Garlasco in Tv, Garofano si difende dalle accuse: "RIS non ha depistato". Giletti non ci sta: "Stasi arrestato per quello, dovevate dirlo"
A Lo Stato delle Cose lunedì 28 settembre 2026 è intervenuto nel dibattito sul caso Garlasco Luciano Garofano, che ha replicato alle accuse della Procura nei confronti del RIS

La giornata di oggi, lunedì 28 settembre 2026, non è come tutte le altre, si è chiusa infatti oggi l’indagine per il delitto di Garlasco, confermando le accuse che la Procura di Pavia ha raccolto nei confronti di Andrea Sempio, Il quadro accusatorio nei suoi confronti appare decisamente solido, anzi è stato rafforzato dal lavoro supplementare fatto dai consulenti, anche se il diretto interessato ha sempre sostenuto la sua innocenza. Questa non è però l’unica novità, i magistrati ritengono infatti che ci fossero delle analisi eseguite dai RIS che potevano scagionare Alberto Stasi già nel 2007, tenute però nascoste al pm. Questo è oggetto della puntata de "Lo Stato delle Cose", alla presenza di Luciano Garofano, che era alla guida de RIS all’epoca.
Garlasco, Lo Stato delle Cose puntata 28 settembre 2026: cosa è successo
Massimo Giletti parte con quella che può essere definita la notizia di giornata: "Sui pedali della famosa bicicletta di Alberto Stasi non ci sarebbe mai stato il DNA di Chiara Poggi. Non solo, si dice che qualcuno dei RIS non avrebbe fatto bene il proprio lavoro, le controanalisi avrebbero infatti dimostrato che le prime analisi fossero sbagliate, ma nessuno pare lo abbia detto. Questo errore, chiamiamolo così al momento, comporta che la pm di allora interroghi pesantemente Alberto Stasi perché a lei avevano detto della presenza di sangue di Chiara Poggi sui pedali".
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Importante è inevitabilmente la testimonianza di Luciano Garofano, che all’epoca si è occupato dell’indagine in veste di capo dei RIS, Massimo Giletti lo accoglie ricordandosi dello scambio di battute piuttosto vivace che c’era stato tra loro mesi fa, quando il giornalista lo aveva accusato degli errori che stavano emergendo, per questo ritiene giusto chiedere scusa.
Il giornalista chiede quindi al Generale chi avesse detto alla pm della presenza di sangue sui pedali: "Trovo vergognosa, indegna, ignobile, oltre che fortemente offensiva la strumentalizzazione che si sta facendo oggi sul comunicato della Procura della Repubblica che riguarda le analisi dei pedali. Il RIS non ha omesso, non ha nascosto, non ha depistato, il RIS non aveva alcun interesse se non preferire quello che veniva dalle indagini scientifiche. Il profilo di Chiara sui pedali c’era, nessuno lo può cancellare. Non riesco a capire come sia possibile dire il contrario, non trovo i termini per qualificare i giornalisti e chi sta riferendo cose false, di cui ci si assume la responsabilità penale e civile. Quel DNA su pedali c’è, è emerso dal comunicato della Procura che ci sono profili negativi che non sono stati trovati nel vecchio fascicolo del 2007, ma che il RIS a novembre 2025 ha consegnato tutto alla Procura. Se il RIS, e parlo del RIS perché le analisi le hanno fatte i miei collaboratori di allora su cui io credo ciecamente, ma se hanno consegnato a novembre anche i dati grezzi negativi significa che in maniera trasparente tutto quello che era da consegnare è stato dato".
Giletti ricorda la relazione preliminare dei RIS del 24 settembre 2007, "usata come prova schiacciante per portare all’arresto quel giorno di Alberto Stasi". Qui si legge di "presenze di natura ematica di Chiara Poggi sui pedali, al di là di ogni ragionevole dubbio". Il conduttore evidenzia quanto emerso ora dalla Procura di Pavia, non solo l’assenza di sangue, ma l’esistenza di controanalisi da cui emerge che quello non fosse di Stasi, i cui risultati sarebbero stati nascosti. Questa la spiegazione di Garofano: "Non le hanno trovate nel fascicolo di Vigevano del 2007, ma sono state consegnate dal RIS a novembre 2025. Non abbiamo nulla da nascondere, altrimenti non sarebbero mai esistite. Non abbiamo mai detto fosse sangue, abbiamo riferito alla dottoressa Muscio che il DNA di Chiara presente sui pedali, che esiste, era ad elevata probabilità da ricondurre a sangue, non abbiamo mai dato la certezza. I risultati negativi di altre due analisi non cancellano quelli positivi, non sappiamo da dove provengano i dati grezzi".
La giustificazione data dal Generale non soddisfa però Giletti, consegnare i risultati a novembre non ha cambiato il quadro del passato: "Nessuno ha pensato di dirlo nel 2007". Garofano fa un’altra precisazione: "La strumentalizzazione fatta oggi fa credere all’opinione pubblica che noi saremmo dei disonesti, è gravissimo perché non è così. Tutte le analisi sono state fatte nel contraddittorio, insieme al capitano Marino c’erano i consulenti della difesa Poggi, il dottor Marzio Capra, e i consulenti del dottor Stasi, quindi il professor Avato e il dottor Fabbri".
