Garlasco, svolta della difesa di Sempio: sempre più vicini alla richiesta di analisi dell'impronta 33

Una fase delicata dell’inchiesta che potrebbe aprire scenari inattesi e rimettere al centro un reperto finora lasciato ai margini.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nel caso Garlasco i pool difensivi non riposano mai, e mentre ci si avvicina all’udienza del 18 dicembre, cresce l’idea che la partita non sia affatto chiusa. La possibilità che la difesa di Andrea Sempio decida di chiedere l’estensione dell’incidente probatorio all’impronta palmare numero 33 sta diventando più concreta, e potrebbe cambiare il ritmo di un’istruttoria che da settimane procede tra tensioni, interpretazioni e nuove letture dei reperti.

Garlasco, un incidente probatorio che potrebbe allargarsi

Si parla da giorni del confronto atteso tra consulenti dell’accusa e della difesa, un passaggio che arriva alla fine del lavoro affidato alla genetista Denise Albani. Oltre alla sua relazione, ci saranno anche le conclusioni dei consulenti delle parti, e da lì si entrerà inevitabilmente nella fase più tecnica. In questo contesto è tornata sul tavolo la possibilità di estendere gli accertamenti all’impronta palmare numero 33, trovata sulla parete della scala che porta al seminterrato, lo stesso punto in cui venne trovato il corpo di Chiara Poggi. La difesa sta valutando l’opzione di rivedere una decisione presa mesi fa, quando quel reperto era stato lasciato fuori dal pacchetto delle analisi.

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Il caso Poggi e la storia complessa della palmare 33

La famosa impronta 33 è stata al centro di discussioni interne sin dall’inizio. Il precedente collegio difensivo, pur avendo ricevuto un parere tecnico favorevole all’analisi, aveva scelto di non inserirla nell’incidente probatorio. Era stato proprio il generale Luciano Garofano a insistere perché venisse esaminata, fino al punto di rassegnare le dimissioni dopo la decisione opposta. Oggi, con un nuovo assetto difensivo e un diverso equilibrio tra avvocati e consulenti, quella scelta potrebbe essere ribaltata. Il punto è che i difensori ritengono l’impronta non attribuibile dal punto di vista dattiloscopico ad Andrea Sempio, anche perché sarebbe frutto di un’impostazione investigativa considerata sbagliata. L’impronta non contiene sangue ma solo sudore, elemento che secondo la difesa rende ancora più necessario un esame completo per chiarire eventuali compatibilità.

Gli sviluppi legati al DNA e ai limiti degli esami

Nel frattempo la relazione depositata dai periti ha rimesso al centro un altro aspetto chiave: il DNA trovato sotto due unghie della mano di Chiara. Secondo Albani, il profilo genetico risulta compatibile con quello di Sempio e della linea paterna della sua famiglia, con livelli di probabilità definiti da moderati a forti nelle due misurazioni effettuate. Rimane però impossibile stabilire come, quando e in che modo quel materiale genetico si sia depositato. I periti hanno inoltre evidenziato che il lavoro svolto si basa su dati parziali e non consolidati, un limite che impedisce di parlare di risultato del tutto affidabile.

Se la difesa dovesse davvero chiedere di analizzare anche quel reperto, l’incidente probatorio non si chiuderebbe con l’udienza di dicembre. L’esito di eventuali nuovi accertamenti entrerebbe nel fascicolo con valore di prova e influenzerebbe il quadro complessivo dell’inchiesta.


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