Garlasco, l'avvocato De Rensis agguerrito: "Follia!". E Milo Infante gela con nuovi dubbi sull'aggressione a Chiara

Nella puntata del 15 gennaio, nuove teoria sulla dinamica del delitto di Chiara e qualche discussione a Ore 14 Sera con l'avvocato De Rensis: cosa è successo

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Nella nuova puntata di Ore 14 Sera, condotta da Milo Infante giovedì 15 gennaio 2026, in prima serata su Rai 2, si continua a parlare del caso di Garlasco, questa volta ponendo l’attenzione sulla dinamica dell’aggressione a Chiara Poggi e sugli elementi contro Alberto Stasi, dimenticando totalmente l’esistenza del nuovo indagato: Andrea Sempio. In studio, per parlare del delitto e dei nuovi elementi con Milo Infante, non manca l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi. Ecco cosa è successo nella puntata del 15 gennaio 2026 di Ore 14 Sera e le ultime novità sul delitto di Garlasco.

Garlasco a Ore 14 Sera, puntata 15 gennaio 2026: cosa è successo

La puntata di Ore 14 Sera finisce con Milo Infante che parla del caso di Garlasco. In studio si comincia dal computer di Chiara Poggi, che potrebbe avere un ruolo centrale nell’omicidio. Tante le domande degli inquirenti, soprattutto riguardo ai video intimi della vittima e all’ulteriore protezione messa su una cartella che conteneva alcuni di questi file. Ci si chiede anche se questi video siano stati copiati da qualcuno prima della morte di Chiara. In diretta viene ricordato che il pc fisso veniva spesso usato da Marco Poggi e dai suoi amici e che nel 2017 Andrea Sempio aveva dichiarato che lo utilizzavano per giocare a dei minigiochi online. Nella cronologia dei siti consultati nei 60 giorni precedenti all’omicidio della giovane compaiono molti siti di immagini hard e di recensioni di videogiochi, ma ad oggi sembra che nessuno abbia mai fatto degli approfondimenti in merito. E, parlando delle analisi che gli inquirenti stanno facendo sul fisso di Chiara in questi giorni, Milo Infante sottolinea: "Chi gioca al computer lo fa da solo, gli altri guardano. Giù c’era la console e potevano giocare insieme, al pc non si può fare". Poi, sulla doppia protezione della cartella con i file intimi, il conduttore evidenzia: "Evidentemente qualcosa deve essere accaduto", e l’avvocato De Rensis risponde: "Questo è sicuro!"

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Si passa a parlare del computer di Alberto Stasi che De Rensis dice essere stato "vivisezionato". Subito dopo viene mandata in onda un’intervista in cui il consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli, dice che nella cucina della villetta "c’è una traccia decisiva di Stasi" e poi spiega la possibile dinamica dell’aggressione, che sarebbe iniziata in cucina perché è lì che è stato trovato l’Estathé con il Dna di Stasi. Secondo tale ricostruzione, inoltre, l’aggressore sarebbe tornato in cucina dopo aver calpestato il sangue e la goccia emersa sul mobile della cucina sarebbe rilevante perché potrebbe essere quella della prima aggressione a Chiara. Il commento di De Rensis non tarda ad arrivare: "Viene disintegrata la perizia Testi. Inoltre, mi fa piacere sapere che hanno recuperato un elemento decisivo, così, portandolo alla Procura di Pavia, l’indagine finirà presto". Ma Infante ricorda che i consulenti della famiglia Poggi presenteranno queste rilevanze solo se la difesa di Stasi richiederà la revisione. Allora De Rensis precisa: "Comunque sono inutilizzabili in ogni sede". Poi l’avvocato aggiunge: "Con questa ricostruzione che fa, come spiega poi le gocce di sangue ai piedi del divano nel soggiorno, visto che Redaelli ha detto che la povera Chiara dalla cucina scappa verso le scale, facendo una curva abbastanza stretta?" Il generale Luciano Garofano, che interviene nel dibattito via collegamento video, dice che un litigio potrebbe essere iniziato davvero in cucina, ma che non può essere stata aggredita lì perché le tracce di sangue da brandeggio indicano che lo scontro vero e proprio sarebbe avvenuto nel soggiorno della villetta.

