Garlasco in Tv, Milo Infante tuona: "Perché Chiara non dice nulla?". E De Rensis: “Miliardi di assassini”
Gran parte della puntata di Ore 14 Sera di giovedì 22 dicembre 2026 è stata incentrata sul delitto di Garlasco, concentrando su possibile movente e sviluppi futuri

Milo Infante ha dedicato l’ultima parte della puntata di giovedì 22 gennaio 2026 di "Ore 14" agli approfondimenti sul delitto di Garlasco, puntando a fare il punto della situazione sull’andamento delle indagini, oltre a provare a capire cosa accadrà a breve. Il conduttore apre l’intervento sottolineando come il movente venga spesso ritenuto determinante per arrivare a individuare il colpevole di un omicidio, mentre ci sono casi in cui paradossalmente diventa secondario, come è avvenuto con l’assassinio di Chiara Poggi, dove si è arrivati alla condanna di Alberto Stasi senza avere alcuna certezza in merito a questo.
In passato si credeva che il movente della pedopornografia fosse stato archiviato definitivamente e derubricato a problemi all’interno della coppia, mentre oggi questo è tornato di attualità.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppGarlasco, Ore 14 Sera puntata 22 gennaio 2026: le immagini porno e il possibile movente
Milo Infante sottolinea come si sia parlato a lungo negli ultimi giorni delle possibili discussioni che sarebbero nate tra Chiara e Alberto in merito alle immagini che lui aveva nel PC, chiede aiuto all’avvocato De Rensis, legale di Stasi, per riferire di quello che sta emergendo oggi, parlando di "attività investigativa da parte dei consulenti della famiglia Poggi". Lui coglie subito la palla al balzo e risponde: "Lei si sta riferendo agli annunci delle consulenze? Per il momento sono solo consulenze annunciate, non credo parlino di asini che volano anche se si è ipotizzato questo in merito ad altri consulenze, io rispetto il loro lavoro, ma continuano i condizionali. Per ora sono annunci di consulenze che nessuno ha visto, a cui sono seguiti commenti che hanno parlato di ‘certezze‘. Vedremo cosa diranno le consulenze vere quando saranno partorite e se ci saranno altre consulenze che smentiranno queste che sono state annunciate. Per il momento continuiamo la strada del condizionale".
Infante definisce Chiara Poggi come una ragazza "moderna" da quello che si deduce analizzando alcune chat con il fidanzato, chiede quindi un parere a riguardo alla criminologa Anna Vagli: "Certamente c’erano scambi consensuali con il fidanzato in merito a certi temi, ma non possiamo sapere cosa sia successo quella sera. La Cassazione consente di condannare una persona senza movente, ma quando viene ucciso qualcuno dobbiamo capire chi è stato, per capirlo dobbiamo partire dalla parte del cervello che regola le emozioni, l’umiliazione, la paura e la rabbia si mescolano, qualcosa ha spinto l’assassino a ucciderla, da lì dobbiamo capire il perché".
La questione legata alla pornografia non convince però Infante, che sottolinea: "Chiara sapeva che Alberto era solito guardare contenuti pornografici, lo sappiamo con ragionevole certezza, già dopo l’omicidio ne aveva parlato la cugina Stefania, che lo aveva saputo da Chiara". Il conduttore chiede quindi al generale Garofano come si possa arrivare quindi a credere che questo sia il movente, prima che lui possa rispondere è De Rensis a farlo, dicendo: "Non ci arriviamo, il movente non c’è". Arriva quindi l’intervento dell’ex capo dei RIS: "Sono d’accordo con l’avvocato, dobbiamo procedere con cautela. Noi abbiamo delle anticipazioni, ma i consulenti hanno un profilo elevato, basti pensare all’ingegner Reale, al dottor Bassetti. Sono d’accordo quando in altre trasmissioni ha detto come sia importante analizzare anche il computer di Chiara, se luce va fatta, dobbiamo farla su tutti e due i computer. Se Chiara ha davvero aperto quella cartella cadiamo nella soggettività, l‘autorità giudiziaria fa riferimento ad alcuni segreti tenuti dal fidanzato in merito a immagini terribili". Di fronte a queste parole Infante ribatte: "Ma sono così terribili?". E Garofano dice subito: "Sì, sono terribili, incredibili, me lo hanno riferito. Dal titolo delle cartelle si capisce. Questo può avere generato uno shock incredibile, un dolore in Chiara". Questa teoria non convince però del tutto il conduttore: "Le immagini e i video contenuti in queste cartelle sono come quelli che troviamo, purtroppo o per fortuna, in qualunque sito pornografico accessibile ancora oggi a tutti".
Garlasco, la pista del movente pornografico: i dubbi di De Rensis
Arriva a questo punto la replica di De Rensis: "I giudici hanno solo ipotizzato. Nel panorama pornografico ci sono le gang bang, dove una donna fa l’amore con quattro o cinque uomini, non mi risulta vengano dette poesie in quelle situazioni. Un film porno ha una rappresentazione sbagliata, dove una donna viene trattata come non viene trattata normalmente negli atti sessuali. Questi film sono visti da miliardi di esseri umani, ma non ci sono miliardi di assassini, quello che appare sconvolgente è soggettivo. Per qualcuno fare uno scambio di coppia è devastante, per altri è la normalità, non mi risulta che chi lo fa sia una persona deviata, è solo una persona che ha una sessualità particolare".
