Garlasco in Tv, Giletti sconcertato: "Che necessità c'era di andare?". De Rensis tuona contro l'oscurantismo medievale
Nella puntata de Lo Stato delle Cose del 16 febbraio 2026 ampio spazio al delitto di Garlasco, con un occhio a tutto quello che ancora appre poco logico

"Lo Stato delle Cose" è regolarmente in onda anche lunedì 16 febbraio 2026, anche questa volta con uno spazio dedicato al delitto di Garlasco e a quello che sta emergendo nelle nuove indagini attualmente in corso, nonostante la Procura faccia il possibile per mantenere il massimo riserbo.
Garlasco, Lo Stato delle Cose puntata 16 febbraio 2026: le nuove dichiarazioni di Sempio
Massimo Giletti mostrando le nuove dichiarazioni di Andrea Sempio al Tg1, a distanza di un anno dalla sua nuova iscrizione nel registro degli indagati: "Ribadisco di non c’entrare nulla, penso che le verifiche fatte finora, come i risultati dell’incidente probatorio, dimostrino la stessa cosa, ovvero la versione che avevo già dato io. Di sicuro non sono tranquillo, con una situazione del genere nessuno può dire di esserlo, abbiamo messo in conto la possibilità di una richiesta di rinvio a giudizio, se ci sarà la affronteremo. Se ci fosse, non c’è comunque la sicurezza che possa esserci un processo".
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Entra nel canale WhatsAppNell’intervista si parla inevitabilmente delle analisi in corso sui computer di Chiara e Alberto e del video presente su quello della ragazza dove lui si trovava a fare baraonda in una scuola con alcuni amici. "Potremmo essere stati io e Marco a metterlo sul computer, il video l’avevo io". Spazio anche al video intimo dei due fidanzati presente sul PC: "No, io non l’ho visto, ma credo nessuno dei miei amici che frequentava la casa e aveva accesso al computer". Non manca una domanda importante: "Se dovesse vedere i genitori di Chiara direbbe di non c’entrare niente?". Lui risponde: "Non credo ci sia bisogno di dirglielo".
Giletti si rivolge all’avvocato De Rensis, legale di Stasi, per chiedergli di quanto detto su di lui da Compagna, legale di Marco Poggi: "Ha detto che ha fatto il nome dei Cappa come possibili mandanti", lui replica: "Questo avvocato, che a volte svolge il ruolo di modesto biografo, dice che sono un imbonitore, che non mi riconosce come avvocato perché non vado alle udienze e che a più riprese io ho sostenuto che una delle signore Cappa possa essere l’omicida. Tutte le trasmissioni a cui partecipo hanno registrato che quando è stato fatto questo cognome io ho sempre detto: ‘Io non so chi siano e che per me non hanno alcun rilievo dal punto di vista giudiziario’. Faccio quindi un invito alla famiglia Cappa affinché guardi questa esternazione e poi decida se e cosa fare. Ha diffamato me, ma ha accostato il loro cognome ha un’ipotesi di responsabilità per un omicidio".
Giletti passa quindi all’analisi di Roberta Bruzzone, mostrata a ‘Quarto Grado’ in merito alla porta che dava alla cantina, dove si trovava il corpo di Chiara. A suo dire, Stasi non avrebbe detto la verità su come è stata aperta, visto che non ci sono nemmeno le sue impronte. Lui si fa una domanda che si sono fatti in tanti: "Che necessità c’era di andare e vedere questa scena?". La giornalista Ilenia Petracalvina smonta chi pensa che queste siano solo convinzioni della criminologa: "Non lo dice lei, ma la sentenza della Cassazione, lui non è lo scopritore, ma l’aggressore, non torna la camminata". Bruzzone parla al programma prima di entrare nella villetta: "Torniamo al 13 agosto 2007. Stasi fa una serie di cose, siamo qui per ricostruirle fedelmente, verificare dal punto di vista comportamentale se quello che dice di avere fatto sia possibile, nei tempi cristallizzati dalle due telefonate, l’ultima alle 13.45 e quella fatta al 118 – dice -. Sulla porta non ci sono le sue impronte, né le tracce di sangue che ci aspetteremmo. Per me lui ha riferito una circostanza falsa, insieme a tante altre, l’assassino ha sicuramente interagito con quella porta, almeno per aprirla, la possibilità del rilascio di tracce nella parte di apertura conciliabili con le sue andavano giustificate in maniera diversa. Non ci sono tracce ematiche perché l’assassino non l’ha mai richiusa, Stasi mente dicendo che l’ha trovata chiusa. Ai piedi della porta c’è una gora, che non è stata calpestata, è impossibile se lui ha fatto quello che dice di avere fatto. Prima di fare l’accesso mi sono sincerata che le condizioni della porta fossero le stesse, era difettosa, ma è rimasta tale. Stasi e la sua difesa prenderanno malissimo la mia attività. La porta non si apre neanche se muori come lui dice di averla aperta. Per me lui ha impattato sulla porta non per aprirla ma durante l’omicidio, la furia dei colpi può averlo sbilanciato, lui sa di avere interagito con la porta, cerca di giustificare la possibilità di trovare tracce riconducendolo a un meccanismo di apertura, ma è impossibile lo abbia fatto. Chiunque poteva facilmente verificarlo all’epoca".
