Garlasco in Tv, le lettere della mamma di Sempio a Stasi. Infante: "Cariche di odio". I dubbi della Procura sulla vecchia inchiesta
Ore 14 Sera ha parlato interamente del caso Garlasco venerdì 15 maggio 2026, con attenzione a quanto rilevato dalla Procura di Pavia, senza trascurare gli errori del passato

Conclusa la trasmissione nella versione pomeridiana, Milo Infante continua ad andare in onda con "Ore 14 Sera", cosa fatta anche venerdì 15 maggio 2026, con uno speciale dedicato al delitto di Garlasco, ora che si avvicina il momento in cui conosceremo il destino di Andrea Sempio. Il titolo scelto per la puntata è davvero particolare: "Il grande complotto di Garlasco", il conduttore riferisce: "E’ un grande complotto che potete interpretare come volete, che possiamo andare a scoprire insieme dal 2007, si trascina nel 2016-2017, anzi trova la sua massima espressione secondo la Procura di Brescia e quella di Pavia, poi arriviamo nel 2025, dove per qualcuno il grande complotto è quello che sta vivendo Andrea Sempio, siamo stati abituati ad ascoltare per mesi la sua verità".
Garlasco, Ore 14 Sera puntata 15 maggio 2026: i tanti errori commessi e gli aspetti poco chiari
Infante sottolinea: "Qualcuno è stato indagato, qualcuno lo sarà, ma qualcuno non lo sarà perché la giustizia italiana funziona così". Interviene Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi: "Qualcuno è stato condannato, a quasi sei anni", il conduttore precisa: "In realtà i condannati sono due, uno è il colonnello Pappalardo, che con dedizione il 24 dicembre 2016 va nell’ufficio del dottor Venditti a fotografare documenti che dovevano essere riservati (era l’esposto presentato dalla mamma di Alberto Stasi). Chi glielo chiede è un mistero, ma sappiamo che un altro condannato, il maresciallo Scoppetta, gli manda tanti messaggi quella mattina, anche se lui non ha nessun ricordo. Non solo, quando gli fanno delle domande non sa cosa rispondere, ci sono tanti ‘Non ricordo’. Attenzione, non è l’unico che non si ricorda niente, anche Cassese, l’allora Capitano, riesce a condurre con i suoi uomini tre interrogatori diversi, con tre persone diverse. Poi uno si sente male, chiamano il 118, arriva l’ambulanza, è Andrea Sempio che sviene, anni dopo sarà sua mamma a sentirsi male quando gli viene fatto il nome di un vigile del fuoco. Incredibilmente Cassese salta da una SIT all’altra, mette a verbale che è presente ma dimentica di interrompere il verbale quando arriva l’ambulanza, quando Sempio va a prendere lo scontrino. Tante sono le irregolarità, al punto tale che i magistrati di Milano quando lo sentono gli dicono: ‘Si ricorda che le false intercettazioni al PM sono reato?’, poi trasmettono gli atti a Brescia, che sta per chiudere l’inchiesta sulla corruzione".
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Entra nel canale WhatsAppFinora la Procura di Brescia ipotizzava un presunto corrotto, l’allora Procuratore Maurizio Venditti, e un presunto corruttore, Giuseppe Sempio, che avrebbe mobilitato 60 mila euro per ottenere l’archiviazione del figlio. Ora ci sono nuove intercettazioni che farebbero uscire di scena Venditti, che coinvolgono Andrea Sempio, Silvio Sapone, ex ufficiale di Polizia Giudiziaria braccio destro del PM, e Federico Soldani, ex avvocato dell’attuale indagato per il delitto di Garlasco. Sempio dice: "Mi ha proposto la roba", secondo la Procura sarebbe una trattativa con l’ex capo della Polizia Giudiziaria Sapone. Soldani, invece, riceve i soldi in contanti della famiglia Sempio nel suo studio, circa 45 mila euro, suddivisi tra i tre avvocati che lui aveva all’epoca. Uno di loro, Lovati, non esclude però che il denaro possa essere servito anche per altro.
Infante mostra poi una lettera che il professor Giarda, allora avvocato di Stasi, aveva scritto al giudice Vitelli manifestando un grave problema: "Attraverso questa operazione globale di intercettazione telefonica e ambientale, costantemente monitorata da parte della Pubblica Accusa, la quale era in grado di conoscere in anticipo sia la strategia difensiva sia le numerose e differenziate analisi tecnico scientifiche che i diversi consulenti nominati stavano svolgendo su incarico delle difese".
