dare ulteriori disposizioni alle indagini. Resta il fatto che se il pm avesse saputo da subito che il ragazzo era davanti al computer forse qualcosa di diverso sarebbe stato fatto. Questa è una grande voragine che nessuno può permettersi di colmare parlando di anomalia, questo è un errore gigantesco, che ha determinato una parte dell’indagine. Siamo andati a processo con un altro orario della morte, quando viene scoperto l’alibi questo è stato mutato"

L’impronta 33 e il rimpianto di De Rensis

Spazio anche all’impronta 33, un’impronta palmare presente sul muro delle scale dove c’era il corpo della 26enne, sottovalutata all’epoca. Attualmente è vista con un occhio diverso ed è attribuita dalla Procura ad Andrea Sempio. I RIS l’avevano notata già poco dopo il delitto, i consulenti di Stasi hanno oggi fatto una serie di test inserendo del sangue per verificare se potesse essere presente ma che hanno dato esito negativo, nonostante quello non hanno molti dubbi: "Riteniamo sia un falso negativo dovuto alla presenza della calce, che ha un PH basico, a quei livelli il test non funziona. Può essere che il sangue ci fosse, ma il test dà come risultato negativo. Per la Procura è di Andrea Sempio", evidenzia il genetista Ugo Ricci. Eppure, Luciano Garofano, che si era occupato delle indagini all’epoca come capo dei RIS e più recentemente come consulente dell’indagato Andrea Sempio (incarico che ha poi lasciato), è convinto che non ci sia un numero sufficiente di minuzie come quelle trovate dalla Procura, per lui continua a essere non utile. "Se non è considerata utile non viene confrontata con nessuno. Se dovesse essere riconosciuta utile con una perizia dove emergono le 15 minuzie rilevate dalla Procura tutto è possibile, per me oggi, come ieri, non è confrontabile".

Salvo Sottile pensa quindi come questa traccia potesse essere a discarico escludendo che fosse di Alberto Stasi, una teoria che genera rimpianto nel suo legale De Rensis: "Quante prove avrebbero potuto essere a discarico di Stasi, nella mia mente sono ridondanti le parole del professor De Stefano, quando parlando del DNA sulle dita aveva detto ‘non si può escludere che sia di Alberto Stasi’. La voce rimane, doveva essere escluso su tanti elementi, ma non lo è stato, credo alla buona fede. Ho sempre parlato di errori e orrori: la cancellazione dell’alibi al PC non è un errore, ma è un orrore".

A riguardo dice la sua Armando Palmegiani. consulente di Sempio: "Noi dobbiamo considerare la sua identificabilità, per noi non lo è. Il sangue non ci è mai stato contestato dalla Procura, a maggio aveva fatto un comunicato per negare la presenza di sangue".

Garlasco, la revisione per Alberto Stasi: il dibattito si infiamma

Valter Biscotti, legale di Cassese, che aveva guidato le indagini e oggi indagato, non riesce a trattenersi dal dire la sua sulla possibile revisione che può chiedere Stasi, evidenziando di non vedere prove nuove necessarie per ottenerla. "Ho letto una notizia dell’Adnkronos, sembra che la Procuratrice Nanni non abbia intenzione di proporla". Arriva la replica di De Rensis: "Io e la revisione abbiamo una cosa in comune, siamo oggetto di ossessioni. Di quelle nei miei confronti lei ne ha parlato, mi sorprende che della revisione parlino avvocati a cui non dovrebbe fregare un fico secco. È un’ossessione per due colleghi, uno è quello che mi ha definito senza fissa dimora, l’avvocato Aiello, l’altro è quello che ho di fronte, a cui non dovrebbe interessare nulla, sono parti di altri procedimenti". Biscotti ribatte: "Credo che la revisione sia centrale, tutto è nato, anche il procedimento contro Sempio, dalla volontà di rivedere il processo e la condanna di Stasi". De Rensis non ci sta: "Noi diciamo che quattro pm hanno la volontà di riesaminare un procedimento, non il dovere davanti agli eventi". Biscotti ribatte: "Se ci sono stati degli errori non hanno influito sulla condanna di Stasi, che ha preso 16 anni solo perchè ha fatto l’abbreviato, altrimenti ne avrebbe presti 24. Inutile contare gli errori, hanno solo una strada, fare la revisione".

