Garlasco in Tv, Garofano difende se stesso e i RIS: "Lavoro fatto al meglio". De Rensis sbotta: "Con me viene a sbattere"

Massimo Giletti ha dedicato ampio spazio a Garlasco nella puntata de Lo Stato delle Cose di lunedì 8 marzo 2026, duro scontro tra Garofano e De Rensis, con pareri opposti

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Lo Stato delle Cose" è regolarmente in onda come ogni lunedì anche il 9 marzo 2026, pronto a dare aggiornamenti importanti sull’andamento delle indagini per il delitto di Garlasco. A differenza dei precedenti appuntamenti spicca però una novità importante, l’intervista ad Andrea Sempio, attualmente indagato per concorso in omicidio, che finora non aveva mai parlato con Massimo Giletti.

Garlasco, Lo Stato delle Cose puntata 9 marzo 2026: il pensiero di Sempio sull’inchiesta e Alberto Stasi

Andrea Sempio parla per la prima volta a "Lo Stato delle Cose", manifestando le sue sensazioni per essere indagato ancora una volta per omicidio: "È un’accusa pesantissima, spero che sia l’ultima volta e venga chiarito tutto – dice -. Mi sembra che gli inquirenti stiano lavorando bene in questo senso. Se ci sarà il processo lo affronteremo".

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Importante è sapere il suo pensiero sul suo profilo tracciato dal RACIS, di cui ancora non siamo a conoscenza: "A casa mia hanno preso diari e quaderni, di sicuro hanno visto la parte di me in cui sono deluso o sto soffrendo per qualcosa. Ma con i diari hanno tra le mani momenti brutti e belli". L’indagato dice la sua anche su una sua vecchia intercettazione, dove diceva che un uomo dovrebbe avere a disposizione quattro donne: "Non mi ricordo quella frase, non è qualcosa che rappresenta il mio rapporto con le donne, hanno sentito persone a me vicine, se fossi quel tipo di persona emergerebbe da quello che hanno detto loro". Non manca una domanda se possa avere pensato di poter finire in carcere come Alberto Stasi: "Qualora si vada a processo c’è il rischio di una condanna, è vero, la cosa mi preoccupa certamente e mi fa paura. Se Stasi è in carcere da dieci anni, i suoi avvocati hanno sollevato dei dubbi e questo ha portato a riaprire l’indagine, penso che se dovesse capitare a me in qualche modo riusciremo a riaprire il tutto e chiarire. Fare il carcere da innocente fa paura, a chi non lo farebbe? Ho pensato a lui come innocente in carcere, ma non ho dubbi sulla sua sentenza, non perché penso sia perfetta, non l’ho letta e non sono in grado di commentarla. A oggi non ho visto niente che me la faccia smentire".

Il conduttore si rivolge ad Angela Taccia, legale di Sempio, notando un cambiamento del ragazzo rispetto al passato, al punto da dire "sembra sia pronto al peggio". Lei risponde: "Cosa deve fare? È rassegnato, anche se fiducioso, negli inquirenti, nelle indagini, ha la forza dell’innocenza. Ma non è pronto al peggio, teme che le cose possano non andare bene, sono già successi casi in cui non tutto è andato alla perfezione. Già queste indagini di questo caso iniziale hanno mostrato vari errori, spera che non ce ne siano altri, mi sembra umano, non si sente Dio".

Giletti si rivolge poi a De Rensis, sottolineando che "Sempio non ha dubbi sulla colpevolezza di Stasi, ho percepito questo", il legale risponde: "Io ho la certezza che Alberto Stasi sia innocente, ma io non commento alcuna parola di Andrea Sempio. Innanzitutto perché ha il diritto di dire ciò che vuole, ho rispetto di Taccia e Cataliotti, che fanno il loro lavoro pensando al loro assistito e non agli altri. In secondo luogo l’indagato nel nostro ordinamento l’indagato o l’imputato può e deve dire ciò che vuole. Qualunque cosa dirà, io non la commento. Lui ha detto che non ha letto la sentenza". Interviene Taccia: "Andrea ha detto che da non addetto ai lavori prende per vere le sentenze passate in giudicato", cosa che Giletti traduce come: "Stasi è colpevole", anche se per Taccia "è un’altra cosa".

