Garlasco in Tv, Cassese sulle impronte: "Non c'erano elementi contro Sempio". Panicucci dura: "Considerazioni estremamente superficiali"

Mattino Cinque ha dedicato il consueto ampio spazio al caso Garlasco martedì 19 maggio 2026, con le parole del colonnello Cassese, che si era occupato delle indagini all'epoca

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Mattino Cinque" si conferma un importante punto di riferimento per gli aggiornamenti sul caso Garlasco, con un’attenzione minuziosa a quello che sta accadendo nella nuova indagine, obiettivo che punta a raggiungere anche nella puntata di oggi, martedì 19 maggio 2026. Particolare spazio sarà dato alle intercettazioni di Andrea Sempio, oltre ad altri indizi che secondo la Procura contribuiscono alla sua colpevolezza.

Garlasco, Mattino Cinque puntata 19 maggio 2026: cosa è successo

Si parte con un’intercettazione di Andrea Sempio ritenuta importante, dove lui esprime il timore sulla possibilità di trovare DNA nella casa di Chiara Poggi, con un riferimento preciso: "Ok, mi fanno il tampone, mi prendono le cose. Ok, trovano di sicuro que.. di sicuro trovano qualcosa perché.. una mia impronta in casa ci sarà..ci sarà una mia impronta in giro per casa ci sarà del DNA mio in giro per casa ci sarà qualcosa.. Mi fa vabbè c**o.. certo che c’è sei lì tutti i giorni.. cioè ma certo che eri lì.. eri lì tre giorni.. ero lì tre giorni prima.. Mi fa certo che ci sarà di tre giorni prima che c**o.. cioè.. Va bene… Eri lì tre giorni prima.. però loro devono dimostrare che tu sei".

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Federica Panicucci aveva già fatto riflettere su questo, almeno ufficialmente il suo ultimo ingresso in casa sarebbe stato del 4 agosto, è quindi naturale chiedersi: tre giorni prima rispetto a cosa? "Presumibilmente il ‘tre giorni prima’ potrebbe riferirsi a un sopralluogo dei RIS, c’è una SIT del tenente colonnello Fratini, che parla della traccia 33, dove dice ‘si dà atto che il PM mostra dal sopralluogo del 16 agosto 2007…". La conduttrice osserva: "Se il sopralluogo è avvenuto il 16 agosto, tre giorni prima è il 13, giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. Una coincidenza strana".

L’inviato Emanuele Canta contestualizza meglio quell’intercettazione, che risale al "27 febbraio 2025, aveva appena ricevuto l’avviso di garanzia, sa della nuova indagine, si preoccupa delle possibili tracce che possono esserci in casa. In questo soliloquio sta ammettendo secondo i magistrati la sua presenza in quella abitazione in una giornata come quella del delitto, in cui sono convinti abbia un alibi falso". Panicucci ci tiene a precisare: "Queste intercettazioni non indicano la colpevolezza di Andrea Sempio, ma tutte insieme identificano forse un collante, un aggiunta a tante cose messe in fila dalla Procura, che ci fanno pensare che lui possa essere l’assassino di Chiara Poggi".

A riguardo interviene il giornalista Piero Sansonetti: "Non mi sembrano prove, possono al massimo essere indizi. Sui ‘tre giorni prima’ si possono dare diverse interpretazioni, noi stiamo ragionando su indizi, solo su quelli, stiamo ripetendo quello che è stato il processo a Stasi, che ritengo sia stato ingiusto, con una condanna ingiusta. Non vorrei che si facesse lo stesso errore, mai avuto dubbi sull’innocenza di Stasi, c’è del materiale sulle unghie ma può essere contaminato in diversi modi. Per condannare una persona per omicidio per me servono le prove".

Spazio a un altro elemento ritenuto decisivo dalla Procura, l’impronta 33, che era presente sul muro delle scale dove si trovava il corpo della vittima, considerato la firma dell’assassino. La consulenza individua la corrispondenza di 15 minuzie con l’indagato, "lasciata necessariamente il giorno dell’omicidio, in considerazione della sua posizione pienamente compatibile con la posizione di ‘appoggio’ assunta dall’assassino mentre si trovava con il piede sul gradino 0", si legge nell’informativa dei carabinieri. In realtà, già nel 2007 i RIS avevano ritenuto che quella traccia potesse essere collegata all’omicidio notando la reazione con la ninidrina. Su questo interviene il genetista Pasquale Linarello, che fa parte del team di difesa di Stasi: "E’ l’unica impronta che ha ricevuto quel trattamento, il Combur Test è risultato dubbio, questo ha spinto gli investigatori ad asportare la parte scura della traccia per fare approfondimenti. Quello sul sangue è negativo, ma raschiando l’intonaco questo potrebbe avere inibito la reazione. L’attenzione particolare che ha ricevuto questa traccia denota di suo la grande rilevanza. Su quelle pareti ci sono altri contatti papillari, nessuna ha ricevuto la stessa attenzione, né ha la stessa conformazione". Panicucci conclude: "Evidentemente significa presenza di materiale organico, quindi sudore, ammesso che non ci fosse anche sangue". Linarello fa una precisazione: "Non dobbiamo pensare a una mano grondante di sangue, avrebbe generato una macchia visibile, si parla di effetto bagnato perché contiene materiale organico, quindi sudore, ma il RIS non esclude sudore e sangue, altrimenti non avremmo avuto una colorazione così intensa dove non si vedono le minuzie". La conduttrice ricorda inoltre la presenza sotto l’impronta 33 della 45, "uno schizzo di sangue presente nel parere pro veritate che Armando Palmegiani, oggi consulente di Sempio, aveva inviato all’avvocato Bocellari, legale di Stasi. In quell’epoca il consulente diceva che la 45 fosse un gocciolamento, probabilmente del braccio. La Procura di Pavia nell’ultima informativa ravvisa un legame tra le due tracce, evidentemente il sangue c’era".