Arriva il commento di De Rensis in merito al modo di agire degli inquirenti negli anni: "Da una parte abbiamo un ragazzo che viene torchiato 10 ore nelle prime 24 dal delitto. Quando interroghi una persona dalle 23.45 alle 7 del mattino vuoi che crolli. Dall’altra parte, e lo dico come lettore abbiamo qualcuno che dice: ‘Scusa, ti disturbo? Posso venire? Stai tranquillo che non ti succede niente, due minuti e abbiamo fatto (in riferimento alle telefonate che l’ex capo della Polizia Giudiziaria Sapone faceva a Sempio, ndr). Si vede il grido di dolore del professor Giarda, quando toccano Giada (Bocellari, ndr) mi arrabbio di più di quando toccano me. Penso alle grida silenziose di Giada nel 2017 quando lei non poteva provare quello che stiamo leggendo oggi, ma essendo una donna intelligente probabilmente lo aveva capito. Sapone è stato imbarazzante, era il capo della PG, si definisce ‘Asino nelle intercettazioni’ e dice: ‘Io non ho letto le carte dell’indagine’, non ho mai parlato con Sempio".
Pur parlando della gravità di quanto sta emergendo, Infante dice: "Se rinasco voglio nascere Grassi. E’ un ragazzo fortunato, un giovane avvocato, civilista, lavora in uno studio legale e fa parte di una triade di uno studio di avvocati fortunati perché riescono a ottenere un compenso piuttosto importante, in nero, per attività di norma svolte per importi molto più bassi. Lui ha percepito 15 mila euro dai suoi colleghi e dice: ‘Io non ho fatto niente, ho fatto una foto alle scarpe di Sempio e le ho girate a una trasmissione Tv’, lo dice lui. Fa l’attività che fanno le segretarie o i praticanti, la collazione degli allegati, la so fare persino io. Altri 15 mila euro li prende Soldani e altri 15 mila Lovati, fatturati sono 90 mila".
Si sottolinea poi un’intercettazione di Sempio, che dice: "Mi ha proposto la roba", in riferimento sempre a Sapone, frase che agli inquirenti ha fatto pensare a qualcosa di illecito. Su questo interviene De Rensis: "Cosa può proporre un ufficiale di Polizia Giudiziaria a un indagato? Comunica, non propone. Il verbo proporre è singolare".
Le impronte trovate in casa Poggi
Nella seconda parte di programma vengono mostrate le diverse impronte estranee trovate sul muro di dove c’era il corpo, diverse di Cassese, Infante si chiede: "Come è possibile che non ci sia stata attenzione a non tocchicciare il muro, dove poteva esserci, come pare ci sia l’impronta dell’assassino? Non c’è un protocollo che impone di indossare calzari e guanti su una scena del crimine?". A questo risponde il generale Garofano: "C’è, è stato un errore, è indubbio non riconoscerlo, ma ricordiamoci che è avvenuto 19 anni fa. E’ un errore, non lo dico per giustificarlo, noi siamo entrati tre giorni dopo e avevamo applicato i protocolli, ho fatto però fatica in quegli anni a insegnarli a tutta l’Arma. Ancora oggi si fanno errori, sono entrati con la determinazione di voler capire le cose, ma in maniera disordinata, non con i dispositivi che consentivano di proteggere le tracce". Infante rileva: "Solo Cassese si è appoggiato quattro volte al muro, non sapremo mai se sotto la sua ci fosse quella dell’assassino. E’ poi arrivato qualcuno che ha girato il corpo, quindi addio all’impronta insanguinata sul pigiama. Non potevano trovare le impronte digitali, ma il DNA sì, oltre alla grandezza delle mani". Garofano precisa: "E’ stato il medico legale a decidere di spostare il corpo nella tavernetta, un errore madornale, ma è così".
Diversi risultati emersi oggi sconfessano il passato, come evidenziato da Infante:"Sul tappetino del bagno sono state dette due cose granitiche, su cui si basa la sentenza di condanna, è una 42 e di marca Frau. Oggi la BPA della nuova inchiesta non dà certezza sulla marca Frau, ma soprattutto il piede di Sempio celato per anni agli investigatori è un 42-43. Prima invece abbiamo sempre creduto che Sempio portasse la 44".
