Garlasco in Tv, De Rensis furioso: “Ossessionato”. Volano stracci in studio, poi l'abbraccio (sorprendente) con Salvo Sottile

Sono stati decisamente tesi gli animi a Ore 14 Sera giovedì 1° ottobre 2026: lite tra Biscotti e il collega De Rensis, che se l'è presa anche con Salvo Sottile.

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Secondo appuntamento stagionale con "Ore 14 Sera", in onda giovedì 1° ottobre 2026, con il consueto spazio dedicato al caso Garlasco, a pochi gironi dalla conclusione dell’indagine a carico di Andrea Sempio, ritenuto dalla Procura l’assassino d Chiara Poggi. Non solo, ora sono emerse delle controanalisi che avevano dimostrato l’assenza del DNA della vittima dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi, mai consegnati alle parti. Rilevante sarà quindi la testimonianza dell’avvocato dell’unico condannato, Antonio De Rensis.

Salvo Sottile

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Garlasco, Ore 14 Sera puntata 1 ottobre 2026: la testimonianza di Antonio De Rensis

Salvo Sottile parte avendo con sé due pedali, facendo riferimento a quanto emerso recentemente nelle nuove indagini per il delitto di Garlasco. Nel 2007 su quelli che erano montati sulla bicicletta di Alberto Stasi era stato trovato del DNA, traccia associata con ogni probabilità al sangue, aspetto che aveva pesato sulla sua condanna a 16 anni di carcere. Oggi invece si discute in merito all’esistenza di due controanalisi fatte all’epoca con esito negativo, ma mai comunicate secondo la Procura di Pavia ai giudici e alle parti interessate, compresa la difesa dell’allora indagato. Chi si sta occupando dell’attuale inchiesta vuole fare luce su questo, ha sentito cinque ufficiali del RIS, a partire dall’uomo che allora comandava quel reparto, Luciano Garofano. La sua deposizione è stata però decisamente breve e infarcita di tanti "Non ricordo".

Il giornalista accoglie così Antonio De Rensis, uno degli avvocati di Stasi, a cui chiede cosa abbia pensato dopo che i suoi consulenti hanno scoperto l’esistenza di due test che hanno condizionato il destino giudiziario del suo assistito: "Come ha detto la mia collega Giada Bocellari inizialmente è stato difficile credere che fosse vero, sono state fatte tantissime verifiche, era una cosa talmente orribile, talmente sbagliata, talmente ingiusta e non corretta che era difficile pensare fosse vera".

ll padrone di casa di "Ore 14 Sera" riconosce come il legale sia una persona corretta, per questo gli chiede se sia convinto qualcuno volesse incastrare il ragazzo: "Un’omissione può essere fatta per tanti motivi, l’animo umano è particolare, ricordo a tutti noi che nel 2007 i RIS erano idolatrati, il Generale Garofano andava in tutte le trasmissioni del mondo, c’erano le serie televisive, loro avevano detto alla pm Muscio della presenza del DNA oltre ogni dubbio, con un quantitativo enorme, 2,78 nanogrammi/microlitro, non avrebbe imposto una replica il giorno dopo, addirittura doppia. Perché il Capitano Marino davanti a un dato così eclatante esegue una doppia replica? Totalmente negativa, ma che scompare".

Il conduttore lo incalza, chiede se non sia facile pensare che gli uomini dei RIS, trovandosi davanti a un errore non abbiano trovato il coraggio di tornare indietro. "Per dire: ‘Ho sbagliato’ ci vuole certamente coraggio, questa sua valutazione è molto sensata. Poi, ripeto, le azioni umane sono mosse da tanti motivi, certamente questi dati sono scomparsi, solo il Colonnello attuale comandante dei RIS li ha consegnati. Ho sentito dire dal Generale: ‘Abbiamo consegnato’, ma lui non ha consegnato nulla, l’ha fatto il Colonnello che comanda i RIS di Parma. Quelli di Parma nel 2007 erano il Vangelo, oggi sentiamo dire che quelli di Cagliari sono una parte, che quelli di Roma sono una parte. E’ vero, ma lo erano anche quelli di Parma".

Sottile ci tiene a far sentire quanto detto in Procura da Marco Pizzamiglio, Comandante della sezione chimico-biologica dei RIS di Parma, chiamato all’epoca del delitto perché Garofano era in vacanza. Il giornalista sottolinea come la sua versione faccia capire le grandi difficoltà con cui sono partite quelle indagini: "Quando è arrivata la richiesta dell’intervento esterno – riferisce -. il Comandante, il Generale Garofano, non c’era, era in vacanza, io ero il vice, ricevevo io le richieste di intervento. Il problema grosso per Garlasco è stato che la richiesta dell’intervento è coincisa con un altro duplice omicidio molto grave a Treviso. Arrivati sul posto siamo stati aggrediti dalla stampa, io ho fatto fatica a scendere dalla macchina. Le prime due ore forse le abbiamo passate io e il Colonnello Mattei a tirare giù dai soffitti, dagli alberi giornalisti, fotografi, all’epoca il RIS era sempre sull’onda della pubblicità, era pieno di questa gente. Il Comandante del Reparto Operativo di Pavia mi aveva garantito che erano tutte impronte da fare, non c’era DNA, sono andato dentro, ho aperto e ho visto un mare di sangue, quello che mi aveva detto il comandante del Reparto Operativo non era vero. Non avevo biologi in quel momento, ce n’erano molto pochi, ho portato quindi mi sembra 4-5 dattiloscopisti".

