Garlasco in Tv, l'intercettazione in cui Sempio imita Chiara. Panicucci: "Sono rimasta impressionata". La versione sullo scontrino non regge
Mattino Cinque ha parlato anche oggi, giovedì 14 maggio 2026, del caso Garlasco, spazio a quanto sta emergendo sulla posizione di Sempio da parte della Procura

Si rinnova anche oggi, giovedì 14 maggio 2026, l’appuntamento con "Mattino Cinque", che dedica come ogni giorno uno spazio dedicato all’approfondimento sul caso Garlasco. Federica Panicucci ha intenzione di parlare di altri elementi emersi dall’informativa dei Carabinieri di oltre 300 pagine diffusa dalla Procura per spiegare il capo di imputazione nei confronti di Andrea Sempio.
Garlasco, Mattino Cinque puntata 14 maggio 2026: cosa è successo
Si parte da un’intercettazione del 14 aprile 2025 di Andrea Sempio, di cui si è parlato già nei giorni scorsi, che è ritenuta cruciale dagli inquirenti. Lui dice: "Delle tre chiamate… lei ha detto: ‘Non ci voglio parlare con te’ (imitando una voce femminile, ndr). E io gli ho detto: ‘Riusciamo a vederti’, e lei mi ha messo giù… E ha messo giù il telefono. Ah, ecco che fai la dura. Ma io non l’ho mai vista in questo modo. E da un lato l’interesse non era reciproco".
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Entra nel canale WhatsAppSi parla evidentemente delle tre telefonate fatte a casa di Chiara, Federica Panicucci mette in evidenza un dettaglio, "riusciamo a vederti", da non sottovalutare. "La frase è al plurale, indica il coinvolgimento di qualcun altro". Si continua con la BPA, dove è presente l’ormai nota suola a pallini, ma ne vengono rilevate altre due, una ha calpestato il sangue e l’ha portato via. "Non si può escludere che tali tracce derivino da un inquinamento post evento da parte del primo personale intervenuto", si legge nel documento. Non si ha quindi certezza su un eventuale tra queste e l’omicidio, ma sicuramente sono più di una.
La conduttrice ci tiene a evidenziare anche un altro dettaglio dall’intercettazione in cui lui parla dei video intimi. "Lei dice: ‘Non l’ho più trovato’, il video.. Tutto sbagliato… Ah, io ho portato il.. cioè è stata bella str**… giù il telefono. Anche lui lo sa.. Perché ho visto.. dal suo cellulare.. Perché Chiara non.. con quel video. E io ce l’ho.. dentro la penna, va bene un c**. Panicucci rileva: "Anche lui lo sa perché ho visto dal suo cellulare", evidentemente fa riferimento ad altre persone", ma c’è anche un’altra frase ascoltando ancora: "Si sono filmati perché hanno visto dei filmati porno". Panicucci continua: "Vuol dire che Sempio avesse contezza di questi filmati, qualcuno può avergli raccontato come sono nati, o sta facendo una deduzione. Il fatto che ne parli significa che li ha visti, mi sembra una deduzione logica".
Su questo interviene l’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Massimo Lovati: "Questi soliloqui sono interessantissimi, entrano nel processo come prova documentale, qualora ci fosse un problema del giudicante il PM può chiedere audizione in aula. Se questo accade si forma la prova con il contraddittorio delle parti, Sempio dovrà spiegare quelle cose, che indicano circostanze precise. Lui riferisce particolari riferiti a fatti avvenuti con Chiara, fa pensare che la ragazza si fosse accorta di non avere più il video nel computer, ma chi gliel’ha portato via? E’ stato Sempio, quegli lo sanno gli inquirenti".
Elisabetta Cametti sottolinea: "Nell’informativa c’è scritto che Sempio potrebbe avere trasferito il video in una sua chiavetta il 20 luglio quando era all’estero da Alberto Stasi, in quel giorno di sicuro lui e Marco Poggi hanno avuto accesso al computer perché è proprio in quel momento che era stato inserito nel PC di casa Poggi il video di una bravata fatta a scuola. Quello era l’unico filmato senza password, quindi visibile". Gallo laconico: "La prova dell’accaduto è la consapevolezza di Sempio di avere visto il video e sapere cosa c’è dentro".
Panicucci ci tiene a fare un’osservazione personale: "Quando ho sentito l’intercettazione in cui lui imitava la voce di Chiara a me ha fatto tanto effetto. Io sono rimasta personalmente impressionata". Su questo concorda anche il giornalista Roberto Alessi: "Io di più, fare l’imitazione di una ragazza che è stata uccisa in quel modo e che non c’è più è una mancanza di rispetto umano che mi ha fatto più che impressione". Elisabetta Cametti continua: "Se imiti una voce è perché l’hai sentita, hai sentito quelle frasi, ti hanno frustrato talmente tanto che sei arrabbiato, deluso e te lo continui a ripetere nella testa in modo denigratorio". Alessi rincara la dose: "Usare il dileggio per una persona che non c’è più è raccapricciante". La conduttrice interviene: "Nessun blog, podcast, trasmissione televisiva era andata così oltre, aveva immaginato il dialogo tra i due. Ma lo fa Andrea Sempio, dileggiando la vittima e imitando con una vocina quello che lei gli avrebbe detto".