Un accenno anche all’ormai nota impronta 33 sul muro della scala, la differenza rispetto all’analisi dei RIS dell’epoca è forte. Garofano commenta: "Noi abbiamo criticato la consulenza di Caprioli e Iuliano in maniera scientifica, loro hanno usato termini non consoni a professionisti, ci sono offese, sostengono che abbiamo usato ‘metodiche insensate’. Sono state confrontate più di 50 persone, tranne Sempio, compreso Stasi, non è attribuibile. La procedura che abbiamo utilizzano loro non la conoscevano, ma soprattutto non hanno dimostrato il riconoscimento delle quindici minuzie, per me non ci sono. Vedremo un perito, che spero sarà chiamato in Corte d’Assise, anche i consulenti della famiglia Poggi concordano sulla non attribuibilità". De Rensis interviene: "Sei ufficiali del RIS hanno avallato i nostri consulenti, con un esperimento giudiziale hanno confermato che l’impronta fosse bagnata. Se era bagnata forse non è stata lasciata il 4 agosto (ultimo giorno in cui Sempio dice di essere stato in casa, ndr)".
I soliloqui in auto di Andrea Sempio
Impossibile non citare uno dei tanti soliloqui in macchina di Sempio, dove sembra fare riferimento a una sua presenza in casa: "Pensa allora a sto punto uno prende la perizia che dice che il sangue era secco e non rilascia le gocce, ma quella è la versione che usano per… Perché ancora prima hanno detto.. Loro hanno detto che l’hanno.. sulla destra.. han..il sangue.. E hanno.. Proprio sulla destra per stare attento perché c’era il sangue. E gli han detto: ‘No’. Lui dice di non aver.. con i piedi.. Eh vabbè, ma allora non c’era tutto quel sangue. Quando sono andato io [oppure ‘Quando sono andato via’] il sangue c’era". . E allora, debitamente inconsapevole, cioè lui (Stasi) non se n’è reso conto ma senza accorgersene ha evitato le macchie. E gli han detto: ‘No, stronzata’. E allora ‘Era d’estate ma era secco’. Vabbè, questo ci può stare, e da lì stanno cavalcando l’idea che il sangue fosse secco".
Infante commenta: "Gli avvocati cercheranno di smontare quello che a ruota libera il loro assistito ha continuato a dire".
Le lettere della mamma di Sempio ad Alberto Stasi
Il conduttore ci tiene però a parlare anche di alcune lettere che la mamma di Sempio ha inviato in carcere a Stasi, "sono lettere cariche d’odio, cariche di rancore, dove lei lo accusa di avergli rovinato la vita. Tipo ‘Abbiamo fatto tanti sacrifici, poi arrivi tu e siamo costretti a spendere tutti questi soldi’". Le missive sono due, ma quella che colpisce maggiormente è la seconda, del 31 gennaio 2019.
"Ti ho scritto una lettera più di un mese fa, alla quale come supponevo non ho avuto risposta, però mi ha confermato che la giustizia italiana con te non ha sbagliato. Stai tranquillo, non ho intenzione di insultarti, ti basta guardarti allo specchio la mattina. Auguro solo a te e a tuti quelli che hanno fatto del male alla mia famiglia e a mio figlio Andrea che Dio o il destino o la vita (chiamalo come vuoi) vi riservi né più né meno ciò che vi siete meritati. Un consiglio per tua madre. Signora? Se quando guarda negli occhi suo figlio vede un innocente (come ha dichiarato in tele alle Iene) le consiglio una bella visita oculistica, ne ha bisogno, ma da uno specialista bravo. Se non ha i 120 euro per la visita glieli offro io. Ci siamo mangiati migliaia e migliaia di euro a causa delle vostre indagini difensive e da innocenti, 120 euro non mi cambieranno la vita. E se per caso ti venisse in mente di strumentalizzare queste due lettere per fare ancora qualcosa sappi che ho le focopie e sono state visionate da un avvocato. Addio".
Le lettere sono venute alla luce in questi giorni in concomitanza con la Discovery, Infante chiede un parere alla psicoterapeuta Sarah Viola. "Inquientante che una mamma che ha comunque con sé ancora il figlio o non ha perso una figlia scriva a un ragazzo che è in carcere e che o è l’assassino della sua ragazza o l’ha persa tragicamente una lettera crudezza. Mi viene da dire aggressività gratuita, perché farlo? Ogni figlio respira l’aria in cui cresce, questa è l’aria che Sempio ha respirato. Nello sfogo si assimila alla mamma, peccato che quella donna ha un figlio in carcere, un’altra ha la figlia morta, lei si stava impegnando economicamente ma non aveva questi problemi. Nei soliloqui Sempio è ossessionato, perché parla di tracce di sangue, di Chiara, perché? E’ un’ossessione sul delitto di Garlasco, non è empatica o affettiva". Infante commenta: "Quando sa della morte di Chiara non sa quello che tutti avremmo fatto, chiamare Marco Poggi, che era suo amico".
