Garlasco in Tv, Infante scova un nuovo testimone. E De Rensis sbotta: “Sentenza contro Stasi ormai è smontata”
La puntata di Ore 14 di giovedì 26 febbraio 2026 è stata dedicata in gran parte a Garlasco, si sente di essere vicini alla svolta grazie alla consulenza Cattaneo

"Ore 14" è tornata a occuparsi delle ultime novità in merito al delitto di Garlasco, a pochi giorni dal deposito della consulenza effettuata dalla dottoressa Cristina Cattaneo, che potrebbe riscrivere dinamica e responsabilità dell’omicidio (al momento risulta essere secretata). Milo Infante, in accordo con la redazione, ha scelto un titolo eloquente per questo spazio, "la Svolta", convinto che sia quello che potrà avvenire grazie a questa relazione, che era attesa da tempo. Il suo lavoro, insieme a quello del colonnello Berti a capo dei RIS di Cagliari, può essere decisivo: "Una strada è stata intrapresa, in una direzione o nell’altra, siamo quindi di fronte a una svolta", dice subito il conduttore.
Garlasco, Ore 14 puntata 26 febbraio 2026: cosa è successo
La consulenza Cattaneo va a incastrarsi con un quadro investigativo importante, a maggior ragione che possiamo considerare le indagini vicine alla loro conclusione (la fine ufficiale potrebbe avvenire presumibilmente ad aprile). Gli investigatori hanno messo insieme un quadro di elementi definito "interessante", non c’è nessuna pistola fumante, ma ci saranno una serie di indizi che porteranno alla scrittura di un quadro inserito in un’informativa che finirà sul tavolo della Procura di Pavia. Non sembrano esserci dubbi sulla richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio, che resta per ora l’unico indagato.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppInfante chiede l’opinione di Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, sottolineando come sia meglio "usare il condizionale sulla mancanza della pistola fumante visto che tutto è stato secretato. Gli investigatori sembrano andare verso una direzione. togliamo Alberto Stasi e mettiamo Andrea Sempio". Questa l’opinione dell’avvocato: "Quella che potrebbe sembrare una battuta in realtà è un grido addolorato, oggi non dovrò indossare la tuta da astronauta, come invece purtroppo ogni tanto devo fare quanto sento, ad esempio, che la povera Chiara sarebbe stata uccisa di notte, persone che si occupano di un campo fare i medici legali. Adesso questa chiusura indagine, che avverrà, su indagini che forse non sono ancora finite, porterà probabilmente a una richiesta di rinvio a giudizio dell’indagato. Questo, alla luce degli elementi che saranno alla base di questa richiesta, potrebbe aprire nuovi scenari. Solo a quel punto lo saranno per me, per l’avvocato Bocellari e per Alberto Stasi. Sulla mancanza di qualcosa di eclatante o comunque di determinante io sarei ancora cauto".
Infante ritiene ci siano ancora delle mancanze, le intercettazioni, la consulenza informatica, anche se "le intercettazioni non mancano completamente, alcune ci sono", precisa il conduttore. De Rensis aggiunge "l’assenza delle SIT", visto che alcune non sono state rese note. De Rensis precisa: "In virtù della mia esperienza professionale voglio dirvi che quando un soggetto viene chiamato due volte in qualità di testimone c’è sempre un motivo. Non credo che tutti siano stati chiamati due volte, se qualcuno, forse più di uno, è stato chiamato due volte, un motivo c’è. Attenzione anche a queste testimonianze. Questa grande segretezza ha delle basi".
Il giornalista chiede poi all’avvocato quale sia la cosa che ritiene sia stata frutto di invenzione pura che lui può avere sentito in questi mesi, questo il suo pensiero: "Ho visto smontare la sentenza di condanna pezzo dopo pezzo, l’aggressione iniziata in cucina (ipotizzata dalla parte civile, ndr) disintegra la sentenza di condanna. Dire che Chiara potrebbe essere morta di notte disintegra la sentenza di condanna, ma potrei andare avanti. Penso che dobbiamo ancora attendere, noto anche che tutto quello che viene suggestivamente detto ha un’unica finalità, l’importante è che il condannato rimanga Alberto Stasi. Qualche cattedratico universitario di medicina legale mi ha detto che chi ha detto che Chiara possa essere morta di notte naviga nella fantascienza, Sarà chiaro, ma viene detto".
