Garlasco in Tv, interrogatorio per la moglie del meccanico: "Le avevano detto di non parlare". Il segno del contatto tra Chiara e Sempio

Spazio dedicato a Garlasco lunedì 21 settembre 2026 a Mattino Cinque a una settimana dalla fine dell'inchiesta, dalla morte sospetta di Giovanni Ferri alle accuse contro Sempio

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Inizia oggi, lunedì 21 settembre 2026, la seconda settimana di "Mattino Cinque", lo spazio curato da Federica Panicucci non può che essere dedicato al caso Garlasco, a una settimana dalla fine delle indagini, prevista per il 28. A quel punto si potrà capire se Andrea Sempio, accusato del delitto di Chiara Poggi, possa essere rinviato a giudizio, anche se questa resta l’opzione più probabile.

Garlasco, Mattino Cinque puntata 21 settembre 2026: le morti sospette e il caso Giovanni Ferri

Il conto alla rovescia è ormai iniziato, tra una settimana si concluderà l’inchiesta per il delitto di Garlasco, che vede Andrea Sempio accusato di avere ucciso Chiara Poggi sulla base di alcuni indizi raccolti dalla Procura di Pavia. Si parte però da un aspetto colalterale, alcune "strane morti", avvenute a Garlasco e nei pasi vicini dopo l’omicidio della 26enne.

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Il 24 marzo 2012 il medico Corrado Cavallini viene trovato senza vita nella sua abitazione di Vigevano, lui era anche il dottore della famiglia Sempio e sarebbe morto per un’iniezione letale. Tra i decessi controversi c’è anche quello di Michele Bertani, amico dell’attuale indagato, trovato impiccato nel 2016 con un nodo difficile da realizzare in autonomia, qualche mese prima lui aveva pubblicato sui social una frase particolare, "La verità sta nelle cose che nessuno sa", di lui ha parlato anche lo stesso Sempio in un’intercettazione del 2017, in cui si chiedeva perché avesse fatto quel gesto. Nel 2014 il 25enne Sasha Pinna, amico di Marco Poggi e Andrea Sempio viene trovato morto nella sua casa di Garlasco, anche lui impiccato, in una giornata in cui aveva raccontato alla ragazza di essere stato inseguito e avere ricevuto telefonate da un numero sconosciiuto. I dubbi maggiori riguardano però soprattutto la morte di Giovanni Ferri, 88enne meccanico che era vicino di casa di Sempio trovato senza vita in un pertugio a Garlasco nel 2010 con la gola il polso sinistro tagliato, il caso viene considerato un suicidio, ma ci sono diversi elementi che sconfessano questa teoria, nemmeno la moglie crede a questa versione. Il procuratore Napoleone, lo stesso che indaga sul delitto Poggi, ha disposto la ricostituzione del fascicolo, ora il caso potrebbe essere riaperto.

A fare il punto della situazione sul caso Ferri è l’inviato Emanuele Canta, che si trova a Garlasco: "Resta alta l’attenzione della Procura di Pavia, il pm Napoleone ha ricostituito il fascicolo sulla morte di Giovanni Ferri, sarebbero diverse le cose che non tornano. Si parte dal motivo per cui viene aperto quel fascicolo, omicidio colposo, un’anomalia visto che questo avviene quando il soggetto che lo compie sia imprudente o per imperizia, il classico esempio di chi guida un’auto e investe un pedone, quindi senza una colpa. Non c’erano le condizioni per farlo, questo è stato scoperto solo pochi giorni fa, quando l’avvocato Fabrizio Gallo, che sta portando avanti la causa per far luce sull’accaduto con la moglie, lo ha rinvenuto a colloquio con il pm. Il fascicolo per omicidio colposo viene però chiuso e archiviato, nonostante il medico legale Ballardini avesse parlato di suicidio. L’omicidio colposo permetterebbe però a Napoleone di non dover passare dal vaglio del GIP se ha esigenze di riaprire con alcune evidenze. Non solo, sembra sia emersa l’esigenza di ascoltare al più presto, la moglie Gabriella, sarebbe la prima volta dopo 16 anni in cui si darebbe modo alla donna di mettere a verbale le sue dichiarazioni. Previsto un altro incontro tra l’avvocato Gallo e Napoleone".

La vedova non ha mai nemmeno potuto vedere il corpo del marito, nessuno le ha mai spiegato niente Oggi lei sembra avere le idee chiare: "Secondo me ha sentito qualcosa che non doveva sentire e lo hanno fatto fuori, anche in merito all’omicidio di Chiara Poggi, ne parlava tutto il paese. A questo punto ho paura, può succedere qualcosa anche a me, anche se io non so niente, in casa non se ne è mai parlato", ha detto ai microfoni di "Mattino Cinque".

