Garlasco, Infante allarmato: "Vuoi mandarmi in galera?". E De Rensis punge: "Nessun innocente corrompe"
Nella puntata speciale di Ore 14 Sera Milo Infante si altera, mentre l'avvocato di Alberto Stasi, De Rensis, ironizza su molte novità su Garlasco: cosa è successo

Ieri giornata di importanti novità sul delitto di Garlasco, tanto che è andata in onda una puntata speciale di Ore 14 Sera, condotta da Milo Infante nella prima serata di venerdì 26 settembre 2025 su Rai2 e incentrata proprio sulle perquisizioni a casa di Andrea Sempio, di alcuni suoi familiari che avrebbero raccolto ben 43mila euro mandati ai genitori dell’indagato, dell’ex Procuratore capo Mario Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari e colui che ha archiviato l’inchiesta su Sempio, e di due ex carabinieri che avrebbero favorito quest’ultimo durante l’interrogatorio nel 2017. Tante le intercettazioni ascoltate in studio e tante le ipotesi formulate dagli ospiti, tra i quali l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, Salvo Sottile e la criminologa Roberta Bruzzone. Ecco cosa è successo nella puntata di Ore 14 Sera del 26 settembre 2025.
Garlasco a Ore 14 Sera, puntata 26 settembre 2025: cosa è successo
La puntata speciale di Ore 14 Sera sul delitto di Garlasco parte dalla perquisizione fatta dai carabinieri ieri mattina nella casa di Andrea Sempio e in quella di alcuni suoi familiari e due ex carabinieri, Giuseppe Spoto e Silvio Sapone. L’ipotesi è che la famiglia Sempio sia riuscita a corrompere l’allora Procuratore capo di Pavia Mario Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari in quanto nel 2017 avrebbe archiviato in maniera troppo rapida l’inchiesta su Andrea Sempio. Il sospetto nasce da alcune vecchie intercettazioni e da un appunto a penna su un blocco la cui grafia è quella di Giuseppe Sempio, padre dell’indagato. Nella giornata di ieri sono stati sentiti anche i genitori di Andrea come "persone informate sui fatti": al momento non sono indagati.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppCom’è stata la giornata dell’avvocato Antonio De Rensis dopo aver saputo le ultime novità sull’omicidio di Chiara Poggi? A rispondere alla domanda del conduttore è il diretto interessato: "Giornata drammatica, faticosa ma anche coinvolgente dal punto di vista personale e professionale, lo dico perché ricordo che la mia collega lotta da 15 anni e io da 4 fra poco. Crediamo fermamente che Alberto sia innocente, ma questo scenario che si profila ora come ipotesi accusatoria è drammatica, terribile, devastante". A questo punto Milo Infante chiede se gli sia mai accaduto che un innocente abbia corrotto la polizia giudiziaria e De Rensis risponde: "Io risponderò soltanto a ipotesi del pianeta Terra, questa è del pianeta Marte, anche se capisco il motivo della domanda. Già oggi ho iniziato a sentire argomentazioni da extraterrestre. Nessun innocente corrompe qualcuno, ma c’è di più: tutti quelli che vanno a fare gli interrogatori non si preparano come fosse un’interrogazione".
Salvo Sottile interviene parlando dell’appunto trovato a casa dei genitori di Sempio: "Non abbiamo un Dna che testimonia il fatto che questi soldi siano stato toccati dal procuratore Venditti. Possibile che questa storia si sia fermata a un livello di polizia giudiziaria? Sappiamo che i due ex carabinieri erano chiacchierati, noi abbiamo la prova certa che c’è stato un passaggio di denaro sospetto all’interno dei familiari di Sempio, ma questo denaro è arrivato a Venditti? Perché se non chiariamo questo punto, non chiariamo nulla. Se fosse arrivato, lo avrebbero già arrestato, invece abbiamo solo lui indagato insieme a due carabinieri". Luca Fazzo commenta: "A Sempio cosa cambia? Se è innocente non ha senso che corrompa Venditti, né che corrompa Sapone (uno dei due carabinieri, ndr)", ma Sottile spiega: "Dico solo che se carabinieri e magistrati informano un indagato e prendono dei soldi, come fanno a non dire a quella persona che è intercettata?".
