Garlasco in Tv, Giletti inchioda Sempio: "Il DNA non è più da contatto". De Rensis sbotta con Garofano: "Curi le amnesie"

La puntata de Lo Stato delle Cose di lunedì 23 marzo 2026 è stata ampiamente dedicata al caso di Garlasco, alla luce delle indiscrezioni emerse sulla consulenza Cattaneo

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Lo Stato delle Cose" è in onda come ogni lunedì anche il 23 marzo 2026, pronto a dare aggiornamenti sul delitto di Garlasco, in una fase che può portare a breve a una svolta nella nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio. Argomento principale della serata sono ovviamente le indiscrezioni diffuse dal Tg1 in merito alla consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, incaricata dalla Procura di Pavia di cercare di ricostruire dinamica dell’omicidio, armi utilizzate e capire se davvero il responsabile non sia Alberto Stasi, in carcere da più di dieci anni.

Garlasco, Lo Stato delle Cose puntata 23 marzo 2026: le voci danneggiano i protagonisti

Massimo GIletti parte sottolineando quella che può essere considerata una vera novità rispetto al passato: "Si è sempre detto che Chiara Poggi sia stata ammazzata nell’immediatezza, adesso invece secondo le indiscrezioni avrebbe lottato contro il suo aggressore difendendosi, come dimostrato dai lividi sul suo corpo. Si dice inoltre che la ragazza sia morta almeno mezz’ora dopo la sua colazione".

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Il giornalista fa poi riferimento a quanto riferito a "Ore 14 Sera" da Giada Bocellari, avvocato di Alberto Stasi, "accusata di avere una relazione sessuale con un uomo dell’arma dei carabinieri. Questa è un’accusa gravissima, è una professionista, cosa vuol dire che corrompe gli uomini dell’arma in cambio di sesso? Vedete a cosa si arriva?". Interviene il collega Antonio De Rensis, che la assiste nella difesa, anche lui spesso oggetto di sospetti poco piacevoli: "Siamo arrivati al punto in cui un collega, non un passante, dice che io sono un imbonitore televisivo, che non mi riconosce come avvocato e lo dice in una trasmissione su YouTube, di cosa stiamo parlando?".

Le indiscrezioni sulla consulenza Cattaneo

Giletti prosegue interrogando Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, sulle indiscrezioni emerse sulla consulenza Cattaneo: "Se sulle unghie troviamo DNA riconducibile al ramo maschile della famiglia di Andrea Sempio e diamo per certa la difesa della vittima allora questo non è più presente per contatto. Se vera, sarebbe uno scontro micidiale". L’avvocato risponde: "La premessa è erronea perché la perizia Albani ha dato un responso su cui non mi spendo più, solo perché le conclusioni non necessitano di essere commentate ma solo ricordate, si dice solo che non è certo e non è scientificamente ascrivibile a chicchessia, quindi nemmeno a Sempio, quel reperto. Se dieci medici non hanno riscontrato delle lesioni da difesa, anche solo passiva (per parare i colpi) mi domando sulla base di quali risultanze si possa arrivare ad affermare il contrario". Interviene Giletti. "Sono indiscrezioni, ma se avesse lottato i tempi dell’omicidio diventano più lunghi. Oggi si dà una lettura diversa rispetto alla sentenza di condanna". Anche De Rensis dice la sua: "Io non proferisco parola sull’indagato, in una colluttazione cercare di divincolarsi e scappare può presupporre prese, strette al braccio, non significa che la vittima sta cercando di colpire l’aggressore, anche solo il tentativo di scappare ed essere trattenuta può causare lividi ed escoriazioni. Il caso Bergamini è l’esempio lampante di come ci siano argomentazioni medico-legali opposte".

Il conduttore interroga a riguardo anche il Generale Garofano, che da capo dei RIS si era occupato delle indagini all’epoca: "Dobbiamo aspettare e leggere la consulenza. Il quadro echimotico era stato già descritto da Ballardini, parlava di pugni, colpi intervenuti nel momento iniziale in cui Chiara è stata colta di sorpresa, ma non c’erano lesioni di difesa. Le mani e le braccia non avevano lesioni tipiche di chi incontra un mezzo contundente o tagliente".

