Garlasco in Tv, Cataliotti: "A oggi niente mi preoccupa". Una vicina dei Poggi smentisce Sempio: "Non l'ho mai visto"

A Mattino Cinque nella puntata di lunedì 20 aprile 2026 è intervenuto Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, convinto che la posizione del suo cliente non si stia aggravando

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Inizia oggi, lunedì 20 aprile 2026 una nuova settimana, ancora con "Mattino Cinque" sempre in prima linea per dare aggiornamenti sul caso Garlasco in una fase cruciale della nuova indagine. Il dibattito di questa mattina proverà a dare una risposta che può non essere scontata: la verità è davvero vicina? Tra gli ospiti che diranno la sua a riguardo c’è anche l’avvocato di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti.

Garlasco, Mattino Cinque puntata 20 aprile 2026: Cataliotti e la posizione di Sempio: "Non sono preoccupato"

Federica Panicucci approfitta subito della presenza dell’avvocato Cataliotti per chiedergli come abbia preso le ultime indiscrezioni che riguardano il suo assistito: "Attesa febbrile, non preoccupata. A oggi i dati reali emersi sono tranquillizzanti, sarebbe eccessivo dire che quelli in fieri ci terrorizzano, siamo curiosi, allertati, pronti, ci confronteremo. Mi riferisco agli unici dati probatori agli atti, la perizia depositata e il relativo verbale di udienza, gli altri sono a cavallo tra illazioni e violazioni del segreto istruttorio, cerchiamo di orientarci in base all’autorevolezza della fonte, limitandoci a commentare quelle. Facciamo riunioni settimanali, abbiamo coinvolto più consulenti di quelli resi pubblici".

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La conduttrice lo interrompe: "Quindi temete il rinvio a giudizio, lo possiamo dire?". Il legale replica: "Abbiamo già due consulenti ulteriori sulle materie che riguardano queste indiscrezioni, legati all’informatica e alla medicina, sono due esperti che ci guardiamo bene di indicare all’opinione pubblica prima della magistratura. Ancora non li esponiamo perché non hanno tutti gli atti che avranno con la Discovery. Temiamo la richiesta di rinvio a giudizio essendo un’ipotesi, per il rinvio vediamo su quali prove si fonda, su quelle allo stato note non vedo perché dovrebbe esserci, ma c’è materiale probatorio in via di acquisizione. Sospendo una risposta definitiva, vedremo con gli atti a disposizione".

Panicucci quindi ribatte: "Non le chiedo quindi quale possa essere la sua linea difensiva, se assoluzione o innocenza piena, in caso di rinvio a giudizio ovviamente". Lui risponde: "Tutto dipende dalla formulazione del capo di imputazione, se si ipotizzerà un reato monosoggettivo, quindi compiuto da una sola persona, o da più persone. Se la risposta fosse la prima, la linea difensiva si arricchirebbe di temi di puro diritto, che ho anticipato, così come colleghi che si occupano del caso, primo tra tutti l’avvocato Aiello. Dubitiamo che si possa procedere con un nuovo giudizio con un nuovo imputato dove c’è una condanna di altro unico valore".

Questo spinge la conduttrice a fare un’osservazione: "Quindi se accusa con unico imputato innocenza piena, se invece fosse in concorso con qualcun altro eventualmente contenimento del rischio?". Cataliotti dice la sua: "Noi puntiamo in ogni caso a un’assoluzione con formula piena, siamo convinti dell’innocenza, ci mancherebbe. Ma con un imputato singolo a fronte della condanna di Alberto Stasi, fondata o non fondata che fosse ma non revisionata, questo creerebbe un nodo giuridico, ci sarebbe il rischio di ‘giudicati confliggenti’, due sentenze che danno un riscontro una incompatibile con l’altra. Ne parleremo se si ipotizzasse che Sempio sia l’unico autore dell’omicidio, per il resto ci confronteremo con le prove, controbattendo a ognuna, sottolineando che quelle che definiamo prove per la gran parte non sono utilizzabili in dibattimento. Le consulenze non sono elevabili a rango di prove, sono date utilizzabili da un gip per decidere se rinviare a giudizio, compresa l’analisi del RACIS, non sarebbe utilizzabile".