Taccia ci tiene a fare chiarezza sul suo assistito in merito al suo pensiero sulla colpevolezza di Stasi, avvertito dal giornalista: "Ha interpretato in un certo modo le parole di Sempio. Partiamo da un concetto fondamentale senza voler male a nessuno, Alberto Stasi per lo Stato italiano è colpevole, su questo non c’è dubbio perché c’è una sentenza definita. Andrea Sempio con estrema umiltà, dote rara ai giorni nostri, dice di non avere elementi per pensare il contrario, non è un addetto ai lavori, non ha letto le sentenze, non ha a disposizione gli atti, è sincero, cosa dovrebbe dire?". Giletti incalza e le chiede: "Sempio si è mai fatto un’idea di chi possa essere stato?". Questa la sua risposta: "Purtroppo non ne ha idea. Lui non frequentava quel giro di persone, anche solo per la differenza d’età".

Interviene ancora De Rensis: "Non è Sempio a doversi fare domande, forse dovrebbero farsela il pm Muscio, il tenente colonnello Sangiuliano, il capitano Cassese, e andiamo giù a scendere, il generale Garofano (quest’ultimo detto su suggerimento di Giletti". A quel punto dice la sua l’ex capo dei RIS, che si era occupato all’epoca dell’indagine su Garlasco: "Noi abbiamo fatto al meglio il nostro lavoro, non credo a tutti gli errori che qualcuno enumera ogni giorno. Credo nell’innocenza di Andrea Sempio, ci ho creduto dall’inizio per tanti motivi, l’ho conosciuto, l’ho interrogato. Credo, ma l’ho già detto, nella colpevolezza di Alberto Stasi, non mi sembra che in questo anno ci siano state novità rivoluzionarie che dimostrano il contrario. Stiamo però aspettando altre consulenze, vedremo". Umberto Brindani, direttore di ‘Gente’, non può stare in silenzio, visto che è stato il suo giornale a fare la conta degli errori, per questo dice: "Non ci siamo inventati 82 errori", queste parole non piacciono a Garofano che dice subito: "Conti, conti che magari fa bene".

Questo atteggiamento è però inaccettabile per De Rensis: "No, generale, io sono molto soft con tutti, se lei dice conti conti sugli errori facendo ironia con me viene a sbattere. L’ironia la va a fare con il carcere suo, non con il carcere di Stasi. Gli errori ci sono, si ricordi". Arriva la replica di Garofano: "È assolutamente fuori luogo, tutti questi errori non ci sono stati perché ci sono delle sentenze definitive. Quando saranno dimostrati sarò il primo a riconoscerli. Gente è un giornale, non è il Tribunale". Brindani non ci sta: "Guardi lei gli errori che ha fatto, per favore", Garofano dice ancora: "Guardi lei quello che scrive, si rischia".

Cosa può accadere con la consulenza Cattaneo e le immagini sul PC

Si passa poi a parlare della consulenza della dottoressa Cattaneo, nelle mani del procuratore Napoleone e attualmente secretata, anche se "qualche spiffero esce – dice Giletti -. Si può ridisegnare non solo la dinamica di quello che sarebbe successo, ma sposterebbe avanti anche la morte di Chiara Poggi. Se questo fosse vero, il famoso alibi di Sempio con lo scontrino…".

Su questo ha risposto nell’intervista il diretto interessato: "Ho già detto più volte cosa ho fatto quella mattina, non cambia in base ai risultati che arriveranno dalla professoressa Cattaneo. Non ci sarà un momento in cui dirà: ‘Scusate cambio idea, è andata diversamente, ma non ve l’ho mai detto. Sono andato a Vigevano, verso le 11 sono tornato e sono andato da mia nonna, verso le 11.30 ricevo una chiamata di mia mamma, che mi richiama a casa per il pranzo". Si passa al 4 ottobre 2008, giorno del suo interrogatorio, quando è uscito per la prima volta lo scontrino: "Io non l’avevo portato con me, vado lì, mi chiedono ancora delle chiamate e finisce lì. MI rimandano a casa, sono con mio papà, mi richiamano indietro per fare altre domande, allora parliamo del 13 agosto, racconto la giornata, non ho lo scontrino e mi dicono di andarlo a prendere una volta finito il verbale. Torno a casa, lo riprendo e lo porto, loro lo fotocopiano. Questo non c’è nel verbale, mi sentono, vedono che non stavo bene e chiamano l’ambulanza. Noi abbiamo il verbale dell’ambulanza che certifica l’intervento, ma nel verbale non c’è. Uno degli errori che ho fatto è stato di accettare i verbali com’erano, ti fidi. Potrebbe essere stato un’ingenuità, come dice Lovati, conservare lo scontrino, ma l’ho fatto in buona fede. Se ha valore o meno lo decideranno loro. Lo scontrino l’ho preso io, qualunque testimone che dice il contrario dice una cosa falsa".

