Garlasco in Tv, le chiamate cancellate dal telefono di casa Poggi. E De Rensis su Stasi: "Ecco quando chiederemo la revisione"

Gran parte della puntata di Ore 14 Sera di giovedì 11 dicembre 2025 è stata dedicata al delitto di Chiara Poggi, con un'attenzione particolare alla posizione di Andrea Sempio e un particolare finora emerso poco sul telefono presente nella villetta dell'omicidio

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Come annunciato nell’appuntamento pomeridiano, gran parte della puntata di "Ore 14 Sera" in onda giovedì 11 dicembre 2025 è dedicata al delitto di Garlasco e agli ultimi sviluppi che stanno emergendo dalle indagini, a pochi giorni dalla conclusione dell’incidente probatorio, prevista il 18.

Garlasco, Ore 14 Sera, puntata 11 dicembre 2025: Venditti si difende

In studio è presente Domenico Aiello, avvocato dell’ex pm di Pavia Mario Venditti, che si era occupato dell’indagine ai danni di Andrea Sempio, la cui posizione era stata brevemente archiviata. Oggi l’ex procuratore deve rispondere alla Procura dell’accusa di corruzione in atti giudiziari.

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Pochi giorni fa Aiello ha fatto un’accusa grave al collega Antonio De Rensis, che assiste Alberto Stasi, parlando di un incontro segretissimo che sarebbe avvenuto nelle stanze della Procura di Pavia con l’attuale procuratore Napoleone. Ancora una volta Venditti respinge le accuse di corruzione: "Il 26 settembre mi è caduto il mondo addosso – dice -. Dire che io sono il presunto corrotto non è un’accusa infondata, ma è un’accusa ridicola. Ho presentato una richiesta di archiviazione di 20 pagine, non è una cosa normale, il gip, il dottor Lambertucci, ha aggiunto altre 10 pagine, mi ha detto che ho svolto quell’indagine per un eccesso di zelo, mi sarei dovuto fermare prima, non avrei neanche dovuto iniziarla, c’è un giudicato che sostiene che c’è un solo responsabile dell’omicidio e quel responsabile è Alberto Stasi. Svolgo comunque le indagini e arrivo alla famosa richiesta di archiviazione, accolta dal dottor Lambertucci. Escludo che il mio nome sia stato fatto da qualcuno della Polizia Giudiziaria, conosco queste persone, sono degnissime. Sono sicuro anche della lealtà degli avvocati, se hanno percepito dei soldi per la difesa Sempio li hanno presi loro, escludo che mi abbiano venduto".

Importante è il punto di vista di Aiello che commenta le dichiarazioni del suo assistito: "Difendere il team che lo ha accompagnato negli anni è una nota di merito, a volte le note di responsabilità meravigliano".

Il confronto Aiello-De Rensis

Aiello torna a commentare le sue parole in merito ai sospetti manifestati su De Rensis, questa volta con il collega al suo fianco: "Io mi riferivo solo ad alcune dichiarazioni sentite in merito a colloqui di cui De Rensis aveva parlato forse proprio in questa trasmissione. Lui aveva parlato di un colloquio riservato e che al momento opportuno lo avrebbe fatto sapere. Avere colloqui con il Procuratore è la prassi, il problema nasce se si fa sottintendere che questi incontri possono consentire di fare previsioni con un riferimento al passato. Dire che quello che fa riferimento alla vecchia gestione Venditti sia da buttare, mentre quello che riguarda la nuova sia eccellente non va bene se viene espresso in un contesto in cui Venditti è ora indagato per corruzione. Non posso accettare una ricostruzione di questo tipo".

Non tarda ad arrivare la replica di De Rensis: "Mai avuto alcun colloquio riservatissimo con il procuratore Napoleone, quando l’ho incontrato erano presenti il sostituto Zanoncelli, ora a Milano, la sostituta De Stefano, o l’aggiunto Civardi. Il 13 luglio 2022 sono uscito alle 13.30 dal Palazzo di Giustizia (ero andato a ritirare i CD delle intercettazioni di Sempio), alle 18.45, tutto documentato e con testimonianza di due avvocati, è accaduta una cosa nel mio studio che non mi ha spaventato, ma mi ha turbato. Il giorno dopo telefonicamente ho riferito al Procuratore Capo quello che era accaduto, stessa cosa ai sostituti. Non è stato un contatto con me, quando ho compreso di che contatto si trattava ho fatto in modo che parlassero gli avvocati del mio studio. Ho dovuto relazionare perché in quella data sapevano che io fossi avvocato di Stasi solo Napoleone e i sostituti, il procuratore aggiunto Venditti, il mio studio, Giada Bocellari e il mio cliente".

