Garlasco in Tv, depositata la consulenza del RACIS su Sempio. "Il confronto mai fatto" e le nuove ombre sull'indagine
La puntata di Mattino 5 è stata ampiamente dedicata al caso Garlasco, con attenzione alla personalità di Andrea Sempio e alle numerose lacune nella vecchia indagine

"Mattino 5" dedica ogni giorno uno spazio al caso Garlasco, lo ha fatto anche nella puntata di mercoledì 1° aprile 2026, ora che ci avviciniamo a una fase decisiva della nuova indagine.
Garlasco, Mattino 5 puntata 1 aprile 2026: il profilo psicologico di Sempio
Federica Panicucci interroga subito l’inviato Emanuele Canta, che si trova davanti alla villetta di via Pascoli dove era stata uccisa Chiara Poggi, in merito al profilo psicologico di Andrea Sempio, che deve essere effettuato dal RACIS. "Il reparto ci starebbe ancora lavorando, questo serve anche a supportare le indagini, più il quadro è completo, più gli investigatori possono arrivare alle loro conclusioni – dice -. È invece completo il lavoro del consulente informatico Paolo Dal Cecco, oltre alla consulenza della professoressa Cattaneo, è confermata l’intenzione dei carabinieri di Milano di ascoltare altri soggetti. La consulenza informatica potrebbe aprire piste parallele che gli inquirenti vorrebbero comprendere e analizzare. Si va verso la chiusura indagini, che potrebbe arrivare verso tarda primavera, in maniera naturale si arriverebbe al 5 agosto, ma difficile si attenderà quella data. Sembra che all’atto della richiesta di rinvio a giudizio di Sempio la Procura abbia intenzione di togliere dalla scena del crimine Alberto Stasi".
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Entra nel canale WhatsApp"Arriviamo già adesso a oltre 1.300 pagine di atti, a cui si aggiungono il lavoro del RACIS, oltre alle altre cose che non sappiamo, eventuali intercettazioni, testimoni di cui non sappiamo, spero che la cosa si chiuda prima dell’estate, il clima è rovente, speriamo il prima possibile" – sono le parole del direttore di ‘Gente’ Umberto Brindani. Il giornalista de ‘Il Giornale’ Stefano Zurlo è però di parere opposto: "Non sempre la quantità di materiale è sinonimo di avere imboccato una pista chiara, l’esperienza insegna che quando hai processi corposi di solito non arriva mai a nulla, anche se non vuol dire che sia così. Quest’indagine in teoria ha elementi di novità, come il DNA, anche se combattuto, ma anche una rilettura certosina degli elementi della vecchia indagine, è encomiabile, ma dimostra la fragilità di questa inchiesta, se ogni cosa accaduta la rigiri e la rovesci ti infili in un terreno complicato". Lo interrompe la scrittrice Elisabetta Cametti per fare una precisazione: "Oggi andiamo a fare approfondimenti che ai tempi non erano stati fatti". Brindani sottolinea: "C’è il record mondiale di errori, noi ne abbiamo contati 87, ma potrei andare avanti e superare i 100, non è la quantità, ma nessuno si è messo lì a osservarli e a dire uno per uno che non fosse un errore, ma quando mai li abbiamo visti? Avere cancellato l’alibi della persona condannata è un errore da poco?". Questo merita l’osservazione di Federica Panicucci: "Errori che hanno cambiato il corso dell’indagine, cancellare l’alibi ha condizionato il prosieguo dell’indagine. Chi scredita gli errori avvenuti forse li valuterebbe diversamente se questo avesse riguardato un proprio figlio o un fratello".
A sorpresa, è l’inviato a dare una notizia importante scoperta durante la diretta, "La consulenza del RACIS è stata consegnata, è molto corposa, va oltre il profilo psicologico e comportamentale dell’indagato, fornisce una serie di elementi cruciali che si intrecciano con gli altri tasselli. Tutto è quindi sul tavolo dei magistrati".