Sottile nota come quanto detto da Pizzamiglio faccia impressione, visto che Gennaro Cassese, che era Comandante Cassese si era dimenticato in caserma le chiavi, per questo hanno aspettato un’ora prima di entrare. De Rensis rivela altri dettagli: "Ci racconta della grande euforia provata il 19 settembre dopo avere trovato il DNA di Chiara sui pedali. Dobbiamo farci una domanda, se nella sua redazione avviene qualcosa di grave, chi viene sentito normalmente di più? Chi la dirige. L’interrogatorio del Generale Garofano è durato 24 minuti, può voler dire molte cose".

Nonostante tutto, rivela il giornalista, Garofano parla di "indegna strumentalizzazione" e minaccia di denunciare chi dice che loro abbiano celato delle prove. Questa la replica dell’avvocato: "E’ chiaro che queste repliche sono state celate, le prove sono chiare, i soggetti eventualmente da denunciare saranno tantissimi, i più grandi quotidiani, i telegiornali. Quando si parla di massacro mediatico si dimenticano quelli degli altri, si dimentica sempre che Alberto Stasi dal primo giorno sia entrato nel mirino di un’indagine stasicentrica, queste circostanze drammatiche lo testimoniano. Dobbiamo ricordare una cosa, Marino era il consulente del pm, ce lo spiega anche Pizzamiglio, doveva interloquire solo con il pm, non con il suo comandante. Stasi non condannato solo sul DNA come dice Garofano? E talmente vero che quando noi ricordiamo il suo interrogatorio drammatico con la pm Muscio che porta il fermo dove i toni diventano veementi. Dove Alberto viene incalzato? Sui pedali. Possiamo ascoltare tutte le leggende che vogliamo, come lo scambio-sostituzione dei pedali, che nasce anche dalla mancata comunicazione delle repliche negative, ma la storia è un’altra. Non ho mai incontrato un procedimento penale e un processo successivo dove tutte le circostanze, gli errori, gli orrori sono sempre andati a danno di un unico soggetto. Tutto quello che è stato sbagliato è andato tutto a danno di Alberto, a iniziare dalla cancellazione del suo alibi sul computer. Questa indagine nasce con questi orrori che hanno indirizzato il pm, se avessero detto alla dottoressa Muscio, Stasi ha l’alibi, l’abbiamo scoperto nel 2009, che il 20 c’erano due repliche negative, forse la storia sarebbe stata diversa. Credo che la dottoressa Muscio adesso non sia soddisfatta di quello che sta emergendo, ma credo anche, posso sbagliare, che a Pavia andranno altre persone a deporre. Potrebbe esserci forse qualcosa da scoprire anche sul computer".

Sottile ovidenzia inoltre come ci sia stato un imbarbarimento nel dibattito negli ultimi giorni: "Se uno compie insulti e l’altro li riceve è un atto unilaterale. Mai avuto la tentazione di lasciare, anche quando mi hanno attaccato in maniera vergognosa, ho sofferto, ho avuto persone vicine, mi ha determinato ancora di più. PUò sembrare un paradosso, ma anche Alberto dà forza a noi, ha grande equilibrio, se combatto con questa forza è perché ho capito cosa hanno passato Alberto, Giada, Elisabetta e Nicola che non c’è più (questi ultimi sono i genitori di Stasi, ndr), ma che va sempre ricordato. Farò di tutto perchè le persone che hanno provocato questo dolore possano pagare. A tutti i livelli".

Gli esami sul DNA mai visti e la discussione si incendia

Luciano Garofano prova a dare la sua versione dei fatti: "Da quello che ho sentito più che un’occasione per spiegare mi sembra un processo a me e al RIS. Non posso che ribadire la nostra serietà e onestà. Il comunicato della Procura è stato travisato, osserva di non avere trovato quei tracciati negli atti del 2007, da lì riferendosi alla disamina dei consulenti della difesa dice che si tratta di ‘controprove che dimostrerebbero l’innocenza di Alberto Stasi’, non lo dice la Procura. Intanto non sono controprove, ma corse, repliche negative, che esistono, fatte il 20 settembre ma che non sono state nascoste. Ci sono i verbali, sono circondato dalle carte, voglio essere preciso per fare chiarezza, le ho recuperate negli ultimi giorni da giornalisti e altri signori, io non avevo niente. Il Capitano Marino fa un verbale il 17 settembre con alcune attività, anticipa che il 18 e nei giorni successivi ne saranno fatte altre, concordano con i consulenti di allora".

