Garlasco in Tv, la rabbia di Taccia: "Vi attaccate a qualunque cosa". L'attacco di Infante: "Se ci suggerisce le domande"

Nella puntata di Ore 14 di mercoledì 4 marzo 2026 Milo Infante ha attaccato l'avvocato Taccia per la sua ritrosia ad alcune domande, ritenute inopportune

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Ore 14" ha dedicato parte della puntata del 4 marzo 2026 agli approfondimenti sul delitto di Garlasco, nel giorno in cui i componenti del team difensivo, consulenti compresi, di Andrea Sempio si sono riuniti a Roma per fare un punto della situazione su quello che potrebbe accadere a breve. L’incontro è avvenuto, come accade sempre, presso i laboratori della genetista Marina Baldi.

Garlasco, Ore 14 puntata 4 marzo 2026: cosa è successo

Secondo quanto emerso, il team in mattinata si è concentrato soprattutto su alcune fotografie del corpo di Chiara Poggi, ponendo attenzione soprattutto alle ferite, ben sapendo come queste possano essere utili a comprendere dinamica della morte e armi utilizzate. Andrea Sempio sembra essere apparentemente tranquillo, pronto a dichiararsi innocente qualora si dovesse arrivare a dibattimento. L’ultima riunione romana del team era avvenuta poco prima del deposito della perizia sul DNA da parte della perita Denise Albani.

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Milo Infante commenta subito quello che sta accadendo in questa giornata: "Trovo divertente, se me lo consentite, l’interlocuzione dell’avvocato Angela Taccia con i colleghi a fronte di una domanda che ha ritenuto inopportuna". A questo punto viene mandato in onda il servizio relativo all’incontro con i giornalisti fatto in mattinata nel momento dell’arrivo sul posto dell’indagato accompagnato dalla legale. Il giornalista chiede: "Quasi non vedi l’ora di arrivare all’udienza preliminare per dimostrare la tua innocenza, è così?". Lui risponde: "Se ci sarà un’udienza preliminare, siamo già un po’ di passi avanti". Si chiede poi se lui si possa aspettare il rinvio a giudizio, questa la sua opinione: "Vediamo, confermo quello che ho detto nei giorni passati".

Si arriva quindi alla domanda poco gradita, ovvero: "Si è detto tanto del libro che volevi acquistare a Vigevano la mattina del delitto, ci si chiede come sia possibile che non ti ricordi il titolo?". Ecco la replica di Taccia: "È la dimostrazione che ci si attacca a qualunque cosa pur di dar contro ad Andrea Sempio, se il problema di tutta questa storia è il titolo di un libro io non ho più parole, mi cadono le braccia, è veramente una cosa triste".

Infante prosegue nel suo intervento: "Abbiamo capito che ogni domanda che non è in qualche modo gradita alla difesa di Andrea Sempio diventa inaccettabile. Se gli si chiede perché quel giorno non ti sei fermato quando hai visto carabinieri, ambulanza fuori da casa del tuo migliore amico dove sapevi che c’era la sorella l’avvocato Taccia si indispone. Se si chiede, ma ti ricordi perfettamente tutto di quella giornata, hai tenuto lo scontrino perfettamente piegato, che sembra nuovo appena uscito dalla stampa ma se ti chiediamo: ‘Qual è questo libro che il mondo intero ci invidia che sei andato per due volte a cercare, il giorno dell’omicidio della sorella di uno dei tuoi più cari amici e il giorno dopo, allora si indispone perché la domanda inopportuna. Ma quali sono le domande che possono far piacere all’avvocato Taccia? Se ce ne suggerisce un paio noi le segniamo, poi se decide di onorarci della sua presenza le poniamo".

La giornalista Rita Cavallaro prova a comprendere la reazione della legale: "Credo che siano un po’ sulle spine perché sanno benissimo che siamo agli sgoccioli e che Andrea Sempio, almeno secondo l’idea della Procura, andrà a processo. La richiesta ci sarà, poi vedremo se il giudice accoglierà. Si insiste sul libro perché di quel giorno ti ricordi tutti i minimi dettagli e gli orari precisi, addirittura 9.58, e non ti ricordi il libro che sei andato a prendere, che sei tornato a prendere il giorno dopo perché la libreria era chiusa, al punto tale che c’è anche lo scontrino del giorno dopo".

Giuseppe Guastella, giornalista del ‘Corriere della Sera’, concorda con il conduttore, per questo dice: "Perché non dire un titolo qualunque?". Su questo ribatte l’avvocato Gian Ettore Gassani: "Può darsi sia una strategia, sai quante trasmissioni televisive entreranno nel fascicolo? Quando vai in televisione dai delle prove", come a sottolineare che rilasciare numerose interviste non sia stata poi una scelta così azzeccata.

Interviene a riguardo Rita Cavallaro: "C’è un motivo per cui non può dire il titolo del libro, se lo dice e poi uno va a fare un controllo, se c’è o non c’è diventa un problema". Gassani fa una puntualizzazione sul piano legale: "Quello che conta sarà quello che dirà eventualmente in udienza, quello che avviene fuori può essere utilizzato contro di te, ma la verità si forma nel processo, per ora funziona ancora così". Arriva un’ulteriore puntualizzazione di Infante: "Nel fantastico mondo di come hanno condotto le indagini, se una persona presenta uno scontrino e dice che quello è il suo alibi forse la domanda: ‘Cosa sei andato a fare a Vigevano?’ dovevi farla, e alla risposta: ‘A comprare un libro’, quindi: ‘Ti ricordi il titolo del libro?’, forse andava fatta vent’anni fa. Se venisse fuori che Sempio non è mai andato a Vigevano quel giorno la cosa cambia".

Non manca un altro attacco del conduttore all’avvocato Taccia in riferimento allo scontrino: "Penso che per l’avvocato Taccia sia un concetto astruso, non ricevibile, se mi preoccupo di mantenere lo scontrino del parcheggio mi chiedo: ‘Come faccio a dimostrare che sono andato effettivamente a comprare un libro al di là dello scontrino del parcheggio?’. Tengo lo scontrino della libreria, memorizzo il titolo del libro o, per assurdo, torno in libreria, mi faccio dare copia dello scontrino che nel 2007 mi avrebbero facilmente dato. Bastava solo chiedere questo, invece non avviene. Ci limitiamo solo a dire: ‘Alle 10.18 sono a Vigevano a ritirare uno scontrino'".


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