In merito a una questione così rilevante è stato interpellato Gennaro Cassese, che era a capo dell’indagine all’epoca del delitto: "Nel 2007 non c’è la figura di Sempio sulla scena del crimine, non abbiamo trovato nulla all’epoca. Mi arriva un’altra consulenza scientifica, che dice che l’assassino avesse il 42, ho chiesto quindi a Sempio che numero portasse e mi ha detto 44, questo me lo esclude dalla scena. Ci si fida della risposta? No, ma bisogna contestualizzarla. Non mi piace fare ipotesi, nel 2007 non c’era impronta sulla porta, non c’era impronta insanguinata, ci s può appoggiare, la scarpa è il 42, altro non ha, lo estrometti già così dalla scena del crimine". A questo punto la conduttrice non può che fare una rivelazione: "Ve lo devo dire, in studio ridevano, anche Stefano Zurlo (giornalista che è spesso dubbioso sulla nuova indagine, ndr). C’è un indagato per omicidio, lo chiami e gli chiedi del numero di scarpe, lui dice 44 e non viene misurato il piede". Ed effettivamente oggi, sulla base delle misurazioni fatte dalla professoressa Cattaneo, lui in realtà non porta il 44, ma un 42-43. "Le misure sono perfettamente calzanti con quanto trovato in quella casa", osserva Panicucci.

Cassese ha parlato anche dell’impronta 33: "De visu una macchia di sangue a quell’altezza quando sono entrato nella tavernetta non l’ho vista. Io l’ho vista solo quando l’hanno esaltata, se vedete il fascicolo fotografico del 13 e del 14 si nota un muro bianco, non c’è nessuna impronta. Ammettiamo il caso che nel 2007 il RIS ci dica che ci fosse un’impronta attribuibile, sono sceso più volte in cantina, la conformazione della scala non si riesce a percepire porta istintivamente ad appoggiarsi, non c’è un corrimano. Mettiamo l’impronta 33, di Sempio, non è insanguinata, quella è la prima considerazione che avrei fatto, ma avrei dovuto trovarla anche sulla porta se era chiusa". Panicucci commenta: "A mio parere sono considerazioni estremamente superficiali. Dire ‘non sembrava un’impronta da attenzionare’ stride con gli otto specialisti che dicono il contrario e che pensano fosse un’impronta bagnata. A noi interessa se ci fosse o meno sangue, se era bagnata non poteva essere di dieci giorni o un mese prima, ho sentito dire anche questo.Non mi sento in grado di confutare la perizia della dottoressa Albani, della professoressa Cattaneo, del colonnello Berti dei RIS, io non sono in grado, immagino neanche voi, mi fido e non scredito ".

Ci sono poi altre intercettazioni da non sottovalutare, a partire da una in cui Sempio parla della presenza di Chiara quando lui era sul divano (era il 9 febbraio 2017): "[incomprensibile] Studiavo, però adesso non lo ricordo… Però so che si vedeva , forse aveva iniziato a lavorare, non è che era sempre lì.. [incomprensibile]. Io fuori, poi magari tornava a casa alle sei di sera così.. Magari stavamo dentro casa insieme.. Ma io me ne stavo lì.. dico quattro, cinque, cinque e mezza.. sì bè.. Sì, cinque, andavo al pomeriggio, cinque e mezza sei andavo lì. stavo lì fino a sera.. Dopodiché eravamo [incomprensibile] Ci diceva- Sì, se poi tornava a casa verso le sei di sera [incomprensibile] Andati avanti [incomprensibile] Cera pure Sempio? Poi ho ripetuto che ci sarà pure [Incomprensibile] Tutti quanti.. Ho sentito che stessi tutto il giorno seduto in casa sul divano, q quindi chi entra in casa deve vedermi per forza , nessuno ha presente il fatto che lei lavorava là [incomprensibile.. Va bene così c’è [incomprensibile]".

Insomma, sottolinea Panicucci "Lui era sul divano, lei non poteva non vedermi". Alcune di queste intercettazioni nel 2017, nel periodo in cui Sempio era stato indagato per la prima volta, era effettivamente state ascoltate, ma ritenute non attendibili: "E’ gravissimo, sono state ascoltate, ma non considerate", chiude Elisabetta Aldrovandi, legale di Alberto Stasi.


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