Garlasco in Tv, Infante smonta le fake news sulla cartella Militare. De Rensis sbotta: "Qualcuno si dovrà arrendere"
Milo Infanti ha dedicato grande attenzione a Garlasco nella puntata di Ore 14 Sera del 12 marzo 2026, con focus sulla nota cartella presente sul PC di Alberto Stasi

"Ore 14 Sera", il programma di approfondimento di Milo Infante in onda in prime time prevede come da consuetudine uno spazio dedicato al delitto di Garlasco anche nella puntata di giovedì 12 marzo 2026.
Garlasco, Ore 14 Sera puntata 12 marzo 2026: il contenuto della cartella Militare e l’attività di Stasi
Milo Infante è intenzionato ad analizzare nel dettaglio il contenuto della cartella "Militare" definito dalla parte civile come "raccapricciante", vuole però sapere se possa essere davvero ritenuto tale da parte di chi l’ha davvero visionata, visto che molti si sono accodati a questo pensiero pur senza averlo fatto. Tra questi il generale Garofano, che si era occupato dell’indagine all’epoca, che aveva fatto suo il pensiero di Paolo Reale, consulente informatico dei Poggi. La giornalista Rita Cavallaro riferisce di avere visto qualcosa, ma di non essere d’accordo con l’aggettivo usato, il collega Luca Fazzo e il conduttore hanno invece visto solo i titoli.
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Entra nel canale WhatsAppA riguardo si dilunga il giornalista Piero Colaprico: "Anche se avessi potuto avrei preferito non vedere per quello che penso io, non tanto per il contenuto della cartella ‘Militare’, quanto per il tema pornografico, pedopornografico che mi interessa fino a un certo punto e non ritengo basilare in questa storia". A queste parole non può non rispondere Antonio De Rensis, legale di Stasi: "Dov’era il pedopornografico?", lui risponde: "Non nella cartella militare ma come stabilisce l’ingegner Porta quando guarda il pc di Stasi…"", De Rensis dice ancora: "Visto che siamo in un momento di querele mi dica dove". Il giornalista ribatte restando della sua opinione: "Mi querelate quando volete, sulla base di quello che dico, non rispetto alle fantasie. L’ingegner Porta in una parte della sua relazione parlava di contenuti pedopornografici classificati in base agli standard internazionali, dicendo di essere perplesso su questo. Ci sono state due sentenze di primo e secondo grado che hanno condannato Stasi per questo, la Cassazione l’ha assolto". Infante lo invita quindi a completare la frase: "Quindi per la legge italiana è...", risponde De Rensis: "Conta solo la sentenza di condanna", ma Colaprico ribatte: "Contano i fatti. Se dico cose errate querelatemi". De Rensis: "Da legale la invito a essere molto prudente", ma Colaprico ribatte: "Da giornalista la invito a rispettare la verità, poi andiamo in Tribunale quando vogliamo". Questo non sta però bene all’avvocato: "Allora si vede che lei vuole proprio percorrere questa strada, dica ciò che vuole. Ho altri pensieri rispetto a lei".
infante ci tiene però a ribadire quanto accaduto anni fa: "Per quello che ci riguarda Alberto Stasi è stato scagionato dall’accusa di avere detenuto materiale pedopornografico, c’è una sentenza passata in giudicato". Colaprico prosegue: "Il raccapricciante non era sulla cartella ‘Militare’, ma sugli altri contenuti, di questa situazione individuata per prima dall’ingegner Porta". Su questo il conduttore non ci sta e fa chiarezza: "Se ti riferisci alla sentenza di appello bis ricordiamo che è arrivata dopo l’assoluzione di Stasi in Cassazione, quindi non si può riferire a contenuti giudicati non visti, scaricati insieme ad altri file, cancellati da una formattazione e mai visti".
Il conduttore fa una precisazione rivolgendosi a Colaprico, ma generale: "Per onestà intellettuale, tu hai fatto quello che abbiamo fatto tutti noi, ho sempre creduto, io per primo, che il contenuto di quella cartella fosse un abominio, qualcosa di terribile e raccapricciante. Negli anni anche stimati professionisti sono venuti a raccontarci che in quella cartella ci fossero cose inenarrabili. Con gli autori di Ore 14 abbiamo potuto accedere a questa cartella e visionare le immagini".
