Garlasco in Tv, l'accusa di Milo Infante: "Non gliene fregava niente”. La giacca di Stasi e il nuovo dettaglio sui guanti del killer

Ore 14 ha dedicato uno spazio al delitto di Garlasco nella puntata del 24 marzo 2026, con attenzione agli errori della vecchia indagine e alcuni dettagli non presi in considerazione

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Ore 14" ha voluto dedicare uno spazio al delitto di Garlasco anche nella puntata in onda martedì 24 marzo 2026, ben sapendo di essere ormai entrati in una fase decisiva della nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio.

Garlasco, Ore 14 puntata 24 marzo 2026: cosa è successo

Ora che la professoressa Cattaneo ha depositato in Procura la sua consulenza (emergono già alcune indiscrezioni) iniziano a essere sempre più forti i dubbi sulla posizione di Andrea Sempio, che ha sempre sostenuto di essere stato a Vigevano la mattina del delitto di Chiara Poggi. Il giovane a sostegno della sua tesi aveva presentato un anno dopo l’omicidio uno scontrino di un parcheggio dove avrebbe lasciato l’auto, ma si pensa non sia stato davvero suo.

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Ai microfoni del programma parla un pompiere, che è stato collega del vigile del fuoco amico della mamma dell’indagato, che si pensa possa avere visto la donna il 13 agosto 2007. "Era un donnaiolo, ma io posso dire di non avere mai visto qui con lui alcuna donna. Era schivo e discreto, soprattutto se si tratta di persone di sesso femminile – dice -. Se lui era in servizio non possiamo contravvenire a quel servizio, lui da quello che mi ricordo faceva 8-20, 20-8, lui era caposquadra, come me, se io non ci sono, non c’è il mio autista la squadra non esce perché l’autista deve guidare il camion, il caposquadra è il capo dell’intervento. Non può succedere che qualcuno si assenti".

Milo Infante torna su un tema spesso dibattuto: "Chi ha ritirato quello scontrino, era suo o lo ha ritirato qualcun altro? Le indagini dei carabinieri appurano una serie di messaggi tra la mamma di Sempio e questo pompiere la sera prima e la mattina della morte di Chiara, questo farebbe presagire un incontro. Di solito funzionava così, ci messaggiamo la sera, poi la mattina definiamo dove e quando. Gli inquirenti si sono concentrati subito su Stasi perché è lui a trovare il corpo, ma quando sentono Sempio si rendono conto di qualcosa di strano, telefonate che non dovrebbero esserci, a lui non chiedono nemmeno cosa avesse fatto quel giorno. Non indagavano per niente a 360 gradi, era facile dire: ‘Cosa hai fatto ieri?’. Non gliene fregava niente, sapevano che fosse stato Stasi".

Su questo è d’accordo il giornalista Luca Fazzo: "Questo atteggiamento prosegue per anni, lo scontrino non è un alibi, per esserlo deve dimostrare che io fossi da qualche parte al momento dell’omicidio, quello scontrino non lo dimostra. Non c’è il suo nome, che fosse legato alla sua macchina, chi ha ritirato il biglietto. E invece viene preso per buono come alibi anche quando si riapre l’indagine. Non aggancia le celle telefoniche, non dice che libro ha preso, e questo è un alibi?".

Il conduttore non dimentica di fare un’osservazione di cui si sta dibattendo nelle ultime ore: "Alberto Stasi in occasione del funerale di Chiara aveva una giacca, è un segno di rispetto per il funerale della fidanzata. Oggi si dice che sulla base delle indiscrezioni del Tg1 sulla consulenza Cattaneo che sulle unghie della vittima potesse esserci il DNA dell’assassino, e guarda caso Sempio quando arriva a casa il pomeriggio aveva una maglietta a maniche lunghe". Alessia Lautone, direttore di LaPresse, prova a stemperare il dato: "Non vuol dire niente, non sono questi i dettagli di un assassino". Infante ribatte: "Lo abbiamo voluto sottolineare per questo motivo, attenzione a non ricommettere gli errori fatti in passato".

Le indiscrezioni sulla consulenza dell’anatomopatologa fanno credere che la vittima possa essersi difesa, cosa di cui non si era detto in passato, ma il conduttore ritiene importante questa tesi: "Sul corpo ci sono tanti lividi, non possono essere spiegati solo con la discesa dalle scale, sono ripide, quindi scivoli, non è stata lanciata. Ci sono delle abrasioni strane sotto le ascelle, segno che l’assassino possa averla sollevata con dei guanti ruvidi, tipo quelli da giardino, potrebbe avere lesionato la pelle".

Importante anche l’osservazione di Fazzo: "Il lavoro della Cattaneo arriva a valle di qualcosa che gli inquirenti hanno già in mano anche sulla dinamica del delitto. Mi è tornato in testa in questi giorni quello che ci dissero ad agosto quando avevano nominato la Cattaneo, alla domanda: ‘Cosa non vi convince?’, loro di hanno risposto: ‘L’ora della morte, il dottor Ballardini l’aveva fatta combaciare con quello che la Procura dell’epoca voleva sentirsi dire, e il fatto che Chiara non si sia difesa. Penso che tra gli elementi che non conosciamo ci sia qualcosa che dice agli inquirenti che lei si sia difesa".


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