Garlasco in Tv, l'atteggiamento di Sempio negli anni. Infante: "Stesso modo di agire, con i pm non si parla". L'errore clamoroso fatto con Stasi

A Ore 11 venerdì 11 settembre 2026 spazio al caso Garlasco, focus sul particolare modo di agire di Andrea Sempio e sulla differenza con quanto fatto da Alberto Stasi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Ultima puntata della settimana per "Ore 11", il nuovo programma Mediaset di Milo Infante, come sempre in prima linea sul caso Garlasco, con un’attenzione particolare alla situazione di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, commesso il 13 agosto 2007. Lui continua a proclamarsi innocente, ma appare difficile non possa esserci per lui il rinvio a giudizio.

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Il comportamento di Andrea Sempio nel corso degli anni è certamente cambiato, nel 2017, quando era stato indagato per l’omicidio di Chiara Poggi per la prima volta, lui descriveva l’opinione pubblica come "un popolo bue", sottolineando di non avere alcun interesse a dire il suo punto di vista. Non appena l’inchiesta è stata riaperta il suo atteggiamento è diventato però l’opposto, le interviste rilasciate in Tv sono state numerose, sono pochissime le trasmissioni a cui non ha presenziato, mentre ha evitato di presentarsi (per un vizio di forma riscontrato dai suoi legali) o rimasto in silenzio davanti ai pm impegnati nell’attuale indagine. "E’ arrivato il momento di parlare, di farsi vedere. Si sono create delle tifoserie, una parte che ce l’ha con me, che vuole festeggiare una mia condanna", ha detto nei mesi passati.

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A dare il suo punto di vista a riguardo è il giornalista Luca Fazzo: "Fa impressione, messo a confronto. Come si spiega? Prima c’era un’inchiesta, non dico molto blanda, ora c’è un’inchiesta seria, davanti a questa non dico che si sia spaventato, ma ha deciso di correre ai ripari". Su questo interviene anche Milo Infante: "Dietro c’è una strategia dietro, devi farti vedere non dai pm". Attenzione, però, come ricorda il conduttore tutto questo può non giocare del tutto a suo favore, visto che quanto viene detto in televisione finisce in Procura per essere passato al setaccio, è normale chiedersi quindi che senso abbia fare così.

A ritenere il modo di agire controproducente è anche l’avvocato Gianettore Gassani: "Il pm ti può incalzare, perché gli avvocati invitano ad avvalersi della facoltà di non rispondere? E’ pericoloso, in televisione puoi provare a gestire la domanda, puoi anche ovviare, il pm invece se insiste ti mette spalle al muro, è un’arma a doppio taglio". Fazzo a quel punto non può evidenziare un dettaglio: "Alcuni pm, nel 2017, tanto spalle al muro non era", cosa su cui concorda anche Infante: "Abbiamo sentito interrogatori a cui tutti noi vorremmo essere sottoposti, ‘Ciao, come stai?, Che numero di scarpe porti?’, non è una di quelle cose che ti porta a uscire con i brividi e la pelle d’oca". Anzi, il conduttore evidenzia come il metodo sia rimasto invariato anche con il cambio di avvocato, da Lovati a Cataliotti: "La linea di principio, con i pm non parliamo, è rimasta la stessa".

Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Umberto Brindani, direttore di ‘Gente’: "Il punto non è decidere se sottoporsi agli interrogatori o no, ma lui da un lato non si sottopone agli interrogatori delle istituzioni, dall’altro frequenta, o frequentava fino a poco tempo fa, tutte le trasmissioni televisive parlando come mai nessun indagato a mia memoria ha parlato. Quello che colpisce è questo doppio registro, ogni caso fa storia a sè, ma Stasi ha accettato di parlare ed è finita come è finita. Se sei innocente vai a raccontare la tua verità". Il giornalista Piero Colaprico è però di parere opposto, evidenziando innanzitutto che Stasi abbia parlato solo in fase di indagini preliminari (ma è lo stesso punto in cui si trova Sempio oggi), mentre dopo non lo ha più fatto, anzi ritiene corretto il modo di agire del 38enne: "Io non parlerei con il pm, ha quasi una tesi precostituita, ha dimostrato di non credere a quello che può dire lui. La storia giudiziale italiana ha dimostrato che ci sono un sacco di persone che non si fanno mai interrogare dai pm, anche giustamente, ritenendosi innocenti, e la storia italiana prevede indagini italiane che vanno avanti da 30 anni, quindi non si fanno interrogare. Ripeto, se Sempio viene condannato io mi ritiro a vita privata e smetto di andare da ogni parte, con questi indizi Sempio condannato me lo potete salutare, per quella che è la mia analisi dei fatti".

Infante ritiene opportuno porsi una domanda: "Quello che vediamo in televisione è Andrea Sempio o una sua rappresentazione?". A rispondere è la psichiatra e psicoterapeuta Sarah Viola: "Quello che noi chiamiamo un falso sé, ovvero quello che io vorrei essere e propongo perché mi piace di più. Poi c’è una parte che non mi piace e che quindi tengo per me".

Il conduttore ritiene inoltre scorretto, come fatto da Colaprico, paragonare l’atteggiamento di Stasi a quello di Sempio: "Stasi si è sottoposto a un vero e proprio interrogatorio, lui poteva alzarsi e andarsene, l’interrogatorio dell’epoca della dottoressa Muscio si basava su un’ora della morte che oggi abbiamo scoperto probabilmente vera, ma allora era considerata falsa perchè stata rispostata. Su un alibi che era stato cancellato dai Carabinieri e sulla grandissima fake news, interpretazione errata dei sangue sui pedali della bicicletta di Alberto, motivo per cui gli viene chiesto continuamente perché ci fosse, nell’interrogatorio il quesito ricorre per un’ora e mezza, qualsiasi altra persona se ne sarebbe andata. Quelle erano tutte prove false, è arrestato perché viene addotto il pericolo di fuga perché è stato 20 giorni in vacanza studio a Londra. Avreste il coraggio di scriverlo anche solo in un romanzo per un pm che indaga? E invece l’ha scritto, il gip a quel punto ha cambiato idea dicendo di non sapere se il sangue fosse sangue, che il pericolo di fuga non c’era, non ci sono quindi gravi indizi di colpevolezza, perché è stato rimesso in libertà. La storia della familiarità con l’estero resterà nella storia del diritto, sarà citato nei manuali".


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