Dopo aver mostrato un altro video relativo agli ex carabinieri e Venditti, Milo Infante, sentendo l’avvocato De Rensis dire ‘concorso in corruzione’, sottolinea: "Quindi c’è l’ipotesi di un corrotto ma non i corruttori per ora, è un po’ strano". Fazzo interviene: "Su sei persone… non è che si possono indagare tutte a pioggia. Qualcuno che ha fatto, se l’ha fatto, l’operazione non coinvolge automaticamente tutto il nucleo familiare".
Poi vediamo una video intervista a Massimo Lovati in cui dice che per lui quell’appunto ("Venditti – Gip archivia x20-30 euro") non può essere altro che un preventivo di spesa legale e aggiunge: "Sono le fasi della procedura: Venditti sta per Procura, Gip è quello che emetteva il processo di archiviazione e poi la spesa, gli avvocati hanno diritto di essere pagati. Io vengo pagato indifferentemente in contanti o tramite assegno, oppure bonifico. Non ricordo quanto ho preso, mi avranno mandato 5mila euro, che ne so. Figuriamoci se quel denaro era destinato all’ex Procuratore Venditti, questa cosa mi fa veramente ridere per non piangere. E’ uno dei Magistrati più corretti che io abbia mai conosciuto e si fa corrompere per 20/30mila euro quando ne prende altrettanti al mese? Ma perché mai?".
L’avvocato De Rensis è il primo a commentare con ironia le parole di Lovati: "30mila euro al mese non li prende nessun Procuratore capo, però ho capito che Massimo ha ragione: quello lì è il preventivo. Siccome gli avvocati non hanno fatto nulla perché è stato archiviato in 21 secondi, anzi 21 giorni, il compenso è stato 20/30 euro, quindi quello sul blocco è il vero compenso. Io rispondo alle parole che sento". Mentre Milo Infante ricorda che sicuramente c’è traccia dei soldi ottenuti da Lovati perché la legge lo impone, Roberta Bruzzone espone un fatto curioso che riguarda i 6mila euro dati come pagamento del servizio al consulente Luciano Garofano: "Se davvero tu già sai di avere in tasca il risultato favorevole, è curioso dare 6mila euro a un consulente sapendo che non servirà".
Poi si parla di un’intercettazione che vede coinvolti Andrea Sempio e il padre ("Io sono andato su per portargli i soldi" afferma quest’ultimo) dove il giovane dice che "tra un po’ non ci sarà più bisogno di andare su tutte le settimane", ma non è chiaro in che luogo debba andare, né da chi. In studio la giornalista Rita Cavallaro sottolinea che sicuramente è una circostanza legata all’inchiesta e ricorda che il Procuratore Venditti non ha mai voluto fornire le registrazioni di queste intercettazioni trascritte nei brogliacci (che potrebbe non aver letto) dove risultavano piene di ‘frasi incomprensibili’ e parti mancanti: "Ora possiamo immaginare perché la richiesta è stata negata, ci sono dettagli che probabilmente sono importanti, sospetti", punge la Cavallaro.
A questo punto assistiamo a un’intervista fatta a Domenico Aiello, avvocato di Venditti, che dice: "Emerge che l’avvocato Lovati in più sedi ha dichiarato che erano soldi che sono andati a lui in nero, ma ormai sono prescritti, quindi non capisco come si possa fare una perquisizione in sequestro a un signore che per 40 anni ha servito lo Stato sulla base di un’ipotesi così surreale. Venditti in questo momento non è felice, questo glielo posso dire. E’ stato un servitore dello Stato per 40 anni e con un curriculum di tutto rispetto, essere trattato così sicuramente legittima dei sentimenti di profonda delusione, ingratitudine, sconforto". Interviene Colaprico che ipotizza che se il Procuratore capo della Procura di Brescia Francesco Prete muove un’accusa di questo genere sia perché "si sta muovendo con cognizione di causa, perché il suo curriculum è molto serio. A volte i magistrati hanno una forza dirompente sugli stessi magistrati per cui fanno delle indagini estremamente accurate, e voglio capire alla fine se l’indagato del momento risponderà e quando lo farà". Infante non ci sta: "E tu cosa fai? Secondo questa logica, rischi di rovinare la carriera e la reputazione di un uomo per un eccesso di zelo?".
