Garlasco in Tv, Infante: "Stasi colpevole comodo". De Rensis stronca il movente: "Si può uccidere per questo?"

Nel corso della puntata di Ore 14 Sera di giovedì 2 aprile 2026 si è parlato a lungo del caso Garlasco, con attenzione all'indagine che ha portato alla condanna di Stasi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Ore 14 Sera" è regolarmente in onda come ogni settimana anche giovedì 2 aprile 2026, pronto a dare gli ultimi aggiornamenti sul caso Garlasco, ora che manca poco alla chiusura delle indagini, che vede indagato Andrea Sempio per concorso in omicidio.

Milo Infante fa riferimento in primo luogo a quanto emerso questa mattina durante "Mattino Cinque", dove si è parlato dell’individuazione di Ignoto 2 (uno dei due DNA presenti sulle unghie della vittima), anche se in realtà sembra si tratti di una boutade, almeno secondo le fonti di cui è in possesso la trasmissione.

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Garlasco, Ore 14 Sera puntata 2 aprile 2026: le ultime voci tra scoop e disinformazione

Milo Infante interroga subito Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che era assente nelle ultime puntate di "Ore 14 Sera" (c’era la collega Giada Bocellari), chiedendogli cosa lo abbia colpito delle voci diffuse recentemente, poi quasi tutte smentite: "Apprezzo la domanda, ho raccontato qualche passaggio della mia esistenza, forse ha dedotto qualche mia sofferenza, credo di essere un uomo coraggioso. È diverso quando vieni deluso, in questo periodo l’indagine è in una fase di presunto stallo, ma credo stiano lavorando tanto, è possibile si sviluppino voci incredibili, volte a disegnare scenari anche inesistenti. Qualcuno ha detto che io percepisco denaro nelle trasmissioni, cosa che è non solo falsa, ma soprattutto proibita. Anzi, nei primi 3 mesi di indagine io ho fatto avanti e indietro con la mia auto due o tre mattine alla settimana da Bologna a Milano senza chiedere nessun rimborso. Io avevo messo in preventivo questo gioco". Il giornalista gli chiede poi degli audio di cui parla da tempo Roberta Bruzzone, dove lui avrebbe fatto dei nomi in merito all’omicidio: "Siamo nella fantascienza se parliamo di depistaggio investigativo. Facciamo un esempio, io vengo a cena con lei, che è un vice direttore Rai, le dico di avere saputo che il dottor Fazzo è andato a Miami, è un idiota se non verifica quello che ho detto e parte in quarta. Tutto questo si fonda su basi irreali, eventualmente illegali".

Il giornalista coinvolge anche Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, in merito ai commenti negativi che li riguardano, con un’attenzione particolare al figlio Marco. "Certe illazioni su Marco Poggi sono incommentabili. Io non sono loro parente, ma che io sappia Marco lavora in Veneto, ha un’attività che ha scelto di fare lì, passando da un’attività simile che aveva nel milanese per tenersi lontano da una situazione che per lui era troppo pesante. È forse la persona che ha sofferto di più per la scomparsa della sorella, a cui era affezionatissimo. I genitori erano due lavoratori, tornavano la sera, era Chiara a essergli vicina negli anni della crescita. Mettiamoci nei loro panni, hanno perso una figlia su cui avevano investito affetto, denaro, si sentono adesso accusati di voler coprire qualcosa o qualcuno, e questo qualcuno è l’altro figlio".

Infante prosegue il botta e risposta con Redaelli, chiedendogli spiegazioni sull‘atteggiamento granitico dei Poggi nel sostenere l’estraneità di Sempio da subito: "La gente non se lo spiega perché non conosce il parere della famiglia, loro non credono che Sempio sia totalmente estraneo, fanno delle valutazioni sulla base della verità giudiziaria, si trovano di fronte a una nuova indagine, la nomina di nuovi consulenti è volta a capire se tutto è davvero come è stato detto". Il giornalista fa quindi una domanda importante: "Lei può dire finora che tutte le accuse portano a Stasi?". Questa la risposta: "Finora per la mia parte di indagine, l’analisi della scena del crimine, non è stato evidenziato alcun elemento che toglie oggettivamente il condannato dalla scena del crimine, mettendoci l’attuale indagato".