Arriva la replica di De Rensis: "Voglio citare il generale, la sua pagina 11 della BPA, lui colloca, e io sono d’accordissimo, un’interazione sul divano. Qui potrebbe esserci stato un primo colpo, forse sul viso, a quel punto si può presupporre un tentativo di fuga, ma se Chiara dovesse essersi seduta sul divano con degli ipotetici aggressori la dinamica della sentenza non c’entra niente. Della BPA di Garofano si è preso qualcosa ma non tutto, così come dell’autopsia di Ballardini, orario, alcuni lividi, riferimento alle armi, è stata fatta un’estrazione".

Anche Cataliotti dice la sua: "Ho l’abitudine di cercare gli atti, ‘un buco nero di essa resta la mancanza di lesioni da difesa, non solo di tipo attivo, ma anche passivo. Le ipotesi alternative non ci sembrano comprovabili sul piano medico-legale’, questo diceva Ballardini. Come diceva il generale, un conto è fare una perizia sul corpo, con il vantaggio dell’immediatezza, un altro sulla base delle foto". Giletti lo interrompe: "Lo penso anch’io, ma il caso Bergamini citato da De Rensis è un esempio. Si era parlato di suicidio, il coraggio di qualche perito ha dimostrato che era tutto falso ed era stato ammazzato".

Le foto e i dubbi su Sempio

Si passa poi alla blogger Bugalalla, che ha pubblicato dopo le indiscrezioni del TG1 le immagini scattate fuori dalla casa di Chiara Poggi il pomeriggio del delitto, dove era presente Andrea Sempio con il papà. Il ragazzo era vestito di nero con le maniche lunghe nonostante fosse agosto, c’è chi dice: "Chi era l’unico con le maniche lunghe ad agosto?". Si dice che l’assassino potesse avere segni sulle braccia". Questa la risposta di Cataliotti: "Queste prove a carico di Sempio sono sempre, come questi graffi, invisibili. Sono sotto qualcosa che le copre, in questo caso siamo di fronte all’ipotesi di graffi su un braccio, che è in realtà coperto. Due carabinieri (uno lo aveva detto de relato) avevano riferito di avere visto graffi sul braccio di Alberto Stasi, non li hanno inseriti da nessuna parte". Su questo De Rensis non ci sta: "Diciamo cosa ha detto in aula incalzato dall’avvocato Bocellari uno di loro, questi si sono trasformati in arrossamenti. Il 118 li ha categoricamente smentiti, se non fosse intervenuto il 118 forse sarebbe rimasta quell’idea. I graffi in udienza sono diventati arrossamenti". Cataliotti conclude: "Quella pseudo-prova non è stata valorizzata nel processo, giustamente. Altrettanto avrebbe una valenza nulla ragionare sulle maniche lunghe di Sempio".

Giletti ne approfitta per mostrare un’immagine di Stasi fatta il giorno del delitto, che gli è stata inviata sul cellulare, dove lui aveva una maglietta a maniche corte: "Non ha nessuna manica lunga, quindi non ha niente da nascondere", dice chi l’ha mandata.

L’arma (o le armi) del delitto e le impronte in casa

Spazio anche a un’intervista al prof. Fineschi, uno dei medici legali più importanti: "Sembrano lesioni inferte in maniera rapida e successiva, non ha lesioni da difesa apparente. C’è una grande ferita, che dimostra più colpi, queste sono lesioni da battente, ce ne sono poi cinque sulla volta e una più affossata, difficile pensare sia prodotta da una superficie battente. Ci sono altre lesioni difficili da interpretare, sulla coda del sopracciglio, difficile attribuirla a una superficie battente, c’è un’ampia lesione sull’osso zigomatico, complesso attribuire le ferite sulle palpebre allo scivolamento, sono all’interno. Per capire se ci sia stato un solo assassino o più di uno il medico legale si deve avvalere di un’ulteriore indagine, la BPA. Alcune lesioni possono essere fatte con un martello, altre con un altro mezzo, si deve capire se è unico e come è stato usato. La lesione alla tempia non c’entra però con un eventuale martello, è penetrativa".