Non può mancare l’intervento di De Rensis: "Elisabetta (la mamma di Stasi, ndr) ha perso i due amori della sua vita, il marito Nicola, morto un anno dopo l’annullamento dell’assoluzione, e Alberto, che è in galera, avrebbe potuto scrivere 20 di queste robe, non le chiamo lettere. Questi scritti si commentano da soli, ma presto tutto assumerà una luce diversa. Noi possiamo avere mille sentimenti e difficoltà, ma quando escono le parole abbiamo qualcosa dentro, queste sono irripetibili. Tra l’altro ce n’è un’altra con un finale interessante leggere". Infante la mostra subito: "Negli anni ho lavorato come vigilatrice penitenziaria presso il carcere di Voghera. In molte celle c’era un cartello con scritto: ‘Con i soldi e la giustizia la metti in c**o alla giustizia’, quanto è vero.La mia famiglia pagherà per anni per qualcosa di ingiusto, MIO FIGLIO E’ INNOCENTE. Ci siamo riempiti di debiti per pagare gli avvocati. Ci avete rovinati!". Rita Cavallaro commenta: "Sono stati rovinati perché hanno dovuto spendere 45 mila euro, ma non certo per gli avvocati. La telefonata di Sapone: ‘Quando mi ha proposto quella roba’, che cos’è?".
Il particolare comportamento di Sempio e il futuro di Stasi
Il conduttore ci tiene a mettere in evidenza cosa ha fatto Sempio dopo avere saputo della riapertura dell’inchiesta. Lui viene invitato a ritirare un atto giudiziario a febbraio di un anno fa, ma non sa ancora di essere indagato per l’omicidio. Basta quella chiamata per fargli capire a cosa si riferisse la documentazione, otto minuti dopo in auto dice: ‘Ancora sta storia? Cosa mi devo aspettare? ". Al ritorno dal lavoro getta la spazzatura vicino a casa, ma conserva una busta, che verrà gettata nell’isola ecologica vicino a dove lavora. Il sacchetto viene poi recuperato dagli investigatori, prima che venga attivato un compattatore. All’interno c’è un foglio, da un lato una serie di appunti sugli approcci con le donne, dall’altro varie parole, le prime ‘inizio scoperta’, l’ultima ‘assassino. Gianluigi Nuzzi, lo sappiamo bene, ha giustificato quel biglietto come degli appunti che lui gli aveva chiesto di fare per il suo spettacolo teatrale. Rita Cavallaro sottolinea: "Il biglietto non collima con il racconto fatto da Angela Taccia su come lui ha scoperto di essere indagato. Lui dice di essere a cena con i genitori, l’avvocato si ricorda di essere stato con lui in un bar e averlo sentito alla radio". Infante commenta: "Se il biglietto è una cosa innocua perché buttarlo?".
De Rensis chiude parlando della sua attività: "Ci auguriamo che la Procura Generale si attivi, sarebbe un fatto molto importante, ma stiamo anche lavorando in maniera forte, vogliamo prima dell’estate, può essere il 10 luglio, il 30 giugno, depositare l’istanza di revisione. Speriamo che la Procura Generale si autodetermini". Bocellari spiega meglio i tempi: "Il quadro per noi è grave, per quanto riguarda la posizione di Stasi viene disintegrata dalla Procura la sentenza di condanna da tutti i punti di vista. C’è da valutare il suo aspetto psicologico per evitare ulteriori contraccolpi, ha già subito parecchi danni. L’ultima decisione sarà sua, il quadro è solido ci sarebbero tutti i presupposti per richiederla. Stiamo facendo una valutazione per la revisione, speriamo di riuscire a procedere prima dell’estate". De Rensis precisa: "E’ in semilibertà, ma non può incontrare la mamma a casa, diciamo che non può tornare a Garlasco. Gli equiibri per lui sono stati faticosi, io lo ammiro tantissimo, è diverso da come gli analisiti della telefonata al 118 lo avevano descritto. E’ pieno di fede, molto rispettoso del prossimo, molto attento alle regole".
