Garlasco in Tv, esposto in Procura contro De Rensis: "Salgo sul ring". E Garofano tuona: "Stasi condannato dai giudici, RIS estranei"
Milo Infante ha parlato di Garlasco a Ore 14 Sera nella puntata di giovedì 23 aprile 2026: Garofano, ex capo dei RIS ha difeso il suo lavoro. In Procura un esposto importante

"Ore 14 Sera" è in onda come ogni giovedì in prima serata anche il 23 aprile 2026, con uno spazio apposito dedicato al delitto di Garlasco, volto a fare il punto sull’andamento della nuova indagine, ma con un’attenzione anche agli errori che sono stati commessi in passato.
Garlasco, Ore 14 Sera puntata 23 aprile 2026: il generale Garofano fa chiarezza sul suo lavoro
Milo Infante parte con un’intervista in solitaria al generale Luciano Garofano, oggi oggetto di pesanti critiche perché all’epoca in veste di capo dei RIS si era occupato dell’indagine per l’omicidio di Chiara Poggi, che ha poi portato alla condanna del fidanzato della ragazza, Alberto Stasi. Lui parte subito con un’osservazione relativa a quanto accaduto recentemente: "C’è una strategia, non so ordita da chi e perché, legata quasi a dimenticare o ridimensionare le sentenze e a tutti i costi dimostrare l’innocenza di Stasi e la presunta colpevolezza di Sempio, mi sembra sotto gli occhi di tutti, io sono l’esempio di tutto questo. La ringrazio per questa intervista, mi piace confrontarmi, ma non mi piace confrontarmi quando ci sono suggestioni, illazioni, notizie che sono riferite in maniera errata per infondere nell’opinione pubblica una notizia sbagliata o un particolare sbagliato. Gli errori in tutte le attività ci sono, non vuol dire che noi o l’Arma territoriale abbiamo concorso a mandare in galera il dottor Stasi, lui è stato processato regolarmente dalla giustizia italiana ed è stato giudicato da giudici in via definitiva che hanno valutato tutte le prove, anche quelle portate da noi e dall’Arma territoriale".
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Entra nel canale WhatsAppSi passa a parlare dell’ormai nota impronta 33, presente sul muro della scala dove era presente il corpo: "Non abbiamo sbagliato nella raccolta della prova, sono indagini di 20 anni fa, nel frattempo le tecniche sono migliorate, oggi si può fare di più. Nessuno ha mostrato come fosse prima del trattamento con la ninidrina, era un’ombra che non faceva riferimento a traccia di sangue, eppure tutte le testate giornalistiche e le trasmissioni Tv hanno sempre trasmesso l’impronta dopo il trattamento. Non abbiamo sbagliato nulla, l’abbiamo identificata, abbiamo capito che non fosse sangue, ma nonostante questo abbiamo fatto i test per migliorarla e cercato di capire se ci fosse il sangue, ma non c’era. Se fosse di Sempio sarebbe precedente all’omicidio, ma c’erano anche quelle di Marco Poggi. Nella parete opposta c’è la 97F, non dava alcun riscontro sulle impronte, ma probabilmente era dell’assassino, il sangue si vede, ma abbiamo seguito ogni procedura". Spazio anche ai tappetini della macchina di Alberto Stasi e ai rilievi fatti: "Sono stati esaminati, è scritto nel verbale, li abbiamo analizzati per definire aree sottostanti ai pedali. Nella relazione scriviamo di avere nebulizzato tutta l’auto, nel verbale c’è il dottor Fabbri, consulente della difesa Stasi, che riepiloga tutte le attività e precisa che i tappetini sono stati rimossi per poterli trattare. Assistere all’articolo redatto domenica da Rita Cavallaro e Luca Fazzo è disinformazione, significa non riferire quanto scritto sui verbali. Se avessimo voluto dimostrare in maniera dolosa la responsabilità di Stasi avremmo forzato i risultati anche sui tappetini, questo è stato detto dalla sedicente Bugalalla. Lei ha detto che io avessi dato foto ai giornalisti per orientare indagini contro Stasi. I tappetini erano negativi, tali sono rimasti".
