Garlasco in Tv, il movente del killer e la rivelazione choc di De Rensis: "Chiara era diventata scomoda"

A Ore 14 nella puntata di venerdì 28 novembre 2025 è stato analizzato il movente del delitto di Garlasco, l'avvocato di Alberto Stasi ha fatto un'osservazione inaspettata sulla vittima

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Redazione

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Andrea Sempio
RaiPlay

La puntata di "Ore 14" in onda venerdì 28 novembre 2025 ha dedicato anche oggi uno spazio al delitto di Garlasco, come avviene ormai quasi tutti i giorni, a maggior ragione ora che sono emerse nuove prove su Andrea Sempio, indagato per concorso in omicidio. Le analisi effettuate dal perito Denise Albani in merito al DNA ritrovato sulle unghie di Chiara Poggi non possono infatti identificare con certezza un singolo individuo, ma riportano a una stretta cerchia di persone, la linea paterna dell’amico di Marco Poggi, cosa che rende quel risultato genetico un elemento quasi unico. L’unica persona della sua famiglia che ha messo piede nella villetta di via Pascoli dove è avvenuto l’omicidio è infatti di sicuro Andrea.

Caso Garlasco, le prove contro Andrea Sempio

Il risultato dell’esame sarà messo nero su bianco dalla genetista entro l’udienza prevista il 18 dicembre e avrà valore di prova. Questo avrà inevitabilmente un grosso peso. In un eventuale dibattimento la difesa sarà chiamata a dimostrare come quella traccia genetica sia finita sulla vittima, i suoi legali sostengono si tratti di un DNA da contatto indiretto legato alla sua frequentazione assidua della casa, da addebitare a un oggetto che lui potrebbe avere toccato e che poi è finito nelle mani della 26enne scomparsa. La Procura e i carabinieri del Nucleo Investigativo smentiscono questa tesi, visto che non è stato rilevato il DNA né dei familiari, né di Alberto Stasi, che era stato con lei la sera prima.

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A questo si aggiunge l’impronta 33 attribuita con ogni probabilità a lui e trovata vicino al cadavere. Secondo gli inquirenti questa è un forte indizio relativo alla sua presenza sulla scena del crimine. Non si possono però trascurare nemmeno le sue tante incongruenze, le sue telefonate a casa Poggi il 7 e l’8 agosto e il giallo dello scontrino, visto che secondo chi indaga lui quella mattina non sarebbe mai stato a Vigevano. Si attende inoltre l’esito della nuova BPA che ha analizzato le macchie di sangue in casa e la consulenza medico-legale di Cristina Cattaneo, che sarà depositata a breve. Non solo, secondo quanto riportato dal ‘Corriere della Sera’ sarebbe stato ricostruito nel dettaglio anche il movente, che era invece rimasto sconosciuto nella sentenza che aveva portato alla condanna di Stasi.

Garlasco, Ore 14, puntata 28 novembre 2025: cosa è successo

Nello studio di Ore 14 ci si concentra su un aspetto che non può che diventare rilevante alla luce delle ultime indiscrezioni, il movente dell’omicidio, che gli inquirenti avrebbero individuato. Come ha sottolineato Milo Infante, non è necessario per condannare una persona (ed è quello che è accaduto con Stasi), ma aiuta a capire perché una persona dovrebbe fare male a un’altra.

Almeno per ora non si sa ancora quale possa essere, ma potrebbe essere determinante quando si arriverà alla possibile richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, Da quanto trapela, quello che sarebbe ritenuto più concreto potrebbe essere legato alla sfera intima di Chiara, da collegare al contenuto del suo computer, che il fratello usava con i suoi amici, Andrea compreso, dove erano presenti video intimi che lei aveva realizzato con il fidanzato (messi in sicurezza da lei). A Marco Poggi nel corso di una SIT era stato chiesto se qualcuno di loro potesse averli visti, ma non sappiamo cosa lui abbia detto.

Importante il punto di vista di Rita Cavallaro, giornalista de "Il Tempo" che segue il caso da diversi anni: "L’idea di un movente legato all’intimità della vittima ma può essere attendibile, Chiara aveva infatti messo in sicurezza i suoi video in apposite cartelle, ma si era anche lamentata con la mamma sull’accesso del suo computer permesso al fratello. Solo successivamente lei ha inserito una password per visualizzare le cartelle, una era addirittura stata resa "fantasma", non rendendola più visibile sullo schermo. Non si può però scartare anche l’idea di avance che lei avrebbe respinto, era un’ipotesi messa in evidenza dalla cugina Paola Cappa in una delle sue prime SIT. Non abbiamo invece risultanze investigative sul furto dei suoi video intimi, mentre ad avere parlato della pista che porta al Santuario era stato per primo Lovati, ex avvocato di Sempio, oltre a Savu, romeno condannato per estorsione a Don Gregorio, oggi in carcere. A breve quest’ultimo dovrebbe essere sentito, segno evidente della volontà di capire meglio la sua versione e scartare ogni ipotesi".

La rivelazione choc di De Rensis su Chiara Poggi

In studio è presente anche l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che non può che osservare in maniera interessata la situazione. Lui ci tiene a sottolineare un aspetto dato spesso per scontato: "Non abbiamo alcuna prova che l’aggressione sia iniziata alle 9.12 (orario in cui è stato disattivato l’allarme, ndr). Chi dice che l’allarme viene staccato per far entrare qualcuno? Chiara non avrebbe mai aperto con il pigiamino a un estraneo per la sua serietà, per questo può avere aperto a qualcuno che conosceva o c’è stato un passpartout visivo, non necessariamente alla porta c’era Alberto. Secondo me era diventata un problema per qualcuno, penso che l’aggressione di sia svolta in un tempo superiore rispetto a quanto indicato nella sentenza di condanna, la perizia Testi parla di un omicidio fatto troppo di corsa".

L’osservazione appare avvallata da Infante, che fa un’osservazione rilevante: "Alle 9.35 Stasi accende il computer, a livello logico non puoi pensare che lui l’abbia appena uccisa, accenda il computer, sia sudato perché ha corso ed è sporco di sangue, senza essersi cambiato. Lui dovrebbe essersi liberato di vestiti e arma del delitto, intrisi di sangue, ma nei cassonetti non è stato trovato niente. Almeno 5-7 minuti, ma correndo, sono necessari".

Ed è questo a meritare un’altra considerazione di De Rensis: "Se Alberto fosse stato l’assassino sarebbe arrivato a casa fradicio di sudore avendo percorso a velocità sostenuta e con il caldo il tragitto in bicicletta".

Non ci sono inoltre segni di una litigata tra i due ragazzi avvenuta tra la sera, quando erano insieme, e la notte. Questo è un altro aspetto che non quadra: "Io ho fatto arrabbiare qualche fidanzatina in passato, se suonavo il campanello mi diceva: ‘Vedi di andare’, e invece qui la porta si apre tranquillamente" – è la deduzione del legale di Stasi, finora l’unico condannato.


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