Garlasco in Tv, Sempio e l'impronta sulle scale. Cataliotti punge: "Procura ricorre alla fantasia". Perché la teoria dei RIS non convince

Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, è intervenuto a Morning News martedì 2 giugno 2026, sostenendo di non essere preocupato per le accuse della Procura al suo assistito

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Morning News", il format mattutino estivo di Canale 5, è giunto oggi, martedì 2 giugno 2026, alla seconda puntata, anche questa volta con uno spazio dedicato al caso Garlasco. Ospite di Dario Maltese è Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, che venerdì scorso a "Quarto Grado" ha annunciato l’opposizione della difesa alla consulenza psichiatrica richiesta dalla Procura di Pavia per il suo assistito.

Garlasco, Morning News puntata 2 giugno 2026: cosa è successo

La scorsa settimana la difesa di Andrea Sempio ha depositato cinque consulenze e una memoria per controbattere alla ricostruzione della Procura di Pavia, mentre è stato detto no alla consulenza psichiatrica affidata al professor Roberto Catanesi, che deve rispondere a tre quesiti, verificare la capacità di intendere e di volere dell’indagato adesso e al momento dei fatti, verificare la presenza di eventuali disturbi che possono condizionare la sua imputabilità e accertare la sua eventuale pericolosità sociale.

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Interviene Cataliotti per spiegare lo scopo delle consulenze, così da capire se essere un modo per far parlare l’assistito, che non lo ha ancora fatto con gli inquirenti: "Sono volte a valutare il fatto e le relative prove, credo debba presiedere sul piano della tempistica ogni valutazione circa la personalità di chi si ritenga sia l’autore del fatto. A noi sembra razionale che come in tutti i processi prima si esaurisca la raccolta delle prove del fatto e della sua riconducibilità a uno o più soggetti, poi si valuti la personalità e le eventuali patologie. Qui si sta procedendo al rovescio, con il rischio di una rappresentazione pubblica dei problemi comportamentali o personologici se dovessero essere rilevati, prima e indipendentemente dalla sua responsabilità. Che l’istruttoria sul fatto sia ancora in corso lo dimostra il fatto che per fronteggiare le nostre consulenze la Procura della Repubblica ne ha disposte altrettante, in corso ora".

Dario Maltese chiede se ci sia un elemento in mano alla Procura che possa preoccupare maggiormente: "No, ma per un motivo banale. Tutte le consulenze della Procura sono fatte su dati empirici, attrezzati quanto lo sono i nostri, ma acquisiti nel 2007. La consulenza sul DNA, che ha svolto la dottoressa Albani, è stata eseguita sui dati tecnici raccolti dal professor De Stefano nel processo Stasi. La professoressa Cattaneo, che ha redatto la consulenza medico-legale. non ha potuto fare altro che avvalersi dei dati autoptici di allora, della TAC di allora, dei rilievi della temperatura dell’ambiente e della ragazza di allora, delle valutazioni di allora sullo stato di digestione della ragazza. Questo vale anche per l’impronta 33, quello che sta tentando di fare la Procura, ed è un ardimento, è rivalutare quell’impronta non possedendone l’originale, ma sulla base delle fotografie di allora, mentre ai tempi era stata esaminata l’impronta ma sottoposta a reagenti. Proprio per questo non siamo preoccupati, ma piuttosto ci chiediamo perché sia stata data poca attenzione a oggi all’unica prova ascrivibile certamente all’assassino, ovvero le impronte di scarpe sul sangue, quelle hanno condannato Stasi, le stesse salveranno Andrea Sempio".

Umberto Brindani, direttore di ‘Gente’, replica: "E’ vero, stanno lavorando su cose di 19 anni fa, ma se le analisi fatte 19 anni fa sono state fatte in modo incompleto ed errato, e lo sappiamo, forse è giusto rivedere gli indizi di allora, sia alla luce di nuove tecnologie, sia alla luce di un punto di vista diverso. Tutte le indagini erano state fin dall’inizio con la classica visione a tunnel su Alberto Stasi".

L’importanza dell’impronta 33 per l’accusa

Interviene in collegamento da Garlasco l’inviato Emanuele Canta in merito all’impronta 33: "E’ considerata dagli investigatori un elemento molto forte. I magistrati sono convinti che le 15 minuzie corrispondano alla mano destra di Andrea Sempio, la posizione aveva destato già non pochi sospetti all’epoca, al punto che era stata l’unica grattata e portata via, a occhio nudo chi l’aveva vista era rimasto colpito, lo avevano detto gli ufficiali dei RIS, confermando la cosa adesso. Uno di loro aveva detto: ‘Faceva senso’ perché doveva essere stata lasciata da una mano bagnata. Altro elemento importante è la compatibilità, non solo con la mano di Andrea Sempio, ma anche con la posizione dove è stata trovata un’altra traccia di scarpa sul gradino zero. Il piede di Sempio sarebbe stato lì per osservare il corpo di Chiara Poggi".