Garofano insiste però sulla sua visione: "Quando lei vede il primo video che le viene spedito da Stasi lei dice subito; ‘Che vergogna’, ed era tra di loro. Era una battuta, ma ci fa capire la personalità di Chiara". A essere contraria a questa teoria è però anche la giornalista Rita Cavallaro: "La sua era una battuta, era ironica, se faccio una battuta non vuol dire che mi sto vergognando". Non può però che arrivare un’ulteriore controreplica di De Rensis: "Dopo questa presunta annunciata arrabbiatura lui ha fatto la tesi per un’ora e mezza, quindi mentre litigavano lui scriveva al computer".
La Cavallaro ci tiene però a smentire anche questa idea che si sta diffondendo: "Chiara non è mai arrivata a vedere questi video. Noi non abbiamo i log, lo dicono loro, ma ammesso che sia entrata nella cartella ‘Militare’ lei ci è rimasta 15 secondi. Se una donna vede qualcosa che non quadra non passa a fare altro, ma spulcia tra le varie cartelle". A riguardo arriva la chiosa del legale di Stasi: "Ha visto che noi non annunciamo? Noi abbiamo dato un incarico, non stiamo facendo annunci, anche se già immaginiamo cose. Vedremo i software che hanno usato, anche su quello ci sarà da parlare".
Continuare a insistere su questo tipo di movente appare però poco credibile anche per Infante, che lo sottolinea: "Se Chiara prende davvero atto di questa mostruosità ci si aspetta che possa gettare il computer in giardino e all’arrivo di Alberto fare lo stesso con lui. E invece lui arriva e riprende a lavorare al computer. Perché Chiara non dice nulla?".
Infante è interessato a conoscere l’opinione di Anna Vagli, che può analizzare la questione da criminologa. Al conduttore di Ore 14 appare strana l’idea di cercare prove ancora contro Stasi, visto che ora c’è un altro indagato: "Noi dobbiamo metterci nell’ottica della vittima, quello che può essere dannoso e offensivo per me può non esserlo per un altro. Non si sta riprocessando Stasi, la revisione richiede una prova nuova per permettere al condannato di essere prosciolto. Se quanto rivenuto dal consulente dei Poggi venisse confermato da un perito va a consolidare la condanna. Viene presentato solo con la revisione perché avrebbe un peso". Questo pensiero viene però subito smentito da Cavallaro: "Nella revisione servono elementi nuovi a discarico, non a carico. ".

Anna Vagli contro De Rensis: "Sempre sul personale"
Di fronte a questo ragionamento De Rensis non può stare in silenzio: "Domani chiamerò alcuni miei amici titolari della cattedra di procedura penale, uno a Modena, e chiederò di darmi ripetizioni sul processo di revisione". Vagli: "Ma l’avvocato dei Poggi non sono io". De Rensis "Lei è specializzata in tante cose, lo ha detto lei, quindi probabilmente anche in procedura penale". Vagli: "Sempre sul personale, quando non si hanno argomentazioni a fondamento si va sempre sul personale, non è corretto. Io ho solo spiegato il lato giuridico". De Rensis: "Posso scostarmi da questo tentativo di trasformare in un dibattito personale delle mie argomentazioni. Attendo con ansia il deposito dei monili, tutti gli avvocati sanno il motivo. Ovunque esso venga fatto. Non mi sto riferendo a lei, capisco che lei pensi che tutte le mie parole siano riferite a lei ma non è così".
La questione monili che erano indossati da Chiara Poggi e i relativi problemi viene avvallata anche da Garofano: "Non possono fare queste analisi da soli, oltre a non esserci la catena di custodia. Noi li abbiamo ispezionati, ma analizzato solo la cavigliera, è stata trascinata per i piedi, quindi potevano esserci tracce dell’assassino. Devono inoltre chiedere al pm l’autorizzazione per farli". Questo intervento viene apprezzato dall’avvocato, che dice: "Grazie, siamo tornati alla procedura sul pianeta Terra".
La nuova strategia di Andrea Sempio
La puntata si chiude con un accenno ad Andrea Sempio, attuale indagato per il delitto di Garlasco, che sembra avere cambiato modo di fare. Si è infatti passati dalle ipotesi varie sull’omicidio ad attribuire con certezza la responsabilità ad Alberto Stasi. Si dà spazio anche a una sua intercettazione del febbraio 2017, in cui diceva di essere interessato soprattutto al pensiero su di lui dell’autorità giudiziaria rispetto a quello dell’opinione pubblica, mentre oggi agisce in modo opposto. Adesso, infatti, ha parlato in diverse trasmissioni, mentre non si è presentato all’interrogatorio.
Spicca però anche un accenno del 37enne alla ciocca di capelli in mano alla vittima, di cui oggi non parla nessuno. Sagace l’intuizione di Cavallaro: "Nessuno attribuisce i capelli a lui, strano che lui allora avesse quel problema, non fa nemmeno parte di contestazioni già all’epoca".