Redaelli fa poi una precisazione sulla posizione della difesa in merito all’ormai nota impronta 33, presente sul muro della scala dove è stato trovato il cadavere di Chiara Poggi, all’epoca si era detto fosse "logico e fattuale fosse dell’assassino", ora l’idea è parzialmente differente: "Noi riteniamo sia logico e fattuale si trovi in un punto a cui si può appoggiare chiunque scende da quella scala. Non a caso, non è l’unica impronta così rossa presente sulla scala, ce n’è un’altra vicina, con la stessa morfologia, la stessa altezza rispetto ai gradini, ma non valorizzata dai RIS all’epoca perché non aveva le linee papillari. Marzio Capra aveva detto quello nell’immediatezza della scoperta dell’impronta".

De Rensis fa un’osservazione rilevante, anche sulla base della sua esperienza: "Quando le indagini sono così tanto graniticamente silenti ho sempre riscontrato elementi in mano a chi investiga. Credo che le indagini tradizionali daranno elementi importanti, intendo SIT, accertamenti, dobbiamo capire la cornetta".

Infante interpella i presenti con un quesito che non è così scontato: "Ma non è che Stasi era un colpevole troppo comodo?". A questo risponde De Rensis: "Era certamente comodo, troppo non lo so, diciamo facile. Era facile andare su di lui, non a caso è stato l’unico a essere stato sentito subito per decine di ore". Il giornalista Umberto Brindani: "È bastato un rapporto provvisorio dei RIS, poi smentito, che parlava di sangue di Chiara sui pedali della sua bicicletta per portarlo all’arresto", conclude Infante: "La narrazione intanto era fatta". Interviene Redaelli: "io credo che nell’immediatezza gli investigatori avessero la certezza che Stasi fosse il colpevole, al punto tale che nelle SIT fatte durante la notte chi le sottoscrive sono i tre vertici della territoriale. Pensavano che lì lui avesse confessato".

La testimonianza a sorpresa su Alberto Stasi

La redazione del programma ha a sorpresa trovato alla presentazione del libro del giudice Vitelli una professoressa di inglese di Alberto Stasi al liceo, che ha voluto scrivere una lettera su di lui (ha chiesto di non rivelare la sua identità), per Infante questo è importante visto che finora non avevano parlato persone a lui vicine. "Ho un ottimo ricordo, sia come allievo sia come persona – scrive -. È sempre stato molto educato e non ha mai detto una parola fuori posto, il classico ragazzo di buona famiglia che era stato allevato nel migliore dei modi. Come allievo era molto preciso e puntuale nel suo lavoro scolastico, non mi è mai capitato di riprenderlo. Durante le interrogazioni, pur essendo sempre preparato si agitava e gli tremava la voce. Vorrei dire a chi lo giudica per la sua telefonata al 118, che può sembrare fredda e senza emozioni, che quella è proprio la sua voce. E a chi lo definisce ‘il biondino dagli occhi di ghiaccio’ posso assicurare che non era affatto un ragazzo senza emozioni. Dopo ogni compito in classe i suoi fogli erano sempre umidi di sudore per l’agitazione. Da mamma posso immaginare il dolore dei genitori di Chiara, ma allo stesso modo posso solo immaginare che cosa la signora Elisabetta Ligabò, la mamma di Alberto, abbia dovuto soffrire in questi anni. Sono convinta da sempre che sia innocente, credo che chi lo conosce almeno un po’ la pensi come me".

Infante fa un’osservazione dopo il testo: "Sappiamo che lui era uno che sudava tanto, quindi con tutto quello che è capitato possiamo immaginare sia arrivato a casa fradicio, sporco di sangue e la prima cosa che fa è mettersi davanti al computer? Onestamente, prima fai una doccia, ti pulisci, fai sparire l’arma del delitto e poi accendi il PC e ti crei un alibi".

