Garlasco in Tv, il consulente dei Poggi: "Niente toglie Stasi dalla scena del crimine". Ma Panicucci sbotta: "Deve essere onesto"

Presente nello studio di Mattino Cinque nella puntata di venerdì 10 aprile 2026 il criminalista Dario Redaelli, che ha ribadito a più riprese la colpevolezza di Stasi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Ultimo appuntamento della settimana per "Mattino Cinque", in onda venerdì 10 aprile 2026 con nuovi approfondimenti sul caso Garlasco, sempre al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Si cercherà di ricostruire con nuovi dettagli cosa potrebbe essere accaduto il 13 agosto 2007, giorno in cui è stata uccisa Chiara Poggi.

Garlasco, Mattino Cinque puntata 10 aprile 2026: la fine delle indagini si avvicina

Federica Panicucci si rivolge subito all’inviato Emanuele Canta, presente davanti a casa Poggi, per fare il punto della situazione: "La Procura di Pavia, come abbiamo ribadito più volte, vuole chiudere le indagini entro fine maggio. Non è detto però che si riesca, finora non sono state sentite altre persone, ma potrebbe accadere nelle prossime settimane. Questo è il frutto di quello che è arrivato sul tavolo degli inquirenti, le varie consulenze chieste dalla Procura, a cui si aggiunge l’informativa dei carabinieri di Milano. C’è quindi con ogni probabilità tutto quello che serve, ma si cercherà di capire se qualcosa deve essere vagliato. Se è vero che l’ex vigile del fuoco, amico della mamma di Andrea Sempio, è stato ascoltato per due volte, ci sarebbe anche un altro soggetto riascoltato per approfondimenti dopo le verifiche in seguito alla sua prima testimonianza. La Procura va quindi verso la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, con Alberto Stasi che uscirebbe di scena secondo quello che si sarebbe ricavato dalle consulenze".

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La conduttrice si rivolge poi a Massimo Lovati, ex avvocato di Sempio, per sottolineare il peso che le indagini tradizionali stanno avendo: "Io chiedo l’autorizzazione di spostare il tema della discussione, mi chiedo mettendomi nei panni del PM: ‘Come posso uscire da questo cul de sac, perché è quello a cui ci troviamo di fronte, se dobbiamo favorire la richiesta di revisione e l’ottenimento, come tutti noi italiani siamo convinti, di Alberto Stasi, dobbiamo procedere al mutamento del capo di incolpazione. Finché Stasi ci rimane la strada della revisione è preclusa. Non vorrei essere nei panni del dottor Napoleone e del dottor Civardi, mi troverei in un vicolo cieco, chiedere l’archiviazione per tutti e due o modificare in fretta il capo di incolpazione, che io ho sempre ritenuto ondivago, per permettere la richiesta di revisione".

Panicucci chiede un parere legale ad Elisabetta Aldrovandi, da poco nel team di difesa di Stasi: "Il concorso è previsto perché Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva, se si riaprono le indagini in merito a uno stesso fatto delittuoso nei confronti di altri soggetti avendo un condannato in via definitiva si è costretti a inserire il condannato in concorso. A me interessa il concorso con ignoti, dobbiamo capire se resteranno ignoti".

La bicicletta davanti a casa Poggi

Si passa a parlare della bicicletta con il criminalista Dario Redaelli, consulente dei Poggi, sottolineando come per loro abbia un ruolo centrale perché si pensa usata dall’assassino: "Non è così per la nostra ricostruzione, ma per quella a oggi vigente fatta dalla sentenza di condanna. Non abbiamo nessun motivo per pensare che non lo fosse, come non ce l’ha nessuno. Non ci sono novità, le corpose note di udienza depositate nel 2014 dalla difesa di Stasi faceva riferimento alla possibilità che fosse entrato in casa un ignoto, quindi l’ignoto ladro, che scavalca per non farsi vedere, ma lascia la bicicletta davanti a casa, ma senza portare via niente da casa, a eccezione del martello". Panicucci lo interrompe: "Anche un assassino con l’intenzione di uccidere che arriva in bicicletta è distonico", lui replica: "Se l’assassino è arrivato con l’intenzione di uccidere, ma la sentenza parla di una vicenda d’impeto, quindi potrebbe non avere avuto intenzione inizialmente di uccidere". La conduttrice gli chiede quindi come spieghi il muretto rotto: "Non lo spiego, non l’ha spiegato nessuno, è stata individuato nell’immediatezza, ma non è stata fatta nessuna indagine su quello, potrebbe averlo rotto Stasi senza accorgersene". Panicucci lo incalza: "In realtà, Stasi dice di avere scavalcato, ma non che il muretto fosse rotto". Il criminalista prosegue: "Certo non lo ha detto, avrebbe avuto interesse nel farlo, potrebbe non essersi accorto di averlo fatto, ma anche i carabinieri potrebbero non essersene accorti, anche loro hanno scavalcato".

