Garlasco in Tv, il DNA e i dati non forniti, De Rensis: "Amareggiati e indispettiti". Panicucci: "Storia sarebbe cambiata". Il genetista nega tutto
Ampio spazio al caso Garlasco a Mattino Cinque martedì 29 settembre 2026, all'indomani della chiusura indagini e della scoperta della Procura sul materiale genetico

Il caso Garlasco è ovviamente al centro dello spazio di "Mattino Cinque" curato da Federica Panicucci di martedì 29 settembre 2026, all’indomani della fine ufficiale delle indagini a carico di Andrea Sempio. La Procura di Pavia ha confermato le accuse nei confronti del 38enne, ritenuto dai magistrati l’assassino di Chiara Poggi, oltre ad avere rilevato un elemento che sta generando inquietudine, si sarebbe potuto scagionare Alberto Stasi, l’unico condannato per il delitto, già nel 2007.
Garlasco, Mattino Cinque puntata 29 settembre 2026: le parole di Giada Bocellari
Si parte subito con un collegamento davanti alla Procura di Pavia, dove si trova l’avvocato Giada Bocellari, che da anni assiste Alberto Stasi: "Il problema non è avere commesso degli errori, ma che nel momento in cui il sospetto non ti viene perché non sai dell’esistenza di queste controanalisi vai avanti dritto per la strada cercando di spiegare la natura del DNA. E invece il problema era cosa fosse successo in laboratorio. Non parlo di volontarietà di nascondere i dati, la Procura lo dovrà accertare, il dato oggettivo è che queste controanalisi non sono nel fascicolo, in questa analisi il perché mi interessa poco, ai fini della revisione non me ne frega niente, sinceramente, sarà la Procura ad appurare perché non siano stati tramessi. Per quanto riguarda i tempi della richiesta di revisione, noi difensori siamo umani, non la facciamo con l’intelligenza artificiale, dobbiamo innanzitutto leggere le nuove indagini che vado a prendere, poi integreremo, perché abbiamo già il testo scritto, dove le nuove indagini ci tornino utili. Quando saremo pronti depositeremo la revisione, ma non è una questione di tempi, a Stasi un mese in più o in meno non cambia niente, noi non ci facciamo mettere pressione dalla stampa, da colleghi, da pseudo professionisti, pseudo opinionisti. Noi la depositeremo quando saremo pronti, vogliamo fare un lavoro fatto per bene, puntiamo a dimostrare non il ragionevole dubbio sulla colpevolezza di Alberto Stasi, ma la sua innocenza, è giusto che sia così. Il prima possibile, compatibilmente con il delirio mediatico e con quello che c’è intorno, oltre al resto del lavoro".
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Entra nel canale WhatsAppAlla legale viene inoltre chiesto un parere su quanto detto dal generale Luciano Garofano in merito alla mancata trasmissione delle controanalisi: "Ma lei ha capito cosa ha detto? Io non ho capito se lo sapesse o meno innanzitutto, non ho capito se abbiano scelto di non trasmettere i dati perché ne hanno discusso tra di loro e hanno scelto di non farlo, o non li hanno trasmessi per altre ragioni. Ma mi interessa poco, dovranno chiarire in altre sedi cosa sia accaduto, il dato oggettivo è che non sono trasmessi, il perché lo spiegheranno loro. Andare a fondo su questo? Rendetevi conto di cosa è accaduto, io sono indignata, forse è la parola giusta, queste cose non devono succedere, un consulente del pubblico ministero, tanto più negli accertamenti 360 (quelli che devono avvenire alla presenza delle parti, ndr), tanto più che è un pubblico ufficiale, ha il dovere di trasmettere tutto. Ma soprattutto quel dato porta a privare della libertà personale Alberto Stasi, viene scritto dell’esistenza dle DNA oltre ogni ragionevole dubbio, quando il 20 c’erano due controanalisi negative, questo è un dato di fatto, poi chi, come, quando, perché, apposta o non apposta lo appurerà la Procura. Trovo grave che non veniamo a conoscenza di queste controanalisi, ma c’è una cosa che ho capito bene, mi è stato detto che i dati sono stati consegnati nel 2025, ma certo dopo 19 anni e 11 anni di galera, ma stiamo scherzando? Non ho avuto modo di sentire la mamma di Alberto, non ho avuto tempo, non ho neanche sentito lui. Ci sono elementi nuovi trovati dalla Procura di cui siamo a conoscenza, ma altri ancora non usciti trovati dalla difesa di Stasi che vi stupiranno molto".