Tutto questo non quadra a Giletti: "Ma la Bruzzone è una consulente della famiglia Poggi? Era lì per Rete4, per Nuzzi? Chiedo seriamente, stiamo parlando di cose delicate e di una persona che è in carcere". Petracalvina risponde: "Ad oggi non credo sia una consulente della famiglia Poggi. Lei ha chiesto di poter fare un sopralluogo all’interno della casa e le è stata data la possibilità di farlo".
Importante a riguardo è ovviamente l’opinione di De Rensis: "Non so il motivo di questo accesso, a me e all’avvocato Bocellari interessa meno di zero. Mi rivolgo però agli abitanti del Pianeta Terra perché i marziani sono sempre dietro l’angolo… se è l’assassino ha fatto delle cose e ha interagito con quella porta altrimenti non dobbiamo più parlarne!" Non ci sono impronte da nessuna parte, sulle dita della povera Chiara ci sono le impronte dell’indagato e voi siete prontissimi a dire che è stato il telecomando, la maniglia, il telefono. Invece le non impronte di Stasi sono un problema, quelle di altri sono giustificate".
In merito alla mancanza di impronte di Stasi, Giletti chiede parere al generale Garofano, che si era occupato all’epoca del caso: "Quando c’è stata l’ultima aggressione a Chiara e lei era adagiata sulle scale la porta era chiusa, ci sono tracce da brandeggio che lo dimostrano. Sulla scena del crimine abbiamo trovato sei impronte di Stasi, due sul dispenser, quattro su uno dei due cartoni della pizza, non ne abbiamo trovate altre. Sul pomello sono stati trovati frammenti papillari ritenuti non utili per il confronto, non era possibile stabilire di chi fossero. Non posso dire io perché non ci fossero, non possiamo però escludere che quella porta sia stata pulita, da casa Poggi mancano alcuni asciugamani. Era stranamente pulita, non c’erano impronte nemmeno dei familiari". Su questo chiosa De Rensis: "Nei 23 minuti ha pulito anche la porta". Sul tema è rilevante l’opinione del genetista Ugo Ricci, consulente di Stasi: "Anche a me è capitato di fare sopralluoghi sulle scene del crimine e non trovare impronte delle persone. Da un evento negativo che si possa fare induzione sulla dinamica permettetemi che ci vuole una grande fantasia".
Non manca una stoccata di Giletti alla concorrenza: "Nuzzi ha fatto il colpo teatrale televisivo, Rete4 aveva le telecamere dentro, mancava Sempio ed era perfetto tutto". Garofano fa un’ulteriore precisazione: "Le uniche impronte su quella porta sono di Marco Poggi, ma sono sulla superficie della porta". L’ex capo dei Ris si lamenta con Umberto Brindani perché ritiene lo abbia preso in giro sui social, per questo De Rensis non può stare in silenzio: "Siamo in tanti a essere dileggiati, compreso un grandissimo consulente, una persona perbene, un galantuomo e un grande professionista come il dottor Ghizzoni, io sono stato dileggiato, lei è uno dei tanti".
Giletti si pone un altro interrogativo: "Perché Stasi deve essere l’assassino se è stata trovata l’impronta sul dispenser del sapone? Boh". Garofano risponde: "Noi tecnici abbiamo il compito di dare dei risultati, quasi mai facciamo interpretazioni perché possono essere soggettive. Noi abbiamo trovato le impronte sul dispenser, c’era il DNA di Chiara, questo è il risultato scientifico, poi l’autorità giudiziaria con altri elementi ha ritenuto opportuno che quelle impronte fossero importanti per dimostrare la responsabilità di Stasi, non l’abbiamo detto noi". Petracalvina fa ancora riferimento alla sentenza dove si parla delle impronte di Stasi, cosa che provoca una battuta di De Rensis: "L’oscurantismo medievale imperversa".
C’è però un’intercettazione dell’8 ottobre tra la mamma di Chiara e l’avvocato Tizzoni in cui si parla di questo. "E’ uscita la notizia delle impronte di Alberto in bagno, sono logiche perché il ragazzo frequentava la casa, ma non ci sono impronte di estranei in quel bagno. Questo è importante perché chiunque sia stato è entrato in bagno per lavarsi e ha lasciato l’impronta sul tappetino, strano che non ci siano impronte di estranei. E’ un elemento non fondamentale contro Stasi, ma abbastanza importante" – dice Tizzoni. Giletti commenta ancora: "Parla di logiche, normali, ma negli anni questa visione è cambiata". Interviene ancora De Rensis: "Qualcuno ha parlato di un lavaggio accurato?". Risponde Petracalvina: "La Barbaini", per questo lui replica: "Citiamo gli accusatori e le sentenze sempre, non solo quando ci fa comodo, la pubblica accusa ha detto che l’assassino si è lavato, le risultanze dicono che non si è lavato, nel Pianeta Terra se ci laviamo i capelli vanno giù".