La conduttrice continua il suo botta e risposta: "C’è sempre il limite del tempo, da come sappiamo, e lo dice anche lei, l’azione è iniziata in cucina, possono avere chiacchierato, discusso, litigato, poi l’azione omicidiaria, questo stride con quei pochi minuti". Redaelli va dritto per la sua strada: "Questo stride, ma non va in contrasto con i minuti. Non sappiamo come siano avvenuti i fatti, né in che tempi. E’ stato provato da una sentenza, non è un rifugiarsi dietro le sentenze, ma abbiamo provato che questi 23 minuti sarebbero stati sufficienti. Il mio lavoro si basa sulla necessità di provare il dubbio, ho potuto vedere diverse situazioni legate a questo contesto, ma da quello che ho visto al momento non trovo nulla che possa escludere il condannato dalla scena del crimine". Panicucci lo provoca: "Oggi la facciamo dubitare della vostra ricostruzione, proviamo a farle venire qualche dubbio".

Elisabetta Cametti fa un’osservazione importante: "La bicicletta presa a casa e nel negozio di Alberto Stasi non è quella, la signora Bermani l’ha descritta benissimo. La Travain l’ha descritta in modo simile, combaciano sul colore, sulle molle cromate, sulla mancanza del cestino. Giada Bocellari ha detto che le biciclette venivano parcheggiate all’interno, le poche volte in cui Stasi andava da lei in bicicletta la lasciava nel muro di fronte, al punto che i vicini si lamentavano. La Bermani riferisce che lui andasse sempre in macchina, era qualcun altro ad andare in bicicletta. Non possiamo dire che quella sia la bicicletta di Alberto". Panicucci replica: "Non possiamo dire nemmeno che sia la bicicletta dell’assassino, alle 10.30 non c’è più, potrebbe essere entrato qualcun altro. Stasi avrebbe dovuto uscire da casa grondante di sangue, con gli asciugamani, le armi del delitto e portarsi fino a casa. Difficile immaginarlo". L’invitato sottolinea: "L’indagine nuova ci porta a riflettere, non solo la Cattaneo allunga il tempo dell’azione omicidiaria, ma parla di una possibile colluttazione e di almeno mezz’ora per la morte da quando ha fatto colazione. C’è inoltre la 33, che secondo la Procura è la mano di chi si appoggia per vedere un corpo già in fondo alle scale, i tempi sono stretti".

La conduttrice si rivolge ancora a Redaelli, mettendo in evidenza come nella loro teoria non compaia l’idea che qualcuno si sia appoggiato al muro per vedere il corpo: "Non compare perché noi pensiamo che l’impronta 33 non sia attribuibile, ma soprattutto che quello sia il punto fisiologico di appoggio per chi scende da quella scala. Non è scontato che l’impronta sul gradino zero sia legata all’impronta 33. I carabinieri lo avevano detto, ma non erano mai entrati e non avevano visto la scala". Cametti rileva: "Se tutti devono davvero appoggiarsi al muro per scendere avremmo trovato impronte di più persone, ma ce n’è una sola, ed è la 33". Redaelli replica: "L’impronta è conformata e stratificata, come se ci fossero più tocchi nello stesso punto. All’altezza del gradino 5-6 c’è un’altra impronta risultata altrettanto rossa al trattamento con la ninidrina ed è simile".

Le impronte sul dispenser del sapone

Redaelli torna sul dispenser del sapone, uno degli indizi nella condanna contro Stasi: "E’ stato lavato secondo la ricostruzione vigente per pulirlo dalle tracce di sangue, la sentenza dice sia stato usato dall’assassino", Panicucci non ci sta: "Ci sono le colature di sapone, deve essere onesto, per lavare il sangue non deve essere solo sciacquato, deve essere lavato". Ma lui non è di questo avviso: "Il sangue era fresco, non potrebbe bastare metterlo sotto l’acqua corrente per cancellare tutto?" Nessuno è però d’accordo, conduttrice compresa.

La padrona di casa di "Mattino Cinque" prosegue, evidenziando come sia stato Oscar Ghizzoni, consulente di Stasi, ad avere trovato altre nove impronte sul dispenser nel 2020, cosa mai emersa prima. "Le impronte ci sono sempre state, il lavoro di Ghizzoni è stato fatto sulle foto del RIS – replica Redaelli –. Le uniche impronte utili per il confronto sono le due attribuite all’anulare di Alberto Stasi". Ma Panicucci prosegue: "Si dice che sia stato lavato, ma se è così come possono esserci le colature di sapone e le altre impronte papillari?". Il consulente ribatte: "Non è scontato che le tracce papillari si eliminino mettendo il dispenser sotto l’acqua corrente, potrebbero essersi modificate. Non a caso, le ultime lasciate, questa è la teoria dai carabinieri del RIS e dalla Corte d’Assise d’Appello, sono state attribuite al condannato". Aldrovandi non ci sta: "Non c’è l’emoglobina nel sifone, uno lava il sangue dal dispenser


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