Garlasco in Tv, l'impronta 33 e la mossa della difesa di Sempio. Panicucci: "Non lo hanno chiesto, non erano sicuri". Ecco cosa rischia
A Mattino Cinque spazio giovedì 17 settembre 2026 al caso Garlasco, con attenzione alla traccia 33 e a quanto possa complicare non di poco la posizione di Andrea Sempio

Si avvicina una data cruciale per il delitto di Garlasco, quella del 28 settembre, in cui è prevista la chiusura dell’attuale inchiesta che vede indagato Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. "Mattino Cinque" anche in questa stagione è in prima linea sul caso, per questo ha voluto dedicare uno spazio ad hoc anche nella puntata di giovedì 17 settembre 2026.
Garlasco, Mattino Cinque puntata 17 settembre 2026: la situazione di Massimo Lovati e il ruolo dell’impronta 33
Si parte con una notizia che riguarda l’avvocato Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, riferita dal suo stesso avvocato, Fabrizio Gallo, presente nello studio di "Mattino Cinque": "Il Consigio di Disciplina ci ha convocato in udienza per una serie di contestazioni da parte del Consiglio dell’Ordine, speriamo che non ci sia un provvedimento disciplinare. Rischia la sospensione o la radiazione, ma credo di poter dimostrare la sua estraneità, lui è molto preoccupato, nei prossimi giorni sapremo, ci sarà il provvedimento".
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Entra nel canale WhatsAppSi passa a parlare dell’attuale indagato, considerato dalla Procura di Pavia l’assassino di Chiara Poggi, sulla base di diversi indizi raccolti. Tra questi c’è l’impronta 33, presente sul muro delle scale dove si trovava il corpo della vittima, che i magistrati hanno attribuito a lui per 15 minuzie, mentre i suoi consulenti sono di parere popposto. Questa ha un ruolo fondamentale nell’impianto accusatorio, come evidenziato da Giuseppe Brindisi: "Dagli atteggiamenti e dalle posture della difesa e degli stessi protagonisti l’impronta 33 è attribuita. Ne parla lui stesso in un’intercettazione, anche sua mamma ne fa accenno a un’amica e non dicono mai: ‘Quell’impronta non è mia’. Credo che la difesa si stia concentrando soprattutto sul negare il legame con il delitto, ma quell’impronta c’è ed è di Sempio, come si sia formata non lo sappiamo. Mi fa specie ricordare cosa si diceva dopo il delitto: ‘Non conosciamo Andrea, non è mai entrato in casa’ quella poteva essere più combaciante con la versione, scoprire che nella nuova versione dei fatti frequentasse casa mattino, pomeriggio e sera, andasse ovunque, ma le uniche sue due tracce sono l’impronta 33 e l’aplotipo Y sulle unghie di Chiara fa un po’ impressione".
Il genetista Pasquale Linarello del team di difesa di Alberto Stasi spiega quali siano stati i test fatti per pensare che possa esserci del sangue all’interno: "Non è stato fatto il Luminol sulla parete, sono stati fatti dei test, ma le modalità con cui è stata asportata una parte della traccia 33 ha portato l’intonaco del muro, che ha inibito le successive fasi, tant’è che su quella non si è estrapolato nemmeno il DNA. C’è anche la ninidrina, che sicuramente non aiuta, è giusto dire che debba essere contestualizzata, ma su quella stessa parete ci sono le impronte di Cassese che sono fresche, l’unica impronta che ha reagito in modo così evidente è la 33. Le impronte di Cassese sono state lasciate quella mattina, sono quindi contestuali al deposito e fresche, ma non hanno reagito con questa modalità, non sono solo io a parlare delle peculiarità di questa traccia, ma anche gli uomini del RIS, sia quelli che hanno fatto il sopralluogo sia gli attuali consulenti. E’ sicuramente una mano sudata, la ninidrina reagisce con qualcosa di organico, da quello che dice il colonnello Mattei si vede a occhio nudo. Non può essere di Alberto Stasi, è stata comparata anche con i familiari".
A dare ulteriori dettagli su quanto emerso è l’inviato Emanuele Canta, che si trova come sempre a Garlasco, spiegando meglio le verifiche effettuate negli anni: "L’Opti Test ha dato esito negativo per il sangue, ma potrebbe averlo dato per la combinazione di ninidrina e dell’intonaco, che possono inibire il risultato. Questo è stato dimostrato dall’esperimento fatto dalla difesa di Alberto Stasi, bagnando la mano con del sangue e appoggiandola sul muro, anche in quel caso, ma con la certezza della presenza di sangue il risultato è stato negativo". Il magistrato aveva riferito il riscontro anche ad Alberto Stasi recentemente, lui aveva risposto con un po’ di rammarico, pensando a come le cose sarebbero potute andare diversamente se questo esito fosse emerso all’epoca.
