Garlasco in Tv, Infante sbotta: “Non si immagina più un delitto d'impeto". Caos dopo la nuova consulenza: perché

La puntata di Ore 14 di martedì 13 gennaio 2026 è dedicata in parte al delitto di Garlasco, con attenzione alla ricostruzione dei Poggi, che non convince Infante

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"Ore 14" ha dedicato uno spazio al delitto di Garlasco come quasi ogni giorno anche nella puntata di martedì 13 gennaio 2026. Un’attenzione particolare è stata rivolta alla perizia realizzata dai consulenti della famiglia Poggi, volta a ricostruire la dinamica del delitto che ha portato alla morte di Chiara, pur senza cambiare idea sulla colpevolezza di Alberto Stasi, da dieci anni in carcere.

Tutto parte da quanto emerso recentemente, la presenza del DNA del condannato sull’Estathè che era presente nella spazzatura, segno evidente di come lui possa avere fatto colazione quella mattina, per poi uccidere la giovane. Lui, invece, aveva riferito di averlo bevuto con ogni probabilità la sera prima quando si trovava in casa per mangiare la pizza con la fidanzata.

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Garlasco, Ore 14 puntata 13 gennaio 2026: la nuova perizia della famiglia Poggi

Secondo quanto messo in evidenza da parte dei consulenti della famiglia Poggi, l’aggressione da parte di Alberto Stasi ai danni di Chiara Poggi sarebbe partita in cucina e non in salotto, come invece avevano sostenuto i RIS che si erano occupati dell’indagine all’epoca. Successivamente i due si sarebbero spostati in soggiorno, dove lei è stata colpita a morte, per poi gettarla sulle scale che portano alla cantina.

La dinamica omicidiaria prospettata dalla BPA del 2007 eseguita dal generale Garofano sarebbe estremamente diversa rispetto a quella individuata dal consulente Dario Redaelli. A cambiare la prospettiva è stato proprio il DNA di Alberto trovato sulla cannuccia del thé freddo, mentre lui avrebbe bevuto la bevanda i due avrebbero iniziato una discussione, poi degenerata nell’omicidio. La loro consulenza conterrà però anche alcune analisi su alcuni accessori che la vittima indossava quel giorno, su cui non era mai stata ricercata la presenza di materiale genetico. I genitori della ragazza hanno conservato in buone condizioni questi oggetti nel corso degli anni, anche se al di fuori della catena di conservazione dei reparti. Da quanto emerso, il risultato di queste analisi sarebbe interessante da quanto riferito loro, pur senza esprimersi in maniera più dettagliata. Quello che loro hanno individuato sarà presentato ai giudici se dovesse aprirsi un processo di revisione per portare a dimostrare l’innocenza dell’ex fidanzato.

Milo Infante sottolinea come non capisca l’intento dei familiari della vittima di far analizzare i gioielli della giovane: "Se sono prove interessanti che vanno contro Alberto Stasi perché non presentarle subito a favore di Andrea Sempio?" – chiede il giornalista. Su questo viene interpellato il dottor Tanga, procuratore generale aggiunto a Milano: "Secondo me non è una scelta errata, anch’io farei così. Ora il rischio di una richiesta revisione è prematuro, la famiglia Poggi ha il diritto di stabilire dopo gli elementi alla Procura di Brescia gli elementi che vanno contro Stasi".

Questa risposta non convince comunque Infante, visto che quello che loro sostengono di avere tra le mani andrebbe a carico del condannato, riducendo la possibilità di addossare la colpa a Sempio, attuale indagato. Su questo Tanga ribatte: "A che titolo possono farlo? Non sono parte civile, lo erano con l’altro imputato, ora stanno facendo un’attività a favore dell’immagine della famiglia". Anche questo lascia dubbi nel giornalista: "L’immagine della famiglia è legata alla colpevolezza di Stasi? Se io dovessi essere a conoscenza di prove che possono scagionare chi rischia un processo non presento evidentemente queste prove, ma devo aspettare la richiesta di revisione di chi è stato condannato".

Infante continua però a essere perplesso: "Non si immagina più un delitto d’impeto, ma qualcosa che si sviluppa dopo che Alberto inizia a parlare con Chiara, lei fa colazione, gli offre il thé, loro rigovernano (tutto è stato gettato nella spazzatura, ma questo fa passare il tempo rispetto ai pochi minuti disponibili. Non c’erano motivi spaventosi, visto che i due avrebbero mangiato e bevuto insieme, la dilatazione dei tempi è spaventosa". Anche Candida Morvillo, giornalista del ‘Corriere della Sera’ crede poco a questa versione: "La ricostruzione di Poggi parte da qualcosa privo di significato. Il DNA di Alberto sul thé può essere finito la sera prima quando ha mangiato la sera prima. Potrebbe esserci finito anche la sera prima, il bric potrebbe essere rimasto su un comodino o in salotto, per poi buttarlo successivamente".

La teoria della giornalista viene smentita dalla criminologa Anna Vagli: "L’immagine di Chiara che ci viene data dalla famiglia ci fa credere che lei fosse una ragazza precisa, mai avrebbe lasciato in giro cose. La spazzatura è un diario di bordo dell’assassino per chi fa profilazione criminale, racconta i rituali di una persona. Chi uccide si occupa di costruirsi un alibi, ma non di quello che è più ovvio, come la spazzatura. L’investigazione tradizionale sarebbe interessante, così da capire se Alberto Stasi fosse solito bere il thé a colazione, cosa non così consueta. In questa indagine abbiamo due indagini: il profilo concreto del DNA di Stasi nella spazzatura, che sembra risalire all’immediatezza del delitto, e un aplotipo Y, che non identifica Andrea Sempio, se lui fosse l’assassino mi sarei aspettata qualcosa in più".

Non può mancare l’ennesima rilevazione di Infante: "È vero che non abbiamo tracce di Sempio in casa, ma nemmeno quelle di Stasi, ed era il fidanzato che frequentava la casa. È il grande equivoco dell’indagine". A smontare le parole della criminologa anche la direttrice de La Press Alessia Lautone: "Io mi sarei aspettata qualche prova in meno di Sempio, piuttosto che qualche prova in più. Perché ci sono le sue tracce?".


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