Garlasco in Tv, De Rensis sbotta: "Ecco quando è nata la colpevolezza di Stasi". La bordata del genetista ai colleghi

Mattino Cinque ha dedicato ampio spazio a Garlasco nella puntata del 27 febbraio 2026, con attenzione ad alcune teorie emerse recentemente fino a smontarle

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Chi desidera essere informato sulle ultime novità che riguardano la nuova indagine per il delitto di Garlasco non può non seguire "Mattino Cinque", ormai diventato un punto di riferimento sul tema grazie alla capacità di approfondire ogni dettaglio, senza lasciare niente al caso, compresi errori e omissioni fatte dagli inquirenti all’epoca dell’omicidio, avvenuto il 13 agosto 2007. Federica Panicucci prosegue quindi con il suo piglio che ormai la distingue anche nella puntata in onda il 27 febbraio 2026, avvalendosi anche della presenza in studio di Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, in carcere da dieci anni, ma che si è sempre dichiarato innocente.

Garlasco, Mattino Cinque puntata 27 febbraio 2026: cosa è successo

Particolare attenzione viene rivolta al modo in cui è stata uccisa Chiara Poggi, a pochi giorni dal deposito della consulenza eseguita dalla professoressa Cristina Cattaneo, al momento secretata, ma che da quanto trapela sembra abbia allungato la durata dell’azione omicidiaria. Se lo scenario dovesse essere confermato, questo andrebbe a incastrarsi con l’alibi Alberto Stasi, sicuramente a casa sua dalle 9.36 alle 12.20 di quella mattina, intento a lavorare alla sua tesi.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Federica Panicucci si rivolge subito a De Rensis, sottolineando che "queste indiscrezioni sarebbero davvero dirimenti per il destino di Alberto Stasi". Questo il pensiero del suo legale: "Ha ragione, ribadisco quanto già detto, la sentenza di condanna ha un grande tallone d’Achille, i 23 minuti, che sono 15 dentro la casa della povera Chiara, perché poi c’è il tempo per tornare a casa, entrare e accendere il computer. Qualora dovessero esserci differenze, Alberto assume un’altra posizione".

La conduttrice torna a parlare di quanto detto dal giudice Vitelli nella sua sentenza di assoluzione, "parla di azione omicidiaria durata qualche decina di minuti, a partire dal disinserimento dell’allarme avvenuto alle 9.12". Si presuppongono quindi almeno due decine, arrivando alle 9.32, ma in quel modo Stasi sarebbe già fuori dai tempi. Su questo interviene anche l’inviato Emanuele Canta, presente davanti alla villetta di Garlasco: "Il giudice Vitelli non parla di una fascia oraria precisa, ma una presumibile, che si basa su un dato oggettivo, il disinserimento dell’allarme alle 9.12, da lì ritiene si possa ipotizzare che nelle decine di minuti successivi possa essere avvenuta l’aggressione. A questo si aggiungono altri elementi, quali le temperature dell’ambiente e del corpo, oltre ad altre misurazioni che danno una fascia oraria che probabilmente si sposta più avanti rispetto a quanto detto fino a oggi".

Panicucci incalza ancora De Rensis: "Spesso sento dire: ‘È stato Vitelli a dire che l’azione omicidiaria è iniziata alle 9.12, quindi deve essere avvenuta per forza in quel lasso di tempo". Lui risponde: "Capisce perché mi rifugio nell’ironia come autotutela e giro con la tuta da astronauta dietro con me? Ogni tanto la devo indossare, la povera Chiara è stata uccisa di notte, Vitelli ha stabilito l’orario, chissà forse i giri in altri Pianeti non sono finiti".