La traccia 33 ha una rilevanza fondamentale soprattutto per la sua posizione, non solo perché vicino al corpo della vittima. Questa infatti appare legata con la numero 1 sul pallino, che è a pallini strisciata, dove ha appoggiato il piede l’assassino mentre si appoggiava. A questa si aggiunge lo sbaffo di sangue numero 45, caduto probabilmente dal braccio dell’assassino, è bene quindi contestualizzare al meglio l’insieme per capire meglio il suo ruolo.
Riuscire a comprendere le caratteristiche della traccia 33 può essere utile a tutti, Linarello prova quindi a illustrarle: "Il rosso più acceso è effetto dell’accumulo del reagente ninidrina, queste gocce satelliti che si dipartono dalla traccia principale danno idea che sia costituita da sudore, le gocce sono necessariamente anhce queste sudore, altrimenti nn avrebbero reagito alla ninidrina. Questo probabilmente è il motivo per cui sono così sicuri che possa essere fresca, Nel 2007 da quello che si evince dalla relazione del RIS era stata definita ‘non utile, questo significa notare un numero di minuzie non sufficienti per poterla attribuire con certezza. Una cosa è attribuirla sicuramente come dice la legge con 16-17 minuzie, ma l’utilità dattiloscopica può esserci anche con 9-10-15 minuzie, le impronte sul dispenser attribuite ad Alberto Stasi hanno 9 minuzie, si continuano a fare quindi due pesi e due misure. Nel documento si legge ‘non utile’, perché l’operatore, che è un uomo e può sbagliare, non ha ritenuto che quei punti caratteristici fossero sufficienti per poterla attribuire".
Grazia Longo continua a ritenere che l’impronta non sia di Sempio, oltre a pensare fosse giusto chiedere l’incidente probatorio per evitare dubbi, ma su questo è Federica Panicucci a obiettare: "E’ stata la sua difensa a non volerlo, se fossero stati sicuri l’avrebbero chiesto. Forse tanto sicuri non erano". Su questo concorda anche l’avvocato Gallo: "Sarebbe stata una prova a carico, gli avvocati lo hanno capito, questo fa loro onore. Le affermazioni del pm non solo rendono matematico il rinvio a giudizio, ma significa che le prove che saranno portate permetteranno di chiedere l’ergastolo in sede processuale, quindi davanti alla Corte di Assise".
Davvero pesante è la presa di posizione di Giuseppe Brindisi: "Il pm Civardi usa la logica nell’illustrare gli indizi ad Andrea Sempio, ma a Garlasco la logica è morta il 13 agosto 2007 con Chiara Poggi. Civardi e la Procura stanno restituendo a questa storia la logica, a partire dall’acqua che sicuramente non si sarebbe vista perché evaporata, il sudore non si sarebbe visto, il sangue si vedeva già prima della ninidrina, sono fatti. Lo dice Civardi". Ed effettivamente la pm Rosa Muscio, che si era occupata delle indagini dopo il delitto, aveva pensato che quell’impronta fosse dell’assassino, non a caso aveva chiesto ad Alberto Stasi se si fosse appoggiato al muro, segno evidente della sua peculiarità.
La morte del meccanico e i tanti dubbi
Non manca un aggiornamento sul caso di Giovanni Ferri, il meccanico trovato morto a Garlasco nel 2010, decesso considerato suicidio, ma su cui ci sono ora diversi dubbi.
A occuparsene è l’avvocato Fabrizio Gallo, che ha scelto di aiutare pro bono la vedova, proprio ieri ha incontrato il Procuratore Capo Napoleone, che è riuscito a ricostituire il fascicolo dopo che questo è andato perso: "L’incontro è stato intenso, lui ha preso coscienza di alcune anomalie, noi non vogliamo accostare questo procedimento anomalo con quello della morte di Chiara Poggi, al momento non ne abbiamo evidenza, se si è capito questo ci scusiamo. Ci sono evidenze chiare con anomalie che non possono far ricondurre questo a un suicidio, è un omicidio, io ho chiesto la riapertura, ma non è stato ancora riaperto. Napoleone mi ha detto di non avere bisogno dell’avallo del GIP, qualora dovesse ritenerlo lo aprirà lui. Il procedimento nei confronti di Ferri viene aperto e chiuso per omicidio colposo, non suicidio, su questo sobbalziamo sia io il dottor Napoleone, non capiamo il perché, ma questo ha consentito di inserire tutte le carte in questo procedimento vecchio per poi transitare in un processo per omicdio, anche se per ora non è stato riaperto. Non c’è quindi bisogno di rivolgersi al GIP per ulteriori indagini".
