Garlasco in Tv, Giletti sbotta sulla nuova dinamica: "Né in cielo né in terra". De Rensis contro i "moventi immaginati"
Massimo Giletti ha dedicato gran parte della puntata de Lo Stato delle Cose di lunedì 19 gennaio 2026 al delitto di Garlasco, puntando su movente e nuove ricostruzioni

Massimo Giletti dedica da tempo grande attenzione al delitto di Garlasco e all’andamento delle nuove indagini, per questo non poteva non prevedere uno spazio apposito anche nella puntata de "Lo Stato delle Cose" di lunedì 19 gennaio 2026. Il clima si sta infatti facendo particolarmente infuocato, con uno scontro ormai dichiarato tra gli avvocati di Alberto Stasi e quelli che assistono la famiglia Poggi, ognuno fermo sulle rispettive posizioni.
Particolarmente combattivi sono legali e consulenti della parte civile, convinti che il colpevole sia già in carcere, per questo stanno facendo il possibile per dimostrare che la sentenza che ha portato alla condanna sia corretta. Recentemente è stata così sviluppata una nuova dinamica dell’omicidio e una consulenza informatica volta a rafforzare il movente, nonostante questo non fosse certo all’epoca.
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Entra nel canale WhatsAppGarlasco, Lo Stato delle Cose puntata 19 gennaio 2026: la nuova dinamica del delitto e le incongruenze
Massimo Giletti parte subito presentando il quadro attuale: "Ci sono dei colpi di scena, che fanno capire come da parte della famiglia di Chiara Poggi e da parte dei suoi avvocati si continui ad avere nel mirino Alberto Stasi. Il primo colpo di scena, che comunque va verificato, riguarda il computer del ragazzo: secondo i periti informatici dei Poggi, Chiara la sera prima di morire avrebbe preso il PC, sarebbe entrata e avrebbe trovato la cartella chiamata "Militare", che conteneva immagini porno. Io però ho un documento che dà una chiave di lettura del tutto diversa, spiega come Chiara e Alberto vivevano il rapporto sessuale tra di loro e il mondo del porno. Questo secondo me mette fine a tutte queste storie".
C’è però un altro colpo di scena emerso recentemente da parte di Dario Redaelli, consulente dei genitori della vittima, che ha riscritto la dinamica dell’omicidio con una versione che, a suo dire, renderebbe ancora più colpevole Stasi. Il giornalista ritiene però incomprensibile questo modo di agire, per questo chiede a Redaelli: "Come mai la difesa della famiglia Poggi ha sentito il bisogno di affidarle una consulenza come questa e darle modo di capire cosa sia successo all’interno della casa?". Lui risponde senza esitazioni: "Non ho ricevuto un incarico specifico in cui la famiglia mi chiedeva di rivedere la scena del crimine per ricostruire in maniera diversa l’aggressione rispetto a quella ufficializzata dalle sentenze. Il lavoro è venuto fuori giorno dopo giorno, dovendo dare risposte alla famiglia in merito alle considerazioni, e spesso illazioni, fatte negli ultimi mesi da parte di esperti, che hanno pensato di rinvenire la presenza quel giorno di più aggressori".
La spiegazione non soddisfa però pienamente Giletti: "Io leggo in questo un modo per andare sempre allo scontro con Alberto Stasi. Oggi l’indagato è Andrea Sempio, sembra che non si voglia accettare l’indagine nuova e l’altro indagato". Arriva comunque la replica del consulente: "Nell’indagine Sempio è indagato in concorso con Alberto Stasi o con altri", ma questo scatena un’ulteriore battuta da parte del conduttore: "Alberto è già stato condannato, non si può processare e condannare una persona per lo stesso reato". Un principio su cui concorda anche Antonio De Rensis, legale di Stasi: "Nel Codice che conosco io c’è il ‘ne bis in idem’, ma nelle ultime settimane vedo comparire Codici diversi da quelli che conosco. Ho visto in questi giorni che le consulenze di alcune parti generano certezze, quelle della Procura scambiano le minuzie con il muro, sognano di vedere nuove impronte".
La nuova ricostruzione di Redaelli fa iniziare l’aggressione in cucina, dove Chiara e Alberto avrebbero fatto prima colazione, in virtù della presenza del DNA del condannato sull’Estathé trovato nel cestino, ma questo stride con la vecchia versione che era stata elaborata dal generale Garofano, all’epoca capo dei RIS: "In cucina non abbiamo trovato macchie di sangue, tranne una, ma non era sufficiente. La testa è molto irrorata, se la ragazza fosse stata attaccata in cucina ci sarebbero state più tracce". Giletti non può che chiedere una replica al consulente dei Poggi: "Noi abbiamo rivisto tutte le fotografie prodotte all’epoca e le abbiamo migliorate. Noi collochiamo la traccia di sangue in cucina in relazione ad altre tracce individuate riesaminando le immagini. L’aggressione, anche violenta, per noi è iniziata in cucina, alcuni appunti li abbiamo dati ai legali".
