Garlasco, il mistero della pozza di sangue impossibile da evitare crea nuovi dubbi sulla ricostruzione contro Stasi

La nuova consulenza sulla camminata dell’assassino riapre il dibattito su uno dei punti più controversi del delitto di Garlasco: quella pozza di sangue.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con nuovi elementi tecnici che rimettono sotto i riflettori uno degli snodi più delicati dell’intera vicenda giudiziaria: la presenza di un’ampia pozza di sangue all’interno della villetta di via Pascoli e la presunta impossibilità di evitarla. Una questione che, già in passato, aveva acceso scontri tra periti, consulenti e parti processuali, e che oggi riemerge con una nuova consulenza commissionata dalla famiglia di Chiara Poggi, ancora una volta concentrata sulla cosiddetta "camminata" dell’assassino.

Caso Garlasco: la camminata a zig zag e la scena del delitto

Al centro del nuovo approfondimento c’è la ricostruzione di una camminata a "zig zag" considerata impossibile, tra le numerosissime tracce di sangue presenti sulla scena del delitto. La consulenza, commissionata dalla famiglia Poggi, è attualmente in corso di realizzazione e si basa sulla sovrapposizione digitale della "ortofoto" della "ampia pozza di sangue" davanti alla "porta a soffietto" della casa di Garlasco con la camminata e i movimenti di Alberto Stasi così come erano stati ricostruiti nel processo del 2009. All’epoca, i periti nominati dal giudice Stefano Vitelli, Nello Balossino e Giuliano Geminiani avevano utilizzato modalità miste, sia virtuali che umane, per simulare i movimenti all’interno dell’abitazione.

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Le mosse di Alberto Stasi e il nodo della seconda "blood pool"

Dall’analisi emergerebbe un punto particolarmente rilevante: sarebbe stato impossibile, per chiunque, evitare il sangue della seconda importante "blood pool" mappata dentro la villetta. Secondo quanto risulta, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni, per i genitori di Chiara Poggi, e Francesco Compagna, legale del fratello Marco, hanno affidato a un pool di consulenti informatici il compito di sovrapporre digitalmente l’ortofoto di quella che il Ris e il giudice che assolse Stasi in primo grado avevano definito come la seconda "Ampia pozza di sangue". Questa si trovava sul cosiddetto gradino zero della scala che conduce al seminterrato, nascosta da una porta a soffietto, proprio nel punto in cui venne rinvenuto il corpo della vittima.

Il video agli atti nel caso di omicidio

Agli atti del processo è presente anche un video in cui il perito Giuliano Geminiani simulò personalmente "l’accesso alla cantina" sfruttando l’unica "void area" del gradino, ovvero un’area vuota sul lato destro. Secondo quella ricostruzione, pur collocando "almeno un piede" sopra il gradino, ci sarebbe stata la "possibilità di mancato intercettamento di sangue" da parte delle suole delle scarpe indossate da Stasi. Una ricostruzione che la parte civile contestò già all’epoca.

Le contestazioni della parte civile e la Cassazione e le nuove simulazioni digitali

La perizia venne infatti duramente criticata perché non svolta direttamente all’interno dell’abitazione di Garlasco, ma su alcune riproduzioni, e perché non avrebbe riprodotto fedelmente la camminata sugli "uno o due" gradini della scala che Stasi aveva dichiarato di aver sceso e calpestato alla ricerca della fidanzata. Eccezioni, richieste di rinnovazione istruttoria e nuovi approfondimenti che, nel 2013, furono alla base dell’annullamento dell’assoluzione da parte della Corte di Cassazione.

Dalle prime simulazioni video già realizzate dai consulenti dei Poggi emergerebbe che ripercorrendo fedelmente i passi del perito Geminiani sarebbe impossibile non intercettare il sangue, in particolare durante il movimento a ritroso dopo l’apertura della porta a soffietto. Un elemento che rafforza la linea interpretativa già emersa nelle prime fasi delle indagini.


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