Garlasco in Tv, Sempio e gli oggetti toccati a casa Poggi, Giletti attacca: "La difesa ha paura", Cataliotti stronca tutto sul DNA

Massimo GIletti ha parlato ancora una volta di Garlasco nella puntata de Lo Stato delle Cose di lunedì 16 marzo 2026, con focus su Sempio e le mosse della sua difesa

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Lo Stato delle Cose" è regolarmente in onda come ogni settimana anche lunedì 16 marzo 2026, anche questa volta con uno spazio dedicato al delitto di Garlasco, con un’attenzione particolare all’andamento della nuova indagine, che potrebbe arrivare presto a una svolta importante.

Garlasco, Lo Stato delle Cose puntata 16 marzo 2026: lo stato d’animo di Sempio e il suo DNA

A "Lo Stato delle Cose" ha parlato con un’intervista approfondita Andrea Sempio, attualmente indagato per concorso in omicidio per l’uccisione di Chiara Poggi, partendo dal suo stato d’animo attuale, visto che si ritrova a essere attenzionato per la terza volta. Ora però la possibilità di un rinvio a giudizio sembra concreta.

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"Andrea è cresciuto, è diventato un uomo, va incontro a un mondo che non è più quello di un ragazzino che doveva capire cosa fare nella vita – dice -, Ero sempre vestito di nero, ero così ai tempi, poi mi sono stufato dei capelli lunghi, con la prima inchiesta li avevo rasati. È un periodo di vuoto, perché non ho altro se non il caso, e con una tensione continua. Non posso avere una vita normale, tutto gira intorno al caso, devi tagliare amicizie e interessi, se hai contatti con persone è un problema, per te o per loro. Ogni volta esce qualcosa, sembra di essere un soldato in trincea, che sente esplosioni e colpi e aspetta di vedere quale cadrà vicino. I miei genitori vanno a momenti, i soldi non c’entrano con l’archiviazione, sono andati agli avvocati. Ora mi aspetto che si chiarisca la mia posizione, vedremo. Ho paura di trovarmi in un processo, non perché mi aspetto qualcosa contro di me, ma viverlo sarebbe pesantissimo per me, per la mia famiglia. Non ho paura di elementi che possano saltar fuori, non voglio trovarmi in quella situazione".

Massimo Giletti torna a parlare di una questione che fa discutere da tempo, la presenza del DNA riconducibile alla linea maschile della famiglia dell’indagato sulle unghie di Chiara Poggi, questo il pensiero del diretto interessato: "La questione per me è risolta, è attribuito alla mia famiglia solo con il calcolo biostatistico. La Procura ha svolto bene questo lavoro, ma su una base incerta. I database su cui ci appoggiamo per il calcolo biostatistico sono incompleti, se fosse una traccia lasciata durante un’aggressione sarebbe netta, precisa, non interpretabile, probabilmente può essere un contatto indiretto. Le stanze in cui passavo più tempo erano quelle più frequentate da Chiara, la camera e la sala dove stava facendo colazione quel giorno. Può essere qualcosa che stava lì, i risultati sono interpretabili, non precisi, non è detto che non ci sia una traccia che potesse essere riconducibile ad altri. Essendo misto non era di una sola persona. Non mi sono sentito incastrato, certo è forte, ma parlando con i miei consulenti abbiamo visto la qualità di quella traccia, ma era comprensibile non fosse legato a un’aggressione".

In merito al DNA interviene l’avvocato dell’indagato, Liborio Cataliotti: "La perizia Albani è limitata perché si basa su un database non legato alla popolazione locale, il software non prevede la stima di altre parti. È scritto nella sua deposizione, ditemi se è corretto sostenere che il DNA sia ascrivibile a Sempio sulla base delle sue parole". Questo il parere del generale Garofano: "Il profilo non è idoneo per alcuna interpretazione. È fondamentale per la genetica forense avere un profilo che si ripete due volte con cui fare interpretazioni e calcoli biostatistici, quello era ottenuto solo attraverso un’amplificazione. Se Andrea Sempio sarà rinviato a giudizio questo avrà valore nullo".

Su questo non può mancare l’opinione di Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi: "A noi interessa che Alberto Stasi sia totalmente escluso. Se all’epoca il prof. De Stefano avesse scritto questo in maniera tranciante, non "non si può escludere Stasi", chissà come sarebbero andate le cose".

Giletti mostra poi una serie di immagini relative ai locali di casa Poggi e agli oggetti che Sempio avrebbe toccato secondo i suoi difensori, che potrebbero avere portato al trasferimento del suo DNA sulla vittima, ci sono praticamente quasi tutte le stanze. "La difesa ha paura, per questo elenca una serie di oggetti per mettere le mani avanti?", dice Giletti. Questa la risposta di Cataliotti: "Tutto posso avere meno che paura nell’esercitare la mia professione. Siamo tranquillissimi, prima della perizia in via prudenziale e avendo inteso le possibili conclusioni abbiamo ipotizzato luoghi di contatto. La perizia ci ha dato conforto e ha concluso: ‘non è possibile stabilire con rigore scientifico le modalità di deposito del materiale genetico'". Il conduttore non è però convinto di un elenco così ampio di locali, per questo ricorda un dettaglio: "Quando viene fatto l’elenco delle persone che entravano in casa non c’era il nome di Sempio, questo mi ha lasciato perplesso, adesso scopro che andava ovunque. Prima non entrava nemmeno adesso andava ovunque?".

