Garlasco in Tv, intercettazione choc di Sempio sul 'sistema'. Giletti sbotta: "Non potete dirlo"

A Lo Stato delle Cose lunedì 21 settembre 2026 spazio al caso Garlasco, con un'intercettazione di Andrea Sempio, che fa pensare a un accordo in cambio di denaro

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Secondo appuntamento stagionale con "Lo Stato delle Cose", in onda lunedì 21 settembre 2026, con uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco, con la consueta attenzione che Massimo Giletti dedica a un delitto che potrebbe avere un responsabile diverso rispetto a quello sancito dalle sentenze. Questa volta il giornalista può contare su un’esclusiva importante, un’intercettazione di Andrea Sempio, considerato dalla Procura di Pavia l’assassino di Chiara Poggi.

Garlasco, Lo Stato delle Cose puntata 21 settembre 2026: l’indagine sulla corruzione non si ferma

Il dibattito dedicato al caso Garlasco parte sulle ombre sulla corruzione che continuano a esserci, nonostente l’ex procuratore di Pavia, Maurizio Venditti, abbia ottenuto l’archiviazione per l’accusa di corruzione in atti giudiziari che gli veniva contestata (è stato lui ad archiviare velocemente l’indagine che vedeva già nel 2017 Andrea Sempio accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Il lavoro degli inquirenti non si ferma comunque qui, si proverà infatti a far luce sull’operato delle persone che collaboravano con l’ex pm, nonostante uno di loro, l’ex luogotenente Sapone avesse invitato a "guardare i pesci grossi", in un’intervista rilasciata alla Rai. Il papà dell’attuale indagato, Giuseppe, resta infatti ancora indagato per corruzione.

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Massimo Giletti interpella subito Liborio Cataliotti, legale di Sempio, per capire se, a suo dire, la decisione che riguarda Venditti rappresenti un punto a favore per il suo assistito: "Decisamente, perché il dottor Venditti è stato il firmatario di due richieste di archiviazione. Anzi, prima della loro firma è stato l’artefice quasi esclusivo delle indagini che hanno portato a quelle richieste di archviazione. L’equazione è semplice, se il dottor Venditti non è persona corrotta, io non l’ho mai sospettato, e i suoi atti sono genuini, mi domando come non si possa ritenere altrettanto genuina la richiesta di archiviazione e con essa la successiva archiviazione".

Il conduttore, però, lo incalza, nella documentazione si parla di zone d’ombra relative alla "squadretta" che lavorava per Venditti. Anche Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, dice la sua: "Non entro nella situazione dell’attuale indagato, ho ascoltato le parole del procuratore aggiunto con grande attenzione, le condivido tutti, ma se non controlli, come fanno molti magistrati, tutte le intercettazioni non puoi mettere a capo di questa squadra chi si definisce ‘un po’ asino nelle intercettazioni‘ (l’ex luogotenente Sapone, ndr)". Avrei anche voluto sentire una durissima stigmatizzazione per colui che ha avuto l’ardire di entrare nella stanza del procuratore aggiunto tra le 10.27 e le 10.28 della vigilia di Natale e scattare foto a un fascicolo che era secretato".

Giletti spiega a chi si riferisca, ovvero Maurizio Pappalardo, colonnello dei Carabinieri, allora Maggiore, che era in permesso 104, ma che si era presentato in Procura per fotografare la richiesta di riapertura indagini fatta dall’agenzia investigativa SKP per la difesa Stasi, oltre ai tabulati telefonici di Andrea Sempio. Su questo il giornalista prende posizione: "Non prendo le parti di nessuno, ma se i tuoi uomini dicono: ‘Caro pm, non indaghi, non c’è niente’, non trascrivono le intercettazioni, è un fatto gravissimo. Gravissimo, gravissimo, lui può anche non saperlo, ma che gente hai intorno? Se ci sono degli uomini delle forze dell’ordine che sono incaricati di fare determinate cose ma non le fanno o le fanno male, la responsabilità è del capo. Se voi sbagliate, pago io".

Il conduttore vuole però da De Rensis anche un commento su quanto accaduto a "Quarto Grado", dove Domenico Aiello, avvocato di Venditti, ha definito lui e la collega Giada Bocellari "soggetti senza fissa dimora che hanno il tempo di andare in tutte le trasmissioni televisive e che quindi non vanno poi in studio a scrivere l’istanza di revisione". Questa l’opinione del legale: "Uso parole durissime per rispondere. In primo luogo, la ringrazio, mi ha consentito questa sera di portare la tenda a casa sua, anche se lei è la seconda scelta, volevo andare a dormire a casa della dottoressa Petracalvina, ma mi ha detto che preferisce l’avvocato Bocellari, che ha anche lei la propria tenda". Giletti replica: "Non ho capito niente, non venga da me, vada dalla Petracalvina, sennò creiamo pasticci". De Rensis chiude il suo intervento: "L’ironia, e parlo in generale, è una forma di autotutela di fronte a persone maleducate, non rispettose e inopportune, alle cose serie si risponde seriamente. Ma non mi riferito all’avvocato Aiello, era un concetto generale. I fagiani mi hanno nel frattempo sfrattato, non mi vogliono più a casa".

