Garlasco in Tv, l'esame mai fatto prima, Panicucci: "Ci si era fidati". La mossa inaspettata dei parenti di un amico di Marco Poggi e Sempio

A Mattino Cinque mercoledì 23 settembre 2026 non è mancato il consueto spazio dedicato al caso Garlasco, dalla morte di Giovanni Ferri all'attuale inchiesta su Andrea Sempio

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Si rinnova anche oggi, mercoledì 23 settembre 2026, l’appuntamento con "Mattino Cinque", sempre in prima linea sul caso Garlasco, a maggior ragione in un periodo come questo che può essere decisivo. La professoressa Cattaneo ha infatti depositato la sua consulenza supplementare sul piede di Andrea Sempio, che a breve saprà se sarà rinviato a giudizio, ma si proverà a far luce anche sulla morte di Giovanni Ferri, il meccanico ex vicino di casa dell’indagato considerato suicidio, ma con una dinamica che fa pensare ad altro.

Garlasco, Mattino Cinque puntata 23 settembre 2026: si cerca la verità sulla morte di Giovanni Ferri

Si parte con le ultime novità sulla morte di Giovanni Ferri, su cui si sta provando ora a fare luce, a fare il punto è l’inviato Emanuele Canta, che si trova a Garlasco: "Dopo la denuncia presentata dalla signora Gabriella, la vedova, i fari della Procura sono accesi su questa morte sospetta, il procuratore Napoleone vuole attenzionare il caso. La signora è convinta non si sia trattato di un suicidio, per la prima volta ha formalizzato le sue dichiarazioni, non accadeva da quando il fatto era successo, dal 22 novembre 2010. Ora si attende l’avvio di una nuova indagine, si andrà avanti per omicidio volontario contro ignoti. La donna intende arrivare alla verità, oltre alla denuncia si sta formando un pool di esperti, nelle prossime ore verrà nominato un genetista per chiedere una analisi genetica sul coltello, ancora presente nell’Ufficio Corpi di Reato, che potrà quindi essere analizzato, potrà essere visionato anche da un consulente della Procura, oltre che da uno di parte. A oggi non ci sono evidenze di un collegamento tra quanto accaduto a lui e all’omicidio di Chiara Poggi, ma nulla si può escludere, le persone che hanno indagato su Chiara sono le stesse, dal Procuratore Capo al medico legale Ballardini, ai Carabinieri di Vigevano e di Garlasco, avevano aperto un fascicolo per omicidio colposo in modo incomprensibile, poi chiuso contro ignoti, un fatto che lo stesso Napoleone non riesce a capire nemmeno sul piano giuridico".

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A occuparsi di questo è la vedova, assistita dall’avvocato Gallo, a cui ha raccontato dettagli importanti nella sua denuncia. "Alcuni elementi dovevano essere chiariti nell’immediatezza del fatto. Non capiamo perchè la signora sia stata messa all’oscuro di tutto, anzi le hanno consigliato, se non invitato pesantemente a non parlare più del caso, altrimenti avrebbe fatto la stessa fine del marito, nella denuncia ci sono queste circostanze, anche con l’individuazione dei soggetti. Non hanno esaminato il coltello, si sono sbracciati i Carabinieri a sentire il barelliere, non solo quello che ha messo a verbale della traccia sul muro, ma lo hanno assunto a sommarie informazioni per specificare come si sia fatta la macchia, ma voi in trasmissione avete mostrato come non sia vero. Sei così attento ad assumere la testimonianza di questo soggetto e non senti la signora? Ci sono cose che non vanno, il coltello va esaminato, pensiamo ci sia il DNA del suo aggressore".

La testimonianza della donna è importante: "Io non ho mai frequentato quel bar, ma sono sicura che dentro si raccontava di tutto, sicuramente avrà appreso o saputo qualcosa, che sarebbe certamente il motivo della sua morte. Sembrava che nel periodo precedente a ridosso del suo decesso avesse paura di qualcosa perché a volte aveva titubanza a uscire come al solito faceva", si legge nel documento.