Il giornalista si rivolge quindi a Redaelli, chiedendogli quale sia, da criminologo, la prima cosa che fa un assassino: "La prima cosa è liberarsi dell’arma, cambiarsi degli indumenti se sono sporchi di sangue. L’unico che avrebbe potuto cambiarsi in quella casa prima di uscire era proprio lui, perché era l’unico che la frequentava. Anzi, in quel periodo l’idea era di fare gli sposini, quindi ci sta che avesse il pigiama, una maglietta o un altro paio di pantaloni. È un’altra suggestione". A questo replica De Rensis: "Quello che dice può essere vero, ma sappiamo che non è un omicidio premeditato, persone negli studi Tv hanno sempre accusato Alberto di non avere dormito tutte le sere a casa di Chiara (lo ha fatto due notti). O uno dorme e c’è la roba, o non dorme non c’è la roba. Credo che proprio i tempi siano il tallone di Achille della sentenza di condanna".

Il conduttore continua la sua analisi: "Dopo l’omicidio Stasi chiede copia della tesi perché si deve laureare, da uno come lui ti aspetti che il delitto sia premeditato. Io arrivo, in modo silenzioso e nascosto, parcheggio la bicicletta davanti, entro con lei, porto lo zaino con armi, guanti, cambio, quando ho fatto tutto con calma mi pulisco, mi lavo in giardino, posso fare la doccia in casa tanto la frequento e l’impronta non genera dubbi, ma questo non ha un riscontro. Sotto pressione lui va nel panico".

L’analisi dei computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi

Non può mancare uno spazio dedicato all’analisi dei computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, oggetto di una consulenza da poco depositata in Procura. Sembra che il PC della ragazza non fosse usato solo da lei e dal fratello, ma anche da altri, sulla base di alcune ricerche. Non solo, era presente un file con una serie di video intimi dei due fidanzati, in una cartella Albert,zip, alcuni successivamente coperti da password, uno no, ci sarebbero stati numerosi tentativi di violare quelli protetti tra giugno e luglio, mentre quello non protetto non lo apre nessuno. Infante fa un’osservazione: "Se si agisce così sono due le strade, o lo conosco, oppure l’ho copiato, magari su una chiavetta, e me lo sono portato via".

A questo risponde Redaelli: "Non sono un esperto informatico, sarebbe strano non aprire un file visibile e tentare di aprire più volte gli altri".

Ci sono inoltre ricerche sul PC della vittima di ragazze del paese, alcune frequentanti la scuola di Marco Poggi, eseguite in un periodo in cui la giovane era a Londra da Stasi. Infante ne approfitta per chiedere a Redaelli se abbia visto la famosa cartella ‘Militare’ sul PC di Stasi: "Io no, non mi interessa, per la mia attività non serve. Mi sono chiesto se ci fossero immagini con scene insanguinate perché potevo pensare a un tentativo di emulazione, ma mi è stato detto di no, quindi non me ne sono interessata". Il giornalista ritiene non sia sbagliato andare a vedere i contenuti, visto che la difesa sostiene possano essere all’origine del movente: "Io sono un criminalista, non un criminologo, sembra abbia visto queste immagini e poi ripreso il lavoro sulla tesi del fidanzato. Nessuno sa la situazione accaduta in casa. Lei potrebbe avere detto qualcosa prima che lui andasse via. Aggiungo una suggestione, se Chiara avesse chiesto ad Alberto di cancellare alcune immagini che non le andavano e poi si fosse accorta banalmente aprendo per un secondo che il fidanzato non l’aveva fatta…". Interviene De Rensis: "Si può uccidere per questo?". Redaelli risponde: "Io non lo posso dire, ma questo può essere un motivo". Il legale chiosa: "Ma non lo può dire nessuno!".


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