Garlasco, Milo Infante scioccato: "Mai vista una cosa così". E De Rensis 'sbotta' su nuove intercettazioni: "Da censurare"

Nella puntata del 2 ottobre di Ore 14 Sera tante ipotesi e nuove intercettazioni di Andrea Sempio che lasciano tutti increduli: cosa è successo con Milo Infante e De Rensis

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Ore 14 Sera cosa successo puntata 2 ottobre 2025
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Nella nuova puntata di Ore 14 Sera, condotta da Milo Infante in prima serata su Rai 2 giovedì 2 ottobre 2025, si torna a parlare del delitto di Garlasco, mostrando nuove intercettazioni che riguardando Andrea Sempio e l’ex maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Spoto e che lasciano a dir poco senza parole gli ospiti in studio, tra i quali l’avvocato di Alberto Stasi Antonio De Rensis e la criminologa Roberta Bruzzone. Ecco cosa è successo durante la puntata del 2 ottobre di Ore 14 Sera e le novità sul delitto di Garlasco.

Ore 14 Sera, puntata 2 ottobre 2025: cosa è successo

La puntata di Ore 14 Sera comincia parlando dei 35mila euro ritirati dalla famiglia di Andrea Sempio che sarebbero serviti per pagare gli avvocati, 3 con Massimo Lovati (che ha annunciato oggi il silenzio stampa, ma a quanto pare è già finito), o per corrompere l’ex Procuratore aggiunto Mario Venditti (secondo l’ipotesi della Procura di Brescia). Per Milo Infante, non sarebbe una somma incredibile quella che sarebbe stata divisa tra i legali dell’indagato, anche se De Rensis sottolinea cosa non torna in tutto ciò: "Gli altri due avvocati avrebbero detto di aver lavorato per nulla. Io dico che non posso commentare l’impegno intellettuale, ma un’indagine di 21 giorni non credo che lo abbia impegnato eccezionalmente". Il conduttore lo interrompe: "Qui parla l’invidia!". L’avvocato di Alberto Stasi risponde: "Può darsi, ma era per dire che ho sentito parcelle importanti… però Massimo probabilmente le merita".

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A tal proposito, si ricorda anche che Massimo Lovati non dice chiaramente di aver preso soldi in nero per le sue attività professionali, nonostante il reato di evasione fiscale sia già caduto in prescrizione. Il giornalista Luca Fazzo, in studio, commenta: "Massimo Lovati non è capace di essere chiaro. Nella sua foga di inventare la qualunque per spiegare perché la nuova inchiesta su Sempio non sta in piedi, gliene abbiamo sentite dire di tutti i colori in questi mesi. Non fa parte del lessico di Lovati". Rita Cavallaro poi sottolinea che le parole di Angela Taccia (legale di Sempio) sul bigliettino con su scritto Venditti, Gip e Archivia lasciano molti dubbi: "Quella storia dei 20/30 euro sulle marche da bollo non regge perché è unificato il pagamento. Oggi paghi un tot e ti danno migliaia di documenti, nel 2017 andavano a pagine, quindi a febbraio non poteva ancora sapere di quanto era quel faldone".

Qui Infante aggiunge: "Poi la Taccia non c’era nel 2017. Ma credo che nessuno di noi abbia mai sentito da un avvocato dire ‘e poi ci sarebbero 30 euro di marche da bollo da pagare’. Se lo dice, è il momento di scappare e andare da qualcun altro. Comunque se sei indagato per omicidio, segnare 30 euro di marche da bollo è l’ultimo dei problemi". E De Rensis chiarisce: "Di solito nel fondo spese si include tutto".