Importante è la precisazione dell‘ingegner Roberto Porta, che aveva consultato il PC di Stasi in occasione del processi di primo grado in cui era stato assolto: "Abbiamo esaminato tutti i contenuti, non c’era alcun contenuto di natura pedopornografica. Era importante capire se questi potessero avere un’evidenza nell’ambito dell’omicidio, in modo tale da capire se Chiara Poggi potesse avere visto qualcosa la sera prima. Su nessuno, compreso il computer della ragazza, c’erano contenuti pedopornografici. I file rilevati dai RIS sono frammenti, che arrivavano da file più grandi, così com’erano non potevano essere visualizzati da nessuno".
Infante prosegue il discorso facendo riferimento al libro che l’avvocato Tizzoni, legale dei Poggi, ha scritto sul caso insieme alla giornalista Rosanna Santoro, dove lei ricorda di un incontro fatto nello studio dell’avvocato alla presenza dell’ingegner Paolo Reale. Qui si parla espressamente di materiale porno e pedo, riferendo però che quest’ultimo non sia stato visto dalla ragazza solo perché il fidanzato lo aveva cancellato mesi prima. A detta della giornalista quelle immagini facevano orrore e l’hanno disgustata, lei non avrebbe mai accettato cose simili se avessero riguardato suo marito. Non solo, la cronista riferisce di avere visto un video relativo allo stupro di una bambina che le era stato mostrato da Reale.
Questo spinge quindi Infante a fare un’ulteriore domanda: "Questi filmati c’erano davvero o no?". Replica Porta: "Quel filmato è un frame di un filmato più grande mai scaricato completamente. Se vengono fatte ricerche in modo massivo di filmati si può incorrere in contenuti non voluti con la semplice digitazione di alcune parole chiave. Se scarico cose porno se ci sono contenuti pedopornografici me ne accorgo solo dopo averlo scaricato del tutto e procedo alla visualizzazione. Non c’è la prova che Alberto Stasi li abbia visualizzati, ma nemmeno che li abbia ricercati. Quando si fanno queste indagini si cerca proprio la consapevolezza dell’utente nel cercare questo tipo di immagini". Il conduttore lo incalza: "Possiamo quindi dire che Alberto Stasi non abbia mai scaricato né visualizzato contenuti pedopornografici?". A questo però risponde Colaprico: "No, c’è proprio la sua perizia che lo dice, anche se io credo che questo non sia stato il movente dell’omicidio".
Interviene il generale Garofano: "Credo che Piero Colaprico abbia ragione, in dibattimento c’era una diapositiva dell’ingegner Porta che riferisce sul contenuto pedopornografico. Il giudice Vitelli aveva incaricato i due periti di fare l’analisi, poi ha rinviato a giudizio Stasi. Poi è stato assolto, quindi è innocente, ma è una realtà che ci fosse materiale pedopornografico".
Questo provoca l’ira di De Rensis: "Questa trasmissione sarà attenzionata dalla Procura della Repubblica". Infante respinge la teoria di Garofano: "Se parliamo di frame si tratta di qualcosa che non si può vedere", ma l’ex capo dei RIS non è d’accordo: "Se vedo immagini di un video e ci sono riprese pedopornografiche è la stessa cosa di una fotografia. E lo dice Porta".
Importante è l’opinione della criminologa Flaminia Bolzan: "Ho visto il materiale, non ha provocato disgusto, non avrei piacere di fruizione, ma raccapricciante è qualcosa che sul piano clinico non chiarisce nulla. È solo pornografia, raccapricciante è un’altra cosa".
Infante vuole però sgombrare il campo da illazioni di ogni tipo relative alla cartella ormai nota: "Ci sono le classiche categorie che troviamo in ogni sito porno" – dice. Su questo interviene Bolzan: "Ce ne sono alcune che possono indurre chi le legge a essere turbato. Si è scritto tanto di "Virgins", ritraggono donne giovani a cui è difficile dire l’età. In "Mature" non dobbiamo immaginare donne di oltre 70 anni, sono tra i 50 e i 60 in atti sessuali espliciti, ma nulla da considerare per me raccapricciante o mostruoso".