Nel frattempo De Rensis fa finta di dormire, questo fa adirare il generale: "L’avvocato De Rensis ha avuto 20 minuti", il legale quindi replica: "Ma lei è ossessionato, non mi può nominare ogni 5 secondi, si liberi di questa ossessione, faccia quello che deve fare (memore anche della lite avuta in Tv qualche ora prima, ndr)".

Garofano continua: "Il 17 i consulenti annunciano che sarebbero andati avanti con gli esami, le due difese fanno presente di avere degli impegni, quindi autorizzano a fare le attività in loro assenza. Sono così riconvocati il 24 settembre, c’è un verbale che lo dice, significa che hanno fatto vedere tutto, comprese le analisi negative del 20". A quel punto De Rensis non si trattiene e scoppia a ridere, ma Garofano prosegue: "Di questo c’è una controprova, ,la relazione del professor Avato (genetista del team Stasi, ndr), che ha scritto il 24 una relazione in cui prova a criticare quella del RIS lamentandosi delle analisi fatte il 20 e 21, dimenticando di avere autorizzato il Capitano Marino a farle. Questa è la riprova che anche il professor Avato fosse a conoscenza delle analisi del 20, che gli sono state mostrate".

Giada Bocellari lo incalza, dopo che lui ha riferito di avere visto con ogni probabilità quei test, questo sta quindi a indicare che lui ne abbia dato contezza alla pm Muscio: "Non ho memoria dei particolari, sono passati 19 anni, quasi sicuramente le ho riferito del risultato ottenuto, quindi che noi fossimo certi che su quei pedali ci fosse il DNA di Chiara. Il risultato negativo non scalfiva la positività, un risultato negativo può avere mille ragioni tecniche, non c’era quindi motivo di spiegarlo. Poi è stata fatta la relazione preliminare dando il risultato finale",

L’ex capo dei RIS finisce per discutere con Giada Bocellari, che nega quanto da lui detto, per questo lui precisa: "Mi scusi avvocato, se lei parla, io parlo, siamo in collegamento, c’è il ritardo audio, non si capisce nulla, mi faccia finire"
Interviene De Rensis: "Sì, certo, lei parla e noi ascoltiamo… un monologo!". Il Generale va avanti imperterrito: "Nella relazione abbiamo fatto una sintesi, eravamo certi che su quel pedale ci fosse il DNA di Chiara, il risultato negativo non intaccava la positività, che è acclarata, nessuno può metterla in discussione, nemmeno quelle analisi negative".

De Rensis dice la sua: "Il Colonnello Marino smentisce le parole del Generale, ma credo che queste siano interessanti per la Procura di Pavia. Marino dice: ‘Probabilmente quei due dati negativi avrebbero meritato un approfondimento’. Il consulente deve riferire al pm tutto, non valutare se riferire, non valutare che i due negativi non annullano il positivo. Era il Colonnello Marino, non Garofano, ad andare dalla dottoressa Muscio e riferire, così lei avrebbe deciso cosa fare".

Gli animi si scaldano ulteriormente quando a parlare è Valter Biscotti, legale di Cassese, che si rivolge a De Rensis dicendo: "Se quello fa il pagliaccio me ne vado". Salvo Sottile interviene, sottolineando di non ritenere accettabili queste parole: "Questa è casa mia e nessuno insulta nessuno". Biscotti precisa: "Ricordiamo che Stasi per 18 giudici è l’assassino di Chiara eh, non lo dimentichiamo anche se in questi giorni è stato beatificato", ma su questo De Rensis non ci sta e si rivolge al conduttore: "Lei non può consentire a una persona di mancare di rispetto al mio assistito". Questo modo di agire non piace al conduttore, che ribatte: "Lei si deve calmare, se non le dispiace il programma lo conduco io, lei si deve calmare. Lei è particolarmente nervoso stasera, nessuno sta mancando di rispetto a nessuno". De Rensis non capisce questa presa di posizione e risponde: "Ah, no?". A quel punto dice la sua nuovamente il giornalista: "Lei sta mancando di rispetto a me!", per poi rivolgersi a Biscotti: "E lei non dica sciocchezze, Stasi non è stato beatificato da nessuno".

La tensione tra le parti è poi andata avanti, per poi arrivare a una moderazione nel finale, il primo a parlare è De Rensis rivolgendosi al conduttore: "Questa sera ho capito che lei mi vuole molto bene perchè è stato il più grande allenatore della mia pazienza e io l’abbraccio!". Il tutto si è concluso con l’avvocato che ha abbracciato Sottile: "Lei mi ha difeso e io l’ho apprezzato".


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