Cataliotti aveva evidenziato recentemente come l’impronta 33 dimostri tutti i difetti di questa indagine, il conduttore chiede quindi cosa intendesse: "Basta che andiate a prendere le fotografie della BPA dei RIS di Cagliari, tratta da una consulenza dell’ingegner Tiddia. Un’analoga ricostruzione è stata fatta dai RIS di Parma, sono completamente diverse, diversa la postura, l’inclinazione, la posizione. Ci vuole dire che dal gradino zero l’autore dell’omicidio si sia proteso in avanti con il piede a mezz’asta per lasciare quell’impronta, mi domando che senso abbia avuto. Il corpo è verosimile che non fosse ancora scivolato lungo le scale ed è molto molto probabile che fosse visionabile senza bisogno di sporgersi. Mi domando perché avrebbe dovuto avere una postura così innaturale e così squilibrata quando avrebbe potuto fare 1-2 gradini visto che ha lasciato 25 impronte, quindi non mi pare che evitasse di lasciarle, per poter rimanere in perfetto equilibrio. Smentisco quanto detta dal pur bravo Canta, secondo cui all’epoca i carabinieri dettero importanza a quell’impronta, non è vero. La citazione che ha detto era del capitano Mattei, che era il comandante dei RIS di Parma, a capo del reparto che si occupava delle impronte. Aveva fatto una catalogazione delle 62 impronte rilevate sulla scena del crimine, l’aveva classificata come non attribuibile, ma anche come irrilevante, non riconducibile alla dinamica dell’omicidio. Vuol dire che ha cambiato idea dopo 20 anni, per carità, tutto è sostenibile, ma permettetemi di porre almeno un punto interrogativo su questo cambiamento di rotta. L’idea che l’assassino si sia lavato le mani in cucina per poi mettere la mano sul muro è una suggestione, disancorata da risultanze istruttorie, completamente irrazionale. Si vuole che l’assassino sia andato in bagno, ci sono le tracce di sangue, ma non avrebbe avuto nessun senso che andasse in cucina a lavarsi le mani dopo essersi solo specchiato nel bagno dove era entrato. Ci troviamo di fronte a un puzzle in cui si cerca di porre i tasselli che mancano senza nessun riscontro probatorio. Si fa appello alla fantasia per ricondurre la responsabilità a Sempio".

Brindani obietta: "Per anni ci hanno raccontato che l’assassino si sia lavato le mani in bagno e che si sia pulito accuratamente, lei sa benissimo che non può essere stato pulito accuramente perché ci sono le fotografie con i capelli neri, il dispenser pieno di impronte. L’ipotesi che si sia lavato in cucina è legata alla smentita che se le sia lavate in bagno".

Cataliotti ribatte: "Se lei vuole smentire il lavaggio in bagno mi sta bene, ma mi offre un elemento indiziario che si sia lavato in cucina. Non è che l’esclusione di uno genera la fondatezza dell’altro, non c’è riscontro probatorio, si vuole a tutti i costi escludere che l’assassino si sia lavato in bagno per motivi ovvi, rendere compatibile la responsabilità di Sempio con un’assenza di responsabilità di Stasi. Per fare questo si ricorre alla fantasia, solo alla fantasia. La Cassazione parla di lavaggio accurato, ma si occupa dei profili giuridici di una sentenza, della tenuta razionale e logicità, non del riscontro in termini probatori, finitela con il valorizzare passaggi della Cassazione che riguardano la prova del fatto perché non ha questo compito. Accuratamente è riferito al lavaggio delle mani, non del lavello".

Canta risponde a quanto detto dal legale: "A pagina 156 dell’informativa i Carabinieri sono chiarissimi, il 12 giugno 2025 ascoltano il tenente colonnello Mattei, all’epoca Comandante della Sezione Fotografie dei RIS, testualmente dice: ‘La traccia era di particolare interesse, valeva la pena tentare un accertamento, che di norma non si effettua. Si vedeva che fosse una mano destra, faceva senso, aveva un colore acceso, a differenza delle altre, sembrava lasciata da una mano bagnata, con una mano asciutta non esce, poteva essere sudore, sangue o sangue lavato‘. E’ una dichiarazione agli atti, così come a luglio 2020 i Carabinieri di Moscova dicono fosse logico fattuale attribuirla all’assassino, pur non essendoci ancora attribuzione. Le tecniche nuove hanno reso più semplice il lavoro". Cataliotti non ci sta: "Ma quali tecniche nuove? Io non solo ho letto l’informativa e la deposizione di Mattei, mi sono sciroppato tutto il video con la sua deposizione, risale al 2025. Canta lei non ha detto, mi stupisce perché è sempre preciso, è che all’epoca era stato detto che fosse ampia, reagisce ai reagenti, per questo è stata sottoposta a due test, senza rilevare presenza di sangue. E invece oggi suggestivamente si torna a dire che dal colore si sostiene che ci sia sangue. Lo capite che è una follia? E’ una fesseria, non c’è uno strumento che possa convincermi del contrario, basta la logica. Reagenti, sangue? No, con una fotografia non si può sostenere il contrario". L’inviato dice ancora la sua: "La difesa di Stasi ha compiuto una prova fatta imbrattando una mano con il sangue, poggiandola poi sulla parete, facendo l’Opti Test che rileva il sangue umano ha dato risultato negativo, nonostante il sangue ci fosse sicuramente. Come spiegato dai tecnici, la ninidrina con l’intonaco può dare un falso negativo, l’intonaco può inibire, non dare la possibilità di rilevare il sangue umano".

Maltese chiede poi allo psichiatra Leonardo Mendolicchio se sia possibile accertare la capacità di intendere e di volere di Sempio a distanza di così tanti anni: "Dobbiamo scindere quello che è formalmente corretto dalla sostanza. Tendenzialmente ricostruire la capacità a distanza di 20 anni è quasi impossibile, non sono un Procuratore, sono uno psichiatra, credo che questa richiesta e che i tre quesiti, i classici richiesti, siano gli unici possibili che possono essere formulati per poter svolgere una consulenza psichiatrica. La Procura non credo voglia sapere la capacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti, penso abbia bisogno che un super tecnico quale è Catanesi possa esprimersi su tutto il materiale raccolto, analizzarlo e capire se si possa evincere qualcosa rispetto alla dinamica delittuosa".


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