Garlasco in Tv, Bocellari smonta tutto: "Stasi non frequentava casa Poggi". Panicucci drastica: "Se il DNA vale zero perché si affannano?"
Ampio spazio dedicato a Garlasco nella puntata di Mattino Cinque di giovedì 9 aprile 2026, l'avvocato Giada Bocellari, che ha smentito tanti luoghi comuni e teorie poco calzanti

Nuova giornata e nuovo appuntamento con "Mattino Cinque", in onda anche oggi, giovedì 9 aprile 2026, con aggiornamenti sul caso Garlasco. Spicca tra gli ospiti la presenza di Giada Bocellari, da tempo avvocato di Alberto Stasi, in carcere da più di dieci anni per avere ucciso Chiara Poggi, pur essendosi sempre dichiarato innocente.
Garlasco, Mattino Cinque puntata 9 aprile 2026: cosa è successo
Si parte da alcune intercettazioni, che risalgono al 23 febbraio 2017, ultimo giorno in cui la microspia era stata installata nell’auto di Andrea Sempio. Nel brogliaccio vengono considerate "non rilevanti", per questo non ne esiste una trascrizione, ma possono essere utili per capire meglio la personalità dell’indagato. Non ci si limita solo all’investimento del gatto di cui si è parlato nei giorni scorsi, ce n’è un’altra in cui lui si trova davanti un cane che sta per attraversare la strada con il suo padrone, lui dice: "Bellissimo quel cane, ti faccio anche andare però… Guarda che te lo stiro eh".
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppQuesto porta Federica Panicucci a commentare: "Fanno un po’ effetto, soprattutto a seguito delle dichiarazioni dell’avvocato Taccia... (lei sosteneva che lui non voleva nemmeno si calpestassero le formiche, ndr)". C’è una precisazione dell’inviato Emanuele Canta, presente davanti alla villa di Garlasco: "L’episodio del gatto è di 20 minuti prima, poi c’è questo con il cane, forse ancora più significativo. Questo è stato materiale per il RACIS, che ha stilato un profilo psicologico comportamentale di Sempio, ritenuto utile per le indagini". Non manca l’opinione di Giada Bocellari: "Non commento le parole della collega, lei lo conosce bene, in macchina io dico cose anche peggiori. Sarà più interessante capire la relazione che ha fatto il RACIS, è vero che in un processo le consulenze personologiche non sono ammesse, ma in questa fase se la Procura ha ritenuto di dare questo incarico (per Stasi non è stato fatto) è perché pensava di avere elementi da analizzare".
La conduttrice prosegue parlando con Giada Bocellari, la prima ad avere avanzato l’ipotesi che l’assassino possa essersi introdotto in casa scavalcando il muretto, che risulta rotto. Il killer potrebbe essere quindi entrato approfittando della porta chiusa, ma non a chiave. Lei chiede all’avvocato come fosse la cucina vista da Stasi quando lui ha lasciato l’abitazione la sera prima del delitto: "A lui non hanno chiesto di spiegare bene come erano messi e come fossero seduti, lui e Chiara stavano lavorando alla tesi sul tavolo della cucina, c’erano il computer, fogli, libri, non ha ricordo delle palline di carta che sono state trovate. Avevano mangiato la pizza nei cartoni, quindi il tavolo era stato pulito, quando lui va via la cucina viene sistemato, Chiara aveva lavato i piatti, a eccezione dei due cucchiaini rimasti nel lavandino, oltre ai guanti che sono appoggiati. La casa era ordinata, le ipotesi possono essere tante. Quando ho parlato del muretto rotto intendevo: ‘Attenzione, se noi ipotizziamo come la sentenza ha accertato in via definitiva che l’assassino sia Alberto Stasi lui era il fidanzato, non era quindi funzionale dare rilievo al muretto rotto, non avrebbe avuto alcun motivo per scavalcare’. Ora l’indagato è un altro, non era il fidanzato della vittima, cerchiamo di vedere tutti gli elementi che ci sono, alcuni scartati perché non rispecchiavano l’idea che Alberto fosse l’assassino. Ci sono quindi il muretto rotto, l’apertura della porta per fare uscire i gatti, prima cosa fatta ogni mattina secondo quanto indicato dalla mamma di Chiara’. Se è così dovremmo immaginare questo prima di fare colazione e altro. Franca Bermani vede la bicicletta alle 9.10, in udienza davanti al giudice Vitelli è stata netta sull’orario, ma perché la vede in strada? A me risulta che chi arrivava a casa in bicicletta potesse portarla dentro nel giardino, se fosse stata una persona conosciuta magari Chiara avrebbe detto di portarla dentro. La Bermani vede la bici, ma non vede nessuno, né che aspetta fuori, né che sta entrando, questo è un dato oggettivo. Di sicuro la persona non era in casa, l’allarme non era ancora disattivato".