Tutto questo parte però dall’ormai noto bigliettino scritto dal padre di Sempio, sequestrato un anno fa: "Venditti GIP archivia x 20. 30. €"". Nel novembre dello scoro anno era stato il 38enne a giustificarlo a Bruno Vespa: "Era un appunto che si era preso mio padre, penso fosse legato a quanto costasse ritirare le carte dell’archiviazione. Anche perché, cosa che non è passata sui media, in casa mia hanno trovato un appunto dove mio padre aveva segnato tutte le spese espresse in migliaia di euro". Giletti ricorda la spiegazione data dal padre in un interrogatorio di fine settembre, in cui aveva parlato di "soldi per pagare gli avvocati", questo è quindi "una contraddizione con quello che dice il figlio. Perché uno dice una cosa e il padre ne dice un’altra? Non giriamo attorno alle minc**, o facciamo i seri o non ci stiamo in questi programmi".

Non può che essere determinante il parere di Cataliotti, attuale legale di Sempio: "In quella trasmissione televisiva lui dice ‘credo che’, evidentemente non ha contezza del motivo per cui sia stato scritto quell’appunto, non lo ha scritto lui, ma il padre, ed è il motivo per cui fa una supposizione. Si è rivelata infondata perché il padre ha dato un’altra versione, ne prendo atto, ma la posizione del padre non mi interessa, io e l’avvocato Taccia difendiamo Andrea Sempio. Se si dice ‘loro forse sono stati ingannati’, ma io individualizzerei ogni affermazione, esiste il signor Giuseppe Sempio, la signora Daniela Ferrari, e il mio assistito, su di lui è giusto dire che non sia mai stato sfiorato da alcuna accusa relativa a questa supposta corruzione"

Questo tema coinvolge anche Massimo Lovati, che all’epoca difendeva Sempio: "Io ho preso la mia parcella, 15 mila euro, presumo che gli altri due colleghi abbiano preso altrettanto. Se sono 60 mila ne togli 45 e ne restano 15, hanno cambiato la macchina, hanno mangiato per tre mesi. Quei 15 mila che mancano sono quisquiglie, non si può pensare che siano andati a finire per corrompere chi?".

I contatti Sempio-Sapone e le intercettazioni "sospette"

A generare dubbi su quanto accaduto anni fa sono anche le numerose telefonate fatte da Sapone a Sempio nel corso del weekend, a cui il luogotenente non ha dato alcuna motivazione, Una possibile spiegazione può però arrivare da un’intercettazione, in cui Sempio parla con i genitori e le zie delle telefonate ricevute. "Questo Sapone mi ha chiamato una volta perché, a quanto mi hanno detto, c’era anche un sistema in cui cercavano di prendere le persone che erano sottoposte a indagine o che [incomprensibile], se mi dai i soldi ti aiuto. Lui mi ha chiamato un giorno perché voleva parlare con me e mi ha detto, non so, sono il Maresciallo o il Colonnello, quello che era, e io gli ho detto: ‘Ma è un interrogatorio?’. Mi fa: ‘No, ti dobbiamo parlare della [incomprensibile]. Dato che i tempi, tra giornalisti e robe, mi chiamavano ogni tre per due, io l’ho passato a Soldani, il mio avvocato, e non ho più saputo niente. Quando, tempo dopo, ho chiesto a Soldani mi ha detto: ‘Ma no, è un pirla, lascia perdere, vabbè, è finita lì con Sapone".

Lovati prova a dire la sua a riguardo: "La Polizia Giudiziaria è abituata ad agire di iniziativa, non ha bisogno di autorizzazioni del magistrato. Si sono fatti prestare 60 mila euro dai cugini più abbienti perché la notte di Natale del 2016 si sono spaventati a morte, con i soldi hanno pensato di poter ottenere il meglio per il loro figlio. Non può essere che i 15 mila euro siano stati dati a questi tre, altrimenti andiamo nel barbonaggio, barboni chi li dà e barboni chi li prende, è contrario all’intelligenza umana".

Interviene anche Cataliotti: "Andrea Sempio ripete quello che ha sentito sul sito Culturainsight, trasmissione ‘L’impronta di Klimt’, dove si rappresenta quello che lui riferisce a genitori e zie".

C’è poi un’altra intercettazione che fa discutere, relativa al 3 novembre 2025, con Sempio che parla con il padre: "I contatti strani tra Sempio e Sapone li ho spiegati l’altro giorno, però se li vogliono ci sono queste tre chiamate, difatti secondo me era proprio lui qua che chiamava perché.. Qua è lui che mi ha proposto la roba, io metto giù, chiamo Soldani, glielo dico, gli passo il numero dell’avvocato".

Giletti non ci sta: "Non mi potete dire che sia un podcast anche questo,fa nomi, cognomi, dice: ‘Mi ha proposto la roba’, ma che roba è, i Malavoglia? E’ il podcast di letteratura di Verga". Cataliotti ribatte: "3 novembre 2025, siamo alla vigilia di un’audizione di Giuseppe Sempio, il figlio attingendo al podcast sentito un mese e mezzo prima e ad atti di indagine sta dicendo di ricordare della telefonata ricevuta da Sapone. Io mi fermo, mi interessa che abbia girato la questione all’avvocato di allora, non mi interessa cosa sia stato proposto".


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