Prosegue il dibattito sulla dinamica dell’aggressione. Si sostiene che nel periodo stabilito dei 23 minuti bisognerebbe considerare anche il tempo della colazione e della presunta discussione prima dell’omicidio, un litigio così devastante da portare Stasi a ucciderla, una cosa che per Infante non può avvenire in 5 secondi. Subito dopo il conduttore precisa che non è possibile sapere quando è stato consumato davvero quel cibo: intendiamo i Fruttoli e l’Estathé. C’è anche l’ipotesi, infatti, che Chiara avesse fatto colazione prima dell’arrivo del suo assassino, mentre ricordiamo che Stasi ha più volte detto che potrebbe aver bevuto quella bevanda la sera prima, durante la cena con Chiara a base di pizza. Quando il Generale Garofano dice che la scintilla che ha fatto scaturire la rabbia tra i due ex fidanzati potrebbe essere scattata la sera precedente al delitto, l’avvocato De Rensis si limita a commentare una seconda ricostruzione, visionata poco prima dell’intervento del Generale, fatta dai consulenti della famiglia Poggi nel 2009, dove vengono ripercorsi i movimenti di Chiara e Alberto la mattina del 13 agosto 2007, dall’apertura della porta d’ingresso alla morte nel soggiorno: "Sono abbastanza sconfortato pensando che ancora dobbiamo commentare questa roba. Fa vedere tutto il video? Allora commento dopo il resto".

Poi Milo Infante mostra il video completo della ricostruzione, dove si vede "Stasi" gettare il corpo di Chiara in cantina e poi andare in bagno per lavarsi le mani: il consulente Capra dà tutte le indicazioni precise all’attore che interpreta Stasi, anche su come Alberto avrebbe pulito il lavandino per bene, probabilmente dimenticandosi dei capelli trovati nel lavello. Infatti il conduttore sottolinea il fatto che il lavello non era stato pulito molto bene e l’avvocato De Rensis, dopo una fragorosa risata, esclama: "Follia!".

L’allarme di casa Poggi: perché Chiara lo attivava spesso e la "rapina"

Gli ospiti in studio non mancano di soffermarsi sul fatto che spesso Chiara attivava e disattivava l’allarme di casa sua e lo scrittore Colaprico afferma che lo faceva perché lei era stata rapinata e aveva paura. Ma Milo Infante – così come l’avvocato di Stasi – non sapeva di questa presunta rapina e infatti la giornalista Rita Cavallaro chiarisce: "Non è stata rapinata, lì giravano dei ladri" e l’avvocato De Rensis si rivolge allo scrittore: "Entrati dei ladri dai vicini è una cosa, essere stata rapinata è un’altra. Narrazione della galassia Colaprico!". Subito dopo la Cavallaro pone l’attenzione su un altro aspetto: "Nessuno ci dice che sia stata Chiara a disattivare l’allarme. Potrebbe essersi ritrovata qualcuno in casa, tant’è che lei toglie l’audio al televisore". Si finisce per tornare alla ricostruzione del 2009 dei consulenti della famiglia Poggi sull’omicidio di Chiara e l’avvocato De Rensis si sofferma sul dettaglio della bicicletta, ricordando che quella usata dall’assassino era una bici da donna e che per questo i tempi del tragitto dalla casa di Chiara all’abitazione di Alberto dopo l’omicidio si dilaterebbero ulteriormente: due pedalate con una bici da donna corrispondono a una con una bicicletta da uomo, perché hanno un raggio più corto.

L’alibi della madre delle gemelle Cappa: la testimone dimentica

Dopodiché si cambia proprio argomento, parlando della madre delle gemelle Cappa, Maria Rosa Poggi. La cassiera di un supermercato aveva dichiarato in SIT nel 2007 di aver servito la donna in cassa alle 10:07 del 13 agosto 2007 e che lei aveva pagato con la carta bancomat. Ma oggi la testimone cambia versione, dicendo di non aver mai dato per certa la presenza della donna nel supermercato in quella data: afferma di aver detto ai carabinieri che non si ricordava bene se l’avesse vista o meno proprio quella mattina in quanto Maria Rosa Poggi era una cliente abituale. Eppure la dichiarazione in SIT è stata da lei firmata, ma la cassiera ora spiega che all’epoca aveva vent’anni e non aveva letto il documento firmato. Sia Milo Infante che Antonio De Rensis sottolineano che questo fatto è molto grave: "Perché la signora smentisce quanto è stato verbalizzato, quindi è una dichiarazione che va assolutamente approfondita. Le sue parole ledono Pennini", chiarisce l’avvocato. L’ufficiale che ha fatto il verbale, Roberto Pennini, un ex brigadiere della stazione dei Carabinieri di Garlasco, però, precisa che in quella occasione aveva fatto rileggere il documento alla cassiera prima di farglielo sottoscrivere e che lei si diceva d’accorto con quanto scritto.


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