La redazione ha deciso anche di ascoltare a riguardo il sessuologo Marco Rossi, così da avere il parere di un esperto: "Sono immagini basic di pornografia, semplici, organizzate secondo cartelle comuni. Non c’è nessuna cartella né immagine di bondage o sadomaso, non c’è quindi nulla di pornografia estrema. Raccapricciante è un’emozione, non è un termine scientifico, ma soggettivo. Dobbiamo quindi chiederci, raccapricciante per chi? Per un magistrato, per un avvocato, per un parente della povera Chiara, per un clinico o per le persone comuni? Ogni persona potrà avere un’emozione guardando delle immagini porno, a seconda della sua esperienza può dare una definizione più o meno di disgusto, ma oggettivamente anche per l’epoca tutte le immagini non potevano esprimere disgusto o difficoltà nel vederle, sono immagini estremamente banali. Le fantasie sono come un giardino di una persona, sono entrato nel giardino segreto di Alberto Stasi, ho visto tanti fiorellini e margherite, non ho trovato piante carnivore o che pungono, è il normale giardino di un ragazzo di 24 anni all’epoca. La parafilia si ha quando si hanno delle fantasie o si portano nella realtà pratiche sessuali anormali. Il problema nasce con abitudini o fantasie che esulano da questo, quando magari non c’è un rapporto consensuale, questo è all’interno di un disturbo parafiliaco. Questo può prevedere anche comportamenti illegali, ma non ho trovato nemmeno immagini da parafilico".
il conduttore fa ulteriore chiarezza: "Di contenuto raccapricciante si è parlato all’epoca e oggi per trovare un movente, sottolineando che la visione delle immagini ha fatto scattare una lite tra Alberto e Chiara". Arriva la chiosa di De Rensis: "Scoppia una lite, non si sa come, visto che Alberto torna a casa di Chiara e lavora alla tesi, la mattina anche. È stato tutto ipotizzato, una sentenza, lo dico inginocchiandomi, non deve avere soggettività, deve avere oggettività perché è espressa in nome del popolo italiano, non del singolo magistrato".
C’è la precisazione di Porta: "Nella cartella Militare non ci sono immagini porno, sono nella Nuova Cartella, tolta quella non c’è niente". Colaprico continua a insistere sulla sua teoria, per questo De Rensis lo ammonisce: "La trasmissione di oggi le interesserà in futuro". Infante invita Bolzan a fare una definizione tecnica di pedofilo: "una persona che ha un interesse sessuale esclusivo per individui minorenni", cosa che evidentemente differisce dalla situazione di Stasi.
A chiarire il tutto un servizio che riepiloga il tipo di immagini. Ci sono scene di sesso, immagini di showgirl, foto di scarpe, collant e piedi, come quella vista la mattina del delitto dal ragazzo. In Forced, Virgin e Orgy troviamo immagini lontane dalla categoria a cui appartengono. Forced fa pensare a scene di violenza, ma ci sono solo quattro foto tratte da filmati pornografici con attori in posa. In Virgins ci sono 258 immagini, ma nessuna di ragazze giovani, donne mature anche in Orgy. In Beach ci sono donne in spiaggia o in topless, mentre in Pregnant ci sono donne incinta o nude. Ci si pone una domanda: perché questa narrazione così diversa dalla realtà? De Rensis chiosa: "C’è stata una narrazione tossica, l’avvocato Bocellari si batte da anni per questo, oggi grazie alla vostra trasmissione qualcuno si dovrà arrendere. Avete fatto un servizio utile non ad Alberto Stasi, ma alla verità".
Il ruolo dell’impronta 33
Non manca uno spazio dedicato ad Andrea Sempio e all’ormai nota impronta 33, che la Procura attribuisce a lui, anche se il generale Garofano è di parere diverso: "Non è comparabile, l’ho anche scritto quando ero consulente di Sempio. Prima di me lo avevano fatto i miei colleghi che l’avevano già definita ‘non utile per i confronti’. I consulenti della Procura hanno identificato 15 punti caratteristici, questi devono però essere anche segnalati e ingranditi, non avevano fatto un lavoro scrupoloso che serviva. A mio avviso hanno sbagliato, speravo che il tema venisse affidato a una perizia, vedremo. Tanti colleghi in tutto il mondo mi hanno confermato che non fosse idonea".
Secondo alcune indiscrezioni, nella nuova BPA dei RIS di Cagliari sarebbe emersa una nuova impronta di scarpa sul primo gradino, finora mai stata valorizzata, lasciata mentre osservava dall’alto il corpo di Chiara. Ci sarebbe poi anche un’altra impronta, la 94F, che corrisponde a una strisciata provocata dall’altro lato del muro, lasciata in concomitanza quando il killer osserva la scena.
Infante fa inoltre chiarezza su un aspetto che riguarda l’indagato, relativo a chi sostiene che lui inizialmente avesse detto di essere andato a Vigevano la mattina del delitto per cercare un cellulare, per poi cambiare versione e parlare di un libro. In realtà, questo non è accaduto. Tutto deve essere addebitato a un errore nella trascrizione di un’intercettazione tra lui e il padre. con un testo tutt’altro che chiaro e diverso da quanto detto tra i due.