Rilevante è evidentemente l’osservazione della criminologa Simona Ruffini: "Questo lavoro è importante, dovrebbe essere usato in tutti i casi complessi. il profilo psicologico dell’indagato, che diventerà imputato durante il processo non sarà ammesso, è vietata la perizia psicologica sull’imputato. Il bigliettino ‘Ho fatto cose inimmaginabile’ scritto da me può riferirsi a ogni cose, riferito a un indagato processato per omicidio può condizionare il pensiero. La loro analisi serve comunque a studiare il suo comportamento, in relazione alla reazione agli eventi di vita, quindi la gestione della rabbia e degli impulsi, così da supportare il lavoro degli investigatori più ampio". Panicucci ci tiene però a mettere in evidenza come il testo del bigliettino di Sempio sia parzialmente diverso, ovvero: "Ho fatto cose talmente brutte che nessuno può immaginare", lui lo motiva riferendosi a tante cose fatte in un giorno, in realtà dire "talmente brutte che nessuno le può immaginare" è diverso. Vi è mai capitato di scrivere cose simili? Vale la pena fare una riflessione". Oggi stiamo facendo pelo e contropelo a Sempio, ma a Stasi è stato fatto di peggio, quindi due pesi e due misure?".
Si passa ad analizzare un’intercettazione di Sempio in macchina nel febbraio 2017, dove parla del ruolo delle donne: "La nostra vita ideale sarebbe una tribù da 50-60 individui, più femmine che maschi, per ogni maschio ci serve una proporzione di quattro femmine. I maschi vanno a cacciare, le femmine curano la casa aiutate dagli anziani, poi i maschi tornano e si tr***, nessuno invecchia da solo, nessuno deve lavorare tutto il giorno". Lui aveva giustificato sottolineando che quello era un vocale a un’amica e che quello era un discorso scherzoso. Ruffini individua un aspetto che può destare attenzione: "È interessante come lui interpreta la sessualità, all’interno, e questo il RACIS può analizzarlo, in un’indagine in cui la visione di un certo tipo di materiale è attenzionata".
Interviene la giornalista de ‘La Provincia Pavese’, che aveva fatto un corso di giornalismo a cui l’indagato aveva partecipato: "Mi aveva colpito il suo stare sulle sue, era introverso, non stringeva in quei mesi relazioni tipiche dell’età (20-25 anni). Siamo circondati da persone che riteniamo strane e introverse, ma questo può essere collocato in un’indagine come questa e assumere una rilevanza differente. Alcuni bigliettini sono stati trovati nella spazzatura, non tutti erano a casa e se ne è liberato". Panicucci commenta: "Il fatto che fosse un introverso non fa di lui un assassino. Ma vi sembra normale che se il movente fosse stato la cartella ‘Militare’ Alberto Stasi non avrebbe provveduto a cancellarla?".
L’impronta sul muro
Spazio anche all’impronta 33, presente sul muro della scala in cui era presente il corpo di Chiara Poggi, secondo il consulente della difesa Stasi, Oscar Ghizzoni, la mano era particolarmente sudata, oltre alla presenza di sangue. Questo il pensiero del genetista Pasquale Linarello: "Noi desumiamo il sangue dalla colorazione dell’impronta, ma anche dall’attenzione del personale del RIS, che ha visto il muro prima e dopo lo spruzzo della ninidrina Solo su quella viene fatto il combur test, quindi c’è il sospetto che ci sia sangue, addirittura raschiano l’intonaco per portarlo in laboratorio e fare approfondimenti. Si scrive nel verbale ‘sospetta natura ematica’, poi l’esito è negativo, ma il combur test è dubbio, la negatività al sangue potrebbe essere dovuta al raschiamento dell’intonaco. L’analisi del DNA sulla traccia non è stata fatta, viene purificato il DNA, ma non risulta agli atti".
In passato il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, riteneva che quell’impronta fosse dell’assassino, teoria confermata anche da Armando Palmegiani, consulente di Sempio, nel pro veritate individuato alla difesa Stasi. Il genetista sottolinea un altro elemento: "Non è mai stata confrontata quell’impronta con il profilo di Andrea Sempio perché non risulta che lui frequentasse la casa (secondo la lista presentata dalla mamma della vittima, ndr)". Panicucci conclude: "Le comparazioni sono state fatte successivamente, per la Procura sono 15 le minuzie corrispondenti a lui".
