Garlasco in Tv, Lovati spiega perché lo scontrino è di Sempio: "Solo una curiosità". La sua nuova certezza su Stasi

A Morning News giovedì 20 agosto 2026 spazio al caso Garlasco con l'intervento di Massimo Lovati, ex legale di Sempio, che ridimensiona il ruolo dello scontrino del parcheggio

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Il caso Garlasco continua a destare attenzione, a poche settimane dalla conclusione dell’attuale indagine che vede indagato Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi. "Morning News" ha quindi voluto dedicare uno spazio ad hoc anche nella puntata di giovedì 20 agosto 2026, con la presenza dell’avvocato Massimo Lovati, che fino a qualche mese fa assisteva il 38enne.

Garlasco, Morning News puntata 20 agosto 2026: cosa è successo

L’informativa diffusa dai Carabinieri qualche mese fa per fare il punto sull’indagine che vede indagato Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi si ricostruisce con grande attenzione quello che avrebbe fatto il 38enne il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio. Lui ha raccontato agli inquirenti di essere rimasto in casa insieme al padre fino alle 9.50 circa per attendere il ritorno della mamma che era via con l’unica auto di famiglia. Una volta arrivata la donna, lui avrebbe preso la macchina per dirigersi a Vigevano per comprare un libro. C’è però un dato certo, alle 9.58 lui ha chiamato un amico per un secondo, il suo telefono aggancia il settore 2 della cella Santa Lucia di Garlasco. Solo nel 2008 ha consegnato lo scontrino di un parcheggio per dimostrare la sua presenza a Vigevano emesso alle 10.18 con scadenza alle 11.18. Lui sostiene di avere trovato chiusa la libreria, per questo sarebbe poi tornato a Garlasco, il suo cellulare riceve però un messaggio da un amico alle 11.10 e una chiamata da casa alle 11.25, agganciando sempre la cella di Garlasco. Nel suo racconto c’è anche una visita dalla nonna, che viveva a poche centinaia di metri dai Poggi (cosa confermata anche dalla nonna). Successivamente il 38enne sarebbe tornato nella sua abitazione, teoria confermata anche dai suoi genitori.

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La Procura ha però notevoli dubbi su questo, si legge infatti come "il racconto sia chiuso nel triangolo familiare, perimetrato da dichiarazioni che si sostengono a vicenda ma che non hanno alcun riscontro esterno". I magistrati, infatti, ritengono più probabile che il tagliando sia stato recuperato dalla mamma e che gli appunti scritti dal padre siano in contrasto con quanto dichiarato (è stato ritrovato un biglietto con scritto: "Mio figlio era a piedi").

Importante è ovviamente la testimonianza di Massimo Lovati, fino a qualche mese fa avvocato di Sempio, che ha sempre sostenuto che lo scontrino non fosse un alibi: "Per essere un alibi ci deve essere un indizio. L’aveva in macchina, la mamma gli ha consigliato di farlo vedere", erano state le sue parole.

Dario Maltese incalza l’avvocato, ricordandogli di quando lui sosteneva che lo scontrino sarebbe stato un boomerang, vuole quindi sapere la motivazione e quale sia il suo pensiero attuale: "Nel 2008 quando era stato sentito dai Carabinieri non ero il suo avvocato. Io l’ho conosciuto nel 2016 nel corso della prima inchiesta, poi culminata con l’archiviazione. Ribadisco quanto già detto, non è un alibi. Lo scontrino non è una novità, è stato vivisezionato anche dal giudice Vitelli in primo grado, l’ha visto, l’ha esaminato e ha concluso che fosse una curiosità".

Il giornalista prosegue, sottolineando come sia fondamentale capire chi possa avere fatto il tagliando: "L’ha fatto lui, non può essere diversamente, altrimenti ci sarebbe un’associazione a delinquere. Andiamo nel fantasy, se pensiamo che sia il frutto di un’organizzazione che ha precostituito un alibi mi sembra di uscire dal vero. Se dovesse emergere che lo ha fatto la mamma lei sarebbe complice dell’omicidio, non ci sarebbero alternative. Lo scontrino è una curiosità, tale è stata definita dal giudice Vitelli, quando Stasi dopo anni è stato condannato lo studio Giarda ha conferito un incarico all’agenzia investigativa SKP, davvero molto bravi, con l’obiettivo di trovare qualche spunto. Loro stati bravissimi estraendo dal mazzo di carte lo scontrino, ma è sempre stato una curiosità e tale rimane.".

Il conduttore si rivolge al legale anche in merito alla frase ormai nota "Ne abbiamo cannata una", detta da Sempio al padre. "Non ho idea del perché lo dica, probabilmente non si sono consultati prima sulla questione, ma è naturale per gente come loro avulsa dalle sfere giudiziarie. Sono gente semplice, io gli avrei consigliato di guardarsene bene dal consegnare lo scontrino, ma nel 2008 non era indagato. Era una curiosità e tale è rimasta, in assenza di altri elementi indiziari e incriminanti, altrimenti ci sarebbero complicitò molto gravi. E’ una curiosità che SKP ha estratto dal mazzo degli atti che gli hanno consegnato i difensori di Alberto Stasi",

Giuseppe Guastella, giornalista del ‘Corriere della Sera’, è però di parere opposto: "Secondo me assolutamente no, lo dimostra la relazione finale dei Carabinieri, dove lo scontrino occupa una sezione importante di questa indagine. Lo scontrino ha una doppia valenza, da un lato non vuol dire niente, e sono d’accordo con Lovati che non sia un alibi, non dimostra assolutamente nulla, ma viene usato dalla famiglia all’interno di un contesto di un racconto uniforme tra tutti per dimostrare che nel momento dell’omicidio lui non ci fosse. Dall’altro lato, ed è sempre la Procura a sottolinearlo, visto al contrario lo scontrino viene visto come un’accusa, come un sospetto di aver tentato in qualche modo di inquinare le prove e trovare una strada per salvarsi, questo lo dicono gli inquirenti. Parlare di una curiosità mi sembra leggermente azzardato".

Maltese sottolinea inoltre come il tagliando diventi ancora più rilevante spostando l’orario della morte di Chiara Poggi, a questo replica il magistrato Valerio De Gioia: "Concordo con quanto detto, lo scontrino ha una rilevanza significativa quando ha tagliato fuori dalle indagini Sempio. Se si dovesse scoprire che lo ha fatto la mamma o che lei lo ha ricevuto da altri ha un peso. E’ vero anche quanto dice l’avvocato, in un sistema in cui è la Procura a dover dimostrare la tua responsabilità l’alibi rileva fino a un certo punto, è un elemento. Ma se io ho un alibi falso non fa di me il responsabile di un reato, la Procura deve dimostrare che il ragazzo fosse all’interno dell’abitazione. Se dovesse emergere che sia fatto dalla mamma o che lo ha ricevuto da altri lei no risponde di complicità del reato di omicidio, come è stato erroneamente detto, né di favoreggiamento personale perchè è un prossimo congiunto. L’unica forma di responsabilità se non dovesse essersi avvalsa della facoltà di non rispondere sarebbe accusata di false informazioni al pubblico ministero".

Il giornalista chiude con un’ultima domanda a Lovati, chiedendogli se ritenga ancora Alberto Stasi innocente, come ha spesso sostenuto, su questo lui non ha dubbi: "Sempre stato innocente, dal 13 agosto 2007".


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