Garlasco in Tv, la 'leggenda' sui capelli nel lavandino e la loro sparizione. Infante sbotta: "Una continua minaccia, non è più accettabile"
Ore 14 Sera ha dedicato ampio spazio al caso Garlasco, dalle rivelazioni di De Rensis agli errori nella vecchia indagine. In chiusura lo sfogo duro di Milo Infante

"Ore 14 Sera" è regolarmente in onda giovedì 21 maggio 2026 nella sua normale collocazione, in una giornata che è stata decisamente convulsa in merito al caso Garlasco e ai vari personaggi che vi gravitano. Il team di difesa di Andrea Sempio, accusato dalla Procura di Pavia di avere ucciso Chiara Poggi, si è riunito per fare il punto della situazione e predisporre le consulenze che saranno depositate a breve, in merito a scarpe, consulenza personologica e intercettazioni, con la convinzione di poter dimostrare l’innocenza del loro assistito.
"Stiamo cercando di redigere una nostra relazione tecnica che, qualora sarà avvalorata da una perizia, poi vedremo. Se il piede di Andrea Sempio è scientificamente e tecnicamente incompatibile con l’orma di scarpa trovata il processo finisce" – ha detto l’avvocato Angela Taccia. I legali stanno inoltre dando una loro versione delle intercettazioni diffuse, alcune sarebbero incomprensibili, altre male interpretate. A questa si aggiunge il profilo psicologico, che si contrappone a quello fatto dal RACIS, che avrebbe individuato "un’innata capacità di mentire" da parte dell’indagato.
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Entra nel canale WhatsAppGarlasco, Ore 14 Sera puntata 21 maggio 2026: cosa è successo
Antonio De Rensis ritiene questa sia la sera adatta per dire cosa sia accaduto il 13 luglio 2022, data di cui aveva parlato più volte senza entrare nel dettaglio. In quel giorno lui era uscito dalla Procura di Pavia ottenendo una vittoria che riteneva importante perché riesce ad avere qualcosa che prima gli era stato negato per due volte, gli audio di alcune intercettazioni. Lui precisa: "In quel momento Alberto Stasi, Giada Bocellari, il mio studio e Alessandro De Giuseppe, oltre alla Procura di Pavia sapevano che io fossi diventato l’avvocato di Alberto, non lo sapeva nessun altro". Questo sarà il preludio per dire successivamente un fatto che non ha dimenticato.
Lui ci tiene a spiegare come sia arrivato ad assistere Stasi: "Questo servirà a cancellare alcune bufale che ho letto. Giada Bocellari stava affrontando un faticoso ricorso alla CEDU insieme a un altro professionista, l’altro non poteva più esserci, mentre Giada era molto impegnata. Lei si era confidata con Alessandro De Giuseppe sulla necessità di avere qualcuno che la aiutasse. Lui, e lo dico a tutti, è un mio carissimo amico, partecipa alle mie feste di compleanno come anche altri magistrati e professionisti, ha nominato me dicendo: ‘Penso sia bravo, se vuoi te lo faccio conoscere’. Io ho incontrato Giada, quando andiamo in carcere Alberto in modo risoluta mi disse: ‘Sia chiara una cosa, la ringrazio per l’impegno che metterà, ma lei si occuperà esclusivamente del ricorso alla CEDU, non avrà niente a che fare con l’omicidio di Garlasco’. Io gli ho detto: ‘Non si preoccupi, sono stato chiamato per quello’. Poi probabilmente, ma è una mia valutazione, forse Giada avrà apprezzato qualcosa, tempo dopo mi ha chiesto di darle una mano nel caso".
Rita Cavallaro ne approfitta per dare una notizia, l’apertura in giornata di un fascicolo da parte della Procura di Pavia per individuare un personaggio che si è spacciato come fonte della Procura che "ha dato a tante persone informazioni false, apparentemente erano notizie pro Stasi, ma in realtà erano volte a delegittimare l’inchiesta di Pavia. E’ una persona in corso di identificazione, non dovrebbe essere difficile arrivarci". Infante commenta: "Ci sono sei giornalisti in studio, sembra una barzelletta, non ce n’è uno che ha avuto la polpetta avvelenata da Mister X, mi sento escluso dal club, ma ce n’è uno da cui siamo esclusi? C’è una tessera?".
