Garlasco in Tv, Panicucci tuona: "Il team di Sempio si prepara al rinvio a giudizio". De Rensis: "Non ci sono favole in Procura"
Federica Panicucci ha dato ampio spazio a Garlasco nella puntata di Mattino Cinque del 5 marzo 2026, notando come il modo di agire del team Sempio stia ora cambiando

"Mattino Cinque rappresenta ormai un punto di riferimento per chi vuole avere aggiornamenti sul delitto di Garlasco, nello spazio curato da Federica Panicucci, che si distingue ormai per il suo piglio deciso, pronta a mettere alla luce eventuali contraddizioni e tutto quello che non ha funzionato nelle vecchie indagini, cosa che ha evidentemente fatto anche nella puntata di giovedì 5 marzo 2026.
Tra i temi oggetto dell’appuntamento odierno c’è il summit che si è tenuto ieri a Roma tra i consulenti di Andrea Sempio, legali compresi, alla presenza dell’indagato, ma non mancherà ovviamente un occhio a quello che potrà accadere a breve.
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Entra nel canale WhatsAppGarlasco, Mattino Cinque puntata 5 marzo 2026: cosa è successo
Secondo quanto trapela, il team di Andrea Sempio ha fatto il punto della situazione, provando a capire quale potrà essere il destino del loro assistito. Per la prima volta sono state utilizzate alcune ricostruzioni plastiche per capire la dinamica del delitto e quale sia stata l’arma utilizzata per uccidere Chiara Poggi. "Abbiamo fatto un lavoro inedito – riferisce l’avvocato Liborio Cataliotti –, la riproduzione della salma in scala reale, ci ha consentito valutazioni che le immagini non consentivano". Il pool avrebbe inoltre compreso che l’arma usata sia una sola: "Abbiamo le idee molto chiare, materiale, dimensioni, morfologia dello strumento usato", dice ancora Cataliotti. Oggetto di discussione anche l’ora della morte della ragazza, oggetto della consulenza della dottoressa Cristina Cattaneo, depositata in Procura: "Riteniamo non probabile che venga circoscritto il tempo rispetto alla valutazione del processo di Alberto Stasi", ha chiosato Cataliotti.
In studio Federica Panicucci incalza subito Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, chiedendogli: "Si potrebbe arrivare velocemente o no secondo lei alla chiusura delle indagini?". Questa la sua opinione: "Credo che gli accertamenti che stanno facendo di natura informatica potrebbero richiedere un po’ di tempo, dipende quello che si incontra mentre si fa. Parlo del computer della povera Chiara, sull’altro già sappiamo".
Nella giornata di ieri anche Sempio ha rilasciato qualche dichiarazione: "Non sappiamo ancora se ci sarà un rinvio a giudizio. Certamente sono stanco, vedete in che situazione siamo, purtroppo. Riconfermo quello che ho detto nei giorni passati". Un giornalista si chiede come sia possibile che lui non ricordi il titolo del libro che voleva comprare il giorno del delitto (la libreria era chiusa e che ha cercato anche il giorno successivo, su questo interviene l’avvocato Angela Taccia: "Questa è la dimostrazione che ci si attacca a qualunque cosa pur di andare contro ad Andrea Sempio. Se il problema di tutta questa storia è il titolo di un libro non ho più parole, mi cadono le braccia, è veramente una cosa triste. Da quello che sappiamo non credo abbiano elementi forti contro di lui, sono sempre le solite cose, ma non conosciamo il contenuto delle indagini tradizionali".
Arriva il commento di Panicucci, che ravvisa due cose interessanti: "La prima è che l‘avvocato Taccia apre alla possibilità che le indagini tradizionali, come dice l’avvocato De Rensis, possano riservare delle sorprese. Questa è forse la prima volta che glielo sentiamo dire, evidentemente c’è anche questo pensiero". De Rensis interviene: "Ringrazio di avere ricordato questo, in questa vicenda c’è chi nota i vestiti, chi come uno si pettina, ma c’è per fortuna chi ricorda quello che si dice. È dal primo giorno che io attribuisco alle indagini tradizionali un’importanza, forse prevalente, a quella scientifica". Panicucci continua: "L’altra osservazione riguarda il libro, l’avvocato Taccia dice: ‘Se tutto si riduce al nome del libro’, ma non è esattamente così. È interessante sapere il titolo del libro perché lui è tornato due volte in libreria a Vigevano, certifica il suo arrivo in città. Basterebbe anche dire perché lo cercasse in maniera così insistente".