Importante è il parere di Garofano: "Anche il prof. Fineschi ci ha detto come sia molto probabile pensare a un martello. Ho fatto una ricerca in letteratura, oltre alla mia esperienza. C’è uno studio dell’Università di Kyoto, dove si dice che il martello, che ha una massa battente, se colpisce sopra l’ovoide crea uno sfacelo, ma con la parte lineare può creare le lesioni che Chiara aveva sulle palpebre. Se colpisce con lo spigolo può produrre una lesione circolare. Il martello è quindi molto candidato a essere considerato l’arma del delitto".

La difesa di Sempio sembra avere le idee chiare sull’arma, ne parla il consulente Armando Palmegiani: "Abbiamo un’idea, deve essere coniugata dal medico legale. È un’arma unica con struttura complessa, che può avere causato tutte le lesioni. È uno strumento vicino al martello da muratore, ma non posso dire qual è".

Oscar Ghizzoni, consulente di Alberto Stasi, avanza però dei dubbi sul fatto che l’impronta rinvenuta in casa e a lui attribuita sia davvero un numero 42. "Quando è stato attribuito quel numero sono stati considerati meno parametri. Abbiamo testato diversi numeri di una stessa scarpa e abbiamo verificato che tra uno e l’altro variano pochi millimetri. Fondamentale è anche la camminata, uno stesso numero può produrre impronte leggermente diverse tra di loro, la suola si può deformare, a seconda del peso l’impronta è diversa. Si deve considerare anche il fattore sangue, quello fresco varia la sua fluidità anche solo in pochi minuti. Non si deve inoltre considerare una singola impronta, ma una serie, mettendo insieme questo escono diversi dati. Non c’è più la certezza granitica del numero 42, va considerato un intervallo anche ristretto, può esserci anche la 44, ci sono però dei dati che noi non abbiamo ma che hanno i tecnici della Procura".

Diverso il parere di Garofano: "Conosco Ghizzoni, è stato mio collaboratore, ma noi abbiamo fatto i calcoli sul posto, per me la misura 42 è la più verosimile di chi ha indossato quelle scarpe, che sono Frau, abbiamo testimonianza che siano state acquistate a Spotorno da Alberto Stasi". Su questo De Rensis non ci sta: "Non è così, non le ha mai comprate, il generale Garofano mi fa arrabbiare, ogni tanto dice cose non vere. Questa cosa che ha detto non è vera, punto e a capo, lettera maiuscola. Non ha mai acquistato scarpe Frau, né a Spotorno, né a Milano, né a Roma, né dove abita lei. Finiamola con questa roba". Interviene ancora l’ex capo dei RIS: "Ho sbagliato nome delle scarpe, scusatemi. Uno si può sbagliare? ". L’avvocato non ci sta: "Lo dico con il massimo rispetto, se ha queste amnesie facciamo qualcosa, una volta una, una l’altra". Garofano ribatte: "È una marca, spero possa arrivare alla mia età, glielo auguro con tutto il cuore, sbagliare marca non significa non sottolineare che sono scarpe Geox acquistate a Spotorno, c’è un verbale su questo". Il legale replica: "Quelle sul posto sono Frau". Giletti prova a sdrammatizzare: "Signori, non mi fate chiamare da Rai Pubblicità, domani Frau mi manda un paio di scarpe, io ho la 43, se mi mandate due-tre belle scarpe siamo a posto".

La giornalista Ilenia Petracalvina vuole fare una precisazione: "Nella sentenza di Cassazione quando si parla di Spotorno viene riportato l’acquisto nel settembre 2006 da parte di Stasi di una scarpa Geox, lo dice la casa madre dopo un’indagine a Civitanova Marche, da lì risalgono alla suola, che poteva essere applicata anche a quel tipo di scarpa". De Rensis risponde urlando: "C’è la marca Frau, ma cosa stiamo dicendo? Datemi la tuta da astronauta, vado via".


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