Le impronte in casa

Si passa all’ormai nota impronta 33 sul muro della scala in cui si trovava il cadavere, questa sarebbe legata a una traccia di sangue, la numero 45, che sarebbe stata persa dall’assassino. Le due impronte sono legate tra loro da un parere di Armando Palmegiani, oggi consulente di Sempio, ma che mesi prima aveva inviato una consulenza pro veritate alla difesa di Stasi per sostenere questa teoria. Garofano smorza però questa teoria: "Non è credibile, se il sangue fosse caduto dall’avambraccio avrebbe avuto un angolo di incidenza più lungo e più carico. L’impronta 33 non aveva alcuna traccia di sangue e non ha minuzie che la rendono confrontabile e attribuibile. Non critico Palmegiani, forse allora non aveva tutta la documentazione quando ha fatto il parere". Non può che essere cruciale il pensiero di Cataliotti: "Non ho capito perché la difesa di Stasi abbia veicolato un parere che non è probante (le consulenze non sono prove) . Palmegiani fa notare che l’impronta 33 non è ascrivibile a Sempio. È una delle 25 impronte rilevate in quel punto, ci sono anche quelle di Marco Poggi, non è l’impronta dell’assassino". Giletti lo interrompe, stanco delle sue continue letture di informazioni: "Sa perché vinciamo in questo programma? Non stiamo sulle carte, cerchiamo di essere un po’ aperti. Mi sta facendo un processo, è troppo".

Il ruolo dello scontrino e le telefonate a casa Poggi

Si prosegue con l’ormai nota questione dello scontrino, spiegata ancora una volta da Sempio: "il 4 ottobre 2008, giorno dell’interrogatorio, non avevo con me lo scontrino, mi chiedono delle chiamate e mi rimandano a casa. Mentre ero in viaggio mi richiamano per farmi altre domande, mi chiedono cosa avessi fatto quel giorno, nomino lo scontrino, per questo mi dicono di andarlo a prendere finito il verbale. Vado a casa, lo prendo, lo fotocopiano e lo riprendo. Questo non c’è nel verbale, ma hanno visto che non stavo bene e hanno chiamato l’ambulanza. Noi abbiamo verbale dell’ambulanza che certifica l’intervento, nel verbale non c’è. Io ho sbagliato ad accettare i verbali com’erano".

Il capitano Cassese, che si era occupato dell’interrogatorio, ha però sempre sostenuto che Sempio non si sia mai allontanato dalla caserma. Nuovo intervento di Cassese a riguardo: "Il verbale è carente, manca la sospensione, abbiamo fatto quell’errore". Questo spinge Giletti a fare una considerazione importante a riguardo: "Mi sbilancio, per me su questo punto Sempio non ha mentito". Si esprime anche De Rensis: "Dobbiamo chiederci quale sia la versione vera, nessuno di noi era lì, quindi dobbiamo pensare alla logica. Qual è il motivo per cui Sempio avrebbe dovuto dare una versione falsa? Io non lo vedo. A oggi lo scontrino lo ha fatto lui, se dovesse emergere che non lo ha fatto lui sarebbe un problema"

Altro tema della puntata de "Lo Stato delle Cose" sono le famose telefonate fatte da Sempio a casa di Chiara nei giorni precedenti il delitto. Lui ne parla ancora: "Avevo cercato di contattare Marco, non ero riuscito, la prima chiamata è fatta per errore, avevo in rubrica entrambi i numeri e ho chiamato casa. L’ho provato a contattare di nuovo, ho chiamato casa per sapere se ci fosse e mi è stato detto di no, il giorno dopo non riesco a sentirlo quindi chiamo consapevolmente casa, ho chiesto quando sarebbe tornato e me lo dicono. Da lì non ho chiamato più. Sarei curioso di sapere la ricostruzione delle chiamate in relazione all’omicidio. Sapevo che dovesse andare in vacanza, ma non avevo idea delle date, magari me lo ha detto e io non me lo ricordavo. Ho ancora rapporti con Marco, non ci vediamo, ci sentiamo ogni tanto al telefono. Follia dire che lui non fosse in montagna, tante persone parlano tanto per parlare". .

Giletti smonta poi una teoria portata avanti spesso: "A Falzes, in Trentino dove erano i Poggi, i telefoni prendevano, abbiamo fatto la prova". Interviene Cataliotti: "Sa come Marco Poggi ha saputo della tragedia? Era a un’escursione con il papà, il cellulare non prendeva, quindi gli inquirenti hanno dovuto telefonare alla baita in cui erano". Su questo il conduttore non è d’accordo: "Un conto l’escursione, un altro è l’hotel, la ricezione è diversa".


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