Garlasco in Tv, Marco Poggi e il rapporto mai interrotto con Sempio. Giletti sbotta: "Mi lascia perplesso"

La puntata de Lo Stato delle Cose di lunedì 6 aprile 2026 è stata ampiamente dedicata a Garlasco, focus su Marco Poggi, ancora amico di Andrea Sempio, attuale indagato

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Lo Stato delle Cose" è in onda come ogni lunedì anche il 6 aprile 2026, giornata di Pasquetta, con l’obiettivo di dare aggiornamenti sul caso Garlasco, ora che sembra essere sempre più vicina la fine dell’indagine, che vede al momento come unico indagato Andrea Sempio.

Garlasco. Lo Stato delle Cose puntata 6 aprile 2026: la posizione della famiglia Poggi

In apertura Massimo Giletti fa il punto della situazione: "L’indagine sembra essere arrivata al capolinea, tutte le consulenze richieste dalla Procura dal dottor Napoleone sono state depositate, ora dobbiamo aspettare per capire cosa succederà al nuovo indagato Andrea Sempio. È normale però chiedersi anche cosa accadrà ad Alberto Stasi, in carcere ormai da una vita. Il clima tra le parti, come sa bene l’avvocato De Rensis, è un po’ teso, vogliamo ragionare su un argomento in più, si sono perse le tracce di Marco Poggi, fratello di Chiara, che è comunque estraneo alla vicenda".

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Il conduttore interpella subito l’avvocato per capire come stia vivendo Stasi questo momento particolare, lui si espone: "Lui cerca di vedere tutto con un relativo coinvolgimento, anche per proteggersi, qui c’è la speranza, ma anche la paura di svegliarsi e dire: ‘È stato solo un sogno’. Vuole vivere tutto nella maniera più protettiva per se stesso, io farei uguale".

Il conduttore fa un’altra osservazione: "Ho la sensazione che la famiglia Poggi reagisca sempre in un certo modo, capisco attaccare De Rensis, che fa il suo lavoro, ma la Procura è super partes. L’unico obiettivo è cercare la verità". Di questo ha parlato l’avvocato che li assiste, Tizzoni: "Dopo la sentenza del 2015 ogni anno c’è stato qualcosa, se per verità si intende quella processuale, e questa dovrebbe essere per tutti, quella è lì. Se qualcuno vuole metterla in discussione legittimamente lo può fare nelle sedi opportune chiedendo la revisione. La famiglia Poggi rispetta la verità processuale, per loro è anche sostanziale, l’hanno toccata con mano partecipando ogni volta a tutte le udienze, sentendo tutti i periti e i consulenti. La verità, deve essere definita alternativa, della Procura di Pavia, non la conosco, credo che non la conosciate neanche voi. Se emergerà altro si prenderà atto di quello che la Procura di Pavia ritiene di frapporre alla verità processuale. Non c’è possibilità neanche volendo che la famiglia Poggi impedisca l’indagine, questa va avanti, a dire che l’unico colpevole è Stasi non siamo noi ma la Cassazione, se a qualcuno non vanno bene le sentenze non è un problema mio, non mi devo preoccupare di aspetti sociologici, di quello che i cittadini pensano, a me interessa il procedimento a carico di Stasi, oggi guardo con rispetto dovuto all’inchiesta che è in corso, di cui so pochissimo se non i dati dell’incidente probatorio. Anzi, in quello è rimasta ancora più confermata la responsabilità di Stasi dal famoso Estathè, quando sarà completata trarremo le nostre conclusioni. L’idea che non vogliano la verità non è un concetto secondo me corretto, la verità c’è".

Non può che essere importante la replica di De Rensis, legale di Alberto Stasi: "Non commenterò mai un pensiero della famiglia Poggi, hanno il sacrosanto diritto di pensare ciò che vogliono, hanno perso una ragazza meravigliosa di 26 anni. Per l’aspetto tecnico del procedimento, la Procura di Pavia giustamente indaga, una Procura si autodetermina. Un avvocato demente presenterebbe una richiesta di revisione oggi, un avvocato normale presenterà la revisione quando l’indagine si chiuderà e le carte contenute in questa indagine potranno fondare una richiesta di revisione. Oggi sarebbe come giocare a mosca cieca".

Laconico il giudizio del giornalista Umberto Brindani: "Capisco la posizione della famiglia Poggi, ma non la condivido, spero che non sia troppo influenzata dall’avvocato Tizzoni. Gli elementi per la revisione di Stasi ci sarebbero già adesso, ci sarebbe la perizia della Albani, è una perizia terza, del Tribunale, che dice che il DNA sulle unghie di Chiara non è suo. Questo è un elemento nuovo".

Giletti ribatte: "Tizzoni non può dire di non sapere nulla dell’inchiesta, il DNA su due mani non va su Stasi. Noi non saremo in onda, ma qualcuno ci racconterà perché sulle unghie c’era DNA riconducibile a Sempio".

La posizione di Marco Poggi

Si passa a Marco Poggi, grande amico di Sempio, il conduttore ribadisce la sua estraneità, ma "ogni tanto viene tirato in ballo. È curioso che non si sia mai visto e che Sempio abbia detto: ‘Ha fatto bene ad andarsene lontano".