Su questo interviene il giornalista Stefano Zurlo, che raramente ha messo in discussione la sentenza di condanna: "I 23 minuti sono sempre stati stretti e al limite, sono uno dei punti più oggetto di discussione, dubbi e valutazioni differenti. Noi adesso dobbiamo vedere cosa ci sia scritto nella consulenza e il grado di certezza e probabilità che lei dà nelle sue 350 pagine. Se lei dice ‘è probabile che’, è un elemento forte, se dice ‘potrebbe essere’ è un’altra cosa, se dice ‘è una certezza assoluta’ dal suo punto di vista ancora più forte. Comunque ripeto una cosa banale, ma che va sempre detta, stiamo parlando di valutazioni che arrivano molti anni dopo da un esperto autorevolissimo che vanno eventualmente a confutare o a mettere in discussione tutto quello che è stato detto in contraddittorio nei processi precedenti. Ma non è che le sentenze sono piovute come funghi dal cielo, rispetto agli astronauti io uso un’altra immagine, questo andrà valutato in concreto, certamente è un elemento molto importante". A riguardo incalza De Rensis: "Anche le sentenze di assoluzione", il cronista dice: "Certo, ci mancherebbe".

Importante anche l’opinione di Riccardo Signoretti, direttore di ‘Nuovo’ e ‘Nuovo Tv’: "Mi sono fatto un’idea, se un giudice decide che Stasi vada condannato non ha alternative, l’azione comincia alle 9.12 e finisce prima che lui torni al computer, alle 9.36. Possiamo pensare che quel tassello, quell’orario della sentenza di condanna sia un tassello forzato? Forse i nuovi dati ci dicono questo, già nel 2009 si parlava di azione dilatata, che va oltre le 9.36. Oggi ragioniamo di elementi che c’erano già dal giorno 1, c’è un ragazzo in galera". De Rensis concorda: "Il direttore ha detto delle cose sacrosante, tutto si poteva comprendere molto meglio dall’inizio, forse se si fosse escluso meno, e incluso di più".

Giada Bocellari, legale di Stasi, ci tiene poi a sgombrare il campo da altre ipotesi diffuse nell’ultimo periodo: "Alberto non può avere dormito lì, questo è documentalmente dimostrato da varie circostanze. Prima di tutto abbiamo due testimoni, che lo collocano rientrare a casa sua intorno all’1 di notte del 12 agosto, come da lui stesso dichiarato. Poi c’è il problema della bicicletta nera, che viene vista alle 9.10 da una testimone, dalla Bermani, e poi alle 9.30 da un’altra testimone, Manuela Travain. Ma c’è un piccolo particolare, tutti gli altri vicini di casa che escono per andare al lavoro nella prima parte della mattina, quindi tra le 7 e le 8, dichiarano di non avere visto né biciclette, né macchine, né nulla. Quindi come può Alberto essere tornato a casa di Chiara Poggi con una bicicletta che non c’era nei primi momenti della mattina e che compare improvvisamente alle 9.12? Com’è possibile che ci sono due testimoni che lo vedono e lo sentono rientrare la sera prima? Sulla disattivazione dell’allarme, abbiamo le dichiarazioni della mamma di Chiara, che dice che fosse sua abitudine attivare e disattivare l’allarme durante la notte per far entrare e uscire i gatti. Quando la disattivazione è di un minuto questo è quello che serve per far entrare e uscire i gatti. Abbiamo documenti di tutta la centralina dell’allarme dei giorni precedenti, in cui ritroviamo attivazione e disattivazione anche due-tre volte a notte, quello è stato attribuito a quest’abitudine che aveva la famiglia, e quindi anche lei".

Panicucci riprende nel suo intervento: "Diciamo questo per fugare ogni possibilità, ci basiamo su elementi concreti per evitare che si aprano altre possibilità". De Rensis dice la sua: "Un giornalista può dare una suggestione, il problema nasce se lo fanno i consulenti". Annuisce a riguardo il prof. Matteo Fabbri, genetista della difesa Stasi: "L’avvocato ha rispolverato la tuta da astronauta, io ne rispolvererei una della sfera circense. Secondo me, come ha detto l’avvocato, noi tecnici dobbiamo in modo serio e concreto, e un tecnico con la T maiuscola è il prof. Fortuni, dobbiamo smettere di introdurre suggestioni e ipotizzare fantomatiche ricostruzioni, siamo i primi ad avere un effetto dannoso sull’indagine ed essere tacciati di eresia bruciati sul rogo. Un tecnico non lo può e non lo deve fare, indipendentemente dal vestito professionale che indossa".

