Garlasco in Tv, l'inchiesta si allarga al di fuori del paese. Spunta un'impronta finora trascurata: "Si doveva fare un approfondimento"
Mattino Cinque ha dato aggiornamenti importanti su Garlasco giovedì 16 aprile 2026, emergono elementi nelle zone limitrofe, ma soprattutto un'impronta finora trascurata

"Mattino Cinque" dedica ogni giorno un approfondimento ad hoc sul delitto di Garlasco, puntando a far venire alla luce le lacune emerse nella vecchia indagine, ma anche cosa potrebbe accadere a breve, lo ha fatto quindi anche nella puntata di giovedì 16 aprile 2026. Federica Panicucci annuncia di volersi dedicare a una novità assoluta, la rivalutazione di un altro segno presente sulla scena del delitto, la 97F, catalogata dai RIS di Parma, che potrebbe appartenere all’assassino. Si tratta di una strisciata di sangue all’inizio della parete di sinistra della scala dove era stato trovato il corpo della giovane.
Garlasco, Mattino Cinque puntata 16 aprile 2026: il PC di Chiara Poggi e le possibili novità sul movente
Si parte con un collegamento con l’inviato Emanuele Canta, che si trova a Garlasco, che ha un’ultimora da dare: "Ci sono indiscrezioni confermate sulla relazione del professor Dal Checco, incaricato dalla Procura di fare analisi sui computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, da quello della ragazza sarebbero usciti elementi nuovi, che permetterebbero agli investigatori di seguire una pista ben precisa, che si affianca a quanto costruito nella loro tesi accusatoria. Questa potrebbe riguardare un’area non distante da Garlasco, è però prematuro sbilanciarsi ulteriormente".
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Entra nel canale WhatsAppFederica Panicucci ribatte facendo una domanda rilevante: "Possiamo azzardare e dire che il movente sia presente in quel computer?". Lui risponde: "Già prima della relazione di Dal Checco la Procura aveva ipotizzato un suo movente, la relazione informatica ha confermato alcune supposizioni fondate, dando così un impulso ulteriore".
Importante è l’osservazione del giornalista Umberto Brindani: "Abbiamo letto che gli inquirenti avrebbero individuato il movente, non sappiamo per ora quale sia, ed è probabile che sia nel computer. Quello di Stasi è stato vivisezionato facendo anche disastri, cancellandogli l’alibi, siamo ancora a parlare dei 15 secondi e di quello che ha visto la ragazza, ma è stato completamente ignorato quello di Chiara. Non so cosa Emanuele dicendo che ci si sta allargando oltre Garlasco, ora la Procura si chiede chi usasse quel computer, quanto lo usasse e per vedere cosa".
L’inviato fa una precisazione su quanto detto: "Il riferimento è ad alcune frequentazioni che l’attuale indagato, Andrea Sempio, avrebbe avuto al di fuori di Garlasco, anche negli anni legati all’omicidio. Le indagini tradizionali possono portare ad avere altri riscontri".
Le osservazioni dell’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Massimo Lovati, non sono mai casuali: "Da tempo diciamo in questa trasmissione che gli inquirenti avrebbero individuato il movente nel computer di Chiara. Qui altri soggetti, compreso Sempio, hanno lavorato e lasciato le loro tracce. Si dovrebbe spiegare perché questo computer sia stato preso in fretta per portarlo in caserma, per ritrovarci diciotto anni dopo ad analizzarlo. Qui ci sono cose scottanti, ci porteranno fuori dal territorio, ora alcune cose lasciamole dire alla Magistratura".
Le morti "strane" a Garlasco
Si torna ad approfondire quanto detto ieri, in merito ad alcune morti (circa dieci) avvenute negli anni a Garlasco, ritenute "strane". Una di questa è quella di un meccanico di 88 anni trovato senza vita in un anfratto strettissimo con la gola e i polsi tagliati. Lui abitava di fronte a dove viveva all’epoca Sempio, a dubitare sul suo suicidio è la moglie, che non vuole parlare, ma si dice convinta che difficilmente lui si sia tolto la vita. "Mio marito non si è tolto la vita", fa sapere. Ci si chiede se il giorno del delitto lui possa avere visto qualcosa, visto che ogni giorno usciva per andare al bar dalle 9 alle 11 Canta ricorda un dettaglio: "Sembra che l’uomo avesse tra le mani un coltello, avere entrambi i polsi tagliati e la forza di tenere il coltello in mano genera dubbi, soprattutto nella famiglia".