Giletti si chiede perché Tizzoni abbia cambiato atteggiamento, ora ha ben altra idea: "In quell’intercettazione eravamo a inizio indagine, presumo di avere ricevuto quello che era emerso. Era pacifico che lì ci fosse stato l’assassino, le impronte della scarpa a pallini sul tappetino dimostravano che lì ci fosse stato l’assassino. Nel processo il giudice Vitelli ha sbagliato nel dare una valutazione che la Cassazione ha biasimato, non ci sono prove che lui si sia lavato le mani la sera prima (lui non lo ha detto), ma è ufficiale che l’assassino avesse le mani sporche di sangue. La logica vuole, e lo dice la Cassazione, che l’assassino con le mani sporche di sangue vada davanti al lavandino per lavarsi".
Il punto di vista del giudice Vitelli
Giletti chiede l’opinione di Vitelli (aveva assolto Stasi in primo grado) sul dispenser: "Pone una serie di criticità, che sono paradigmatiche. Quel lavandino è sporco senza sangue, se non c’è il sangue nemmeno nel sifone devo pensare che ci sia stato un lavaggio accurato. Ma se c’è non si capisce perché sia sporco, ci sono tracce di DNA di altri familiari, capelli. L’assassino può avere sostato davanti allo specchio, come dicono le impronte sul tappetino, ma se è sporco senza sangue c’è un ragionevole dubbio sul fatto che davvero l’aggressore abbia usato il lavandino. I teli potevano essere usati dall’aggressore guadandosi allo specchio. Non ci deve dire l’imputato se si è lavato le mani dopo avere mangiato la pizza e prima di lavorare alla tesi, lo dice il buon senso. L’imputato ci deve dire le cose anomale, non quante volte è andato in bagno o se ha usato il lavandino per lavarsi le mani, altrimenti c’è un’inversione pericolosa".
Il giudice parla anche dei capelli: "Non so di chi siano i capelli, bisogna imparare a dire non so su tante cose se non abbiamo elementi. A me interessa che il lavandino sia sporco e non ci sia sangue, le due cose pongono un grosso problema sul fatto che l’aggressore con le mani sporche di sangue abbia usato il lavandino". Giletti vuole sapere il suo pensiero anche sulla porta dopo quanto fatto da Bruzzone: "C’è una legge elementare della dattiloscopia, non ogni contatto fa sì che ci siano impronte, e impronte identificabili. Secondo l’accusa Stasi ha aperto la porta, eppure non ci sono sue impronte come aggressore. Ci sono due cose da sottolineare, che fanno fare un bagno di umiltà a tutti noi, compresi consulenti e periti. Sarebbe fondamentale capire se l’aggressore dopo avere gettato il corpo abbia o meno chiuso la porta a soffietto, i carabinieri chiamati da Stasi vedono la porta aperta, se Stasi fosse stato l’omicida lui non sarebbe più entrato, lui invece dice di averla trovata chiusa. Io in primo grado ho chiesto ai periti nel contraddittorio, ma ce la facciamo con le macchie ematiche a comprendere se l’aggressore abbia chiuso o meno la porta dopo l’omicidio? Tutti hanno allargato le braccia, mi hanno detto che non si può sapere. C’è anche una fessura tra porta e pavimento, eventuali effetti di struscio del sangue per effetto della porta non sono constatabili, nessuno può quindi sapere questo. Se avessimo la certezza che la porta fosse rimasta aperta, Stasi avrebbe mentito sicuramente, se invece avessimo avuto la prova che l’aggressore abbia chiuso la porta, non smentiremmo Stasi quando ha detto di averla trovata chiusa. Stasi dice di essere entrato e avere trovato la porta a soffietto chiusa, vede le strisce di sangue, quindi va dove sente un segnale di possibile vita, in cucina, poi esplora i vari locali, solo dopo non avendo segnali di Chiara decide di aprire la porta a soffietto dicendo che ha avuto difficoltà ad aprirla. E ha ragione, noi abbiamo provato con i periti che quella porta è controintuitiva, non è facile da aprire. Lui inserisce un particolare non necessario, incastrandolo bene nella dinamica di esplorazione. Noi non sappiamo se sia entrato oppure no in quella casa alle 13.30".
Giletti fa poi a lui una domanda importante: "Qual è il senso di entrare in una casa come ha fatto Bruzzone dopo anni?". Vitelli replica: "Vede che ha il mio libro e sta per leggere una parte", per questo Giletti chiosa: "Ho capito la sua eleganza nel non rispondere". Arriva l’ultimo commento di De Rensis: "Sul Pianeta Terra vive anche il giudice Vitelli, che critico molto meno rispetto ad altri".