Giletti rivela di avere parlato con il direttore del Tg1 e di avere saputo da lui che il capitano Marino dei RIS ha detto in interrogatorio di avere informato Garofano dei risultati negativi delle controanalisi. Cruciale è la sua replica: "Come comandante del RIS venivo informato di tutto, non ho memoria di quando in maniera specifica mi è stato mostrato il risultato positivo o negativo. Io controllavo e verficavo tutto, ma verificavo il lavoro fatto da altri. Non ho memoria di avere visto i dati grezzi positivi o negativi, probabilmente li ho visti, ma non ricordo di un momento in cui il dato negativo andava a negare il risultato positivo". Di fronte a queste parole il conduttore non si trattiene: "Se fossi Alberto Stasi sarei Inc**o nero. Mi avete trovato positivo prima, voi stessi mi trovate per due volte negativo, eppure mi arrestate quel giorno". Garofano chiude: "Se il dato fosse stato in discussione l’avremmo detto. Parlo per il Capitano Marino e per quella che è la mia eventuale responsabilità indiretta. Dobbiamo capire da quale campione specifico arriva il risultato negativo e quando è stato fatto".
Importante è ovviamente il punto di vista dell’avvocato De Rensis, legale di Stasi: "Il Generale non ha consegnato niente a nessuno, questo è stato consegnato dall’attuale comandante dei RIS per la prima volta alla Procura di Pavia. Quando parliamo di RIS non parliamo di singoli, e viceversa. Chi è che ha detto della presenza di DNA di Chiara sui pedali oltre ogni ragionevole dubbio? Il CTPM? Il consulente tecnico del PM? Certamente no, questo si chiamava Marino, la firma strumentale di quell’esame è di tale Port, ho sentito possa essere Portera, ma figuriamoci, fa l’opinionista super partes in Tv, sarà uno che si chiama Portone, Porta, Portello. Ho sentito dire della presenza dei consulenti, ma dimentichiamo una cosa, i periti del giudice Vitelli hanno fatto la richiesta, ma i row data non sono mai stati dati alla difesa di Stasi che ha fatto innumerevoli richieste. Il 19 compare un dato fortissimo, 2,78 nanogrammi/microlitro, quando un dato è così pulito il giorno dopo non si fanno due verifiche come ha fatto Marino. Caso strano, erano totalmente negative, il consulente del pm ha il dovere di andare dal pm e chiedere cosa fare, ma questo non è stato fatto. Credo sia arrivato il momento per tutti di avere un po’ di dignità, qui c’è in ballo un caso giudiziario, ma anche qualcosa di più, l’Arma dei Carabinieri che potrebbe essere stata oltraggiata, oltre alla morte della povera Chiara e un ragazzo di 24 anni che si è fatto 11 anni di carcere. Lui come Comandante ha la responsabilità di tutto ciò che fanno i suoi uomini, io voglio sapere chi sia Port del 19 settembre, credo che la Procura lo sappia perfettamente, c’è un limite a tutto".
Garofano replica: "Mi dispiace molto che l’avvocato abbia questi toni così teatrali e poco vicini alla realtà dei fatti. Non c’è stata nessuna omissione, non abbiamo nascosto nulla. L’avvocato dice che il materiale è stato consegnato a novembre dal Comandante attuale, certo io non lo ero, oggi però vengo identificato come capro espiatorio, mi sembra giusto oggi dire le cose come stanno. Confermo l’onestà e la scrupolosità dei miei collaboratori di allora, su Port non posso dire niente, magari l’avvocato ha visto le carte che io non ho visto, il tenente Portera è stato un mio collaboratore, ma non ricordo se fosse in servizio durante il caso Garlasco".
Interviene anche l’avvocato Giada Bocellari, che segue Alberto Stasi da 15 anni: "Solo un dato di fatto indiscutibile, quelle controanalisi del 20 settembre, sono due totalmente negative non consegnate al pm, né alle parti. In quei giorni le operazioni sono state fatte senza soluzione di continuità e senza la presenza delle parti, non a caso non ci sono verbali. E’ però dovere del consulente tecnico del pm, specie se è un pubblico ufficiale, consegnare tutte le analisi. I periti nel 2009 avevano chiesto al consulente tecnico del pm di fornire tutto quanto era in loro possesso sui pedali, ma è stato consegnato solo un tracciato, quello del 19 settembre, quelle del 20 non sono state consegnate. Questo è un fatto di una gravità inaudita, non avevano nessun diritto di scegliere se, cosa, come, quando consegnare le analisi, noi avevamo diritto di vederle e analizzarle. I dati sono consegnati nel 2025 dopo che Stasi si è fatto 11 anni di galera".
Giletti ci tiene a ricordare quanto l’idea del sangue sui pedali abbia influito sul destino di Stasi: "Arrestato quel giorno sulla base di un’indicazione precisa, la pm era certa dell’informazione avuta dai RIS. Quel ragazzo è finito in galera, forse era vostro dovere dire che il primo risultato fosse positivo, ma il secondo e il terzo no, lo dovevate dire".