Salvo Sottile invece fa una riflessione importante: "A distanza di 18 anni questi lasciano traccia di una corruzione? Un Procuratore capo non guadagna 33mila euro, ne guadagna 9: si rovina la vita per 33mila euro? Se invece vogliamo credere all’ipotesi dell’accusa, dobbiamo pensare che Venditti sia un pazzo, perché manda in malora una carriera per 33mila euro, tra l’altro recuperati alla buona dai familiari di Sempio". De Rensis ribatte che il ragionamento di Sottile può essere pericoloso e aggiunge: "Da operatore della giustizia mi dissocio totalmente dalle parole di Colaprico. Conosco i magistrati e questi fuochi amici sono cose che accadono ogni 100 anni. Non è questo il caso". E tornando proprio sulle parole di Colaprico sull’attenzione che i magistrati riservano altri magistrati, Milo Infante sbotta: "Ma ti sembra possibile che la Procura di Brescia possa avviare un’indagine di questo tipo se non in presenza di prove che impongono per dovere di servizio l’apertura di un’indagine? Ma pensi che siano felici? Pensi che un magistrato sia felice di dover indagare un ex collega con un’ipotesi così meschina?".
Monica Leofreddi poi si chiede: "Cosa dovrebbe fare una Procura di fronte al fatto che le intercettazioni le sentiamo da sempre, alcune sono mancanti e non si sa perché. Non se lo deve chiedere la Procura perché non sono state trascritte? Non si deve chiedere perché gli interrogatori sembravano così preparato e sapevano già tutte le domande? Tutto questo non doveva essere indagato, poi però trovi un bigliettino con delle cifre che stranamente passano tra i familiari di Sempio. Quindi non è solo il bigliettino: sono cifre, strani movimenti. Come possiamo interpretarle se non una consegna di soldi fatta a più persone?".
Dopo che Candida Morvillo ricorda che i Sempio non sono ricchi e si domanda a cosa potessero servire ben 43mila euro (Infante risponde: ‘Per un figlio‘), l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, dice la sua su una nuova intercettazione in cui si sentono la madre e il padre di Andrea parlare di soldi – devono ritirare in contanti, l’assegno verrebbe tracciato – fino a quando quest’ultimo non dice che a lui Venditti non piace molto. "Se io parlo per 10 minuti di soldi, e all’improvviso dico che a me non piace il signor Fazzo, ma perché devo parlare di lui dopo che ho parlato di soldi? Non c’entra nulla" dichiara il legale Salvo Sottile però gli fa notare che questo fatto potrebbe anche portare nella direzione della squadra di Venditti e non al Procuratore direttamente. La Bruzzone, oltre ad essere d’accordo sul fatto che citare il nome di Venditti in questa circostanza rimanda a un collegamento con l’indagine del 2017, sottolinea: "E’ chiaro che quel denaro non è destinato a un’operazione legale".
Segue una nuova intercettazioni in cui si sentono padre e figlio parlare dell’interrogatorio, con Giuseppe Sempio che gli dice: "Ha detto che ti chiederà le cose che sono state depositate. Se ti infila dentro qualche domanda che non… Dici: ‘Non mi ricordo, sono passati 10 anni’". Una volta ascoltate quelle parole, l’avvocato De Rensis afferma che la persona a cui si riferiscono non può essere uno dei carabinieri: "Chi le chiede? Chi fa l’interrogatorio?". Salvo Sottile risponde: "Venditti". Si ricorda che con quest’ultimo c’era anche l’ex PM Giulia Pezzino, che poi si è dimessa nonostante la giovane età. A questo punto prende la parola Luca Fazzo, che evidenzia il fatto che quello di Sempio era un "interrogatorio combinato", termine quest’ultimo che allarma Milo Infante: "Luca, tu ci vuoi mandare in galera!". Ma Fazzo spiega: "Nello scenario inquadrato da Sottile, l’ex Procuratore capo risulta vittima di un accordo avvenuto prima dell’interrogatorio" e poi aggiunge: "E’ impossibile per i rapporti strettissimi tra Venditti e Silvio Sapone, e che quest’ultimo fosse amico di famiglia di Sempio lo sapevano tutti. Dobbiamo ipotizzare quindi che Venditti, senza nemmeno leggere i brogliacci, gli abbia appaltato l’indagine".
Tornando sull’indagine su Venditti, Salvo Sottile non le manda a dire: "Io penso ci sia una talpa all’interno dei carabinieri, ovvero penso ci sia qualcuno della squadra in cui operavano Sapone e l’altro carabiniere che abbia deciso di aprire il pacco e dire cosa succedeva".