Importante è quindi la testimonianza dell’avvocato Gallo, che sta seguendo il caso: "Al momento non ci sono evidenze che possono collegare l’omicidio di Ferri con quello di Chiara Poggi, dal colloquio di qualche giorno fa si è reso necessario di sentire in un luogo protetto la signora, deve mettere nero su bianco, lo farò io come informatore, perché deve raccontare particolari raccapriccianti. I dettagli riguardano il modo in cui sono state fatte le indagini e cosa è stato fatto, non posso anticipare di più, è strano che la signora non sia mai stata sentita, anzi alcune signore determinate (e noi scriveremo nero su bianco i nomi) le hanno detto dall’inizio di non parlare con nessuno, né con i giornalisti, ma soprattutto con gli inquirenti, altrimenti avrebbe fatto una brutta fine. Questo l’ha portata a restare in silenzio, ancora adesso ha paura, non credo possa temere qualcosa, ma quello che andrà a dire porterà a conseguenze nei soggetti responsabili di alcune attività nei confronti della Magistratura. Poi sarà Napoleone a provvedere a sentire in prima persona la signora. Il monito a non parlare è arrivato circa un mese dopo la morte dell’uomo, dicembre-gennaio 2011".

Un’ulteriore precisazione arriva dall’inviato, che ha avuto modo di parlare con la donna, più di una persona le avrebbe detto di parlare di suicidio, è inevitabile chiedersi perché qualcuno abbia agito così. Non ci sono certezze evidentemente sul legame con Chiara Poggi, ma le persone che hanno indagato su Ferri sono le stesse che si sono occupate del delitto della 26enne, da Cassese al medico legale Ballardini.

I dubbi sono diversi, in mezzo alle mani c’era il coltello, cosa innaturale, questo stride con la macchia di sangue presente sul muro. Il 118 ha redatto una relazione dopo il ritrovamento del corpo, dove hanno scritto di uno scivolamento del braccio fuori dalla barella, che ha sporcato il muro, cosa però incompabile per ogni medico legale. "Questo elemento scritto nel verbale è falso, si vede Giovanni Ferri per terra, la barella non è ancora entrata, non ha fatto alcun passo indietro", evidenzia Gallo.

Il quadro accusatorio contro Andrea Sempio

Si torna all’indagine a carico di Andrea Sempio, che si concluderà tra sette giorni. Sono tre gli scenari che possono aprirsi per lui: una richiesta di proroga, il rinvio a giudizio o l’archiviazione. La Procura è in attesa delle ultime consulenze supplementari richiesta, quella psichiatrica a opera del professor Roberto Catanesi, e quella dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, chiamata a verificare la compatibilità tra la larghezza del piede del38enne e l’impronta a pallini. A questo si aggiunge, tra gli altri il DNA sulle unghie di Chiara Poggi, che per la genetista Denise Albani sarebbe compatibile con la linea paterna dell’indagato, a riguardo sarebbero stati fatte altre verifiche a opera del genetista Carlo Previderé. Non si devono dimenticare la traccia 33, impronta palmare attribuita dai magistrati a lui per 15 minuzie, sarebbe bagnata e sarebbe stata lasciata dopo l’omicidio. Da non trascurare le tre chiamate fatte a casa Poggi nei giorni precedenti al delito, lo scontrino del parcheggio di Vigevano e il movente, l’assassinio sarebbe legato a un rifiuto a un approccio sessuale da lui tentato con la vittima, che ha poi scatenato la sua furia.

In merito allo scontrino si è espresso recentemente il consulente Palmegiani: "Argomento chiuso, non si può dimostrare che lo fecero altri".L’idea della Procura è però ben diversa, soprattutto per una tempistica da lui dichiarata che non regge. Su questo dice la sua anche l’avvocato Aldrovandi: "Se porti un elemento come tuo alibi devi dimostrare che lo sia, che lo hai fatto tu, non è la Procura che deve dare una prova".

Nel mirino ci sono anche le tre brevi telefonate fatte a casa Poggi, il pm Civardi ne ha parlato espressamente nell’iinterrogatorio al 38enne in cui lui si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre il pm Napoleone lo ha fatto con Alberto Stasi. Queste secondo la Procura dimostrerebbero la sua ossessione per la 26enne, il tentativo di avere un contatto con lei (ce n’è una di 21 secondi), oggi sono centrali nell’individuazione del movente. Panicucci evidenzia una differenza rispetto al passato: "Nel caso di Alberto Stasi movente mai individuato, in questo caso la Procura ha le idee molto chiare e glielo ha comunicato".

La conduttrice fa leva anche su alcuni aspetti relativi alle chiamate contestati al 38enne, a partire dal soliloquio in cui lui sembra imitare la voce della vittima: "Se lui la scimmiottava, evidentemente anche Chiara ha detto delle cose". E’ quindi un errore sostenere che non ci sia stato mai alcun contatto tra loro. Gli avvocati si sono difesi parlando di alcuni podcast sul tema che lui avrebbe ascoltato, ma in un paio di intercettazioni lui parlava della pennetta e dei video intimi di Chiara e Stasi che potrebbe avere visto, Panicucci su questo non si trattiene: "All’epoca non si era ancora parlato di questo, non c’era accenno a video scaricati sulla pen drive".

Sulla base di queste parole, la visione dei video si trasforma in uno degli elementi indiziari contro di lui, questi avrebbero generato in lui il desiderio di incontrare Chiara, poi scatenato nel movente sessuale fino all’approccio degenerato nell’aggressione.


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