Infante lancia poi una domanda che può essere provocatoria alle giornaliste presenti, Ilenia Petracalvina e Rita Cavallaro: "È mai venuto il dubbio che ci sia qualcuno che possa avere un interesse personale nel mettere in giro anche cose che non stanno né in cielo né in terra? È come se qualcuno debba difendere delle posizioni". Petracalvina risponde e respinge questa idea: "Spero di no, io ho la sensazione delle tifoserie, di chi sta da una parte, chi dall’altra e chi invece sta nei fatti. Se si esprime un parere è personale". Monica Leofreddi non è però di questo avviso: "Un parere è personale, ma se sono un consulente e svolgo una professione il mio parere ha un peso e deve essere ancorato a dati scientifici. Altrimenti tutti possiamo dire tutto. I consulenti di parte non possono tirare per una giacchetta la scienza". Questo spinge Infante a fare una battuta non troppo velata: "In questa vicenda abbiamo anche assistito a chi si è proclamato consulente".
De Rensis prova ad anticipare gli elementi caratterizzanti la consulenza: "Formazione della gora ematica, ferite e modalità dell’aggressione, una o più armi, se ci sia stata un’aggressione addirittura sulle scale dove Chiara è stata lasciata. Vorrei richiamare l’attenzione su due elementi, la mano per terra e la cornetta del telefono. Qualora la BPA dovesse dimostrare scientificamente che quella cornetta fosse staccata, la dinamica iniziale… (e fa un gesto segno di azzeramento con la mano, ndr). E poi la mano per terra, vedremo cosa dirà la BPA, magari ci dirà che non è una mano, ma se dovesse dirci che è una mano la dinamica sarebbe completamente diversa. Dovete considerare una cosa, il tallone di Achille della sentenza di condanna sono sei numeri, 912935, quei 23 minuti, che in realtà sono 15 perché 7-8 sono in bicicletta, ingresso in casa e accensione del computer, sono una corazza, che può proteggere o può disintegrare".
Rita Cavallaro ci tiene a chiarire un aspetto diffuso in questi giorni, da parte di chi ritiene che la Cattaneo abbia lavorato solo sulle foto: "Non è vero, ha lavorato anche sulle TAC, quelle fotografano precisamente tutte le lesioni sul capo di Chiara e sul corpo. Con gli strumenti attuali è possibile ricostruire in 3D un cranio e valutare come sono state fatte le ferite. Si può valutare l’utilizzo di più armi, la mancata ripetitività di alcune lesioni fa pensare a più armi". A questo ribatte Infante: "Se pensiamo a più armi è verosimile credere che ci siano state più persone". Questo spinge De Rensis a fare una battuta: "Se non parliamo di killer professionisti sicuramente sì. Quale assassino usa due armi?".
Spunta, a sorpresa, l’intervista, senza mostrare il volto, a un collega del pompiere ritenuto amico della mamma di Sempio, che si pensa potesse averla incontrata la mattina del delitto a Vigevano. "Lui era molto discreto, soprattutto se si tratta di persone di sesso femminile. Se quella mattina era in servizio noi non possiamo contravvenire, lui ha sempre fatto 8-20, 20-8, non mi ricordo mai un periodo in cui lui possa avere fatto il giornaliero. Se l’avesse fatto quella mattina era 8-20, lui era un caposquadra come me. Se io non ci sono, non c’è il mio autista, la squadra non esce perché l’autista deve guidare il camion, il caposquadra è il capo sull’intervento, se non c’è il capo chi è che gestisce, chi è che fa proprio fisicamente la scheda di intervento? Che io sappia, che qualcuno si assenti in nessuna caserma d’Italia è possibile. Io mi ricordo che si posteggiava in piazza dove c’è il centro, c’erano gli scontrini. Mi ricordo che all’epoca c’erano i contenitori della spazzatura pieni di scontrini, quindi se avessi voluto cercare uno scontrino di ieri, l’altro ieri o del giorno prima ancora mettevo la mano e ne prendevo 50. Si riempiva il secchio di notte, se li portava a casa e se li sceglieva, trovava tutte le fasce orarie e gli scontrini possibili e immaginabili".
Infante definisce questo racconto "una suggestione", per poi aggiungere: "Parliamo di un’ipotesi per assurdo, hai avuto diversi giorni per riflettere che non hai un alibi e magari te lo devi creare". Arriva la chiosa di De Rensis: "A oggi non c’è una prova che lo scontrino non l’abbia fatto Andrea Sempio, a oggi lo ha fatto lui. Qualora, con un qualora grande come un grattacielo, dovesse esserci la prova inequivocabile che non lo ha fatto lui sarebbe gravissimo per un semplice motivo, la ricostruzione è fatta da tre persone, non da una. Io torno a casa e dico: ‘Papà, mamma, ecco lo scontrino’, è una cosa, se la ricostruzione appartiene a tre persone e non è vera è diversa".