Le parole del padre di Andrea Sempio e la posizione del figlio
In giornata Giuseppe, il papà di Andrea Sempio, ha parlato al Tg1: "Noi siamo forti, siamo forti per l’innocenza di mio figlio, è quello che ci sostiene". La giornalista chiede se guardando negli occhi il figlio gli abbia mai chiesto se c’entrasse qualcosa: "Questa è una domanda a cui posso rispondere, mio figlio quel giorno era a casa con me, non c’è bisogno di guardarlo con me, poi ha fatto il tragitto a Vigevano. Poi siamo andati noi, abbiamo fatto la strada, ci sono le foto. Mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi, non c’entra niente, questa è una vigliaccata. Vigliaccata di chi? Non lo posso sapere, lo dico io così, conosco bene mio figlio, era un ragazzo normale quando aveva 18 anni, quando ne aveva 20, 30, adesso è un uomo normale, come tutti gli altri". L’uomo è stato interpellato anche sulle frasi scritte dal figlio sullo stupro: "Quelle cose lì guardate, non so neanche se altri hanno fatto, soliloqui, li faccio anch’io". Infante commenta: "Andrei veloce sull’ultima parte, non l’ho capita".
La giornalista Ilenia Petracalvina dice la sua: "Intende che tutti in famiglia fanno soliloqui, ne abbiamo ascoltati dal 2017", Il conduttore prosegur: "La collega del Tg1 aveva fatto una domanda sugli stupri, lui lo presenta come un ragazzo normale quando aveva 18 anni, la normalità è un concetto ampio. Mi stupisce questa fiducia nella giustizia a corrente alternata".
Arriva l’opinione di Luciano Garofano: "Loro si sentono vessati, da più di un anno sono all’interno dell’indagine, hanno letto gli atti, si sono resi conto che probabilmente il materiale contro si è molto ridotto, quindi è giusto che si sfoghino". Di fronte a questa osservazione Rita Cavallaro non riesce a stare in silenzio: "Si è ridotto? Ok, lo dice il generale, un generale dei carabinieri che dovrebbe saper fare le indagini e leggere le carte, oggi scopriamo con la Discovery che si è ridotto, ridottissimo. Ci sono 21 elementi, indizi in un castello accusatorio rispetto alle poche cose che sapevamo fino a poche settimane fa, ma si è ridotto". Garofano prosegue: "Io ho rispetto di tutte le opinioni, se si vuole essere obiettivi io non ho trovato niente di così categorico che possa dimostrare la responsabilità di Andrea Sempio, anche relativamente ai contenuti tecnici, quindi l’impronta 33 e il DNA. Gli altri elementi a mio avviso non smontano il comparto giudiziario che ha portato alla condanna di Stasi".
Infante interviene: "Il DNA e l’impronta 33 sono fondamentali, ma c’è anche l’impronta 42 davanti allo specchio, oggi gli investigatori ipotizzano che anche Andrea Sempio abbia un numero di scarpa compatibile con l’orma trovata porta la difesa a smontare questo". Garofano continua: "Siamo sempre al 42-43, bisognerà dimostrare se Sempio può calzarli e se Alberto Stasi può calzare una misura inferiore al 42, altrimenti di cosa stiamo parlando?". Cavallaro dice ancora la sua: "La Procura lo rimette sulla scena perché non c’è più la certezza assoluta che quella fosse una scarpa Frau 42, le certezze granitiche della sentenza vanno via". Dario Redaelli, criminalista consulente dei Poggi la interrompe: "Non condivido assolutamente, è una consulenza della Procura, quelle della parte civile e dell’indagato si confronteranno nel dibattimento davanti a un giudice, che deciderà. Non possiamo dire che quello che dice la Procura sia la verità. Il piede di Alberto Stasi è più piccolo di quello di Sempio di almeno un centimetro e sette millimetri, le misurazioni fatte nella perizia Testi del piede di Stasi era risultato lungo 25 centimetri" Di fronte a questa rilevazione controbatte De Rensis: "Possiamo lasciare dormire in carcere Alberto Stasi, che è stra colpevole, e concentrarci su Sempio? Io e l’avvocato Bocellari abbiamo assistito per un anno e mezzo di nuovo al processo Stasi rispetto all’interesse per questo procedimento. Siccome Stasi per la giustizia italiana è l’omicida lasciatelo dormire in carcere a Bollate dove va da dieci anni e mezzo e concentratevi a smontare l’indagine su Sempio. Stasi è colpevole, l’abbiamo già assodato, questa è distrazione mediatica, parliamo di Sempio". Redaelli replica: "C’è un particolare da sottolineare, l’indagine su Sempio nasce per scagionare Stasi".
Il legale non ci sta: "Questo è grave. L’indagine nasce perché il Procuratore Capo di Pavia decide di indagare, se diciamo che nasce per scagionare Stasi". Redaelli in realtà si collega all’esposto fatto nel 2016 dalla mamma di Stasi, che si era avvalsa di un’agenzia di investigazione, anche se quell’indagine era stata poi archiviata". Infante: "Non dovremmo citare l’informativa dei carabinieri del 2020?". Redaelli "Quella è successiva a quella del 2018, viene archiviata integralmente. Vengono affidate consulenze dalla difesa Stasi al dottor Ghizzoni, che fa valutazioni sulle impronte sul dispenser, della presenza dei capelli nel lavandino, oltre all’impronta 33". Infante va avanti: "Stante la correttezza di quello che dice, arriviamo alla fine. I Carabinieri di Milano decidono di trasformare questo lavoro in un’informativa, poi trasmessa alla Procura di Pavia. Poi leggendola, comincia a porsi domande. Sono i Carabinieri che notano qualcosa che non va".