Panicucci ribatte: "Questo qualcuno avrebbe rischiato di farsi vedere". L’avvocato prosegue: "Il discorso del muretto rotto è funzionale a questo, Stasi non l’ha rotto. Anzi, risponderei a Grazia Longo che un giorno ha ipotizzato possa averlo fatto Stasi e non averlo detto, lui aveva tutto l’interesse di dirlo, visto che dice che quando ha trovato il corpo ha scavalcato, a dimostrazione di essere entrato. I carabinieri non sono stati, l’idea che il vento rompa il cemento mi sembra surreale". In merito ai rilievi sul muro parla Oscar Ghizzoni, consulente della difesa Stasi: "E’ una superficie che non può supportare i dettagli di un’impronta digitale, sudore e DNA sì se analizzato a stretto giro, poteva esserci una parte di impronta di scarpa, ma sono dettagli che andavano verificati subito, con ll tempo si perdono".
Bocellari ci tiene a fare una precisazione sul comportamento tenuto dal suo assistito nei giorni precedenti il delitto: "Quando lui si è fermato a dormire, due volte in quei dieci giorni, lasciava la macchina nel vialetto interno alla villetta (lo dicono i vicini di Chiara), quindi chiunque poteva percepire la presenza della sua Golf o meno. Chiunque lo poteva sapere, soprattutto se l’omicidio è premeditato, se continuiamo a citare la sentenza non ne usciamo. Se così fosse, a noi chi ci dice che non siano stati fatti sopralluoghi nei giorni precedenti? La Travain, altra testimone che ha visto la bici non si ricorda se fosse il 13 o il 10, che era il venerdì prima. Io non ho certezze, ma se dobbiamo uscire dalla narrazione si deve considerare tutto. Si dice inoltre: ‘Stasi frequentava casa Poggi’, ma lui ha iniziato a frequentarla il 5 agosto 2007, quando lui andava a prendere Chiara, in genere il sabato sera, la aspettava fuori, questo lo dicono anche i genitori. Lui non entrava e frequentava quella casa, era molto meglio conosciuta da Andrea Sempio di quanto non lo fosse da lui. Non c’erano mai stati un pranzo una cena in famiglia, nelle volte in cui stavano da soli era Chiara che andava a casa di Stasi perché i genitori di Stasi andavano spesso al mare, loro approfittavano della casa libera. Loro non erano i classici ‘fidanzati in casa’, far passare il concetto che lui frequentasse assiduamente casa Poggi non è corretto".
Il DNA sulle unghie di Chiara Poggi fa discutere
Spazio anche al DNA sulle unghie della vittima, di cui si è parlato ieri, quando il genetista dei Poggi Marzio Capra ha definito questo come "frutto del caso". Questo porta Panicucci a fare un’osservazione: "Un caso che si è riproposto tra due dita, altro che caso, è stato veramente sfortunato questo ragazzo".
Arriva il commento di Bocellari: "La perizia Albani, e lei stessa in udienza lo spiega, dice che non si può indicare lo stato di degradazione di quel DNA, quindi se fosse o non fosse degradato, perché non era stata fatta la quantificazione. Questo è l’unico test che consente di capire quanto DNA c’è, e se è degradato o non degradato. Tutti quelli che dicono: ‘Ce n’era tanto, ce n’era poco, era degradato, non era degradato’ dicono qualcosa che non è scientificamente sostenibile. Teniamo però conto che sul quinto dito mano destra, che non coincide con il mignolo, ci sono i picchi più alti del tracciato perché casualmente sono gli unici frammenti non analizzati dal RIS di Parma nel 2007. E’ lì che noi troviamo il tracciato migliore, se questo è un caso lo stabiliranno i giudici se ci sarà un rinvio a giudizio. Quando sento dire che se fosse stato di Stasi si sarebbe detto che i grattini della sera prima vi posso dire che era stato scritto che era il DNA dell’assassino, ma soprattutto sarebbe diventata la prova regina a suo carico. In ogni processo per omicidio trovare il DNA di un soggetto sulle unghie della vittima che non sia un parente, e qui parlano dell’estetista (ipotesi avanzata da Grazia Longo in riferimento a quello trovato sulle unghie di Melania Rea, ndr), sarebbe un elemento che non ci avrebbe portato in questa situazione".
La conduttrice fa un’altra osservazione: "Secondo Capra il DNA è degradato, si dice che la perizia Albani vale zero, lo dice anche Cataliotti, allora perché ci si affanna così tanto a trovare, e ne hanno trovati più di 30, elementi per giustificare il DNA da background? La tastiera, il telecomando, la doccia, e via dicendo, se quel DNA vale zero? O l’una o l’altro".