Si procede con i pedali della bicicletta di Stasi, che si dice ancora oggi siano stati scambiati: "Non ci si attiene alle sentenze, la Corte d’Appello dice ‘pedali dissonanti rispetto alla bicicletta Umberto Dei’, non è dimostrato quando li avrebbe cambiati, ma sono stati sostituiti. Lo dice anche la Cassazione, era una bicicletta di elevato livello, negare quanto scritto è un’illazione, una suggestione". Infante chiede di parlare anche del dispenser del sapone: "Si è discusso nell’appello, la Cassazione lo ha ratificato. Qui ci sono due impronte, quelle dell’anulare destro di Stasi, anche la consulenza redatta dal dottor Ghizzoni conferma che quelle identificabili sono di Stasi. Credo sia stato lavato accuratamente, ma la deduzione non è mia, la fanno i giudici dopo un confronto con le parti. Il dispenser è stato motivo della revisione del 2020, giudicata inammissibile perché la questione era già dibattuta, non era una novità. I giudici dicono che il mancato repertamento dei capelli è da imputare all’adesività dei capelli. Ho fatto un’esperienza banale, lavandomi le mani sotto il flusso dell’acqua i capelli restano attaccati. Lui aveva i capelli corti, se lui riconosce e li vede lunghi a lui è favorevole, quindi li lascia".
Un vertice importante in arrivo
Si passa poi a parlare del caso Garlasco con il consueto dibattito, con Milo Infante che fa il punto della situazione: "Si avvicina la chiusura delle indagini, si va verso la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, poi sarà un gip a decidere se accoglierla e mandarlo a processo. Si apre però la strada per la revisione di Stasi con un incontro importante previsto domani alla Procura Generale di Milano, tra il Procuratore di Pavia, titolare delle indagini Napoleone, e la dottoressa Nanni, Procuratrice di Milano". La Procura di Pavia potrebbe muoversi in prima persona nella presentazione dell’istanza a favore dell’attuale condannato se nelle indagini si ravvisassero forti elementi di novità che lo toglierebbero dalla scena del crimine.
Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, spiega meglio quale potrebbe essere il ruolo della Procura nella revisione per il suo assistito: "La Procura di Pavia la può tra virgolette sollecitare" – dice.
Un esposto in Procura scuote l’opinione pubblica
La giornata è stata caratterizzata da un’azione inaspettata resa nota in mattinata, il deposito di un esposto in Procura fatto da una giornalista televisiva, di cui non si conosce il nome, che lancia accuse pesanti nei confronti di Antonio De Rensis e di Alessandro De Giuseppe, giornalista de "Le Iene". I due sarebbero arrivati a condizionare l’operato degli inquirenti (da quanto trapela a Milano e Pavia non sono toccati dalla cosa), ma anche dell’opinione pubblica, sempre più convinta che ci sia stato un grave errore giudiziario anni fa.