Interviene Garofano: "La difesa Stasi fa una consulenza sul DNA, che rafforza quella di Linarello, la Procura ne dispone una al professor Previderé, il DNA diventa il catalizzatore di questa nuova indagine".
I capelli nel lavandino di casa Poggi e l’analisi dei tappetini
Si passa a parlare di una questione dibattuta negli anni, la presenza dei capelli trovati nel lavandino di casa Poggi, i carabinieri del Comando Provinciale di Milano li ritengono "incompatibili con l’idea che Alberto Stasi sia l’assassino e si sia lavato bene lì le mani". Infante commenta: "Faccio ammenda, per anni ho creduto che fossero entrati nell’indagine, che qualcuno li avesse analizzati, invece non c’è traccia da nessuna parte". Il conduttore chiede a Garofano cosa preveda il protocollo in questi casi: "Io non c’ero, gli agenti in genere li avrebbero raccolti, altri sono stati raccolti. Se non li hanno raccolti presuppone che qualcuno li abbia raccolti, molti reperti non sono stati presi dal RIS". Il giornalista sostiene di averne parlato con diverse persone intervenute, ma nessuno sa che fine abbiano fatto i capelli. "Leggenda metropolitana mai smentita narra che un carabiniere si sarebbe sentito male, avrebbe dato di stomaco nel water, si sarebbe successivamente lavato le mani nel lavandino, cancellando così i capelli, quindi una possibile prova. Questo ci viene raccontato ancora oggi, è un’ipotesi plausibile".
Garofano è però convinto che l’assassino si sia davvero lavato bene le mani, come dice la sentenza di condanna di Stasi, e che i capelli non si siano mossi da lì (lui ha fatto un video esperimento per dimostrarlo). Questo però per Infante non quadra: "Ammettiamo che Stasi si sia lavato e siano rimasti i capelli, arriva una persona che sta male e poi si lava le mani, e invece pulisce accuratamente il lavandino, è credibile? Se è vero quello che lei dice, vuol dire che la persona che ha pulito il lavandino, a differenza dell’assassino di Chiara Poggi ha usato tanta acqua e tanta cura per farli sparire".
Spazio a un altro punto che fa discutere, la mancanza di sangue sui tappetini della macchina di Stasi, la perizia Testi fa prove con vari passaggi sulle mattonelle di casa, per poi sedersi alzando e abbassando i piedi pensando di farlo in maniera simile a quando saliamo a bordo. In realtà, la giornalista ha messo in evidenza come il tocco sui tappetini sia ridotto, visto che poi i piedi vengono messi sui pedali. "E’ un errore avere strusciato i piedi sul tappetino, cosa che nessuno fa quando si sale – precisa Infante -, ma anche non avere usato una persona con lo stesso peso di Stasi (il prescelto pesava 25 kg in più). Non sono inoltre stati usati gli stessi tappetini presenti nella sua macchina, prima quelli di un camper, poi ne vengono presi altri. Noi siamo in una scena del crimine dove i carabinieri entrano senza calzari, il capitano Cassese lascia le mani sulle pareti, al massimo ci fai scendere uno agile che non si appoggia. C’era tanto sangue, ma si poteva evitare, Alberto può avere evitato inconsciamente quei punti con il sangue".
A chiudere la puntata di Ore 14 Sera, il conduttore Milo Infante ha preso la parola con toni netti e diretti: dopo avere ricevuto una comunicazione dall’avvocato dei Poggi, Gianluigi Tizzoni, che non ha mai voluto essere presente: "Da dove Milo Infante ricava la certezza sul mancato scambio dei pedali? Siete sicuri di dire cose non suffragate da elementi oggettivi? Secondo me l’informazione pubblica non dovrebbe finanziarvi".
Lui non può non replicare: "Questa continua minaccia, questo continuo modo di attaccare chi non la pensa come voi: ‘Vi devono chiudere, vi togliamo i soldi, vi denunciamo’ non vi fa onore. Noi siamo per la libera informazione. Là dove sbagliamo ci sono le aule dei tribunali. Se chiuderemo sarà per una nostra scelta, non perché ci minacciate. Dire che non siamo degni del servizio pubblico è un’intimidazione che respingo al mittente. Basta! Non è più accettabile. Spero un giorno di trovare un giudice che mi dica che ho tutte le colpe del mondo. Ma continuare a sentirsi dire da quattro gatti che dovete chiudere, che non siete degni del finanziamento pubblico… Ma perché? Perché non vi applaudiamo? Volete l’applauso? In questo studio di applausi non ce ne sono".