La svolta emersa ieri è comunque clamorosa, secondo la Procura di Pavia sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi non ci sarebbe mai stato il sangue della vittima, al contrario di quanto risultato dalle analisi dei RIS di Parma di 19 anni fa. Durante le prime indagini i periti dell’accusa e i Carabinieri dei RIS avevano sequestrato una bicicletta bordeaux del ragazzo, dopo un primo esame dall’esito negativo il 19 settembre 2007 i RIS hanno isolato sui pedali un quantitativo enorme di DNA, perfettamente sovrapponibile a quello della vittima. Questo era stato uno degli elementi decisivi per la condanna dell’ex fidanzato a 16 anni di carcere, anche se alcuni dubbi erano rimasti. Due testimoni avevano visto una bicicletta nera la mattina davanti a casa Poggi, ma solo sette anni dopo ne era stata sequestrata una di quel colore appartenente a Stasi. A quel punto l’accusa ha iniziato a sostenere che il giovane avesse scambiato i pedali tra quella bordeaux e quella nera per confondere le tracce. La verità emersa oggi sarebbe però diversa, il giorno successivo a quel risultato apparso decisivo nei laboratori di Parma qualcuno ha effettuato in segreto due nuove prove, entrambe risultate negative, esami però mai comunicati alle parti, né inseriti nel fascicolo processuale. Il segreto è caduto solo a novembre 2025, quando la Procura di Pavia ha ottenuto dai RIS i dati grezzi e immodificabili registrati dai computer dei loro macchinari, quel DNA era un fantasma, fosse frutto di una contaminazione, di uno scambio di provette in laboratorio con quella dei reperti sul cucchiaino usato da Chiara Poggi. Secondo i magistrati pavesi i militari sapevano dell’esito negativo dei test ripetuti sui pedali, ma avrebbero scelto di occultarli.
Le conseguenze degli errori sul destino di Alberto Stasi
Federica Panicucci sottolinea come questa azione sia stata decisiva: "A seguito della comunicazione da parte dei RIS del sangue di Chiara sui pedali Alberto Stasi viene tradotto in carcere. Non solo, la pm Muscio lo sottopone a un interrogatorio durissimo chiedendogli una motivazione di quanto rilevato".
A intervenire è la giornalista Grazia Longo, che rivela di avere parlato con il tenente Portera, colui che ha firmato le prime analisi con esito positivo: "Lui dice di non ricordarsi perché non si è occupato del caso Garlasco, ma non ha svolto nessuna analisi, non ha esaminato i campioni, lui li ha solo caricati, probabilmente perché qualcuno glielo ha chiesto, non lo sa, o magari è entrato con la sua password e poi qualcuno lo ha fatto. Lui nega di avere fatto gli esami, i campioni erano già stati esaminati". La cronista fa però un’ammissione: "La mancata comunicazione dei risultati negativi è grave, è giusto indagare. Ma c’è una spiegazione tecnica, il risultato è stato negativo, poi magari è stato diluito il campione fino a farlo risultare negativo, o è stato fatto un prelievo e non c’era positività".