La parola passa al genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, che dice che nel 2007 erano stato esaminato anche il piano superiore della villetta di Chiara, compresa la stanza del fratello Marco, ma non erano emersi collegamenti con la scena del crimini. E se il Dna sulle unghie di Chiara fosse veramente di Sempio, può essere avvenuto perché Chiara ha toccato la testiera del computer di Stasi o il mouse? A rispondere è sempre Capra: "E’ un’ipotesi possibile, bisogna dare una probabilità… io analizzerei il computer, perché a quel punto dovrebbero esserci diverse tracce. Dato che il pc non c’è più, secondo degli studi, il 70% dei soggetti hanno del materiale biologico di altre persone sotto i margini ungueali". Infante ricorda: "Però noi ci laviamo le mani, no? Quando mangiamo, quando andiamo in bagno… Quindi vorrebbe dire che Chiara avrebbe fatto l’accesso al computer di casa, dove il fratello e Sempio giocavano, poco prima della sua morte…". E Capra ribatte: "Ma sa, il margine ungueale è un elemento che di per sé protegge la perdita di eventuali tracce". In studio però la pensano diversamente: "Però non c’è il Dna di Stasi, della madre o del fratello di Chiara…". Rita Cavallaro ricorda che l’ultimo accesso a quel pc risale al 10 agosto 2007: "In tre giorni, ad agosto, è difficile che non si sia fatta neanche una doccia".

Sempre restando sul tema del Dna sotto le unghie di Chiara, De Rensis dice che il genetista De Stefano nel 2014 disse che era un Dna da contatto diretto, non da contaminazione. Ma Roberta Bruzzone ricorda che si tratta solo di un’ipotesi e che le "tre ripetizioni di De Stefano non hanno dato dei risultati consolidati, perché nessuno di questi tre risultati è identico a quello precedente".

Le intercettazioni di Sempio con il carabiniere Spoto e l’avvocato Soldani

Subito dopo ascoltiamo un’intercettazione che spiazza non poco, perché riguarda una breve conversazione tra l’ex maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Spoto – l’autorità che doveva limitarsi a consegnare la notifica in casa Sempio – e lo stesso Andrea. Nell’audio si sente il carabiniere che, il giorno prima dell’interrogatorio, lo chiama per dare appuntamento all’indagato alle 16:30 per fare "una chiacchierata" a casa. Infante commenta: "Mai vista una cosa del genere", mentre De Rensis ironizza: "Forse avranno parlato di calcio, moda, cinema, politica…". Roberta Bruzzone interviene: "Quattro chiacchiere tra un carabiniere e un indagato senza la presenza del legale non è possibile, a prescindere da tutto! Questa è una violazione importante". La Bruzzone poi chiede se si sapesse già dove fosse domiciliato Sempio al tempo della notifica (pare di no) e Infante si domanda se un carabiniere possa chiedere a Sempio di rinunciare al diritto al preavviso: la risposta è sempre no perché Spoto non poteva parlare con l’indagato. Infatti la ‘rinuncia ai termini’, che solitamente serve all’indagato per prepararsi con l’avvocato per l’interrogatorio, la richiede al legale di Sempio, all’epoca Soldani, tra l’altro usando queste parole: "Sono venuto giù apposta oggi".

Una volta ascoltate le parole del video, De Rensis commenta: "Anche se per chi indagava era un’accusa non fondata, l’ipotesi è omicidio. Quell’atteggiamento lì da parte della polizia giudiziaria non è ciò che accade normalmente. Di solito chi notifica atti del genere è serio, non parla e dice soltanto ‘Parlerete con il Magistrato’. Non ‘Ambasciator non porta pena’, le risate, ‘Veda lei’, ‘Se vogliono parlargli’… è una roba orribile". Il giornalista Fazzo chiede: "Perché l’avvocato non si impunta per avere i termini, il preavviso? Perché forse Sempio era già sufficientemente preparato". Il conduttore poi si domanda: "Ma tutta questa fretta da dove nasce? Perché la Procura di Pavia ha così fretta di sentire Sempio da chiedergli di rinunciare ai termini di difesa?". Prova a risponde il giornalista Fazzo: "Non è l’unico aspetto frettoloso della vicenda. Noi possiamo pensare che a Venditti nulla avrebbe impedito, anche solo per facciata, di metterci 2 o tre mesi invece che 21 giorni ad archiviare il procedimento. Questa fretta da dove nasce? Io mi do una sola spiegazione: avevano paura che qualcun altro mettesse le mani su quella inchiesta lì. Dovevano fare in modo che la vicenda si chiudesse". E Infante ipotizza: "Forse volevano tagliare le gambe alla difesa di Stasi, che poi è quanto accaduto con le intercettazioni che non sono state consegnate alla Bocellari per due volte".