De Rensis non apprezza il commento, ma dice la sua utilizzando l’ironia, come fa spesso: "Sa, io e l’avvocato Bocellari non è che non abbiamo presentato la revisione come fanno gli avvocarti intelligenti alla fine delle indagini, non l’abbiamo presentata perche non avendo una dimora non sappiamo dove scrivere…", Biscotti non ci sta, invita il collega ad assumere un atteggiamento più serio, ma questo fa inviperire ulteriormente il legale di Stasi, che vorrebbe maggiore rispetto per la categoria a cui entrambi appartengono. Ma non finisce qui: "Lei a pieno titolo sta cercando di entrare nel club dei PP, anzi ci è già entrato. Sa cosa sono? I Provocatori Professionali", dice l’avvocato, per poi fare una richiesta al conduttore Sottile: "Io glielo dico con rispetto, se lei intende far partecipare miei colleghi nel ruolo di provocatori me lo dice prima. Ho troppo rispetto per porre in essere con questo signore un teatrino che non mi appartiene"

La difesa della vittima secondo la nuova consulenza

Un elemento nuovo effettivamente c’è, le ferite da difesa sul corpo, prima non individuate e ora emerse dalla relazione della professoressa Cattaneo.

A intervenire è il professor Galassi, insegnante di Anatomia all’Università di Pavia, che ha portato con sé un martello: "È la categoria di arma identificata dalla professoressa Cattaneo come compatibile con le lesioni riscontrate, dove ha trovato particelle meccaniche. L’assassino avrebbe usato verosimilmente un martello, sono state dimostrate lesioni da difesa passiva, quindi l’utilizzo di una parte del corpo a protezione di un’altra, lei avrebbe messo la mano a protezione del volto quando è stata colpita. L’assassino avrebbe graffiato la vittima sulla caviglia, la professoressa ha evidenziato due scenari, il trascinamento del corpo o il tentativo dell’assassino di proteggersi da un calcio scagliato da Chiara per allontanarlo durante l’aggressione. Questa indagine effettuata all’epoca avrebbe permesso di cercare altro DNA dell’aggressore. La professoressa non esclude anche lesioni accidentali, ma lo considera meno verosimile perché sono nei principali punti del corpo che la letteratura scientifica ci dice essere quelli da difesa passiva".

Le parole di Angela Taccia su Andrea Sempio

La puntata di "Ore 14 Sera" chiude lo spazio dedicato a Garlasco con un’intervista ad Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, a cui è legata anche da un rapporto di amicizia ultradecennale.

"Ci siamo conosciuti nell’autunno del 2005, sono entrata al Punto Zero, c’era un tavolo con questi ragazzi, mi hanno sorriso ma all’inizio erano timidi. Mia nonna li aveva definiti ‘ragazzi dalla faccia pulita’. Il giorno dell’omicidio ho parlato solo con Biasibetti (il suo ex fidanzato, era in vacanza con i Poggi quel giorno, ndr), che mi ha informato. All’inizio siamo rimasti raggelati, non sapevamo cosa fare, cosa dire, come comportarci. Si sono visti tutti all’obitorio, qualche giorno dopo. È capitato un paio di volte al massimo che Chiara aprisse la porta per dire: ‘Marco sta arrivando’. Ma lei era riservata, mi ricordo un bellissimo sorriso, era gentilissima, non si è mai fermata a parlare con noi".

La legale ha raccontato anche di come sia venuta a conoscenza della posizione da indagato dell’amico: " È accaduto prima di Natale, stavamo facendo colazione in un bar ad Abbiategrasso e ho sentito la notizia, io ero con lui e mi è caduta la tazzina. Lui non ha sentito, io gli ho detto: ‘O ho le allucinazioni o sta succedendo qualcosa’. Lui è arrivato a casa, ha acceso il Tg e lì ha visto la sua faccia. Il momento più buio per Andrea è stato vedere sua mamma stare male, lui ha sempre detto: ‘Rendano la vita impossibile a me, ma non le persone a cui voglio bene no’. Stasi? Lui sottolinea come la sua condanna sia arrivata dopo cinque processi, per questo per lo Stato lui è l’assassino, si chiede perché dovrebbe pensare il contrario. Non è però sempre dello stesso umore, a volte si è chiesto quindi se possano avere sbagliato con Stasi come stanno sbagliando con lui".


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