Panicucci non può quindi non chiedergli se l’analisi del RACIS non pssa preoccuparlo, visto che da indiscrezioni sembra sia emerso che Sempio abbia "un’innata capacità di mentire". Cataliotti replica: "No, per nulla, nè me, né l’avvocato Taccia. Preoccupa il cliente, ma perché l’insussistenza di prove da parte di chi è convinto della sua colpevolezza può portare alla ricerca di prove affannata a cercare di ricavare in via indiretta la prova della sua responsabilità. Sempio aveva detto: ‘Se non trovano nulla cercheranno di dipingermi come un mostro per avvalorare la tesi di accusa. La preoccupazione è legata alla possibilità che venga esibita la personalità di un uomo in modo inutile rispetto al sostegno dell’accusa. Io non ho l’impressione di trovarmi di fronte né a un mostro né a un colpevole, lo dico leggendo gli atti guardando quello che conosco delle risultanze processuali. L’avvocato Taccia conosce i fatti da un’altra prospettiva, è ancora più convinta di me dell’innocenza".

Dalla nuova consulenza in arrivo all’impronta 33

Panicucci chiede conto all’inviato Emanuele Canta dell’analisi genetica che la Procura ha affidato al professor Previderè, come emerso nei giorni scorsi: "Il genetista deve fare altre indagini scientifiche, non sappiamo l’oggetto, serve quindi riscontro su alcune ipotesi. La consulenza potrebbe arrivare in settimana, sarebbe l’ultima, poi si andrebbe verso la chiusura delle indagini. Da indiscrezioni sappiamo che la consulenza informatica di Dal Checco avrebbe fatto emergere che ha portato a indagare sulle frequentazioni di Sempio del passato. La Procura è convinta di avere trovato un movente a carico".

La conduttrice continua e chiede a Cataliotti se ci sia un aspetto che lo preoccupa più degli altri: "Al momento no, non mi preoccupa nulla, non vedo l’ora di essere in aula, se questi sono gli elementi tutto potrei fare fuorché preoccuparmi, checché ne pensi l’opinione pubblica, alimentata con notizie relative ad atti già vagliati in grandissima parte dalla magistratura. C’è una nota di 13 pagine di cui non parla nessuno, che è seguita a fine 2016 all’esposto fatto dalla mamma di Alberto Stasi per indurre la riapertura delle indagini su Sempio. Si parlava di un ‘vuoto pnematico’ in quel coacervo di prove, che sono però rimaste le stesse. Le telefonate erano già state elaborate, valutate da 8 giudici dell’appello bis e rivalutate dalla Cassazione, poi dal gip che ha archiviato l’indagine su Sempio, dalla Cassazione che ha rivalutato la fondatezza di quell’archiviazione e dalla CEDU. E’ ovvio che l’opinione pubblica viene orientata, se, come e quando non lo sappiamo, qualcosa ci potranno dire gli audio della dottoressa Bruzzone, potrebbero parlare di un tentativo di orientamento avvenuto".