Garofano minimizza però la nuova teoria: "I filmati fatti per ricostruire i fatti, come quello che aveva fatto la difesa, sono spesso pieni di errori, ci sono tante variabili. Noi abbiamo avuto il vantaggio di fare l’analisi dalle macchie di sangue, sono curioso di vedere la nuova relazione dei RIS, spero e credo che non si discosti tanto dalla nostra".
A sostegno di Giletti c’è anche il direttore di "Gente" Umberto Brindani, che fa una domanda che si fa gran parte dell’opinione pubblica: "Perché la famiglia Poggi è la principale accusatrice di Stasi, invece di cercare la verità?". Non tarda la risposta di Redaelli: "I Poggi sono alla ricerca della verità, il lavoro che stiamo facendo è finalizzato a questo. A oggi non abbiamo trovato nulla in grado di togliere l’attuale condannato dalla scena del crimine. Se dovesse emergere la prova regina in grado di togliere Alberto la famiglia Poggi, e io per primo, saremo autori della necessaria revisione".
La coppia e il modo di vivere l’intimità
Si passa poi all’altra consulenza della famiglia Poggi, relativa a quello che Chiara avrebbe scoperto sul computer di Alberto la sera prima del delitto mentre lei era a casa e lui si era allontanato per pochi minuti. Giletti ritiene però poco credibile questa versione, anche ipotizzando la visione della cartella "Militare" con le immagini porno, poco dopo lei si è concentrata su altro, segno evidente che quello non fosse un problema.
Anzi, a sostegno del suo pensiero il giornalista fa un’altra osservazione: "Se questo avviene alle 22 cosa fa Stasi? Torna il giorno dopo e la ammazza dopo 9-10 ore? Una follia, non sta né in cielo né in terra".
Garofano, dal canto suo, non boccia del tutto i nuovi approfondimenti: "Ora c’è la possibilità di un’altra verità rispetto a quella processuale. Ogni approfondimento che allora non era possibile deve essere accettata come un contributo di verità. Nella sentenza dell’appello bis si parla degli scambi anche a contenuto erotico tra i due, ma le cose cambiano se Chiara ha scoperto qualcosa di particolare". De Rensis smonta però quanto scoperto dai consulenti dei Poggi: "Loro non sono riusciti a trovare, ma sarebbero riusciti a trovare. Tra poco scopriremo che non sarebbero nemmeno riusciti, tra l’altro con un software del 2011".
Il conduttore continua però nella sua dinamica smontando questa versione dei fatti. Lui ha infatti tra le mani una chat tra i due fidanzati nel 2007, in cui è evidente quanto fossero legati dal punto di vista intimo, anche sulla pornografia e la sessualità. "I familiari si infastidiranno, ma ci trascinate anche voi in questa cosa. C’è un rapporto così intenso, lei parla di cucina e lui dice dei filmini porno, non le ha detto altro".
Su questo tema interviene la giornalista Ilenia Petracalvina, che parla di una "stanza segreta" condivisa tra i due, cosa smentita da De Rensis, che dice: "Questa cosa fa parte delle fantasia della dottoressa Petracalvina". L’argomento sollecita anche Garofano, che vuole dire la sua: "In anteprima sarebbero state viste immagini pesanti, al limite. Chiara dice; ‘Che vergogna’, questo fa capire che è una ragazza pudica. Dalle sentenze si rileva questo, un conto è l’erotismo, un conto scoprire abitudini del fidanzato che possono creare fastidio. Il movente non è stato individuato, ma nelle sentenze si fa riferimento a questo. Da quello che Reale mi disse tempo fa ci sono circa 7 mila file che fanno orrore". Ma quest’ultima frase fa sbottare l’avvocato: "Generale, io con lei voglio avere un rapporto, di quello che dice Paolo Reale non mi interessa un fico secco, è un consulente di parte. ora vedremo quello che diranno i nostri di periti. Stiamo parlando di moventi immaginati dalla sentenza!".
C’è così un’ulteriore puntualizzazione di Giletti, che ha parlato con Porta e Occhetti, in passato periti del giudice che ha assolto Stasi, che continuano a sostenere non ci sia alcuna evidenza di quello.