Si passa a un’altra intercettazione: sono le 16:40 e il maresciallo Spoto è già a casa di Andrea per consegnare la notifica e attendere la risposta dell’avvocato Soldani sulla ‘rinuncia ai termini’ (il ‘preavviso’ dell’interrogatorio dovrebbe essere di almeno 3 giorni solitamente). L’avvocato Soldani accetta di rinunciarvi e lo dice ad Andrea Sempio – è lui poi a passare al suo legale al cellulare Spoto – prima di dire che "Tra l’altro ho anche omesso di qualificarmi formalmente al suo cliente", aggiungendo in seguito di averlo però rincuorato, cosa che comunque non dovrebbe fare chi consegna una notifica. De Rensis commenta: "Intanto le conversazioni tra ufficiale di Pg cellulare e indagato cellulare no. Ufficiale di Pg e avvocato, punto. E poi non mi è mai capitato che abbiano rincuorato un mio assistito prima dell’interrogatorio. Siamo in una circostanza surreale con sullo sfondo un omicidio terribile. Tutto sbagliato, non corretto, da censurare".

Dopodiché non manca un momento incentrato sulla scelta di Luciano Garofano di lasciare il pool investigativo della difesa Sempio, ma prima si parla della famosa consulenza fatta prima della chiusura dell’indagine su Andrea e basata anche sulla relazione del collega Pasquale Linarello che in un’intervista conferma fosse segretata all’epoca. Il genetista Capra dice che Linarello si era basato a sua volta sui dati di De Stefano e che Garofano potrebbe aver fatto lo stesso. E poi ipotizza che i due consulenti, conoscendosi, potrebbero essersi parlati al riguardo, ma De Rensis non ci sta: "Se fosse avvenuta questa conversazione fra Linarello (consulente della difesa di Stasi, ndr) e Garofano (ex consulente del team Sempio, ndr), io pago a tutti voi una vacanza alle Maldive. Tornando al Dna sulle unghie, era stato ipotizzato che Chiara avesse potuto avere una colluttazione e che quindi potesse essere rimasto del Dna. Ci sarà stato su tutti gli oggetti di quella casa anche il Dna del papà, della mamma, del fratello e di Alberto: possibile che la coincidenza è che solo il Dna dell’indagato si è trasferito?".

Ma in studio ricordano che i Dna trovati sulla famosa maniglia della porta sono 3 e tutti incompleti. Poi, parlando di come Garofano avrebbe ottenuto la relazione di Linarello, il legale di Alberto Stasi aggiunge: "L’avvocato Lovati, se non mi sono rincitrullito, ha detto che lui si è avvalso di un proprio team investigativo e ha avuto la consulenza di Linarello. Ha detto di averla avuta da una sua fonte investigativa". Capra sottolinea: "Se la consulenza l’ha avuta l’avvocato Tizzoni, vuole dire che non erano più segretati, perché di solito la parte civile è l’ultima ad avere i documenti".

Con l’uscita dal pool investigativo della difesa Sempio dell’ex generale Luciano Garofano – pare per divergenze di vedute -, è entrato nella squadra Armando Palmegiani che fino a poco tempo fa non aveva dubbi sul fatto che il Dna sotto le unghie di Chiara fosse di Sempio e ora ha cambiati cambiato idea. Un caso? Monica Leofreddi commenta: "Non mi sembra il consulente giusto, forse quando Lovati l’ha scelto non sapeva cosa aveva dichiarato nel tempo". Roberta Bruzzone sottolinea: "Però per l’incidente probatorio serve un genetista e Palmegiani non è la figura giusta".