L’avvocato parla anche della nota impronta 33, che la Procura attribuisce al suo cliente, negando che Palmegiani, suo consulente, abbia detto sia dell’assassino in un parere pro veritate consegnato mesi fa alla difesa Stasi. "Palmegiani non lo dice, lui recepisce le 15 minuzie trovate dalla Procura senza valutarle. La difesa si è dotata di due consulenti che negano che sia di Sempio. Quella è una delle 12 impronte presenti sulla parete destra, nei due accertamenti fatti è stata esclusa la presenza di sangue. Non possiamo dire che sia sua perché abbiamo solo una foto fatta dopo i reagenti, vediamo le minuzie sia i segni fatti sul muro". L’avvocato continua a essere convinto della sua opinione citando vecchi testi di Palmegiani, per questo Panicucci lo interrompe: "Non può fare monologhi". Cataliotti non ci sta: "Lei è furbina, interrompe nei momenti decisivi dell’esposizione dell’interlocutore, che dice cose che non le piacciono. Questo è il rischio della mistificazione di un dato, non probatorio, offerto all’opinione pubblica. Perché deve dire che Palmegiani ha detto una cosa che, letta fino in fondo, non ha detto? ". Lei risponde: "Noi ci limitiamo a leggere le carte, poi l’interpretazione la assumiamo. Sta anticpando la sua linea difensiva, ma è giusto. Non può dire che noi estrapoliamo solo alcune cose, noi abbiamo preso quelle importanti che riguardano l’impronta 33 e la 45".

Il racconto della vicina dei Poggi smentisce la versione di Sempio

La conduttrice fa un’osservazione fatta da molti: "Sempio non è andato in Procura, ma in tante trasmissioni, secondo lei ha detto troppe cose?". Lui risponde: "Perché dovrebbe andare in Procura, io non ho l’impressione che abbia detto troppo". A quel punto lei si spinge oltre, tante persone, parenti di Chiara Poggi compresi, avevano sostenuto che lui non frequentasse tanto quella casa, poi lui ha cambiato teoria dopo la rilevazione del suo DNA, come a giustificarlo. A sorpresa, emerge una dichiarazione di una vicina di casa dei Poggi, che dà una versione diversa a Canta: "Io non lo conoscevo, mai visto. Io stavo sempre in giardino, mai visto nessuno, né lui né gli altri amici. Marco lo vedevo, ma usciva poco, forse qualche volta venivano a prenderlo in macchina la sera. Non ricordo la frequenza degli amici, non conoscevo affatto Sempio".

Nemmeno questo racconto scalfisce Cataliotti: "Chi è questa signora? L’oracolo di Delfi? La sibilla cumana? Cassandra?". Panicucci non ci sta: "Non offendiamo questa gentile signora, si è prestata a una testimonianza, dicevano lo stesso anche i genitori di Andrea, la mamma di Chiara e l’ingegner Reale". Il legale continua: "Non si può prendere la persona qualunque, metterle un microfono davanti e rappresentare ciò che dice come la verità. La verità professionale è quella che viene detta da un testimone, o persona informata sui fatti, sotto giuramento". La conduttrice sottolinea: "Chissà che non venga chiamata a testimoniare a processo". L’avvocato prosegue: "Questo evidenzia la differenza tra me e lei, per lei, che opera sui media, la verità è la sibilla cumana, La Provincia Pavese….". Panicucci chiarisce: "No, io non dico sia la verità, io propongo, io non critico il suo lavoro, ma lei non deve criticare il nostro, dei giornalisti. Io non sono giornalista, ma Emanuele Canta sì". L’inviato non può quindi che dire la sua a riguardo: "La signora che abbiamo ascoltato è una vicina di casa della famiglia Poggi, vive lì da 30 anni, il suo giardino è adiacente a casa Poggi. Sempio ha raccontato, come Marco, di essere andato a casa lì tante volte, ma se una persona che vive lì da tanti anni dice una quantità diversa fa pensare. Se la frequenza fosse stata così costante forse la signora almeno una volta l’avrebbe visto. Più che letteralmente ‘Non l’ho mai visto’, il suo racconto potrebbe essere utile per fare capire la quantità di volte in cui quei ragazzi si recassero in quell’abitazione. Evidentemente così poca da non avere mai incrociato lo sguardo di una persona che vive lì da tempo".

Il giornalista Stefano Zurlo pone un quesito rilevante all’avvocato: "Se si andasse a processo porterebbe a testimoniare Marco Poggi su questo aspetto, che può essere decisivo?". Questa la risposta: "Io porterei tutti, compreso Alberto Stasi, ci terrei a sentirlo come imputato già giudicato, quindi come teste assistito".


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