A riguardo non può non esprimersi Pasquale Linarello, genetista del team Stasi: "Non c’è traccia nella relazione tecnica di diluizione, non ci sarebbe motivo di farlo. Se ho un risultato ottimale il 19 settembre perché diluire il campione? E’ un risultato talmente singolare che evidentemente il giorno dopo l’operatore ha deciso di caricare lo stesso campione per due volte, di questa analisi non c’è traccia. Ai consulenti di parte viene fatto vedere solo il tracciato stampato, la riunione è avvenuta nella biblioteca dei RIS dove non ci sono strumenti né computer ed è l’analisi del 19, di quella del 20 non sa niente né la difesa di Stasi, né la dottoressa Muscio. Un’analisi negativa il giorno dopo mette in discussione tutto l’accertamento precedente, i consulenti di parte di Stasi avrebbero tenuto conto di questa analisi negativa, non si sarebbero quindi preoccupati dell’origine del fluido biologico che ha generato il DNA di Chiara Poggi. I dati grezzi parlano chiaro, c’è un’analisi del 20 e non c’è traccia di fantomatiche diluizioni, un’analisi di conferma che non dà lo stesso risultato del 19. Noi scopriamo questo a giugno 2026 con la Discovery, la Procura lo acquisisce nel 2025. Sono dati mai forniti, né usciti fino a novembre 2025".
Panicucci rileva un altro dettaglio: "La difesa di Stasi ha chiesto i dati otto volte, mai forniti dai RIS". Linarello avanza un’ipotesi: "Noi ipotizziamo che questo risultato sia una contaminazione o uno scambio di campioni. Tanto è più che il reperto 29, il famoso cucchiaio dà un risultato negativo alla prima analisi, quella successiva dà un DNA sporco, che il software non riesce a identificare, che l’operatore deve etichettare a mano per attribuirlo a Chiara Poggi. Sulla bicicletta vengono fatti 15 prelievi, in nessuno c’è il DNA di Chiara Poggi, hanno fatto il prelievo anche su manopole, sella e canna, ci hanno sempre detto che tutto fosse negativo, ma non è vero. Su manopole e sella abbiamo evidenziato DNA misto, se dicono negativo penso che il DNA non ci sia, invece c’era, probabilmente era del papà di Alberto".
Interviene in collegamento anche l’avvocato De Rensis per spiegare le sue prime sensazioni dopo il comunicato di ieri: "La solita, grande fiducia e stima nei confronti di chi sta facendo indagini senza tralasciare nulla. Forse è venuto il momento che qualcuno inizi a parlare meno e a pontificare meno. Un consulente del pm ha obbligo di riferire tutto cò che fa al pm, anche se si allaccia le scarpe se è collegato all’incarico avuto. Non c’è rabbia, appartiene a un sentimento negativo, io amo perdonare, ma certamente non ci fermeremo davanti a nessuna responsabilità. Sono sicuro che il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri farà piena luce su quanto emerso. Qualcuno dice che si stanno attaccando i RIS, ma non è così, i singoli uomini sono una cosa, i RIS un’altra. Sento dire da un anno e mezzo che per mettere A bisogna togliere B, ma io non vedo proprio Alberto sulla scena del crimine dopo queste rivelazioni che sono devastanti. Mi si deve spiegare una cosa, chi è Port? Perchè il 19 ha fatto Port gli esami, vedete se ci fosse qualcuno che si chiamava Portone o Portello, non credo Portera fa il consulente super partes. Volontà di occultare? Non spetta a me dirlo, io devo far acclarare l’innocenza di Alberto, lui osserva, preferisco non entrare nel suo animo. Siamo amareggiati, indispettiti, molto determinati, nessuno ha detto a qualcuno dei due dati negativi, questo andrà spiegato, non ci si può più nascondere dietro i non ricordo. Sarebbe cambiato il destino di Alberto? Domanda retorica, la risposta si conosce, ma certamente sì".
Panicucci commenta con sicurezza: "Queste omissioni, volute o non volute, hanno cambiato il corso dell’inchiesta. Probabilmente non saremmo a parlarne se quei dati fossero stati resi pubblici ai giudici, alla pm Muscio, alle parti. La storia giudiziaria del caso Garlasco sarebbe stata completamente diversa. Non ci si può nascondere dicendo che quella non era la prova regina. Come si faceva a tornare indietro e a dire: ‘Abbiamo sbagliato?'".
Arriva in chiusura il comunicato del genetista Giorgio Portera per spiegare la sua posizione: "Non ho eseguito personalmente l’analisi genetica del campione neovalutato e interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco. Il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione relativo al materiale genetico sulla bici di Stasi deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell’ambito della mia fase di lavorazione della specifica traccia".