Il legale ne approfitta per fare una rivelazione: alcune famiglie che hanno vissuto situazioni simili in questi anni si stanno risvegliando, un secondo, un terzo e un quarto caso potranno dare forza a quello che sta emergendo. "Sono stato contattato dalla famiglia di una persona morta molto vicina a Marco Poggi e ad Andrea Sempio, siamo in una fase esplorativa avvenuta grazie a questa trasmissione. E per anni sono stati zitti, come ha fatto la signora Ferri. Abbiamo aperto una strada", precisa. Questo ovviamente non implica alcun convolgimento nella morte da parte dei due amici, come ci tiene a precisare la conduttrice, ma si tratta di una persona scomparsa che loro conoscevano bene, probabilmente un amico.

L’impronta di scarpa e il ruolo del DNA nell’accusa contro Andrea Sempio

Si torna all’attuale indagine per l’omicidio di Chiara Poggi, che vede accusato del delitto Andrea Sempio, e che si avvia alla conclusione. Nelle scorse ore è stata depositata la consulenza della professoressa Cattaneo sul piede del 38enne, elemento centrale. Questa si aggiunge a un quadro indiziario complesso, che comprende il DNA sulle unghie della vittima, le tre telefonate, l’impronta 33, lo scontrino e il movente, che potrebbero pesare sul suo futuro giudiziario.

La misurazione del piede dell’indagato risulta essere determinante, così da verificare la compatibilità con l’impronta a pallini che era presente sulla scena del crimine, cosa che non era stata eseguita all’epoca. "Ci si era fidati della sua dichiarazione, aveva detto di portare il 44", chiosa Federica Panicucci. La professoressa Cattaneo ha invece effettuato le misurazioni antropometriche, che l’hanno portata a rilevare un dato preciso, pari al 42, compatibile con calzature 42-43 (compatibile con una Frau 42).

Il direttore di ‘Gente’ Umberto Brindani evidenzia un dettaglio: "La presunta certezza che quell’impronta fosse di Stasi non c’è più. Ed era una delle presunte certezze che hanno portato alla condanna". Ad alimentare dubbi su questo c’è un’intercettazione di Sempio, che riteneva corretto essersi fidato degli avvocati quando gli avevano raccomandato di non consegnare le scarpe agli inquirenti.

La conduttrice chiede poi ad Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, se, a suo dire, si possano chiudere davvero le indagini preliminari il 28, senza alcuna proroga: "Dovrebbero. Io osservo". A maggio il pm Civardi era stato comunque netto, ribaendo a Sempio nel suo interrogatorio l’intenzione della Procura di non andare oltre.

L’avvocato fa un’altra precisazione: "Se l’impronta 33 dovesse essere attinta da materiale genetico, non importa di chi sia, se non è di Alberto lui è fuori. Questo è il grande punto che bisogna inquadrare".

Si chiude con il DNA trovato sulle unghie della vittima, attribuito dalla Procura alla linea patrilineare dell’indagato, come confermato anche nell’incidente probatorio. La difesa fino ad ora ha sempre sostenuto possa essere frutto di una contaminazione, quindi di un contatto con un oggetto presente in casa toccato sia da lui sia dalla giovane scomparsa. Una delle ipotesi avanzate dal consulente Armando Palmegiani è stata l’asciugamano, teoria che ha però suscitato perplessità in Panicucci: "In genere se arriva un ospite in casa si dà un asciugamano pulito".

La genetista Marina Baldi aveva invece manifestato un’altra idea: "Può darsi che Chiara abbia fatto una doccia e poi abbia toccato un oggetto dove c’erano quei due DNA, non dimentichiamoci di Ignoto 2, c’è un altro DNA perfettamente sovrapponibile. Lei potrebbe essersi fatta una doccia la mattina e ha ripulito il DNA che poteva avere, poi si è seduta sul divano, ha toccato il telecomando e ha preso quello". De Rensi non riesce però a trattenersi: "Su quel telecomando non c’erano le impronte dei familiari?". In realtà, la 26enne aveva il DNA su due mani diverse, questo può rendere difficile pensare al tocco del telecomando, per questo Panicucci osserva: "E’ stato sfortunato".


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