Di lui ha parlato Fabrizio Fico, uno dei suoi avvocati: "C’è un clima tossico assurdo, la famiglia Poggi, sia i genitori sia Marco, sono vittime dell’omicidio, sono stati accusati delle tesi più assurde, che i genitori coprirebbero il figlio. Sono stati pubblicati numeri di telefono di Marco e della mamma sui social, immaginare che Marco possa avere ammazzato la sorella e che i genitori si siano resi protagonisti di favoreggiamento, è inaccettabile. Marco è stato preso di mira perché amico del nuovo indagato, la sua volontà, che io condivido, è di avere riservatezza, questo ha dato adito a teorie complottiste. Questo fa visualizzazioni, queste generano profitti, questo spinge alcuni a pubblicare contenuti falsi per ottenere profitti. Lui vive in Veneto, è un ingegnere, vuole vivere serenamente, vorrei che tutti coloro che non hanno perso una sorella, non vivono da 19 anni un processo mediatico non si sentano in diritto di giudicare la scelta di una ragazza assassinata".

A riguardo il conduttore fa una riflessione: "Sempio ha detto di palarci e sentirlo, io non parlerei con l’uomo che è accusato di avere ucciso mia sorella. Sulle dita è stato trovato un DNA ben preciso, lì non c’è nemmeno il minimo dubbio? A me lascia perplesso. Se in famiglia sanno che Marco telefona ad Andrea significa che non credono che lui sia l’assassino. MI lascia perplesso che ci sia un indagato con elementi abbastanza seri, una perizia della Procura, e che loro si continuino a sentire".

Giletti ricorda un altro dettaglio, poco tempo dopo l’omicidio la mamma di Chiara è andata al cimitero e ha trovato sulla tomba un biglietto con la scritta: "Ad uccidere è stato Marco". Lei si era spaventata, ne aveva parlato a Tizzoni, lui ha provato a sviare pensando ci si riferisse a Panzarasa, un amico di Stasi, che aveva lo stesso nome del fratello della vittima. Oggi è lo stesso legale a spiegare le motivazioni di quella risposta: "Pensare che ci si riferisse a Marco Poggi mi sembra la cosa più assurda che si potesse immaginare. È chiaro che la signora Rita aveva con sé il figlio in montagna, è tornata con lui, credo che a nessuno potesse venire in mente il riferimento a Marco o che la mamma avesse sospetti, era stata con lui il giorno in cui era morta Chiara. Panzarasa era uno dei pochi Marco come nome proprio che potesse essere abbinato tra le conoscenze, io ho solo chiesto chi potesse essere perché non avevo il bigliettino. Era ottobre del 2007, già emergeva che non potesse essere una rapina andata a male né che fosse una tentata violenza sessuale. All’epoca Stasi era indagato, io assumo l’incarico in un procedimento non contro ignoti, ma contro Alberto Stasi". De Rensis replica: "L’avvocato ha ragione, quando c’è un’indagine ci sono degli indagati si deve rispettare il lavoro, quello che ha detto all’epoca è condivisibile. Oggi c’è qualcuno che dà due pesi all’indagine".

Tizzoni dice la sua anche sulla perizia Albani: "Abbiamo percepito l’importanza investigativa, abbiamo detto: ‘Quale miglior occasione di estendere l’incidente probatorio anche all’impronta 33?’. Il nostro dattiloscopista non ha individuato le minuzie sufficienti per attribuirla a qualcuno, per tutti, anche per la Procura, non è insanguinata. Vedremo se ci saranno altri elementi contro Sempio, mi tocca ribadire che è un’impronta all’epoca esclusa perché non aveva sangue. Bisognerebbe capire come un assassino nella fase terminale ha ancora una mano talmente pulita da appoggiarla e non rilasciare sangue. A pochi centimetri c’è un’altra impronta di Marco Poggi, ma nonostante le fake news era in montagna. Avere lasciato circolare notizie che hanno fatto dubitare su dove fosse il figlio è stato un supplemento di sofferenza per la famiglia".

Il conduttore fa un’altra precisazione su quanto detto da Tizzoni: "Dice che il primo a dire che siano stati sufficienti 23 minuti per ammazzare Chiara è stato Vitelli, colui che ha assolto Stasi in primo grado. Io sono andato a cercare la sentenza e ho letto altro: ‘Tale ipotesi incontra plurimi e significativi punti di criticità – si legge -. La finestra temporale di 23 minuti risulta di problematica compatibilità’. A me sembra che non abbia messo i punti su questo. Basta giocare con le parole degli altri". A sorpresa, in diretta l’avvocato scrive a Giletti: "La parte civile quando si prepara all’appello prepara un’impugnazione. Si identifica la mancanza di alibi di Stasi nella fascia oraria che inizia alle 9.12′", mandando una parte della sentenza". Questo non sta bene a Giletti: "Rinnovo il mio invito, troppo facile mandare un pezzo di carta così. Noi facciamo un lavoro importante, siamo quelli più visti su questo tema, pensavo che ci fosse un interesse da parte di persone come lei a confrontarsi. Noi leggiamo il messaggio, ma io nella sentenza leggo altro".

De Rensis fa chiarezza: "Noi andiamo a processo con un altro orario, le 11, quando i periti del giudice individuano l’alibi di Stasi, l’accusa dice: ‘O tra le 9.12 e le 9.35 o dopo le 12.20’ scegliete voi, ma è Stasi. Vedete come cambia la prospettiva? Non è Vitelli che ha scelto l’orario, a lui viene proposto quell’orario e dice di ritenerlo difficilissimo, critico. Questa è la differenza tra come si prospettano le cose".

È Giletti a chiudere il programma con una battuta facendo riferimento ai numerosi botta e risposta che ci sono stati tra De Rensis e la giornalista Ilenia Petracalvina: "Qui ci vogliono dei lettini (da psicanalisi, ndr) per il sottoscritto ma anche per Petracalvina e De Rensis, possibilmente singoli sennò il generale Garofano parla subito di orgia…". Il collegamento è proprio all’ex capo dei RIS, che nella scorsa puntata aveva parlato dei filmati di orge presenti sul PC di Stasi come qualcosa di raccapricciante.


Potrebbe interessarti anche