Si torna a riascoltare un’intercettazione del 9 settembre 2007 tra Alberto Stasi e il papà, in cui lui si rammarica di avere un antifurto che non mostrasse tutte le azioni fatte, altrimenti avrebbe potuto dare più certezze agli inquirenti. Interviene De Rensis: "Ricordo a tutti, in quel momento gli avevano detto: ‘Tu non hai un alibi’, e lo avevano fatto perché qualcuno, inavvertitamente, l’aveva cancellato dal computer e, inavvertitamente, svuotato il cestino. Quando lui parla pensa di non avere l’alibi, sapendo che l’avrebbe. È una bella differenza, se avesse saputo che l’alibi c’era, tutte le conversazioni sarebbero state diverse. Non dimentichiamo mai questo. Quanti errori e orrori". Su questo dice la sua anche Panicucci: "Forse, e dico forse, se lo avessero saputo subito le indagini potevano direzionarsi da altre parti".

Bocellari ci tiene a precisare anche dove fosse Stasi quando lavorava alla tesi: "Adesso si sente dire che Alberto poteva essersi persino essersi messo a scrivere la tesi di laurea dopo avere ucciso la fidanzata direttamente a casa di Chiara Poggi. A parte l’illogicità e l’assurdità di questa teoria, Alberto viene collocato a casa sua ripetutamente durante la mattinata. Alle 9.55 riceve sul fisso di casa una telefonata dalla mamma, lui stesso effettuerà nel corso della mattina tentativi di chiamata dal fisso al cellulare e a casa di Chiara. Ma soprattutto l’attività sulla tesi è di tipo continuativo, quindi senza interruzioni. Secondo questa fantasiosa e ulteriore teoria lui avrebbe dovuto rimanere fisso a casa della fidanzata dopo averla uccisa a scrivere serenamente la sua tesi fino alla tarda mattinata".

Importante è l’opinione del medico legale Fortuni, a cui Panicucci fa una domanda importante: "La temperatura del corpo è cruciale, da lì sì risale all’orario della morte, perché è importante prendere anche la temperatura ambientale?". Lui risponde: "Perché il cadavere si raffredda, cerca di adeguare la sua temperatura, in media sui 37 gradi, a quella dell’ambiente. Finché non arriva a quella, noi siamo a 33.1° del corpo e 23° dell’ambiente, il cadavere continua a perdere temperatura finché arriverà a 23°. La temperatura dell’ambiente serve per capire il range tra queste due temperature, in genere perde mezzo grado nelle prime due-tre ore, poi si dice mediamente un grado, fino ad adeguarsi all’ambiente". La conduttrice ritiene fondamentale precisarlo visto che Baldi, genetista di Baldi, era dubbiosa sui gradi ambientali di quel giorno, ma sia Ballardini all’epoca, sia Fabbri un anno dopo, avevano fatto quella rivelazione, confermando quel dato.

Non è mancato un botta e risposta tra l’avvocato e Zurlo, su posizioni spesso opposte. Ancora una volta si parla delle presunte tracce di sangue sui pedali della bicicletta di Alberto, cosa che lo aveva fatto finire in carcere per pochi giorni, ipotesi però poi sconfessata. De Rensis: "Da quel momento è stato Stasi, Stasi e solo Stasi" Zurlo: "Quell’episodio è stato un boomerang per l’accusa invece". De Rensis: "Il Dottor Zurlo ha buona memoria ma omette di dire…". Zurlo lo interrompe: "Omette è una brutta parola". De Rensis: "Mi faccia finire almeno, Zurlo omette, omette, omette, lo dico tre volte, di dire che quello è stato un sigillo di colpevolezza per Stasi, ricordatevi la folla radunata intorno alla caserma dei CC che gridava bastardo, assassino, fosse accaduto oggi cosa avremmo detto? Fosse accaduto oggi per Andrea Sempio?! Gridare bastardo assassino a un ragazzo di 24 anni secondo una prova presunta. Lì è nata la colpevolezza di Stasi per l’opinione pubblica".


Guida TV

Potrebbe interessarti anche