L’anziano aveva un medico di base, che ha continuato a seguire la moglie dopo il suo decesso, ma due anni dopo si è tolto la vita (era anche il medico della famiglia Sempio). Si è ipotizzato che lui potesse avere ascoltato alcuni racconti da parte della moglie dell’88enne. Brindani commenta: "Se avessero indagato sapremmo se le loro morti siano legale al delitto".
Panicucci rievoca inoltre un’intercettazione di Sempio in macchina, dove aveva parlato di Michele Bertani, il suo amico morto suicida. "Dagli 0 ai 18 anni ne abbiamo combinate di ogni", aveva detto. Il padre dell’indagato, però, ha dato una versione diversa: "Fino alle medie andavano a scuola insieme, poi non si sono più visti, forse si sono rivisti alla festa della leva. Michele era un bravo ragazzo, il bigliettino du Andrea ‘Ho fatto cose talmente brutte che nessuno può immaginare’ gli serviva per scaricarsi". La conduttrice osserva: "Si fatica a comprendere il legame tra il bigliettino e la morte di Bertani". Il giornalista Marco Oliva rivela di avere sentito tempo fa della possibilità di recuperare il DNA del ragazzo suicidato, cosa comunque possibile tramite i genitori nonostante lui sia stato cremato. "Se prendiamo il DNA del padre di Bertani e abbiamo un match con Ignoto 2 possiamo sostenere che quello sia suo, se c’è un’eslcusione con Ignoto 2 non abbiamo la sicurezza che sia suo, si può ipotizzare un figlio illegittimo. Bossetti insegna – precisa il genetista Pasquale Linarello -. Proprio per questo sarebbe meglio rovistare tra gli ogetti del ragazzo, confrontarlo con quello dei genitori (la mamma, che è sempre certa), verificare che sia effettivamente suo, estrapolare il cromosoma Y e confrontarlo con Ignoto 2".
L’impronta trascurata sulle scale
La conduttrice passa a parlare di qualcosa finora non trattato, una traccia presente in casa, denominata 97F, che si trova sulle scale dove era presente il corpo della vittima, nel muro all’interno, di fronte alla traccia 33, a 20 centimetri da terra. Questa viene rilevata dai RIS già all’epoca, nella relazione di Garofano si era ipotizzato potesse essere legata a uno strofinio della mano dell’aggressore. Nell’estrazione con il kit classico era risultata la presenza di sangue, ma non erano state fatte né la quantificazione né la purificazione.
Linarello prova a spiegare perché non sia fatto altro: "Forse perché chi fa l’analisi del DNA non fa la BPA, sono in due tempi diversi. Dalla tabella della relazione si presuppone che le tracce ematiche siano riferibili alla vittima, qui non viene cercata la quantificazione maschile. E’ come se chi ha fatto l’analisi abbia presupposto che quel DNA fosse di Chiara Poggi, come è. Sono tracce ematiche, lei ha perso tanto sangue, ma se nella BPA si parla di impronta lasciata dall’assassino che ha le mani sporche della vittima nell’impronta poteva esserci materiale mschile, si poteva quindi fare un approfondimento"
Il perito balistico Raffaella Sorropago dice la sua: "Non voglio credere che non abbiano fatto altro perché pensavano già alla colpevolezza di Stasi. Io però non sono sicura che l’impronta sia dell’aggressore. Noi diamo per scontato il trascinamento del corpo, ma non possiamo sapere se l’omicida l’abbia sollevata per poi lanciarla. Le tracce potrebbero essere generate dal movimento dei capelli imbrattati di sangue durante lo spostamento del cadavere".
Panicucci si chiede: "Se la BPA sostiene che quello sia lo strofinamento della mano dell’aggressore dovrebbe essere automatico fare il resto, purificare il DNA e cercare l’aplotipo. Questo in un mondo ideale". Canta rileva perché un’analisi supplementare sarebbe stata determinante: "Secondo la BPA sembra che la fase finale dell’azione omicidiaria si sia verificato sui primi gradini, lì sarebbero avvenuti gli ultimi colpi".