De Rensis fa una precisazione: "All’epoca l’indagine non era ancora stata riaperta, il fascicolo quando viene richiamato da un archivio ha un tragitto, quando riaprono il caso chiamano l’avvocato Bocellari, nessuno sapeva che io fossi stano nominato dal 2022".

Di fronte a queste parole Aiello non può che fare un passo indietro. "Su questo non posso dire niente, ho letto le carte del processo, anche se io ho un ruolo marginale. Tutti si chiedono come facesse la difesa Sempio ad avere la consulenza Linarello, ma pochi come facesse la difesa Stasi ad avere l’informativa di reato sull’archiviazione del procedimento a carico di ignoti che avrebbero turbato la vita privata dell’avvocatessa Bocellari. Serve simmetria nelle cose che si affermano, non dovrebbero uscire gli atti di un processo archiviato secondo la Cassazione". De Rensis fa però un’osservazione al suo assistito: "Può darsi che chiederemo la revisione alla fine delle indagini preliminari, con tutti gli elementi conosciuti potremmo agire. Farlo adesso sarebbe da avvocato sprovveduto".

La difesa Sempio al lavoro: i dubbi sullo scontrino

Nel corso del programma viene poi mandata in onda un’intervista a Liborio Cataliotti, legale di Sempio in merito alla perizia sul DNA: "Per me la perizia sul DNA una pistola ad acqua, non una pistola fumante. Prima del responso veniva venduta come una pistola fumante. È possibile che qualche giorno prima dell’omicidio Chiara Poggi abbia toccato un oggetto già toccato da Sempio, per questo depositeremo una perizia a riguardo, direttamente in Procura, così che abbia anche il nostro punto di vista. Finché non ci sarà una ricostruzione dei fatti diversa da quella di allora esiste un motivo del mondo per cui dovremmo preoccuparci della riconducibilità di quell’impronta ad Andrea Sempio? Secondo me no. Sullo scontrino siamo tranquillissimi, voglio vedere come possano smentire che fosse suo. Temo però prove documentali di qualcuno che può avere ricordi adesso di allora".

La giornalista Rita Cavallaro fa però un appunto rilevante sullo scontrino: "Gli inquirenti su quello hanno chiuso il cerchio, hanno trovato elementi investigativi che vanno a supporto di una testimonianza. Se fornisci un falso alibi diventa un grave indizio di colpevolezza, oggi poi abbiamo altri elementi, tra cui quello fondante, ovvero il DNA, ci sarà modo di parlarne a processo".

La ricostruzione della scena del crimine e il mistero del telefono

Siamo però ancora in attesa della nuova BPA, che potrebbe smentire quasi del tutto quella fatta 18 anni fa dai RIS: "Si parte forse dall’ipotesi che la prima aggressione non sia avvenuta alla base della scala, ma davanti al telefono, Lei potrebbe avere preso in mano la cornetta e tentato di chiamare qualcuno – riferisce Infante -. Qui ci sono memorizzati 5-6 numeri di parenti, compreso quello dei carabinieri di Garlasco, lei avrebbe potuto avere tentato di chiamare. Lei potrebbe avere tentato la fuga verso la porta di ingresso, raggiunta dal killer, che la colpisce ai piedi delle scale, dove si forma la grossa gora ematica. Infine viene trascinata per i piedi e buttata giù dalle scale. Solo successivamente la cornetta sarebbe stata messa a posto, forse proprio dall’assassino".

Si sottolinea poi un’altra anomalia riscontrata da poco, che coinvolge il telefono: si tratta di un apparecchio SIRIO che poteva contenere fino a 20 chiamate, ma ne vengono riscontrate solo 9 (da numero sconosciuto). "Queste chiamate non sono mai state trovate, non è normale che non ci fossero, qualcuno potrebbe averle cancellate". Come rilevato dall’ingegner Porta, che ha fatto la perizia per la difesa Stasi, non ci sono nemmeno le chiamate che Alberto ha fatto il giorno del delitto di Garlasco, bisognerebbe capire perché non siano registrate. "L’operazione deve essere stata fatta direttamente dal telefono, da qualcuno che conosceva la procedura".

Milo Infante rileva l’assenza di tracce sulla porta e sul telefono, a questo replica De Rensis: "Se l’assassino è stato uno, dico dal primo giorno che ritengo possibile la presenza di più di una persona, ma possono non avere fatto la stessa cosa. Non è detto che siano entrati e usciti nello stesso momento, chi impediva ad altri di restare di più nella casa di Garlasco?". Rita Cavallaro evidenzia però come ci siano effettivamente alcune impronte: "Sulla porta ce n’è una di Marco Poggi, che viveva in casa, e tre sezioni palmari non identificate". A breve ne sapremo certamente di più, non appena la Procura svelerà le carte che ha in mano.


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