Sempio dice la sua anche sulla consulenza Cattaneo: "Non sono preoccupato da quello che dirà. Io porto il 44, lei porterà i suoi risultati e vedremo. Io non ho commesso l’omicidio, può uscire l’orario che sarà, ma non mi interessa". In merito allo scontrino interviene De Rensis: "A oggi lo scontrino lo ha fatto Andrea Sempio, non abbiamo alcun elemento per dubitare. Qualora emergesse il contrario in maniera incontrovertibile, lo scontrino assume un’importanza grave". Anche Giletti commenta: "Non è normale che uno va a casa, prende lo scontrino, lo riporta, arriva l’ambulanza e non c’è niente. Sempio ha raccontato cose che a verbale non tornano, questo è grave".

Parla ancora Garofano: "Io posso rispondere per gli errori dei RIS, noi abbiamo lavorato al meglio delle nostre possibilità. Errare è umano, non vedo nessuno che può evitare errori non voluti. Nelle verbalizzazioni non si riproduce sempre quello che è avvenuto, ma anch’io penso che si dovesse essere più precisi. Io non sono loro e non posso rispondere al posto loro". Brindani interviene: "Il capitano Cassese ha però detto che Sempio non si sarebbe mai allontano dalla caserma, mentre lui sostiene il contrario. È l"83esimo errore, ma è di Cassese o di Andrea?". Taccia ribatte: "Andrea parla dell’ambulanza, noi abbiamo il verbale che lo dimostra, è inutile dubitare ancora di lui. Nemmeno quando vi portiamo gli elementi ci credete". De Rensis: "Il problema di questo verbale, come di molti altri errori, indica il metodo con cui si è lavorato. Questa roba non è un verbale incompleto, è un verbale fatto male, come è stata fatta male tanta altra parte dell’indagine".

Sempio parla ancora una volta di quanto avrebbe visto sul computer di Chiara Poggi: "Non guardavamo insieme con Marco i video porno, se fosse accaduto non sarebbe un problema dirlo. Io andavo a casa sua nei weekend e uno o due giorni in settimana, compatibilmente con gli orari della scuola. Chiara aveva 26 anni, lavorava, mi è capitato solo di incrociarla, non ho mai visto in casa Alberto. Mai toccato cartelle o filmati di Alberto e Chiara. Il video fatto a scuola riguardava qualcosa di stupido, ai tempi non c’era Whatsapp, non mi ricordo di quando ne ho parlato a Marco o di quando gliel’ho passato. Nel mio hard disk può esserci materiale pornografico, ma non è riferito a quel periodo. Ma pornografico non tanto, sono cose più legate alla mia intimità. Non so perché si dica io possa avere ucciso Chiara, finora il movente non si è ancora sentito. La spiegazione non è però nel PC. Con Marco siamo amici, non ci vediamo, ci sentiamo ogni tanto per telefono. Questo pesa su di me, ma anche per lui e la sua famiglia. È un colpo che prende entrambe le famiglie".

La redazione de "Lo Stato delle Cose" ha inoltre intervistato in esclusiva il consulente informatico della difesa Stasi per sapere cosa Chiara abbia fatto la sera prima dell’omicidio: "È una forzatura dire che Chiara abbia visto la cartella ‘Militare’ e la foto di una ragazza con i pantaloni abbassati. I consulenti tecnici della parte civile non hanno approfondito l’origine di quel dato, chi ha fatto l’accesso, Chiara Poggi o il sistema? Ci sono cose che il computer fa perché lo diciamo noi, altre che fa in automatico. Un esempio è l’antivirus, si sta lavorando su un documento, ma nel frattempo l’antivirus controlla gli altri file e li fa risultare come se fossero stati aperti. È un’attività automatica, possiamo escludere che Chiara sia entrata nella cartella. Ci sono immagini erotiche, di provenienza soprattutto da Internet, anche pornografiche, diciamo pornografiche lievi, non ho avuto contezza che questo materiale fosse raccapricciante come lo hanno definito i giudici. Chiara ha anche lavorato alla tesi di Alberto prima del suo rientro con una modifica e un salvataggio. Ha copiato dei file sulla sua chiavetta e nel frattempo lavorato alla tesi".


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