L’indagine per corruzione in atti giudiziari su Mario Venditti

Non manca un blocco relativo all’ex Procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, con il suo avvocato – Domenico Aiello – che parla di una vendetta nei confronti del Magistrato con l’indagine sulla gestione della Procura di Pavia, aggiungendo che l’ipotesi accusatoria è forte perché quel biglietto ("Venditti, Gip, archivia x 20/30 euro") poteva essere interpretato in altri modi. Non solo, perché il legale ipotizza che si sia voluto infangare il nome di Venditti perché la Procura di Brescia sa benissimo che non è possibile sapere dove siano finiti quei soldi in contanti se non attraverso una confessione, oltre a suggerire alla Procura di sentire anche gli avvocati di Sempio, oltre a chiedere in maniera diretta alla famiglia "hai movimentato una somma che per il tuo storico è abnorme, mi spieghi cosa ci hai fatto?".

Subito dopo un’intervista a Silvio Sapone (uno dei due carabinieri) in cui dice che non era lui a occuparsi delle intercettazioni, ma l’ex maresciallo dei carabinieri Spoto, e che a lui non è arrivato nulla di anomalo sulle intercettazioni. Infante dichiara: "E’ come se desse la colpa al maresciallo Spoto, ma non direttamente. Dice che è lui che ha firmato, che era lui a occuparsi delle intercettazioni e che a lui non arrivava niente e quindi non può sapere che in realtà vengono dette delle cose. Ma se non lo sa lui non può saperlo nemmeno Venditti". il giornalista Fazzo si chiede se l’errore non sia della compagnia di intercettazioni: "Non vorrei che in questa catena di scaricabarile scoprissimo che a fare le trascrizioni non era i carabinieri ma direttamente quelli della società di intercettazioni che aveva in subappalto la microspia, ed è la stessa società tutelata da Venditti che gli dava in esclusiva tutte le cose". E Bruzzone si dice d’accordo e aggiunge: "Qualcuno queste intercettazioni le avrà pur trascritte, abbiamo alcuni passaggi che per noi sono perfettamente udibili e che invece lì non ci sono, ma ci sono deduzioni che sono tutt’altro che circostanziate rispetto a quello che poi abbiamo sentito. Credo che sia interesse di chi ha lavorato a questi documenti chiarire queste posizioni".

Andrea Sempio il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi e i 35mila euro in contanti

A questo punto, si chiude il capitolo delle intercettazioni con quella che riguarda il giorno della visita dell’ex maresciallo, quando quest’ultimo ha già lasciato la casa e dove Andrea Sempio dice al padre: "Ho preso quella roba lì (che potrebbe essere qualsiasi cosa, come specifica la Cavallaro, ndr)". Una volta che Leofreddi ricorda che la madre di Andrea Sempio più volte ha dichiarato in passato di aver ricevuto del materiale (si sta parlando dei tabulati ricevuti da Andrea il giorno prima dell’interrogatorio), il conduttore si sofferma sul fatto che Sempio, il giorno in cui Chiara Poggi è morta, non si è fermato vedendo il caos, tra carabinieri, polizia e ambulanza, in via Pascoli, vicino all’abitazione della vittima.

Antonio De Rensis dice: "Sei così attento e voglioso di sentire Marco, tanto da chiamarlo 3 volte e dopo il dramma non lo chiami? Voglio fare una considerazione: se c’è uno che chiama 3 volte a casa per sapere dov’è mio fratello, ad un certo punto alzo la cornetta e dico a qualcuno di dire a Marco di richiamarlo, ma Chiara non l’ha fatto. Tra l’altro, mancano le telefonate di Sempio a Marco sul cellulare". La Bruzzone aggiunge un particolare: "Se sono l’assassino, ho tutto l’interesse a farmi vedere lì sorpreso, interessato, sconvolto". E in tutto questo il giornalista Fazzo tuona: "Sempio aveva 19 anni, ma un uomo adulto come suo padre possibile che non abbia fatto nulla? Che non abbia detto ad Andrea di andare a vedere cosa fosse successo".

In un’altra intercettazione Andrea Sempio dice al padre "Ne abbiamo ‘cannata’ una", riferendosi al fatto che, durante l’interrogatorio, avevano sbagliato i tempi del ritrovamento del famoso scontrino (il padre aveva detto di averlo trovato prima dell’interrogatorio, mentre Sempio dopo), e Infante sottolinea: "Se sei innocente e dici la verità, c’è poco da sbagliarsi però".


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