La giornalista avrebbe così presentato una serie di audio e non solo per dimostrare la sua teoria. Non ci sono certezze sul nome, ma il legale inizia a dubitare di una cronista, ma non è ovviamente disposto a passare sopra al fatto. "Questa è una cosa seria su cui io andrò in fondo. Questa signora giornalista, che non farà più la giornalista tra un po’, probabilmente usata da qualcuno, è andata a fare questa, io farò come i giocatori di poker, andrà a vedere, con delle azioni legali, non con esposti. L’unica giornalista con cui sono andato a cena, un’ora e trenta, prima di venire qui, sapevo che questa persona è in grandi rapporti con una persona che è molto, molto ostile a noi, mi sono fatto dare un tavolo centrale nella sala. In questa conversazione che è privata io ho parlato per l’80% di cose che non c’entrano niente. Questa persona mi mandava messaggi che non vedo l’ora di farli vedere e che le altre giornaliste non mi mandano, ma magari non è lei. Questa volta purtroppo, questa persona non abbia capito in che gioco si faceva trascinare. Per mia fortuna io amo i combattimenti, scendo, entro, salgo sul ring ma non mi dedicherò soltanto alla giornalista da un punto di vista giudiziario, se esiste. Ma andrò a scavare più a fondo: a vedere cosa c’è sopra, sotto, a sinistra e a destra. E vedrà che qualcosa trovo"
In merito a quanto sta accadendo interviene il genetista Marzio Capra, genetista della famiglia Poggi: "Non voglio fare atti di fede, attendo di vedere la chiusura delle indagini da parte dei Procuratori per vedere dove possa arrivare questo lavoro. Faccio una riflessione, questa indagine è nata da un esposto della mamma del condannato. Gli inquirenti non ci fanno delle belle figure, perché deve arrivare la mamma di Stasi a fare un esposto?" Rita Cavallaro ci tiene però a precisare come la situazione sia diversa: "Quello è accaduto nel 2016, in occasione della prima indagine su Sempio, poi archiviata". Su questo c’è una precisazione anche di Infante: "Non è l’esposto della mamma di Stasi, è una denuncia dell’avvocato Bocellari, che viene seguita, partono delle indagini che lo attestano, queste persone vengono identificate ma danno risposte poco convincenti, i carabinieri di Milano scrivono quindi un’informativa: ‘Siamo partiti da una denuncia, siamo tornati a indagare per vedere un collegamento con la vicenda, non ne abbiamo trovati, ma abbiamo scoperto una serie di errori, contraddizioni, ipotesi, ma tante che meritano approfondimento".
Le accuse sugli errori nelle indagini
Garofano interviene per spiegare una questione di cui si è parlato recentemente, il presunto mancato controllo da parte dei RIS dei tappetini della macchina di Alberto Stasi, come messo in evidenza da un articolo su "Il Giornale" a firma Cavallaro-Fazzo. Lui critica quanto da loro scritto: "Io contesto non solo l contenuto, ma anche il titolo, che è veramente farneticante. ‘Altro buco nell’inchiesta sull’automobile di Stasi: tappetini mai controllati’. Io popolino che leggo dico: ‘Un altro errore, non hanno controllato i tappetini’. Noi abbiamo consacrato in un verbale quanto fatto, non si parlava di oggetti singoli, di aree. Forse non hanno letto bene il verbale". Cavallaro replica: "Fermo restando che è stata nebulizzata in maniera generale l’auto, poi sono andati ad approfondire alcune parti. I pedalini poggiapiedi non sono i tappetini, conosco il vocabolario, so leggere. Io le avevo chiesto educatamente settimana scorsa come li aveste chiamati, lei non mi ha risposto". Garofano ribatte: "Questa è inconsistenza capziosa, se scriviamo ‘aree’, pedalini poggiapiedi e specifichiamo pedali, le foto ci sono". Cavallaro insiste: "Io avevo chiesto se ci fossero le foto di voi che nebulizzate i tappetini, averle cambia perché il verbale non è stato fatto con attenzione sui singoli tappetini, ma per logica sui pedali". Infante precisa: "Non eravate tenuti a concentrarvi sui tappetini, come lo ha fatto la perizia Testi". Alle analisi era presente anche Capra, in veste di consulente della famiglia offesa, ma alcuni aspetti non quadrano comunque, per questo Cavallaro sottolinea: "Siamo all’Iliade, ci dobbiamo fidare di voi che vi tramandate oralmente le cose. Il professor Fabbri era presente, mi ha detto che vi eravate concentrati sui pedali perché in quel momento per logica era la parte dove cercavano più segnali".
Infante chiude con un’osservazione su aspetti gravi: "Chi va a svuotare il cestino di un computer sembra quasi che lo faccia apposta. Quale carabiniere prende una chiavetta USB, la mette in un computer, la compromette e poi la mette a posto? Piuttosto la tieni in caserma, segnali al maresciallo di non averla repertata". Garofano torna sulla questione precedente: "Da parte dei due giornalisti sarebbe stato più corretto parlare di dubbio sui tappetini, questa è disinformazione ed è scorretto, non dovevano farlo".