Lo scontrino e i riscontri della Procura
Gli inquirenti sono convinti inoltre che Sempio non abbia alcun alibi per quella mattina. Lo scontrino del parcheggio di Vigevano che lui ha presentato ai carabinieri nel 2008 sarebbe appartenuto alla mamma. In un’intercettazione, infatti, il padre dice alla moglie: "Lo scontrino lo hai fatto tu", mentre in un appunto sostiene che Andrea la mattina del delitto fosse a piedi. Poche ore dopo la mamma inizia a piangere e dice: "E’ colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino. Gli ho rovinato la vita". In risposta il marito dice: "Ma cosa stai dicendo? Tieni tutti gli scontrini del mondo, chiunque lo avrebbe tenuto. Stai tranquilla. Menomale che l’hai tenuto. Il ragazzo era a casa, lo sai anche tu, che eri a Gambolò. Noi abbiamo sempre sostenuto che lo scontrino non fosse l’alibi, se l’hanno ammazzata a quell’ora lui era a casa".
I legali del 38enne contestano le conclusioni della Procura e sono al lavoro con altre consulenze per dimostrarlo.
Il 24 ottobre 2025 l’inviato di "Mattino Cinque" Emanuele Canta si era concentrato personalmente sullo scontrino verificando se fosse possibile impiegare il tempo da lui indicato per andare da casa dei Sempio nella piazza di Vigevano indicata. Panicucci ricorda: "All’epoca non sapevamo che il giorno dell’omicidio ci fosse la fiera e che il parcheggio fosse più piccolo. Il conteggio era di 23-24 minuti, quei dettagli di cui non eravamo a conoscenza implicavano maggiore traffico, quindi che ci volesse più tempo, oltre al rischio di trovare il passaggio a livello chiuso". Gli inquirenti, come sottolinea il giornalista: "Hanno sempre ritenuto lo scontrino un elemento di forte dubbio, sono arrivati alla conclusione che non lo abbia fatto lui quella mattina, hanno fatto anche loro un esperimento per verificare i tempi". Nell’informativa troviamo proprio un’indicazione precisa: "il percorso è di 16-17 chilometri, percorribili in 22 minuti (tempo stimato alle 4.10 del mattino, in assenza di traffico)".
C’è anche un’intercettazione dell’8 febbraio 2017 in cui Sempio parla dello scontrino: "Poi se mi dice Piazza Ducale, ho trovato.. Suppongo che tra la Festa del Patrono! Sono tornato il giorno dopo, il giorno dopo sono tornato. Più che ben conservato, io credo che quello scontrino l’ho conservato, è stata fatta vedere a tuti la fotocopia. Su questo qua bisogna stare attenti all’ora perché.. Sì, perché questa cosa dello scontrino (ndr, sembra dire ‘c’è un mistero’). La storia dello scontrino è stata tirata tanto, però lo scontrino che viene fatto vedere è la fotocopia, quella resterà leggibile ancora a lungo". Quella data non è casuale, come evidenzia Panicucci: "Da lì a due giorni sarebbe stato sentito, sembra che lui ripeta ad alta voce la versione da dare". Nel 2017 questa intercettazione era stata ritenuta non importante, mentre oggi viene vista in maniera differente.
La conduttrice prosegue: "Il papà è conscio che lo scontrino lo abbia fatto la moglie. Questa è l’interpretazione della Procura". Grazia Longo però obietta: "Nell’intercettazione dice: ‘Lo scontrino l’hai fatto tu, dice lui’, in riferimento a un super testimone, che però non c’è nell’informativa".
Nell’informativa, invece, la questione viene spiegata bene. "Questo racconto ha una caratteristica, è chiuso nel triangolo familiare, perimetrato da dichiarazioni che si sostengono a vicenda, ma che non hanno alcun riscontro esterno. Nei Sempio serve ad alimentare una versione a sé favorevole, ma in realtà nulla può aggiungere a sostegno della propria versione perché è impossibile riscontrare con certezza che sia stato proprio lui a produrlo andando a Vigevano quella tragica mattina". Panicucci aggiunge: "E non tornano nemmeno i tempi".
Cametti ricorda un altro elemento: "C’è un altro pezzo, preso dagli appunti del padre, dove lui dice che il figlio era uscito a piedi, almeno fino alle 9.50, quindi a quel punto alle 9.58 arriva la mamma per parlare di Gambolò. La Procura sottolinea è che con ogni probabilità Sempio non fosse a casa quella mattina con il padre, poi la famiglia si è messa d’accordo a tavolino per dire che lui fosse in macchina da quando è tornata la mamma".
Su questo si inserisce la versione di un pompiere, amico della mamma dell’indagato, che all’epoca lavorava a Vigevano, che ha parlato a SIT il 17 aprile 2025. "Che io ricordi lei non è mai venuta a farmi visita a Vigevano, se l’ha fatto senza che io lo sapessi non lo so. Poteva essere tipo da venire a controllare se stessi lavorando? Non credo". Canta fa una precisazione: "il pompiere dice che nelle sere precedenti alle volte in cui si incontrava con la signora aveva un intenso scambio di messaggi con lei, ed effettivamente questo c’è la sera del 12 agosto 2007. E’ logico deduttivo quindi ipotizzare che si siano incontrati la mattina del delitto".
