Garlasco in Tv, Bocellari incredula: "Mai successo nel mio lavoro". La frecciata del legale a Roberta Bruzzone

Ospite di Milo Infante nella puntata di Ore 14 di martedì 2 dicembre 2025 è l'avvocato di Alberto Stasi, chiamata ad analizzare le ultime novità emerse sul DNA e sulle intercettazioni chieste alla Procura, ma che le erano state negate

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Redazione

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Giada Bocellari
Mediaset Infinity

A pochi giorni dalla fine dell’incidente probatorio, ancora in corso, "Ore 14" non poteva non dedicare anche nella giornata di martedì 2 dicembre 2025 uno spazio dedicato agli ultimi aggiornamenti sul delitto di Garlasco, con novità che emergono quasi con cadenza quotidiana. In studio è presente l’avvocato Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, che lo segue ormai da anni, per questo conosce bene come siano andate le indagini in passato, oltre al suo assistito, che si è sempre dichiarato innocente.

Garlasco, Ore 14, puntata 2 dicembre 2025: cosa è successo

Milo Infante non manca di sottolineare come siano diversi i tasselli che si stanno succedendo recentemente, non emersi nel corso del tempo, al punto tale da ritenere di essere vicini a un punto di svolta.

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"Sono sempre prudente, ma confido molto nel fatto che questa indagine possa portare chiarezza e più luce su tanti aspetti fino ad ora rimasti oscuri. Questo è un auspicio, piuttosto che una certezza. Il primo dato lo avremo nel momento in cui sarà depositata la perizia sul DNA inserita nell’incidente probatorio. Altre cose potrebbero emergere dalle indagini tradizionali, sapremo tutto solo alla fine. Me lo auguro".

Il giornalista ha voluto inoltre discutere di un altro tema di cui si parla negli ultimi giorni, ovvero le varie istanze fatte dalla difesa di Alberto Stasi per avere le intercettazioni, chieste più volte perché c’erano stati alcuni rifiuti. "Sono state fatte quattro istanze, la prima di carattere generale ad aprile 2017 e viene autorizzata da Pezzino e Venditti – ha detto ancora Bocellari –. I CD delle intercettazioni costano tanto, visto che Stasi aveva già sostenuto tante spese decidiamo di vedere prima il cartaceo per poi capire se servissero anche quelli (Sempio era stato intercettato solo per quindici giorni). Ed effettivamente pensiamo fosse interessante ascoltare anche gli audio, alcune frasi avevano puntini o omissis, capitano spesso, ma per noi poteva essere importante proseguire, Alla nostra collaboratrice incaricata di prenderli viene detto di non poterli ottenere, la segreteria chiede una nuova istanza, più specifica. A questa segue però un primo rigetto, a loro dire Alberto Stasi non è persona offesa, non ha quindi alcun diritto di avere gli audio. Averli per me era una questione di principio, per questo facciamo una terza istanza, ma a questa non viene dato seguito, facendo leva sul precedente rigetto. Nel 2018 ripetiamo la cosa per la quarta volta, estremamente motivata, ma anche in questo caso arriva un rifiuto, arrivando addirittura l’originaria autorizzazione. A quel punto ci siamo arresi".

Anni dopo, nel 2022, è l’avvocato De Rensis a prendersi carico della cosa, con un esito diverso. E qui è importante fare chiarezza, visto che la versione data da Venditti è diversa da quanto accaduto: "In alto si vede che Venditti viene delegato dal procuratore capo Napoleone, Venditti mette la firma ma solo perché sollecitato". Adesso però l’ex pm sostiene di avere dato lui l’autorizzazione. Il cambiamento nella gestione della Procura di Pavia evidentemente si è rivelato decisivo.

La Bocellari non può che essere rimasta stupita per come siano andate le cose: "Non ci era mai capitata una situazione simile, si può escludere una parte dalla richiesta, ma deve essere motivato".

L’avvocato è tornata poi a parlare di una vicenda che l’aveva toccata personalmente e che aveva denunciato: "Io stavo facendo delle indagini e ho notato di essere pedinata, arrivavano anche messaggi e email a me e al collega, abbiamo deciso di lasciare traccia di questo, ma non è mai nato un procedimento per stalking. Una delle persone sentite ha anche ammesso di averlo fatto, credo non fosse una casualità, anche se non ho subito violenza".

La rivelazione di Armando Palmegiani

Uno spazio della puntata di "Ore 14" è stato dedicato anche alla rivelazione fatta da Armando Palmegiani, consulente della difesa di Sempio, che ha detto a "Mattino 5" di avere scritto un articolo in estate in merito alle impronte presenti nella casa del delitto e di avere dato un "parere pro veritate" ai legali di Stasi perché riteneva giusto farlo (non era ancora nel team dell’attuale indagato).

Bocellari non esita a parlarne: "Certamente ci sono arrivati pareri non richiesti. Io ho stima di Palmegiani, è un professionista di caratura riconosciuta, aveva avuto modo di vedere atti e foto dei sopralluoghi. Quando arriverà a depositare la sua consulenza tecnica a nome della difesa di Sempio credo che non potrà che confermare quanto scritto. Non credo ci sia possibilità che cambi idea".

Questo modo di agire, da alcuni ritenuto un’incongruenza, non è ritenuto però così strano da parte dell’avvocato: "Bisogna sempre auspicare che tutti i consulenti nel rispetto del loro mandato siano interessati a far conoscere la verità, soprattutto in una vicenda così tragica".

Infante non manca di fare una domanda importante all’avvocato facendo riferimento a quanto detto la scorsa settimana da Roberta Bruzzone, ritenuto da lui inaccettabile perché poco logico: a detta della criminologa, infatti, i due fidanzati potrebbero anche non essersi toccati la sera prima del delitto. "In ogni valutazione non si devono dare interpretazioni diverse a seconda di chi sia indagato o imputato. Se domani trovassimo un impronte di Sempio sul portasapone non dirò mai che è la prova che lui sia l’assassino. C’è un dato oggettivo che vale per tutti, in quel dispenser ci sono altre impronte, incrostazioni, significa che quello non è stato lavato, così come rubinetto, lavandino e sifone. Evidentemente l’assassino, chiunque esso sia, non si è lavato in quel lavandino. Fare un discorso diverso a seconda di chi si parli è una forzatura, è necessario essere oggettivi. Domando a chi ha fatto questa esternazione: "Se quel DNA fosse stato di Alberto Stasi cosa si sarebbe detto? Che era la prova regina. A chiedere l’analisi delle unghie è sempre stata la parte civile, trovare quel DNA per loro significava trovare l’assassino".


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