De Rensis fa una puntualizzazione importante sui legali dell’indagato: "Stimo molto Cataliotti (parlo di lui ma mi riferisco anche alla Taccia), sta facendo quello che fa un avvocato, sta preparando controargomentazioni immaginando che ciò che verrà depositato non siano favole e non derivi solo da fotografie, come qualcuno inopportunamente dice". La conduttrice si rivolge poi alla genetista Marina Baldi, in merito alla possibile nomina di un medico legale: "È stato identificato, ma non sono autorizzata a dirlo. Se servisse è a disposizione". Panicucci incalza: "Se servisse, per quale ipotesi potrebbe servire?". Baldi replica: "Può servire in caso di rinvio a giudizio e di processo, si discuteranno queste argomentazioni, serviranno consulenti per ogni aspetto, per epoca della morte, arma". La padrona di casa non si accontenta: "Vi state preparando per un probabile rinvio a giudizio, diciamolo". Questo il pensiero della genetista: "Sono convinta che almeno al gup si arrivi, poi vedremo".
Si arriva poi a parlare di come si sia arrivati alla presenza del DNA di Andrea Sempio sulle unghie di Chiara, ritenuto dalla difesa dell’indagato da bakcground. Secondo il consulente Palmegiani questo potrebbe essere derivato dal contatto con l’asciugamano presente in bagno, che lui potrebbe avere usato al pari della vittima. Questa teoria non convince Panicucci: "Sempio è stato in casa per l’ultima volta la sera del 4 agosto, anzi lui dice di non ricordarsi se fosse entrato o meno. Chiara è morta il 13, si penda che in nove giorni d’estate l’asciugamano venga cambiato, è buon senso". Questa la replica di Baldi: "I genitori erano fuori, può darsi che la ragazza non li abbia cambiati, magari i ragazzi da soli curano meno la casa". Panicucci controbatte: "Incredibile che tra tutti ci fosse solo il DNA di Sempio", la genetista è concorde: "Certo, sarebbe incredibile, sarebbe stato molto sfortunato, ma gli oggetti sono tanti. Abbiamo attenzionato tutti gli oggetti possibili, ricostruendo le attività dentro la casa e i punti più facilmente a essere toccati. Nella relazione mi sembra fossero 31".
La conduttrice è comunque perplessa: "Bisognerebbe capire davvero quante volte Sempio entrasse in casa, la teoria è contrastante. La mamma non lo inserisce nemmeno delle persone che frequentavano in casa all’inizio, diceva: ‘lo aspettava fuori'". Ribatte il giornalista Marco Oliva: "Lei non mette nessun amico nella lista", ma per Panicucci: "Era il suo best friend, se Marco e Andrea dicono che lui andasse sempre perché la mamma non lo nomina?".
Interviene De Rensis: "Gli amici stessi, che avete sentito anche voi, hanno fatto capire che il rapporto tra Marco e Andrea fosse di amicizia, ma Andrea fosse più amico di Marco, poi c’erano anche gli altri. A vent’anni anch’io avevo un amico con cui ero più amico, anche se la compagnia era numerosa", ma Panicucci è ancora dubbiosa: "Faccio fatica a trovare una risposta".
La presentatrice torna a ribadire qualcosa che ritiene strano del comportamento di Sempio il giorno del delitto: "Erano molto amici, ma va fuori da casa, gli dicono che è morta una ragazza, non capisce che sia Chiara Poggi, non chiama nessuno, né il suo migliore, né Biasibetti. Ma torna lì tre volte. Non è un processo alle intenzioni, ci basiamo sulle fotografie".
La consulenza pro veritate di Palmegiani
Spazio poi alla consulenza pro veritate fatta da Palmegiani in estate e consegnata alla difesa di Stasi quando lui non era ancora consulente di Sempio, oggi depositata dai legali in Procura. Panicucci si rivolge a De Rensis: "L’impronta 33 non è di Stasi, la Procura identifica 15 minuzie, ne servono anche 16 ma a volte anche 12, ancora una volta…". Questa la risposta del legale: "Il parere pro veritate, non consulenza, inchioda chi scrive a quello che scrive, dice delle cose, la Procura ce l’ha, e sarà utile. Lui è un ottimo consulente, vuoi che non lo diamo alla Procura per approfondire? L’ha mandato lui senza chiederlo".
Ora però il consulente sembra avere cambiato idea: "Per la traccia 33 stiamo parlando del nulla, se si andrà a incidente probatorio o in dibattimento anche il perito super partes dirà che non è identificabile". Nella consulenza invece sostiene che avrebbe avuto grande importanza nel processo. De Rensis ribadisce: "Il parere pro veritate ti lega, la consulenza è un’altra cosa, non si può smentire". Baldi prova a correre ai ripari: "Quando Palmegiani parla di proseguimento della vicenda può voler dire che l’impronta lo esclude". L’avvocato di Stasi dice ancora la sua: "Poteva mandare anche all’indagato un parere pro veritate, possiamo pensare che un essere umano esperto che ha superato i 50 anni abbia una motivazione quando compie un gesto? Se lo ha mandato a noi e solo a noi ci sarà un motivo? Lascio aperta la domanda". Baldi replica: "Dal punto di vista tecnico dice che non c’è sangue, e non c’è, e che non è detto che sia contestuale con la macchia 45, non vedo una grande differenza".
